ANIMAL FARM
EMANUELE PARRINI

ANIMAL FARM

EMANUELE PARRINI torna a pubblicare con Felmay un nuovo album a suo nome dopo il significativo “Digging-Reflections on Jazz and Blues ” (fy7064) e i due firmati insieme a Tiziano Tononi : “The Many Moods Of Interactions” (fy7070) e “Other Interactions... On 5th July” (fy7078). E lo fa con un'opera dagli alti contenuti sociali e politici come “Animal Farm” ispirata dal e all'omonimo romanzo di George Orwell.

La formazione con cui PARRINI si presenta è rinnovata e più numerosa rispetto a quello che è stato il suo quartetto storico: Giovanni Maier ed Andrea Melani, contrabbasso e batteria, rimangono una costante dell'universo di Parrini a cui si aggiungono i flauti ed il sax baritono di Piero Bittolo Bon e la chitarra di Domenico Caliri.  Uno spettro sonoro più ampio e ricco che va ad impreziosire composizioni caratterizzate da melodie asciutte e cambi frequenti di atmosfera; la musica è spigolosa, scura, a tratti dolente, in cui si alternano parti più strutturate a momenti liberi in assenza di tempo. Sicuramente l'ambito di riferimento è quello del jazz, ma emergono, evidenti, per il materiale tematico e lo sviluppo dei brani, le influenze e le ispirazioni alla tradizione della musica popolare e al blues delle radici. 

Come spesso accade nei lavori di EMANUELE PARRINI, la struttura di “Animal Farm” prevede una sorta di suite scomposta dove si alternano brani appositamente scritti per l'album a composizioni di autori a lui vicini, in maniera tale da delinearne i contorni per esprimere e sviluppare al meglio il concetto dell'opera. Abbiamo, quindi, i vari capitoli “Animal Farm” e l'evocativo Song For Romero a cui si abbinano Antropofobia di Samuele Venturin, My Friend Who Looks Like A Ghost di Silvia Bolognesi, Patchouli di Beppe Scardino ed   Azure  dell'amatissimo Ellington. 

Il percorso narrativo si pone, così, ad una duplice chiave di lettura: il tutto può essere visto come una colonna sonora del romanzo di Orwell, oppure considerare questo album come una meditazione autonoma sul potere e sul suo esercizio a tutti i livelli.  Parrini non è nuovo a lavori di questo tipo. "Animal Farm” è la prosecuzione di un percorso che, in primis dà continuità ad un gruppo di lavoro, ed in secondo luogo, è la possibilità di tornare a proporre riflessioni su argomenti politici e sociali come già successo con il suo primo album "1974 Io So, Damn If I Know, contraddistinto dalle ispirazioni di Shepp e Pasolini, o con quelli dei Dinamitri Jazz Folklore come "Congo Evidence" con il poeta e attivista Sadiq Bey, ed i due Akendengue Suite , con l'eccezionale collaborazione di Amiri Baraka, che avevano creato una sorta di collegamento con il mondo della letteratura militante; fino ad arrivare al monumentale “The Winter Counts (We’ll Still Be Here) e i due Landascapes di Tiziano Tononi da sempre attento alla connessione tra lo spirito libertario della musica e i diritti civili.

 

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Figlio della luna
Big Dave

Figlio della luna

Ecco il primo lavoro discografico in veste da solista di big Dave, artista italo-congolese di assoluto talento. Figlio della Luna contiene un repertorio di brani inediti che hanno come matrice l’R&B e l’Afrobeat in lingua italiana, con curiose finestre aperte sulla musica urban e le sonorità world con testi e ritmi di grande coinvolgimento. Figlio della Luna si inserisce tra quelle nuove produzioni che vedono in Italia artisti “meticci” - di generazione mixata - vivere la musica afro e afroamericana con cui sono cresciuti o a cui fanno libero riferimento identitario, disegnando nuove forme della canzone italiana, attraverso un sound moderno e un live che cattura l’attenzione generale. Big Dave è nato a Roma da madre italiana e padre della Repubblica Democratica del Congo. Un incontro culturale e di passioni che si esprime attraverso uno stile musicale legato alle radici della black music che racconta mondi in dialogo. Un mix di geni e di vibrazioni, così sintetizzato dall’artista: “You are the sunshine of my life di Stevie Wonder è la canzone della mia infanzia. Mia madre la cantava come ninna nanna. Avevamo casa alla Garbatella ma mi sembrava di vivere in ogni angolo del mondo”. Così comincia la passione per la musica che lo porta con naturalezza a frequentare i suoni del soul e della black music e che lo invitano a viaggiare per arricchire il suo bagaglio musicale. E nel triangolo Londra, New York, Roma, prende forma una onda sonora di composizioni che vanno a definire il repertorio attuale: intriso di sperimentazione e di R&B più classico, Afrobeat, Rap. Il nuovo progetto “Figlio della luna” ha un sound R&B originale con cui Big Dave sta entrando con forza “in scena” anche nella versione live accompagnato da una band multiculturale.

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Moviti Ferma
BORDONARO Eleonora

Moviti Ferma

Moviti Ferma, artisticamente prodotto da Puccio Castrogiovanni, è un disco intimo e dirompente in cui la teatralità del dialetto siciliano si scioglie nell'intreccio ritmico di scacciapensieri e percussioni. In Siciliano muvirisi non significa muoversi, ma restare. Un ossimoro, della lingua e del pensiero, che svela l’atavico dualismo tra evolversi o resistere, tra partire e restare, tra il desiderio di andare e la condanna all’immobilità. Di questo, di corpo e di desiderio parla Moviti ferma. È un disco corale, intriso di femminilità, potenza e fierezza, generato dalla necessità di sentirsi parte di un mondo affettuoso. È un racconto individuale reso possibile dal sostegno di una collettività, che ne rappresenta forza e paesaggio. È un pensiero a quella generazione che è andata via credendo di essere libera di scegliere il proprio mondo e si è ritrovata spezzata per sempre. Perché chi è libero lo è anche di tornare. In un contesto composito e corale, tenuto saldamente insieme dalla voce di Eleonora Bordonaro, le connessioni artistiche rendono omaggio alla creatività dell'area etnea, in cui autori e musicisti rinvigoriscono il patrimonio culturale dell'isola con i suoni della contemporaneità. I testi originali raccontano della ricerca di equilibrio con la natura, della gabbia del corpo, della necessità di muoversi eppure del desiderio di restare fermi, radicati, delle sfide e del modo di affrontarle. Sono inni sfrenati e naïf e paesaggi struggenti di umanità perduta. Un disco ritmico, sensuale, energico, teatrale nei contenuti e leggero per attitudine. I testi di Moviti Ferma nascono da personaggi che rappresentano una città curiosa e vivace: Biagio Guerrera poeta, Carmelo Chiaramonte chef, Marinella Fiume linguista, ed ex sindaca, Gaspare Balsamo e Giovanni Calcagno attori, Saro Urzì padrone di casa dello storico locale Nievski. Con ognuno si è lavorato a una storia di desiderio e comunità. E poi i musicisti che hanno vestito di note i pensieri e ne hanno fatto immagini, forse teatro, forse cinema: Cesare Basile, che più di tutti ha raccontato gli ultimi incrociando il blues, la musica africana e il cantautorato in un siciliano vero e raffinatissimo; Michele Musarra che fonde musica popolare, trance e reggae; Agostino Tilotta, anima degli Uzeda, storica noise band catanese; i Lautari che da trent’anni riscrivono la tradizione folk siciliana con un suono compatto, semplice e raffinato. E poi le orchestre giovani, cioè Sambazita, laboratorio permanente di percussioni specializzato in repertorio di afro samba, e Jacaranda Piccola Orchestra Popolare dell’Etna, con il trascinante suono folk acustico. Fabrizio Puglisi e Giovanni Arena, hanno invece portato la visione jazz e contemporanea alla melodia di un valzer popolare. In Moviti ferma c'è tutta l'energia elettrizzante di una comunità artistica che vive del desiderio puro e istintivo, quasi animale, di produrre arte. Senza aspettare le migliori condizioni, perché le condizioni per l'arte sono già le migliori quando c’è il desiderio di fare
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La Chiara Stella 2019
ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

La Chiara Stella 2019

Questo cd presenta la registrazione del concerto “La Chiara Stella” del 2019, un progetto originale di Ambrogio Sparagna che da dodici anni raccoglie l'invito della Caritas Diocesana di Roma per la campagna di solidarietà dal titolo significativo “Come in Cielo così in Strada”. Protagonisti del concerto l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna e il Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni. Per questa dodicesima edizione Ambrogio Sparagna ha chiesto ad una serie di cantori e musicisti provenienti da varie realtà geografiche e sociali, che attualmente caratterizzano la vita e la musica “di strada” della Capitale, di portare la loro storia e la loro cultura musicale in questo concerto. Gli ospiti sono cantanti e musicisti straordinari provenienti da varie parti del mondo (Est Europa, Latino America e Africa Centrale). Sparagna ha voluto fondere il suono di queste “nuove” culture, che caratterizzano l’attuale vita musicale delle strade della Capitale, con le sonorità tipiche della tradizione popolare italiana, dando vita ad uno spettacolo originale dedicato al mistero della Nascita di Gesù ed alla gioia della Vita.
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Tra Anguille e Tarante
SPARAGNA Ambrogio e CANTORI di COMACCHIO

Tra Anguille e Tarante

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale. Da questo incontro scaturisce una nuova consapevolezza della propria identità culturale: la “lingua” comacchiese trova in questi brani – storicamente eseguiti dal coro senza accompagnamento strumentale – una frontiera più vasta, dove sul delta del Po confluiscono ritmi e arrangiamenti musicali appartenenti ad altre aree della penisola, in un coniugio originale e denso di significati. Il videoclip del brano “Aran Buten” racconta sinteticamente l’esperienza delle prove e delle registrazioni e mostra alcune splendide immagini delle valli comacchiesi commentando visivamente una delle filastrocche più note del repertorio tradizionale lagunare che nell’arrangiamento di Sparagna si trasforma in un vero e proprio canto di lavoro da eseguire tra anguille e tarante.
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Mondo!
LA RÉPÉTITION - Orchestra senza confini

Mondo!

“Il progetto veicola valori di inclusione e intercultura centrali in questo periodo storico, grazie alla musica, che abbatte ogni confine.” Nato nel Marzo del 2017, il progetto La Répétition ha come obiettivo iniziale l’incontro fra la musica tradizionale del West Africa e il sound del nuovo Salento, crocevia di popoli. Il progetto musicale diretto da Claudio Prima e Giovanni Martella unisce musicisti italiani e africani nella creazione di un repertorio inedito. Il progetto prende forma durante session aperte tenutesi a Lecce, presso le Manifatture Knos e successivamente in alcuni workshop con esponenti internazionali della musica dell’Africa Occidentale. Il risultato di questo processo è un’orchestra multietnica che fonde sonorità westafricane, mediterranee e salentine in un linguaggio moderno e originale, costituito da una potente sezione ritmica di djembe, ngoma, dundun, il cuore pulsante del progetto, che insieme a balafon e kamalé ngonì conserva il contatto con la tradizione africana, da un’ampia sezione fiati, chitarra elettrica e basso e da oud, violino e organetto che tracciano un ponte ideale con Mediterraneo e Salento. Il Salento, da sempre terra di confine dove numerose culture si sono fecondate vicendevolmente, ritorna ad essere territorio di indagine alla scoperta dei tratti comuni fra i popoli che oggi lo abitano. Il repertorio dell’orchestra è composto da brani tradizionali del Senegal, del Burkina Faso, della Nigeria e del Mali, insieme a nuove composizioni nate nel progetto Tukrè che da 5 anni ricerca le commistioni fra musica Salentina e musica africana.
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Romarabeat
ROMARABEAT

Romarabeat

La civiltà araba, diffusa in tutto il Mediterraneo, ha costellato il mondo occidentale di tesori di architettura, letteratura, pittura e musica. Le sue melodie e i suoi strumenti hanno profondamente influenzato la storia e la sensibilità musicale dell'Occidente, da Istanbul ai Balcani, dai regni del Maghreb alla Sicilia, fino in Andalusia. Accanto ai musicisti arabi che componevano e diffondevano questo repertorio troviamo altri eccellenti interpreti di questa ricchissima tradizione: i Rom, artisti che dal nord Africa migravano in Andalusia e quelli che si spostavano dalla Turchia ai Balcani e si avvalevano della collaborazione di strumentisti locali che spesso erano gitanos (in Spagna) e tsigani (in Romania, Bulgaria e Grecia). Da qui il progetto Romarabeat per ricreare quell’armonia musicale dal Maghreb ai Balcani. I musicisti coinvolti nel progetto sono: Primiano Di Biase al pianoforte, Ziad Trabelsi voce e oud, Paolo Rocca ai clarinetti, Florian Preda al cimbalom, Ionel Nicolae alla fisarmonica, Mihaly Huszar al contrabbasso, Simone Talone alle percussioni, Hersi Matmuja voce, Houcine Ataa voce e riq.
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Cancionero
FORMOSA Ester & ELVA LUTZA

Cancionero

Il ritorno degli Elva Lutza (Nico Casu e Gianluca Dessì), questa volta in compagnia di una delle grandi interpreti della canzone catalana: la cantante e attrice Ester Formosa. Sulla scena da trent’anni, Ester vanta una discografia di sette titoli, alcuni con il grande chitarrista Toti Soler e altri con i testi di Jordi Guardans e del padre Felìu Formosa, probabilmente il più grande letterato vivente di lingua catalana . Ester è a suo agio su ogni genere musicale: dalla tradizione della sue terra e delle Baleari, alla reinterpretazione dei maggiori autori e poeti catalani (il che la colloca a pieno diritto nella corrente della Nova Cançò Català) alla revisitazione dei classici della letteratura per musica ispano-americana, alle divagazione in ambiti più jazzy. Dotata di registri che vanno dal contralto al soprano leggero e di un’intonazione impressionante, Ester Formosa è una delle voci più titolate di Catalogna, anche se deve il suo grande successo al teatro, soprattutto all’interpretazione del personaggio de La Canyi, con cui ha girato per anni in tutta la Spagna, nei maggiori teatri. Gli Elva Lutza sono una delle realtà più interessanti della musica in Sardegna: vincitori del premio Andrea Parodi nel 2011, hanno già pubblicato due dischi di buon successo di critica e pubblico; la loro musica è un inusuale mix di tradizione, improvvisazione di stampo jazz e canzone d’autore. Il progetto Ester Formosa/Elva Lutza vede ora la luce anche su disco, con un lavoro intitolato “Cancionero”: brani in catalano, in sardo, in castigliano e in antico sefardita Nel frattempo il trio si è esibito in importanti festival in Italia, Francia, (Festival del Teatro di Avignone), Inghilterra (per la rassegna “Listen to the World” a Londra), Spagna (a Barcellona, al Festival “Tradicionarius”) e, naturalmente, in Sardegna. Cancionero è, come dice il titolo, una raccolta di canzoni: in parte originali, scritte in sardo e in catalano da Elva Lutza per la sua voce, alcuni classici dalla penna di Lluis Llach e degli italiani Bruno Lauzi e Stefano Rosso (questi ultimi tradotti in catalano da Joan Casas Fuster, poeta e drammaturgo di fama mondiale, fino al folclore latino americano (il merengue “Acidito” e la classicissima “Cielito Lindo”) e ad alcune gemme tratte dal repertorio degli ebrei sefarditi, con il quale Ester è assai familiare. Tutti i brani sono arrangiati da Casu (che firma anche due brani originali) e Dessì e vedono fra gli ospiti Riccardo Tesi all’organetto, Bruno Piccinnu dei Cordas et Cannas alle percussioni e una sezione fiati. Il sound, fra tempi dispari, trombe di matrice popolare e chitarre versatili, è, ancora una volta, tipicamente Elva Lutza.
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Odissea
BANDADRIATICA

Odissea

ODISSEA è il nuovo progetto discografico che esplora a fondo le sonorità d’ispirazione nordafricana, che la band ha iniziato a frequentare da qualche tempo. L’ispirazione nata dalla frequentazione dei tanti artisti incontrati nel periplo musicale dei concerti e delle feste, si è arricchita di una ricerca approfondita e di ascolti mirati e ha portato all’accostamento del suono della sezione fiati e dell’organetto, che evocano il Sud e i Balcani, alle ritmiche gnawa e a una sinuosa chitarra elettrica di ispirazione ‘sahariana’. I testi originali raccontano il viaggio, affiancando mito e attualità per raccontare le storie dei migranti (come nei brani Odissea e Migrante), in forma ironica (L’idea) o poetica (Stella della notte). L’Odissea di Ulisse viene traposta nella figura del migrante, che solca i mari per ritrovare se stesso o per poter migliorare la propria condizione di vita. Da sempre il Mediterraneo è il mare dei ritorni e le assonanze attorno alle quali orbita la poetica della BandAdriatica lo dimostrano a pieno: suoni provenienti da Paesi apparentemente lontani, si mescolano e svelano la propria origine comune, la musica viaggia contemporaneamente in avanti, sospinta dalla sperimentazione e a ritroso nel tempo, alla ricerca della propria identità.
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Putiferio
EPIFANI Mimmo

Putiferio

Mimmo Epifani è considerato un personaggio particolare, sia come performer sia per le innovazioni e tecniche di improvvisazione applicate ai suoi strumenti: il mandolino e la mandola. Tra queste la tecnica della mandola alla “barbiere”, così chiamata perché veniva insegnata agli allievi in un salone da barbiere a San Vito dei Normanni (in Puglia) da Costantino Vita, barbiere e musicista, e da Peppu D’Augusta, direttore di orchestrine che suonavano la pizzica (danza terapeutica del Salento detta anche Ballo di San Vito). Putiferio è una nuova e appassionata proposta di musica meridionale, fra tarante e suoni di barberia nello stile dell’inimitabile autore e mandolinista Mimmo Epifani. Uno sguardo allegro e sensibile, pieno di tradizione e partecipe delle sonorità contemporanee, grazie alla presenza del musicista e sound engineer Francesco Santalucia, coautore di molti brani. Musica per ballare e per ricordare. La presenza “dall’alto” del Maestro Antonio Infantino (recentemente scomparso) è palese nelle parole e nelle intenzioni di coloro che hanno realizzato Putiferio: A te maestro de li tarant, a te maestro di tutti quant, a te Maestro de li tarant, mo sta suene pi li santi.
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Funfara
BANDA OSIRIS

Funfara

In questo progetto discografico, (per la prima volta quasi esclusivamente strumentale) la BANDA OSIRIS affronta il linguaggio prettamente Bandistico tradizional-popolare italiano che ha influenzato molta della musica del nostro Paese (da Nino Rota in giù o in su se preferite). Un linguaggio sul quale i membri stessi della banda si sono formati e che hanno cercato di modernizzare e attualizzare trasformandolo in una sorta di colonna sonora. La narrazione di un ideale racconto immaginario, suscettibile di libere associazioni a immagini e scene per uno spettacolo o per un film. Non poteva mancare, nella realizzazione di questo fatidico album, lo storico brano della banda Caterpillar, sigla dell’omonima trasmissione radiofonica, dove già nel 1998 venivano mischiati riff techno, musica bandistica, assoli mediterraneo balcanici e disco music. Si aggiungono poi una versione totalmente reinventata di Bella Ciao, (Oggi un giorno del ’44) un altro brano strumentale, quasi un sirtaki, e due canzoni, una ambientalista un po’ satirica (Acquedotto Oleodotto) e un’altra (Noi siamo le canzoni) che racconta le vicissitudini delle canzoni di serie B, quelle sempre scartate, accantonate, in altre parole un canto di rivendicazione! Il tutto condito con lo spirito sempre brillante di questo inossidabile quartetto che celebra con Funfara i quasi quarant’anni di attività. La BANDA OSIRIS è un gruppo nato nel 1980 che privilegia la teatralità della musica, soprattutto mischiandola con la comicità, e la cui maggiore forza è data proprio dal momento live. Per questo le registrazioni dei loro lavori si possono contare sulle dita di una mano. In questo disco sono state raccolte composizioni originali registrate assieme alla banda di Filiano (Basilicata) dove il connubio fra le sonorità corrisponde molto al loro spirito: un suono popolare, onesto, grezzo e potente ma al tempo stesso melodico e lirico. Con la Banda di Cavenago e Agrate in Brianza, dalla parte opposta dell’Italia, hanno infine registrato la parte più “canora” del repertorio. L’ambiziosa idea che ha guidato la concezione di questo lavoro è stata quella di creare un nuovo repertorio o meglio, un nuovo modo di considerare il repertorio “da banda”, una tradizione tutta italiana, innestandola su una modalità di scrittura più moderna e attuale.
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Truco Blues
FRANCISCO

Truco Blues

“Abbiamo provato a descrivere musicalmente un viaggio. Un viaggio, non necessariamente avvenuto. Un viaggio alla ricerca di nuovi spazi da occupare. Un volersi sentire parte di qualcosa pur mantenendosi diversi, agire attraverso l’istinto, il pensiero o il gesto. Questo album ne è il risultato.” Francisco è un nuovo progetto che nasce dalla collaborazione tra Fabrizio Barale e Fabio Martino. La lunga e vivace carriera dei due musicisti piemontesi già membri degli Yo Yo Mundi, (oltre a numerose collaborazioni importanti come quella con Ivano Fossati), trova oggi nuovo slancio ed energia grazie alla realizzazione di questa prima produzione. Perchè il titolo Truco Blues? Il Truco è un gioco di carte molto popolare nell’America del Sud ed è stato importato in Italia dai viaggiatori di inizio secolo scorso. Fino a qualche anno fa nelle osterie del Basso Piemonte – di cui Barale e Martino sono originari – era abitudine che gli anziani passassero i pomeriggi giocando al Truco e, cosa assai bizzarra, si parlassero in spagnolo per indicare i punti o le “mosse”. Quegli stessi giocatori erano, un tempo, stati migranti, uomini e donne partiti e poi tornati dalle Americhe. Alcuni di essi con qualche piccola fortuna, la maggior parte senza un soldo, un mazzo di carte in tasca ed una lingua nuova da ricordare. La narrazione di questa vicenda ci rimanda ad una atmosfera blues (inteso come quel sentimento di malinconia, di rassegnazione ma anche di voglia di rivalsa). Da tutto ciò nasce il titolo di questo lavoro e l'intenzione di “dipingere” musiche per viaggiatori. Truco Blues è un ricco quadro musicale, libero nella forma, che brilla anche grazie ad una serie di fortunati incroci artistici, alle contaminazioni e alle collaborazioni con alcuni amici musicisti. Guido Guglielminetti suona il basso, Lillo Fossati la batteria, Ismael Outtarà la voce di “Afro Talk”, Animor, che appare in “Fiore di Seta”, le voci multi-lingue di “Magnifico”, Fabrizio Pagella alla recitazione, la sezione fiati e la voce di Cerno dei The Vad Vuc ed altri ancora. Chitarra e fisarmonica si incontrano in questo progetto in cui la parte strumentale fa da ossatura alle liriche, affidate alla penna dello stesso Barale, delineando la forma di 12 tracce, di cui 7 cantate, 3 con recitati e 3 strumentali. I protagonisti di Truco Blues sono dunque il trattenere il fiato, il pazientare, il pensiero, l’ascolto, l’ombra ma anche tutti i suoi contrari. Si ha la sensazione, ascoltando il disco, di doversi fermare anche solo per quell’attimo, di doversi scostare dal flusso continuo e travolgente delle cose. Di concedersi una breve pausa per poi riprendere il passo. Buon ascolto.
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Orfeo Incantastorie
SIMEONI Raffaello

Orfeo Incantastorie

Ogni giorno cerco una luce, un’ombra, e intreccio queste mie mani erranti prendendo dal mondo colori e melodie, li accosto tra loro, mescolo e compongo le tinte che si trasformano in storie, suoni e canti, ma anche rocce, alberi e animali fantastici. Raffaello Simeoni Uno dei maggiori compositori e interpreti italiani di canto popolare, instancabile autore, ricercatore e rielaboratore di materiali tradizionali della Sabina, Raffaello Simeoni torna con il nuovo progetto Orfeo Incantastorie. Simeoni riparte dall’antica tradizione popolare di questa parte dell’Italia profondamente segnata da echi di cultura francescana: canti di viaggio e pellegrinaggio, storie di incontri fantastici immersi in ambienti naturali di straordinaria bellezza sono i motivi con cui costruisce una trama narrativa di struggente commozione poetica. La sua potente voce canta come un moderno Orfeo invocazioni alla Madre natura, richiami agli animali, canzoni d’amore, ninna nanne, canti a braccio, generando una trama narrativa che scuote, affascina e trascina il pubblico in un dipinto immaginario. A proposito: le illustrazioni (in copertina e altrove) sono realizzate da lui stesso.
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A fuoco lento
LA BANDA DELLA RICETTA

A fuoco lento

C’è da divertirsi ascoltando il curioso repertorio di questo nuovo gruppo al femminile. Ma c’è anche da assaporare tanto che alla fine si può affermare “buono, questo spettacolo”. (Music In) “La musica è il cibo dell’amore”, ricorda Shakespeare, ma è vero pure che il cibo è la musica della vita. Questo filo rosso è fortemente seguito dalle musiciste che danno vita a un nuovo originale progetto di Clara Graziano - La Banda della Ricetta – nel quale si canta del buon cibo in un repertorio accattivante, unico e divertente, con arrangiamenti particolari dove sono presenti influenze di diversi linguaggi musicali: musica klezmer, saltate di musica circense, spruzzate di jazz. I sapori e i saperi musicali del disco e dello spettacolo vengono sia dal repertorio folk della tradizione popolare italiana, sia da brani portati al successo da alcuni grandi interpreti come Domenico Modugno (La cicoria e ‘O cafè) e Caterina Bueno (Fagioli ‘olle ‘otenne), e da tanti altri pezzi originali.
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3
PAOLI Gino & REA Danilo

3

Gino Paoli è una leggenda della canzone d'autore italiana. Nella sua lunga carriera, iniziata negli anni '60, ha interpretato dischi memorabili e molte hits. Danilo Rea è uno dei migliori pianisti jazz italiani. "3" è il loro nuovo album dedicato alla canzone francese. Sempre attenti a nuovi stimoli ed esperienze, Paoli e Rea aprono un nuovo capitolo della loro avventura musicale : dopo "Due come noi che..."(2012) e "Napoli con amore" (2013), "3" è il terzo album del fortunato duo che si è formato nel 2011 per incidere "Un incontro in jazz". In questo nuovo album, dopo il songbook americano e napoletano, i due musicisti decidono di interpretare il repertorio della chanson francaise, brani di immortali autori della musica di tutti i tempi come Charles Trenet, Jacques Breil, Gilbert Becaud, Serge Gainsbourg e Léo Ferré.
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Lantias
LEDDA Elena

Lantias

"Làntias" è il nuovo progetto discografico di Elena Ledda, il risultato di preziose sinergie e collaborazioni che ben definiscono un percorso artistico che unisce la Sardegna al resto del mondo. L'album include 12 brani ispirati alle complesse vicende umane che caratterizzano la società all'alba del terzo millennio. Un album intenso nel quale parole e musica viaggiano attraverso gli intricati tempi attuali, senza perdere il legame con le proprie radici. Storie forti dei nostri tempi che raccontano gli innocenti di ogni parte del mondo in Ses andau e De arrùbiu, le tragedie dei migranti nei nostri mari e le sabbie del deserto in Cantu Luxis e Arenas, la violenza che esplode tra uomo e donna in Bèni. Argomenti che non possono non toccare le corde di un artista che sente la necessità di fare del suo lavoro un mezzo di comunicazione, attraverso il quale tentare di convergere emozioni, riflessioni e qualche speranza (Làntias). L'album non omette suoni e colori musicali che vanno dalla religiosità popolare alla semplicità delle melodie contadine, dalle filastrocche agli affascinanti strumenti tradizionali ed acustici. Suoni e colori maneggiati da un gruppo di eccellenti musicisti che accompagna Elena da molto tempo e da alcuni ospiti d'eccezione. Senza dimenticare tre splendide canzoni d'amore tratte dal songbook di Antonio Placer, Bianca D'Aponte e l'andina "Ojos Azules".
Distribuito da Felmay
Rebelde
ACQUARAGIA DROM

Rebelde

Un nuovo originalissimo progetto guidato da Erasmo Treglia che vede insieme artisti storici della scena world italiana: l’acclamata band gitana di Acquaragia Drom e Mimmo Epifani, eccezionale virtuoso pugliese di mandola “da barbiere”. “Rebelde” è una speciale raccolta musicale nello stile degli Acquaragia Drom che contiene nuove composizioni ed anche alcuni brani sorprendenti, per scelta e arrangiamento, della storia musicale del nostro paese. Tutti insieme in una vera e propria avventura sonora che parla la lingua nomade, che attraversa le frontiere riuscendo ad arrivare in ogni angolo del mondo. “Rebelde” è infatti anche una rivoluzione dei generi musicali che si traduce in un animato spettacolo che mette insieme “Bella Ciao” e “L’Italiano” di Toto Cotugno, swing manouche e pizziche rom salentine, “Lo Straniero” di Georges Moustaki e un unza unza napoletano. Da cantare e ballare insieme, tutti invitati a un matrimonio zingaro dal sapore italianissimo. A questa grande festa musicale partecipano alcuni ospiti di eccezione come Mannarino, Tonino Carotone, Theodoro Melissinopoulos, DJ Click, Paul Fantazie. Da non perdere!
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Denominazione d'Origine Popolare
I VIOLINI DI SANTA VITTORIA

Denominazione d'Origine Popolare

Nei primi decenni dell'Ottocento si diffondono nelle campagne emiliane nuovi balli di origine popolare. Sono il valzer, la mazurca, la polca. Musiche che arrivano da lontano e che subito si diffondono innestando le loro melodie, i ritmi, e soprattutto un nuovo modo di fare musica, sul tronco di una cultura arcaica e contadina. Nasce il liscio e a Santa Vittoria (RE) questa nuova tradizione musicale prende la forma di un fenomeno unico nel suo genere. Si suona con gli strumenti ad arco, in piccoli gruppi orchestrali di cinque elementi che prendono vita quasi in ogni famiglia. A fine Ottocento questo piccolo borgo assume i contorni della leggenda, diventando nell’immaginazione degli uomini della bassa Il Paese dei Cento Violini. I Violini di Santa Vittoria sono gli unici rappresentanti di questa memoria musicale. Nascono nel 2001, come parte di un più ampio progetto di recupero storico del ballo liscio reggiano. Perché Denominazione d'Origine Popolare? Prima di tutto perché questo disco è l’opera di un gruppo di musicisti accademici che affermano con orgoglio la loro scelta popolare. In secondo luogo, perché i brani presentati sono intimamente legati al territorio e alla sua identità. Le musiche dei Bagnoli e dei Carpi svelano indirettamente la vita terribile dei braccianti reggiani. Quella condizione sociale disperata che ha imposto alle donne e agli uomini di Santa Vittoria una via d’uscita rivoluzionaria e gentile al tempo stesso. Le narrazioni a corredo delle musiche snodano la trama di questa vicenda, in una sorta di omaggio ai filòs di stalla. Ed infine, l'ultima ragione è anche la più importante, l’alfa e l’omega del progetto. Denominazione d'Origine Popolare è un disco interamente finanziato dal popolo, cioè dal pubblico. Persone in carne, ossa, e sentimenti, che hanno voluto testimoniare attraverso piccoli - grandi gesti di generosità un affetto e una stima non dovuti. Adesso, mentre un nuovo inizio si profila all’orizzonte, possiamo dirlo con ancora più forza di prima: la storia dei musicisti braccianti di Santa Vittoria è appena ricominciata.
Distribuito da Felmay
Cuttuni e lamè
BORDONARO Eleonora

Cuttuni e lamè

Cuttuni e lamé – Trame streuse di una canta storie è il primo disco firmato da Eleonora Bordonaro, che lo ha realizzato a quattro mani con Puccio Castrogiovanni e la partecipazione di molti musicisti e autori. Filo conduttore è l’universo femminile e gli affetti ad esso legati con vicende che dal generale diventano intime, personali. E la Sicilia là, come sfondo. Canti tradizionali o ispirati alla tradizione che raccontano pregiudizi, vizi diffusi, peculiarità, dubbi e sogni delle donne siciliane. Poi il campo si restringe e le donne diventano una sola donna che osserva, vola di fantasia, canta. Ecco allora la musicalità delle lingue: il siciliano, antichissimo lemma necessario per esprimere ogni sfumatura dell’emozione e il Gallo-Italico di San Fratello (provincia di Messina), fusione di dialetti del nord Italia e del sud della Francia, con la sua melodia gioiosa. E l’intera sceneggiatura si svolge come i quadri di una abile canta storie, che si fa accompagnare da marranzani, mandolini e altre musicherie, riempiendo il suono di sfumature blues, manouche, latine con mille trame originali, antiche, strane.
Distribuito da Felmay
D'acqua e di rosi
INCUDINE Mario

D'acqua e di rosi

“Cantore di un Canzoniere versato come in un abbraccio – sussurrato, urlato, spalmato tra i brividi – Mario Incudine che è autore di parole, compositore di note e interprete del canovaccio eterno dell’amore, canta lo struggimento e la malia della nostalgia”. Pietrangelo Buttafuoco Il nuovo disco del poliedrico artista siciliano, è dedicato interamente all’amore e all’amore vissuto dalle donne isolane. Un repertorio affascinante di brani originali composti da Incudine e che vedono collaborazioni fruttuose come quelle con Franco Barbarino, Mario Saroglia, Carlo Muratori, Antonio Vasta. Tra questi brani autorali si inserisce anche una originalissima Vuccuzza di ciuri, interpretazione/traduzione di Bocca di rosa di Fabrizio De Andrè. Parole nella musicalissima lingua siciliana e musica di varie echi del mondo per ricordarci quel crocevia di culture e passioni, di stili e sentimenti che è l’isola madre del mediterraneo, una Trinacria in cui le donne sono cantate, raccontate, sognate e sempre protagoniste di ogni momento della storia e della vita quotidiana. “Di acqua e di rose sono fatte le donne siciliane: acqua di mare, insaporita dal sale; rose profumate, difese dalle spine. Ogni donna porta con sè un suono: legno vibrante che fa serenate la notte, metallo temprato che scalda ogni cibo, vento di scirocco che corteggia gli scogli, pietra calcarea che custodisce i fiori, melodia antica che fa nascere la passione”. Mario Incudine
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Mistake On Purpose - Ethiopiques 30
BÈYÈNÈ Girma

Mistake On Purpose - Ethiopiques 30

Il 30° volume della mitica serie « Ethiopiques » vede il ritorno sulle scene di Girma Bèyènè, una vera leggenda, figura di spicco della musica etiope a cavallo tra gli anni '60 e '70. . Dopo un lungo esilio negli Stati Uniti ed un silenzio durato 25 anni, ha accettato con piacere l’invito del gruppo Akalé Wubé di ritornare sul palco. Il ritorno ha avuto luogo con un memorabile concerto a Parigi lo scorso settembre, accompagnato da Akalé Wubé. Ma l’avventura non poteva finire solo in questo bellissimo modo ... Sotto la direzione di Francis Falceto (direttore della serie Ethiopiques) Girma e Akalé Wubé hanno registrato questo album per rendere immortale questa eccezionale rinascita. Il gruppo fornisce il terreno ideale per la voce di Girma Bèyènè che firma tutti i brani dell’album. Dall'ipnotica andatura di Tewèdjign endèhu, alle atmosfere sixties dell'hammond di Enè Nègn Bay Manèsh, dal sax baritono che anticipa le percussioni di Muziqawi Silt fino al soul funk di Enkèn Yèlélèbesh é una continua ed esaltante immersione in una musica senza tempo, ancora audace nel suo modo unico e riconoscibile di combinare il jazz al pop e al soul. Anche quando le atmosfere si fanno più rarefatte come nel Jazz notturno di Sét Alamenem, il fascino rimane inalterato e l'impostazione da crooner di Girma Bèyènè conserva tutto il suo fascino.
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Une Anthologie du Köömi Mongol
AAVV

Une Anthologie du Köömi Mongol

is double disc gathers the essentials of mongolian khöömii, from early sound archives to the present day.
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Fiumerapido
ZAMPOGNERIA

Fiumerapido

“Nel nostro progetto protagonista assoluta è la Zampogna, strumento musicale di lunga tradizione e di grande attualità che ha resistito alla trasformazione del mondo pastorale italiano in cui era diffuso e si propone ora come strumento adatto per ogni tipo di musica, tradizionale e sperimentale. In Fiumerapido le nostre composizioni originali si affiancano a brani tradizionali e ad alcuni standard del balfolk europeo seguendo le fila conduttrici principali: musica sacra e musica per danza”. Marco Tomassi Partendo da una zampogna presente nelle corti europee sin dal XVII secolo (detta Sordellina), Marco Tomassi, Marco Iamele e Giorgio Pinai hanno intrecciato un percorso di ricerca tra repertori antichi e nuovi di zampogne, pive e cornamuse. Il progetto è una vera e propria mappa europea che collega il meridione e il settentrione italiani con la Galizia, le isole Britanniche e la Francia. E da questi Paesi arrivano gli eclettici ospiti di Fiumerapido: il francese Eric Montbel, la galiziana Susana Seivane e David Shepherd – violinista inglese dei Blowzabella. Musica antica e nuova, locale ed europea, sacra e profana, colta e popolare: una realtà in trasformazione ma strettamente legata a quanti, negli anni e nei secoli, hanno costruito e suonato questi strumenti in Italia e per le strade d’Europa.
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The Beast of Finisterre
AA/VV

The Beast of Finisterre

“In hoc signo dances!” E’ il leone la “bestia” di Finisterre, a guardia delle colonne d’Ercole della musica. E’ lì a difendere la tradizione ma anche a ricordare che si possono superare quei limiti inventando nuove strade musicali in territori nuovi, incogniti. E’ il leone che ruggisce sulla copertina di questo disco per invogliare all’ascolto di artisti e gruppi che animano palchi e teatri nazionali ed internazionali, pronti per i vostri festival ed eventi musicali, per i vostri possibili momenti di spettacolo.
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Stories 1986 - 2016
SPARAGNA Ambrogio

Stories 1986 - 2016

Stories 1986 - 2016 è la prima antologia discografica di Ambrogio Sparagna e raccoglie momenti molto differenti di oltre quarant’anni di musica. 31 brani, tra inedi e successi, ai quali hanno collaborato tantissimi musicisti e che propone in primo luogo l’esperienza delle molte Orchestre che Sparagna ha fondato e diretto in tanti anni : la Bosio Big Band, l’Orchestra di Giofà il Servo del Re, quella de La Via dei Romei, l’Orchestra de La Notte della Taranta, l’Orchestra Sparagnina ed infine l’Orchestra Popolare Italiana e il Coro Popolare. E con lui tutti gli artisti, noti e meno noti, che hanno condiviso palchi, sale prova, studi di registrazione, festivals, creazioni e progetti nel segno della riproposta e della riscrittura della tradizione del centro-sud Italia. Tra gli ospiti in questa antologia spiccano artisti quali Francesco De Gregori, Carmen Consoli, Piero Pelù, Lucio Dalla, Simone Cristicchi, Giovanni Lindo Ferretti, Peppe Servillo, Lucilla Galeazzi, Francesco Di Giacomo … “Con gli anni l’immagine fantastica del suonatore che vola con il suo organetto è diventata una rappresentazione che si addice al mio vivere quotidiano, anch’io mi sento un cantastorie in cerca ogni giorno di “città, paesi e campagne” dove ricreare segni di armonia.” Ambrogio Sparagna
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Com un soldat
CRABUZZA Claudia

Com un soldat

VINCITORE DELLA TARGA TENCO 2016 PER IL MIGLIOR DISCO IN DIALETTO. 'Com un soldat' è il primo album solista della cantautrice sarda Claudia Crabuzza, già leader e fondatrice dei Chichimeca, che vanta importanti collaborazioni sia come interprete che come autrice con artisti come Tazenda, Pippo Pollina, Mirco Menna, Il Parto delle nuvole pesanti, Dr Boost e con la band messicana La Carlota. Il disco, cantato interamente in catalano di Alghero , racconta la storia di una donna-madre-combattente alle prese con le tante facce della vita, con emozioni differenti e contrapposte. “Raó i esperança, amor i vanitat (ragione e speranza, amore e vanità)”, desiderio, guerra quotidiana con antichi dolori e buchi che non si riempiono. Figli e offerte alla Madre Terra, rumori della strada, alberi e cani. 'Com un soldat' è, insomma, un album dalle tinte forti con sonorità dure, cadenzate, che prendono dal folk per arrivare ad un impatto decisamente rock. I testi della Crabuzza hanno incontrato le musiche amorevoli dello scrittore e regista Fabio Sanna, e gli arrangiamenti luminosi e gli strumenti di Julian Saldarriaga e Dani Ferrer, con il tocco magico di Roger Marín che li ha registrati. “Ho scritto queste canzoni – spiega la cantautrice - cominciando dal racconto del momento della nascita del mio primo figlio. Poi è nata 'Mare Antiga', una cerimonia per la Terra, grande madre che guida i gesti più naturali. Così sono arrivate tutte le altre canzoni, pensando alle mie amate Frida (la pittrice Frida Kahlo,ndr) e Lhasa (Lhasa De Sela, cantautrice statunitense di origine messicana, ndr), donne enormi sul palcoscenico del mondo alle quali dedico due distinti brani, ai miei tre figli maschi, ad amori finiti e posti abbandonati per cercare nuove vite. 'Com un soldat' viene da qui, dai miei anni di donna cresciuta, pieni di voglia di fare cose e spegnere i rumori sotterranei”. “Nonostante abbia sempre cantato anche in algherese, solo da grande ho cercato di riprendermi questa lingua. Prima attraverso l'omaggio a Pino Piras e poi iniziando a scriverne di mie in questa lingua che racchiude l'unicità della mia città, la voce delle nostre radici”. Dieci brani in tutto. Una sola cover, un omaggio alla cantautrice campana Bianca d’Aponte . Con la canzone L’altra Frida estratta da ‘Com un soldat’ Claudia ha ricevuto il premio per la migliore interpretazione al Premio Botteghe d’Autore 2016 ed ha ottenuto la menzione per il miglior testo del brano "L'altra Frida" al Premio Parodi.
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Around Zappa
QUINTORIGO / ROBERTO GATTO

Around Zappa

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Brinca
PEDDIO Paride & DELLA MARIANNA Jonathan

Brinca

“Brinca” nasce da un’idea di Paride Peddio e Jonathan Della Marianna, due giovani musicisti sardi di Desulo (Nu) e Escalaplano (Ca) che dopo una lunga collaborazione hanno deciso di dare vita a questo progetto discografico. Nonostante la giovane età, entrambi sono già dei virtuosi dei loro strumenti, tipici della musica sarda : Paride all’organetto diatonico e Jonathan alle launeddas e flauti. L’album contiene dieci brani di matrice tradizionale riproposti in versione acustica, quasi un’ora di musica tradizionale sarda da ascoltare, ma soprattutto da ballare. “Brincare” nella lingua sarda è l’infinito del verbo saltare. “Brinca” (salta !) è pertanto un invito alla danza. Ogni ballo viene riletto in modo nuovo e originale con arrangiamenti che esaltano il grande talento di questi giovani musicisti. Paride e Jonathan hanno coinvolto nel progetto alcuni amici-musicisti con cui collaborano da tempo. Le parti vocali sono state affidate a due giovani artisti della nuova scena folk sarda: Carlo Crisponi, uno dei più originali esecutori del ballo cantato; Federico Di Chiara, cantante dalla grande versatilità e virtuoso armonicista. Alla chitarra “sarda” c’è Davide Pudda con il suo personalissimo “suono” ricco di fraseggi, ritmo e le scale armoniche tipiche dal “canto in re”. “Brinca” è arricchito anche dalla presenza di due ospiti eccezionali: Elena Ledda e Beppe Dettori. Elena Ledda è l’artista sarda più conosciuta a livello internazionale. E’ considerata “la voce della Sardegna”, erede della grande Maria Carta. Nell’album esegue il brano “Ballittu cantau”. Beppe Dettori, ex cantante di Tanca Ruja e Tazenda, è un “maestro della voce” che si muove tra pop e world music. Nel disco canta "A diosa - No potho reposare” (un classico della musica sarda) e “Anninnora”. “Brinca” vuole essere anche un omaggio ai maestri di Paride e Jonathan. L’organettista di Desulo dedica il disco al nonno Salvatore Peddio, suonatore conosciuto in tutta la Sardegna come “Bengasi”. Mentre Jonathan ringrazia il maestro di launeddas Orlando Mascia per i suoi insegnamenti.
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Soundcity
SALETTI Stefano & Banda Ikona

Soundcity

«Il Mediterraneo... sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate. Strade e città. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e... ». Jean-Claude Izzo “Marinai perduti” Come scriveva Italo Calvino “Le città invisibili” sono metafora e simbolo della complessità e del disordine della realtà. Ora “Le città di frontiera” di Stefano Saletti ci riportano musica e suoni di quella complessità attraverso tutta la loro ricchezza di echi, voci e strumenti. Una visione multipla su luoghi feriti e dolenti ma che pulsano suoni tenuti in vita dalla dignità dei loro popoli. Un disco che riscopre la forza più profonda della tradizione musicale attraverso un intenso sguardo d’autore” Felice Liperi (La Repubblica) “Sono partito dalle registrazioni che in questi anni ho fatto in giro nelle tante città di frontiera del Mediterraneo: Lampedusa, Istanbul, Tangeri, Lisbona, Jaffa, Sarajevo, Ventotene... Suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori, cantanti di strada che mi hanno ispirato melodie, testi, ritmi. Come sempre nelle mie composizioni uso il Sabir, la lingua del mare, insieme al turco, all'arabo, al francese, allo spagnolo, al napoletano, allo swahili, al rumeno, al macedone per raccontare la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le “strade” del Mediterraneo. Infine, essendo cresciuta, non è più una Piccola Banda Ikona, ma la Banda Ikona, un insieme di splendidi amici e musicisti con i quali condivido questo viaggio in musica”. Stefano Saletti
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In 'sta via
TOMBESI Roberto

In 'sta via

Roberto Tombesi è uno degli storici protagonisti del folk revival italiano. Architetto, etnomusicologo, insegnante, organettista, polistrumentista e cantante, nel 1981 ha fondato col fratello Giancarlo lo storico ensemble Calicanto contribuendo a livello internazionale a diffondere e rivitalizzare la musica di tradizione e di ispirazione veneta e nord adriatica. Ha pubblicato numerosi CD e libri ed è stato invitato nei più importanti festival internazionali tra cui lo Smithsonian Folklife Festival di Washington del 2002 diretto da Yo Yo Ma. Ideatore, promotore e direttore artistico di innumerevoli festival, progetti ed eventi culturali (tra cui il festival Ande Bali e Cante di Rovigo e l’Orchestra Popolare delle Dolomiti), in occasione dei 35 anni di attività musicale (1981-2016), ha recentemente pubblicato il CD IN ‘STA VIA interamente dedicato all'organetto e alle danze tradizionali venete raccolte e diffuse in una vita di ricerche e di concerti. Con questo progetto Roberto si rimette nuovamente in cammino attraverso un nuovo lavoro che esce a suo nome, anche se ad accompagnarlo ci sono una decina di ottimi musicisti tra i quali spiccano quelli storici di CALICANTO (il figlio Alessandro in particolare che ha collaborato alla direzione artistica e ai missaggi) che in questa occasione lo lasciano andare un po' in avanti nell'esplorazione, nell'analisi dei repertori e nella sintesi della ricerca etnomusicale. Il CD IN 'STA VIA sintetizza infatti un personale e organico percorso artistico caratterizzato da una costante attenzione verso le radici della tradizione che tuttavia mai rinuncia ad un ponte ed una tensione creativa verso la contemporaneità. Il CD è composto da 32 danze tradizionali raccolte in numerosi anni di ricerche nelle aree dolomitiche e lagunari che vengono qui arrangiate e restituite alla fruizione coreutica e all'ascolto con raffinata ed elegante sobrietà.
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