The sky didn't fall
TICKELL Kathryn & HEWAT Corrina

The sky didn't fall

CD
Tremalaterra

CD

libro
The Rough Guide to World Music vol.1 (Europa & Africa)

libro

Parvanè
MISHMASH

Parvanè

Il nuovo lavoro del gruppo klezmer/persiano/sefardita che mescola i suoni dell'Asia minore e compone affascinanti suite di grande coinvolgimento.
Distribuito da Felmay
Guzulka
DENISSENKOV Vladimir

Guzulka

Seconda prova per la nostra etichetta (dopo Bajan – Dunya Records fy 8002) di uno dei migliori e più preparati fisarmonicisti oggi in circolazione, Guzulka, conferma appieno le doti e la sensibilità musicale di VLADIMIR DENISSENKOV, ucraino giramondo che da diversi anni ha eletto l’Italia come sua patria d’adozione, collaborando via via con importanti artisti del nostro paese quali ad esempio Fabrizio de André (nel disco “Anime salve”), Moni Ovadia e Ludovico Einaudi. Il nuovo lavoro presenta tante novità e lo vede alla testa di un gruppo numeroso e ben in sintonia con le idee del leader, ed è, assai più del precedente, centrato su composizioni scritte di pugno dallo stesso DENISSENKOV che consentono all’opera di andare molto al di là di una semplice riproposizione dei moduli tradizionali della sua terra d’origine. Di DENISSENKOV vale la pena sottolineare, insieme alle superiori qualità tecniche e virtuosistiche che sa applicare al suo strumento, un particolare tipo di fisarmonica russa conosciuta con il nome di bajan, la felice vena creativa con la quale ha saputo mettere insieme un mazzo di brani di eccellente qualità. Le atmosfere di Guzulka sono tra loro assai variate, si ascoltano continui salti di ritmo e si avvertono sentimenti tra loro contrastanti (dalla gioia sfrenata alla malinconia più profonda, passando attraverso tutti gli stati d’animo intermedi), che ben rispecchiano l’intendimento di DENISSENKOV di voler assemblare un disco che fosse la rappresentazione sonora non soltanto del percorso creativo sinora realizzato, ma anche delle sue tante esperienze di vita, ricostruite sul filo della memoria e del ricordo. Avanzando nell’ascolto dei brani si ha infatti la sensazione di essere affacciati al finestrino di un treno che procede ad andatura spedita ma che permette comunque di distinguere bene ciò che accade fuori: ecco allora venirci incontro panorami e paesaggi sempre differenti così come volti, occhi, sguardi dalle mille espressioni. La musica di DENISSENKOV sa sottolineare e restituire alla perfezione il campionario di sensazioni al quale si è ispirato, e gioca a questo proposito un ruolo determinante l’impiego, talvolta contemporaneo, delle tre voci femminili presenti nell’organico della formazione, capaci di rendere estremamente dinamici brani quali Mariçka e Guzulka, oppure evocare la nostalgia infinita (Santa Russia) o ancora esplodere nel lancinante grido di Eterlesi. Si fa apprezzare anche l’uso di trombe e tromboni, il cui suono punteggia qua è là le tracce, imprimendo alla musica una verve assolutamente particolare, che le consente di aprirsi verso sonorità in qualche modo apparentabili a quelle balcaniche. Infine, gli assoli di DENISSENKOV in Guzulka (si ascoltino, per esempio, Chasing ogres, Ale e Franz) sono particolarmente felici e dimostrano la raggiunta maturità di un esecutore che anche quando dà fondo alle sue capacità virtuosistiche lo fa in estrema scioltezza, preoccupandosi innanzitutto di essere coerente con la materia musicale che va proponendo. Guzulka rappresenta certo un risultato fondamentale nella discografia di DENISSENKOV, ponendosi allo stesso tempo quale sintesi e traguardo di una carriera ultraventennale e punto di partenza verso nuove ed entusiasmanti avventure musicali.
Century XXI - France 1
AAVV

Century XXI - France 1

FRANCE è un nuovo capitolo della serie CENTURY XXI, collezione di produzioni discografiche dedicate ai nuovi compositori del prossimo secolo. Iniziata tre anni fa con le prime uscite comprendenti compositori americani - fra cui Glenn Branca, Ben Neill, Carl Stone, Michael Gordon - e proseguita con due volumi dedicati ai compositori inglesi - Nyman, Fitkin, Martland, Gough, Peyton Jones ed altri - la serie prosegue oggi con un nuovo cd dedicato ai compositori francesi. I brani, scelti da Bruno Letort, compositore e conduttore di Radio France, programmista di musica contemporanea, e da Renzo Pognant, curatore della serie, presentano una serie di nuovissimi compositori i cui interessi musicali sono assai diversi fra di loro. Apre la raccolta un brano di LIMBORG, Caligola, che fa riferimento nelle sue fonti di ispirazione a Brian Eno e Dead Can Dance, con cui condivide sicuramente il gusto per le atmosfere sospese e misteriose. Atmosfere che ritroviamo in gran parte dei brani presentati. Fanno seguito i quattro movimenti di Suite pour quatuor à cordes (et machineries diverses) di BRUNO LETORT, dedicati rispettivamente a Glenn Branca, Astor Piazzolla, Stephane Rodesco e Wim Wenders. Momenti cantabili si alternano ad altri più sospesi, sonorità classiche a quelle elettroniche. Lo stesso quartetto, Rodesco - Letort, ci presenta brani di altri due compositori. Sécession di PHILIP LAURENT fin dal titolo richiama le atmosfere culturali di rottura della Vienna di inizio secolo, e Pièces Froides di HECTOR ZAZOU. Questa è la trascrizione, per quartetto d'archi, di brani apparsi sul CD "Chansons des mers froides". Ispirato da canti «Inuit» il brano testimonia la capacità di Zazou di fondere fra di loro sonorità e linguaggi musicali diversi (ritmi africani, melodie nordiche, strumentazioni classiche occidentali). Altra presenza significativa quella di GILBERT ARTMAN, conosciuto come fondatore e direttore del gruppo URBAN SAX. Utopia diventata realtà, Urban Sax da quasi venti anni gira il mondo (letteralmente) con concerti, installazioni, sonorizzazioni ambientali, con la sua straordinaria formazione di sassofoni, percussioni e voci. Il brano qui presentato è ben esemplificativo della capacità evocativa di questo gruppo. Fortemente attratto dal mondo della danza e del teatro in "Papa N'yaye" MARIN FAVRE, di provenienza classica, coniuga nel suo ensemble improvvisazione e scrittura. Completano il Cd due brani di ispirazione minimalista. Uno per solo pianoforte di FREDERIC LAGNAU, "Ca va son dire"; il secondo, "Reflux", di DOMENIQUE GRIMALDI, per solo basso elettrico, ispirato dai lavori di sovraincisione di Steve Reich ma anche dalle atmosfere del rock psichedelico più classico. Nel complesso emerge dal CD un mondo musicale molto diversificato, ricco di sfaccettature che cerca di coniugare in modo originale e significativo vari linguaggi musicali siano essi di culture lontane fra di loro (Inuit, Africa, Bali) o della stessa cultura classica, rock e jazz.
Trance
AAVV

Trance

La Trance gode in questa fine millennio di un interesse diffuso. Molta della musica contemporanea di area elettronica si richiama, più o meno correttamente, alla Trance e alle musiche di carattere mistico-estatico. Il bisogno di assoluto, di comunicazione spirituale dei nostri tempi è quanto mai alto. Il CD Trance presenta una serie di musiche a carattere estatico e mistico scelte ed organizzate dal compositore Paolo Modugno. Si tratta di un percorso musicale elaborato come un viaggio sonoro ma anche spirituale nelle cerimonie estatiche di culture a noi contemporanee nelle quali l'esperienza mistica ha conservato un valore sacrale. Non si tratta di fare una specie di enciclopedia della Trance o ancora meno mettere a confronto fra di loro esperienze sonore e spirituali che hanno in comune valori ineffabili, quanto invece organizzare un viaggio nel mondo dello spirito. Dal Badakhshan al Brasile del Candomblé, dalle cerimonie del Ketchak balinese agli Gnawa marocchini, alla Santeria cubana il tratto unificante più semplice da riconoscere è che l'uomo che a qualsiasi latitudine e condizione sociale continua a cercare dentro di se la risposta alle grandi questioni universali a cui neppure la nostra tecnologica e tecnocratica società sembra poter sfuggire. Speriamo di aver potuto, con questa produzione dare un nostro piccolo contributo a questa ricerca. Realizzato in collaborazione con l'Associazione Culturale Musica90 in occasione del programma di concerti dedicati alla Trance che si svolge nell'autunno del 1996 a Torino.
Razzmatazz
BORCIANI Quartetto

Razzmatazz

«Razzmatazz è una strana parola, americana, in qualche modo legata agli albori del jazz, la cui radice e il verbo "to razz" - sfottere - e che, tutta intera, secondo un mio amico irlandese si potrebbe tradurre con "a big casino". Pare la strillassero le ballerine di charleston, ma a me piace credere che possa essere anche una parola triestina, che significhi disordine, quel disordine intenso e simpatico che hanno sempre le cose nostre, arruffate negli angoli piu intimi e remoti, e che abbia il sapore - la parola - spiritoso e irridente di quella terra ed anche il suo fondo di malinconia. » (Fulvio Luciani ) Cosi le musiche contenute in questo disco non rispondo ad un programma, non cercano una coerenza di squadra, non ambiscono dimostrare nulla. Sono musiche scritte da autori cosiddetti non accademici, spaziano dalla tradizione popolare della regione appenninica delle quattro province (Cadmio) all'estremismo meccanico delle macchine, che in Luce-Ombra "suonano" con i suoni del Quartetto Borciani assieme al quartetto stesso dal vivo, attraverso suggestioni folkloriche anche esotiche (Chatwin e Caucaso), letterarie (La nave dei folli e ancora Chatwin) ed esistenziali (La via). Il medium prescelto è quello del quartetto d'archi, la formazione piu dotta della musica da camera, il laboratorio delle sperimentazioni piu esoteriche degli ultimi tre secoli, e la tecnica di registrazione è la più classica possibile, degna della tecnica di registrazione di un ciclo di quartetti beethoveniani. Insomma, un bel pasticcio, di sapori antichi e popolari e di nevrosi moderne e metropolitane, della ricerca esistenziale di se, del gusto del ricordo e della appartenenza ad una tradizione, anche la piu lontana dalle nostre origini, e dell'insicurezza propria dell'uomo d'oggi, che alcuni elevano a simbolo di modernita, "letto" e accompagnato da un racconto di Dario Voltolini. Nel 1984, Paolo Borciani, primo violino del celebre Quartetto Italiano, permise ad alcuni suoi allievi di dar vita ad un quartetto d'archi che avrebbe portato il suo nome, ad indicare l'appartenenza ad una scuola strumentale e musicale insigne ed il segno di una continuità nella lezione dell'indimenticabile Quartetto Italiano. Da allora il QUARTETTO BORCIANI è stato ospite delle istituzioni musicali e festival italiani piu prestigiosi, ha debuttato a Londra alla Purcell Room nel 1990 e a Salisburgo, alla Grosser Saal del Mozarteum nel 1992 in occasione delle celebrazioni del bicentenario mozartiano. Nel 1991 è stato invitato al Festival dei Due Mondi di Spoleto, invito rinnovato l'anno seguente. Nel 1996 è stato invitato al Festival di Wexford, Irlanda. La RAI ne ha registrato in video due concerti pubblici; uno di questi è stato trasmesso via satellite in tutta Europa. Il QUARTETTO BORCIANI è stato protagonista, a Milano, del ciclo integrale dei quartetti di Beethoven, il massimo impegno per un quartetto d'archi. Accanto alle opere piu tradizionali e conosciute il QUARTETTO BORCIANI coltiva il piacere della curiosità.
USA Concerts East
ZORN / KONDO / CHADBOURNE / BRADFIELD / SMITH / WRIGHT / CORRA / CENTAZZO

USA Concerts East

Questo Cd presenta brani eseguiti da formazioni varie già contenuti nel Lp Usa Concerts pubblicato all'indomani della prima tournée americana nel 1978 di Andrea CENTAZZO e tre inediti, uno registrato a Woodstock al Creative Music Studio con Tom Corra nel 1980, un altro registrato a Bologna al No Wall in duo con Jack Wright, un interessante sassofonista di Philadelphia qualche anno più tardi nel 1985 e infine uno ulteriore registrato al Zoo Place con Kondo e Chadbourne. E' un panorama musicale omogeneo quello che si presentava sulla East Coast in quegli anni, con collaborazione estemporanee fra musicisti provenienti da aree musicali affini. Scrive CENTAZZO nelle note che accompagnano il CD:«C'era uno spirito radicale, una voglia di nuovo, una frenesia di esplorare abbandonando i punti di riferimento con la musica afro-americana che aveva caratterizzato il movimento Free Jazz negli anni 70. A New York ci si esibiva nelle situazioni più impensate dal tempio Punk C.B.G.B. al multimediale Zoo fino ai santuari dell'avanguardia come The Environment e poi The Kitchen. Al sud un gruppo di artisti teneva alta la bandiera della ricerca a Birmingham, in Alabama organizzando concerti, registrazioni e scambiando esperienze con i più fortunati colleghi di New York. Quest'asse sulla East Coast ha funzionato per alcuni anni spegnendosi poi in realtà locali con l'avanzare degli anni '80». Le registrazioni sono state effettuate per la maggior parte sulla costa orientale degli Stati Uniti, New York, con la parte finale della session del Sestetto comprendente: Polly Bradfield, Andrea Centazzo, Eugene Chadbourne, Tom Corra, Toshinori Kondo, John Zorn (le altre registrazioni sono apparse su Environment for Sextet - rdc 5026), così pure per i brani con E. Chadbourne e Toshinori Kondo. I brani con LaDonna Smith e Davey Williams sono stati registrati nel Mississippi e Alabama. I tre inediti provengono da registrazioni effettuate a New York (#3 con Kondo), Woodstock (#4 con Corra) e Bologna (!) (#5 con J. Wright. Il clima è quello mutuato dalla musica improvvisata europea: grande libertà espressiva e radicalizzazione delle forme musicali verso l'improvvisazione più completa. Sono questi gli anni seminali per quella generazione che ha segnato gran parte della musica americana improvvisata e del nuovo jazz delle ultime due decadi. Nel tempo all'aspro linguaggio dell'improvvisazione totale si affiancheranno altre sonorità dando vita ad una vasta molteplicità di direzioni musicali. Pensiamo a John Zorn che mescola indifferentemente, a volte quasi cinicamente, composizioni di Ornette Coleman e temi dai film di James Bond, Noizu giapponese e tradizione Klezmer; ma anche a Chadbourne che non riesce a dimenticare le sue passioni country e rockabilly, a Toshoinori Kondo che duetta con Wayne Shorter e con i grandi della Jungle come Dj Krush e Coldcut. Centazzo si indirizza verso la composizione mentre altri, LaDonna Smith, Davey Williams, restano più legati all'improvvisazione. Questo Cd, e più in generale il catalogo Ictus, è un'importante testimonianza della nascita di questa generazione di artisti e di una stagione creativa unica.
Cantador
GUIDUCCI Simone & Gramelot Ensemble

Cantador

Lungamente atteso e dopo una gestazione durata tutto il 1999 è ora pronto Cantador, tredicesima uscita discografica (collaborazioni comprese) del chitarrista e compositore SIMONE GUIDUCCI, mantovano d'adozione ma torinese di nascita. Presentato in anteprima al festival di Clusone ‘99, Cantador racchiude sette nuove composizioni scritte dalla mano felice e creativa di GUIDUCCI per essere interpretate insieme al GRAMELOT ENSEMBLE, band che a tutt’oggi rappresenta il progetto principale del chitarrista. La nuova formazione del GRAMELOT ENSEMBLE, collaudata nel corso del ’99 in una serie di concerti ed esibizioni in importanti rassegne (Pavia, Cremona, Gorizia e Firenze) presenta, al fianco di SIMONE GUIDUCCI, Roberto Dani, Salvatore Majore, Achille Succi e il talentuoso fisarmonicista bresciano Fausto Beccalossi. Cantador è disco acustico maturo e raffinato, curato nei minimi particolari, frutto di un comune sentire tra tutti i partecipanti, impegnati al massimo delle loro potenzialità nel tentativo, riuscito, di pervenire a un suono complessivo originale e compatto, senza per questo rinunciare alla melodia e alla cantabilità. La matrice jazzistica dei brani, indiscutibilmente punto di partenza e fonte ispiratrice principale di SIMONE GUIDUCCI, sa amalgamarsi e fondersi alla perfezione con le ricche strutture del folklore italiano. Si tratta in sostanza di una musica di "radici", che proviene dal profondo e che ambisce nello stesso tempo sia a “raccontare” sia a stimolare l’immaginazione dell’ascoltatore. Autodidatta, ma assiduo frequentatore di stages tenuti da musicisti del calibro di Jim Hall, Dave Holland, Mike Goodrick, Jon Christensen, SIMONE GUIDUCCI inizia nel 1988 la sua collaborazione con il clarinettista Mauro Negri, insieme al quale fonderà due anni più tardi il quartetto Trapezomantilo. Con questa formazione vince nel ‘91 il prestigioso Jazzcontest organizzato dal Corriere della Sera al Capolinea di Milano e si guadagna la possibilità di incidere un disco. SIMONE GUIDUCCI, sostenuto dall’incoraggiamento di Enrico Rava, realizzerà la sua prima incisione come leader (New flamenco sketches) nel 1994, per poi dedicarsi con grande entusiasmo a far muovere i primi passi a un nuovo progetto, il GRAMELOT ENSEMBLE. È con il disco del ‘96 Sciarivarì che GUIDUCCI ottiene un eccellente riconoscimento da parte della critica specializzata, che lo pone al secondo posto nel referendum Topjazz relativo ai migliori talenti emergenti italiani. Nel 1997 GUIDUCCI pubblica un nuovo lavoro a cui partecipano Gianni Coscia e Achille Succi, quest’ultimo entrato nel frattempo in pianta stabile nel GRAMELOT ENSEMBLE. Scherzi, guizzi & nuove danze si aggiudica il secondo posto nella classifica stilata dalla rivista "Gezzitaliano". Nel corso del 1998, GUIDUCCI intensifica la propria attività concertistica (live con Kenny Wheeler, Gianluigi Trovesi e Paolo Fresu), e parallelamente firma con Mauro Negri un disco interamente acustico oltre a suonare nel quartetto Asymetrique.
The Rogue
ICEBREAKER

The Rogue

Rogue's Gallery è la nuova produzione discografica del gruppo inglese ICEBREAKER, una delle migliori e più interessanti formazioni di New Music della Gran Bretagna. Nati nel 1989, stanchi della noiosa scena musicale inglese contemporanea, troppo accademica e conservatrice, gli ICEBREAKER hanno, inizialmente, volto la loro attenzione artistica verso la nuova musica olandese, in particolare verso la figura del compositore Louis ANDRIESSEN. Il CD contiene, del compositore olandese, una versione live del 1991 della sua composizione forse più famosa e ed importante: Hoketus. Un brano scritto nel lontano 1977 che coniuga le esperienze minimaliste americane con la tradizione tecnica europea nelle sue forme più antiche. Un connubio, quello fra molto antico e molto moderno, che ricompare spesso nella musica contemporanea. ANDRIESSEN è stato il maestro di una nuova generazione di compositori europei, inglesi in particolare. Fra i suoi allievi più originali ed interessanti vi è Steve MARTLAND. Shoulder to Shoulder (1986), il suo brano inserito nel CD, nasce da forti motivazioni politiche oltre che musicali. Gli ICEBREAKER lo hanno ri-arrangiato dandogli una maggior valenza tecnica e virtuosistica. Altro compositore inglese presente nel CD, è John GODFREY. Membro fondatore del gruppo, presenta qui una sua composizione, Euthanasia and Garden Implements (1990), uno dei primi brani scritti appositamente per l'ensemble. Il brano, dal titolo volutamente oscuro, mette in risalto le qualità peculiari del gruppo, in particolare la sua intensità e determinazione nell'esecuzione d'insieme e le capacità virtuositiche dei singoli musicisti. Gli altri due brani del Cd sono di autori americani dell'ultima generazione. Nel brano di apertura, Vanada (1984) di Michael TORKE troviamo già gli elementi musicali che oggi caratterizzano un pò; tutti i compositori post-minimalisti: la capacità di coniugare elementi propri del linguaggio minimale storico ad altri provenienti da altre forme musicali (l'armonia pop, in questo brano). L'altro compositore eseguito è David LANG con la sua composizione Cheating, Lying, Stealing (1995). Qui la commistione fra linguaggi appartenenti a generi diversi colta è compiuta. Il suono classico di base è impregnato dai colori e sapori della civiltà urbana, dal funk nel significato musicale e etimologico del termine. E' proprio la capacità di passare dalle ricerche musicali sulle antiche forme tecniche di Hoketus ai suoni urbani e martellanti delle metropoli odierne a fare degli ICEBREAKER una delle realtà musicali più vitali della scena musicale contemporanea. Crediamo che questo Cd ne possa dare un ulteriore conferma.
Inscapes from the Exile
LAUTEN Elodie

Inscapes from the Exile

Inscapes from Exile è un concept album, una composizione elettronica ispirata da storia, miti e leggende del New Mexico. I brani sono stati composti nel 1994-95 ad Albuquerque e LAUTEN percepì questi due anni come un doppio esilio - dal suo luogo di nascita, Parigi, e dal suo luogo di adozione, New York.
La musica è basata sulla presenza di un drone (bordone) - punto di partenza dei compositori post-minimalisti - ma ciò che la rende differente è l’uso della microtonalità delle sue fasce elettroniche. La microtonalità è definita come l’uso di un’accordatura /temperamento diversa da quella standard (La = 400). Il processo di sintesi comprende tipi diversi di intonazioni inusuali, a volte utilizzate in fasce sonore simultanee. Il tessuto musicale, come nella precedente produzione della LAUTEN Tronik
Involutions
(0.0.Discs), non sono stati utilizzati sequencers. Tutto è suonato dal vivo, direttamente, anche i veloci pezzi di Barbie. Come tastierista LAUTEN si concentra, al di là delle sintesi, nel suonare strumenti elettronici - in molti dei programmi usati in queste registrazioni, la pressione esercitata sui tasti modificata leggermente il colore dei suoni prodotti - e la compositrice suona i vai timbri «dal di dentro», lasciando che questo generi uno sviluppo organico con caratteristiche proprie. LAUTEN è stata definita «la signora dell’elettronica» (New Hope International, Londra) ed è stata votata al primo posto nella categoria tastieristi in un referendum su Intenet (Green Dolphin, Aprile 98). La musica del CD è stata descritta come dotata di «ampia libertà di contrappunto, adagiata in timbri non terreni che crea un sentimento fluido di movimento stazionario che fluttua animato nello spazio». (Kyle Gann, The Village Voice, review of performance at Experimental Intermedia, New York).
Inscapes from Exile
non è musica d’arredamento, è piuttosto un viaggio musicale, tipo un «On the Road» musicale, ma come d’abitudine per i lavori della LAUTEN c’è anche un sottotesto: è un viaggio esistenziale più che fisico, un’esplorazione del proprio se più che della realtà che ci circonda. Ci sono tre livelli di lettura: l’esperienza fisica di un luogo (passiva), l’esperienza mentale di un luogo (ricettiva) e l’introspezione vagliata dall’esperienza (attiva). Questo approccio è espresso nel poema Three Red Dots (vedi libretto del CD) che precede l’ultima composizione, Unknown Presence at the Mesa. Il primo brano, Gusty Winds May Exist, prende il nome da un poetico cartello stradale piuttosto frequente sulle autostrade. un lungo viaggio in auto attraverso le nude «vistas» è l’inevitabile preludio a qualsiasi esperienza in New Mexico. L’attenzione è sul non visto. Nel deserto, come nella tundra, uno si trova faccia a faccia con una realtà quasi extraterrestre: l’orizzonte si mostra in modo scoperto, gli spazi si aprono all’infinito e regna il senso di presenza non inspiegabili, la cui natura è lasciata all’immaginazione - ricordi di civiltà a lungo scomparse, visite di alieni o d’origine spirituale? ... Il viaggio inizia con Roswell. Qui il richiamo è al famoso Incidente di Roswell. La storia racconta che un UFO si schiantò al suolo a Roswell con il suo equipaggio di alieni, alcuni dei quali potrebbero essere sopravvissuti - tutto questo fu negato decisamente dall’esercito americano ma la verità rimane sconosciuta. La storia si svolge in due movimenti: Changing Gravity, Clearly Identified Floating Objects.
I due brani di «Barbie», Barbie’s Abduction e Barbie’s Fugue State esprimono due opposti punti di vista sui rapimenti degli alieni: da una parte ci sono coloro che credono di essere stati rapiti da alieni, come evento reale, dall’altra c’è la forte possibilità che invece si tratti di «uno stato di fuga», uno stato psichico temporaneo in cui uno non ricorda dove è, il perché o chi è.
Ordinary Spatial Distance ha a che vedere con l’adattamento alla realtà quotidiana. La successiva fermata del viaggio, Quantesaurus, richiama una visita ai petroglifi, sculture in pietra di origine preistorica poste sulle colline realizzate in pietra vulcanica nera, muti testimoni di un mondo scomparso. Il viaggio continua attraverso i pueblo d’origine ispanica - Lost in Los Lunas - due o tre case, ed un ristorante, chiuse con cartello alla porta: Cibo Caldo il Giovedì. Tali posti comunicano un senso di esilio nello spazio e nel tempo, come se si fosse proiettati improvvisamente in un passato sconosciuto.
La canzone At the Sundown, in ricordo di Geronimo, è stata trasmessa ad ELODIE LAUTEN da una soprano Sioux, Bonnie Jo Hunt, incontrata mentre giravano un documentario sugli Indiani d’America. Le parole sono la traduzione d’inizio secolo di una vecchia canzone folk. Il brano sulla Mesa, Unknown Presence at the Mesa, è stato ispirato dal Chaco Canyon. Chaco Canyon non è una solita trappola per turisti. Si deve guidare per oltre 25 miglia su strade sterrate prima di arrivare alle rovine dei kivas dell’antica città, ed al tramonto il luogo appare particolarmente desolato e misterioso. Il posto, un largo canyon scavato nella roccia rossa, è di incredibile bellezza. L’intera esperienza di una visita è veramente memorabile. LAUTEN ha una forte legame di simpatia con gli Anasazi, «Il Popolo Antico». La loro presenza comunica rabbia e tristezza, un continuo lamento per quelli che sono scomparsi - non esistono infatti più discendenti degli Anasazi. Nella musica è espresso da un evanescente solo di flauto creato dal campionamento di un flauto tradizionale suonato dall’artista Ron Sunsinger.

Inscapes from Exile è l’ottava produzione discografica di ELODIE LAUTEN. ELODIE LAUTEN è una figura carismatica del movimento post-minimalista (20th Century American Music, Schirmer 1997), «una voce unica sulla scena della musica sperimentale» (Fanfare, Spring 98). Negli oltre vent’anni di carriera di LAUTEN i suoi vari lavori - opere multimediali, installazioni sonore, composizioni elettroniche, per piano e per gruppi da camera - hanno incontrato grande attenzione dalla critica sia in America che in Europa. La sua musica è stata pubblicata da molteplici case discografiche: O.O. Disc, Nonsequitur, Tellus, Point / Polygram, Lovely Music e Newtone Records. LAUTEN ha ricevuto riconoscimenti dal National Endowment for the Arts, ASCAP, Meet the Composer; lavori sono stati commissionati da Lincoln Center, the Soho Baroque Opera, the Queen’s Chamber Band, the Lark Descending, Elinor Coleman Dance Company, David Hockney, etc. Allieva di LaMonte Young e Sri Chimnoy, LAUTEN ha ottenuto Masters in Electronic Music Composition dalla New York University, ed ha insegnato alla New School for Social Research, the Berklee School o Music, Bucknell University, CUNY e New York University.

 

 

Open Door
PLONSEY Dan

Open Door

Dan Plonsey è nato e cresciuto a Cleveland, Ohio. Dal 1984 vive a nell'area della Baia di San Francisco. Ho ottenuto il BA in matematica e musica dalla Yale University (1980) ed un MA in composizione dal Mills College (1988). Ha studiato con: Anthony Braxton, Martin Bresnick, David Lewin, e più brevemente - ma con grande importanza - con Roscoe Mitchell and Terry Riley. PLONSEY ha composto più di 150 lavori per gruppi più o meno grandi; significativa la recente commissione di Bang on a Can (presentata in prima bel maggio 1999). È compositore stabile, e spesso librettista, della Disaster Opera di El Cerrito (13 opere di un ora ciascuna dal 1994); co-fondatore di due collettivi di compositori (New Haven's Sheep's Clothing e the SF Bay Area's Composer's Cafeteria), del giornale Freeway (di cui è anche co-editore) e della serie settimanale di concerti al Beanbender (dal marzo 1995). Ispirato da Sun Ra, Charles Ives, e dai dadaisti, le sue composizioni spesso "nascono dal dramma del conflitto: almeno due idee, una sensata ed una assurda, che si muovono insieme o una contro l'altra ... Altre composizioni più surreali richiedono l'invenzione di mondi immaginari che hanno sviluppato musiche in qualche modo simili alle nostre ma che agiscono secondo logiche diverse." Gli attuali progetti di PLONSEY comprendono la registrazione di 22 composizioni per piccola big-band; una commissione per un opera di marionette per l'Enormous Ensemble; un opera intitolate Sunburst con lo scrittore Paul Schick; la registrazione di una selezione dei 144 pezzi per piccolo pianoforte; la creazione di una struttura compositiva per grande orchestra da registrarsi con un multi traccia. PLONSEY suonerà tutte le parti. PLONSEY suona anche nei seguenti gruppi: Spirit Park, The Great Circle Saxophone Quartet, The Manufacturing of Humidifiers, John Schott's Diglossia Ensemble, Ben Goldberg's Brainchild, Steve Horowitz's Mousetrap, la versione West Coast del gruppo di Eugene Chadbourne Insect & Western, e Wavelength Infinity (un gruppo che esegue solamente musiche di Sun Ra).
Exusiai
STONE Carl

Exusiai

Exusiai è la musica che Carl STONE ha composto per il coreografo e danzatore giapponese AKIRA KASAI Come Carl STONE scrive nelle note di copertina del CD, Exusiai, tematicamente, è una danza su quella particolare forza vitale che esiste nella materia inorganica dei minerali. Un esempio di questa forza è il cristallo che si forma e cresce all'interno di una altra roccia. Tale forza vitale minerale si pone in contrasto alla forza vitale biologica come è ad esempio quella delle piante. Un progetto che è «organicamente» morto può infatti essere vivo dal punto di vista di Exusiai. Strutturalmente, il balletto Exusiai dura circa 90 minuti e consiste di sei sezioni per ensemble che si alternano a sei sezioni in solo, danzate dallo stesso Akira KASAI, molte di queste sono senza musica. Per le sezioni in solo STONE e KASAI hanno stabilito che idealmente dpveva esistere una continuità musicale lungo tutto il brano, suoni molto semplici che desserom però chiaramente al pubblico l'idea della continuità della vita minerale. A differenza delle sezioni in solo quelle per ensemble hanno una loro peculiare sonorità che si evidenzia fin dagli stessi titoli. Il risultato finale è un lavoro «organico», puro ed essenziale. Biografie CARL STONE è stato definito dal Village Voice «uno dei migliori compositori americani oggi in attività». Nato a Los Angeles e residente oggi a San Francisco, STONE ha studiato composizione al California Institute of the Arts con Morton Subotnick e James Tenney. Ha composto con continuità musica elettro-acustica fin dal 1972. Suoi lavori sono stati eseguiti U.S., Canada, Europa, Asia, Australia, Sud America ed in Medio Oriente. STONE ha ricevuto numerosi riconoscimenti per le sue composizioni, fra gli altri il Freeman Award per il suo lavoro Hop Ken; ha anche ricevuto un finanziamento dal National Endowment for the Arts Media Program per la sua composizione radiofonica Se Jong. Nel 1984 gli è stato commissionato un lavoro eseguito durante l'Olympic Arts Festival in Los Angeles. Sue composizioni sono state utilizate dal coreografo Bill T. Jones per la produzione 1-2-3. Nel 1989 The Museum of Contemporary Art, Los Angeles gli ha commissionato un nuovo lavoro, Thonburi, che è entrato a far parte della serie radiofonica «Territory of Art». Nel 1991 ha ricevuto commissioni da Michiko Akao (She Gol Jib, per flauto tradizionale giapponese ed electronics), Sumire Yoshihara (Rezukuja, per percussioni ed electronics) e Sony PCL (Recurring Cosmos, per Video ad Alta Definizione ed electronics), lavoro che è stato premiato all'International Electric Cinema Festival in Svizzera nel 1991. Nel 1994 su incarico del Strings Plus Festival di Kobe (Giappone) ha creato Mae Ploy, per quartetto d'archi ed electronics. Dello stesso anno è anche la composizione Banh Mi So, per Onde Martenot e piano, scritta per Takashi Harada e Aki Takahashi. Nel 1995, su incarico della della NTT/Japan ha creato un nuovo lavoro per internet, Yam Vun Sen, parte del IC95. Nel 1996 con il sostegno della Rockefeller Foundation, STONE ha composto la musica per The Noh Project, una collaborazione con il coreografo June Watanabe e il Maestro Noh Anshin Uchida. Nel 1997 su commissione di Bay Area Pianists e Cal Performances ha composto, Sa Rit Gol, per disklavier e pianista, parte delle celebrazioni per il Centenario di Henry Cowell alla UC Berkeley. Il brano è stato successivamente presentato anche in altri Festival fra cui Other Minds (San Francisco) e TonArt (Bern). La musica di Carl Stone è stata utilizzata da numerosi coreografi fra i quali Bill T. Jones, Setsuko Yamada, Ping Chong, June Watanabe, e Blondell Cummings. Le sue collaborazioni includono quelle con Michiko Akao, Sarah Cahill, Mineko Grimmer, Akira Kasai, Kuniko Kisanuki, Hae Kyung Lee, Tosha Meisho, Min Xiao-Fen, Yoshihide Otomo, Rudy Perez, Kazue Sawai, Stelarc, Aki Takahashi, Yuji Takahashi, Bruce e Norman Yonemoto e Z'ev. Carl STONE è stato presidente dell'American Music Center nel periodo 1992-95; è stato anche direttore di Meet the Composer/California dal 1981 al 1997, e direttore musicale di KPFK-fm a Los Angeles. Al momento conduce un programma radiofonico settimanale su KPFA, ed è con regolarità ospitato in programma radiofonici in Giappone dove collabora anche con la rivista Sound & Recording Magazine. Carl STONE è anche un ottimo cuoco e parla fluentemente giapponese. L'indirizzo del suo sito WWW è http://www.sukothai.com. Akira KASAI è una danzatore e coreografo che negli anni '60 ha con regolarità collaborato con i riconosciuti fondatori e maestri del butoh, Tatsumi Hijikata and Kazuo Ohno. Nel 1970 ha fondato Tenshi-Kan con cui ha lavorato per circa dieci anni. Negli anni 80 KASAI ha smesso di danzare, ha chiuso Tenshi-Kan e si è trasferito in Germania per studiare "Eurythmy", una forma di danza fondata dal filosofo mistico tedesco Rudolf Steiner. Nel 1994, KASAI, rinforzato dai suoi studi è ritornato sulle scene ed ha ripreso la sua carriera artistica creando molti nuovi lavori che sono stati presentati in Giappone, Europa ed America. Al momento vive a Tokyo.
36° Festival Interceltique de Lorient
AAVV

36° Festival Interceltique de Lorient

Au coeur de la musique bretonne - Vol.2
AAVV

Au coeur de la musique bretonne - Vol.2

OSMOSI
FABIO MARCONI / ALBERTO PEDERNESCHI / IVO BARBIERI

OSMOSI

OSMOSI, il progetto musicale composto da Fabio Marconi, Ivo Barbieri e Alberto Pederneschi, segna il proprio esordio discografico con un cd che assume lo stesso nome: Osmosi. Un materiale sonoro di marcata matrice mediterranea, che guarda ad Oriente e con una originale veste jazz-rock psichedelica. Danzano le infinite possibilità del Tutto finché una di esse, meravigliosamente, si manifesta nella sua unicità. Incarnation è contemplazione dell’energia che si fa materia, delle intenzioni che diventano realtà, una Genesi che dà vita a Yaram Sızlar Ağrır Başım, brano ispiratoproveniente da Şanlıurfa, città del Sud Est della Turchia, al quale la chitarra fretless suonata con l’ebow conferisce un sapore visionario e astratto. Soundscape I è una voce che prende coscienza di sé esplorando lo spazio circostante, inizialmente rarefatta come nebbia fino a diventare un grido che lancia Elif Dedim Be Dedim, altro branoispirato da una melodia anatolica proveniente da Kütahya, sita nella Turchia Occidentale. La batteria suonata con le mani e le spazzole, un lungo tema alla chitarra e un riff ipnotico sul solo di basso danno a questa versione un carattere di mantra. Il carattere esoterico di Soundscape II, ottenuto con piastre sonore e gong, introduce Kırmızı Paltolu Kız, brano scritto dal pianista e compositore turco Yiğit Özatalay: una melodia densa e struggente che trova nel tema finale la liberazione tanto sospirata. Dall’incontro con Yiğit, avvenuto molti anni fa in Italia, sono nate un’intensa amicizia e una florida collaborazione. Un breve Taksim in Fa maggiore funge da preludio per Eklil, brano del cantante e polistrumentista tunisino Dhaffer Youssef. La lunga e articolata parte scritta alla chitarra, originalmente suonata con l’oud, è finemente contrappuntata dal basso che a tratti suona come una percussione e da una batteria suonata con le mani. Besa Shqiptare è un brano Albanese, in cui si celebra la Besa, la parola d’onore. All’inizio il ritmo lento del basso crea la tela sulla quale la batteria dipinge immagini che si susseguono sempre più veloci, fino a raggiungere il punto di non ritorno e tuffarsi nell’isteria acida di una corsa in tempo dispari. Infine Ubiquity. La singolarità si è manifestata e ora non resta che fondersi nuovamente con il Tutto. Definitivamente persi in un luogo non luogo, in un tempo sospeso; solo pochi echi, lontani.
Per sentieri di festa
DOMENICHETTI Marco & SCURATI Daniele

Per sentieri di festa

Invention & Alchemy
HENSON-CONANT Deborah

Invention & Alchemy

A collection of Musical Short Stories performed by harpist Deborah Henson-Conant, featuring The Grand Rapids Symphony
Banda Olifante
BANDA OLIFANTE

Banda Olifante

Nel proseguire il nostro metodico lavoro di ricerca teso a rivelare agli appassionati sempre nuovi artisti e gruppi emergenti, siamo lieti di presentare il debutto discografico di un’ampia formazione italiana che, ne siamo certi, non mancherà di suscitare interesse e curiosità. La BANDA OLIFANTE, che può vantare tra le sue fila musicisti di esperienza, si poggia su un organico costituito da una dozzina di elementi fondato essenzialmente sull’interazione di fiati e percussioni. L’orchestra è guidata, nelle scelte artistiche e musicali, da Stefano Bertozzi (clarinetti e sax alto) e Massimo Eusebio (darabouka, percussioni), che propongono un repertorio articolato e ricco di sfumature stilistiche. Se il nome può far pensare a una classica banda di paese impegnata a rallegrare la festa patronale, l’ascolto del disco ci introduce in realtà sin dai primi momenti in una dimensione decisamente allargata e internazionale. Perché notevoli sono anche le affinità con le big band jazzistiche, così come affiorano similitudini con le formazioni di afro-funk, mentre allo stesso tempo non mancano né i riferimenti al mondo balcanico (filtrato in una dimensione elegante e raffinata) né a quello sudamericano. Il tutto rielaborato secondo un gusto originale che tende a metabolizzare i modelli di partenza per offrire all’ascolto sovrapposizioni polifoniche di ottima fattura e continue e trascinanti variazioni ritmiche. A battezzare l’esordio su disco della BANDA OLIFANTE sono intervenuti numerosi e prestigiosi ospiti, a dimostrazione intrinseca dell’evidente valore di questo ensemble. Il francese Michel Godard ha così apportato il dinamismo ironico del suo basso tuba, Frank London un po’ di eredità klezmer in stile downtown, Cesare Dell’Anna il fuoco mediterraneo di cui è capace la sua tromba, il senegalese As Niang la magia dei “tamburi parlanti”, Simone Zanchini la brillante poesia della sua fisarmonica. Ultima arrivata tra le orchestre italiane, la BANDA OLIFANTE si pone insomma fin da subito ai vertici della specialità, offrendoci un suono di frontiera aperto a molte influenze ma non per questo frammentario, privo di contenuti e frutto di semplicistiche riletture.
Ghetto Songs (Venice and beyond)
FRANK LONDON

Ghetto Songs (Venice and beyond)

Dal secolare ghetto ebraico di Venezia, da cui trae origine la stessa parola ghetto, nasce l’idea del nuovo lavoro di FRANK LONDON. Il termine ghetto già all’inizio del ventesimo secolo veniva usato in senso più generale per indicare gli affollati quartieri abitati dalle minoranze etniche. Nel 2016, in occasione delle celebrazioni del cinque centenario del ghetto veneziano, FRANK LONDON è stato invitato a curare dalla Fondazione BEIT Venezia, Casa della Cultura Ebraica, ideatrice del progetto, la composizione delle musiche per la prima messinscena storica de Il Mercante di Venezia (Shakespeare) realizzata nella sua originale ambientazione: il ghetto. Successivamente, nel 2019, sempre con il contributo artistico di FRANK LONDON, é stato organizzato un concerto che ha raccolto le varie voci di quel luogo. Ispirato da queste esperienze, nasce l’album Ghetto Songs, le cui tracce ci guidano in un viaggio musicale che si muove nello spazio e nel tempo toccando le svariate comunità ebraiche in giro per il mondo. Dal Ghetto di Venezia a Varsavia, alla Mellah di Marrakesh, da Harlem e Los Angeles a Cape Town. Le atmosfere musicali sono sempre diverse: dal mondo felliniano che apre la registrazione (Amore an) a quello seicentesco della seconda traccia (O dolcezz’amarissime). Dal canto folk Yiddish del ghetto di Cracovia (Minutn fun Bitokhn), alle voci della Mellah di Marrakesh (Nirdi Natan Reiho), passando per il ghetto di Città del Capo (Accordion Jive), fino alla universalizzazione del concetto di ghetto di The World is a Ghetto, rilettura della hit dei War di Eric Burdon. FRANK LONDON, con la sua curiosità per le musiche altre, siano esse esotiche o nostalgie d’altri tempi, compone e tiene sapientemente le fila di questo affascinante intreccio di suoni, di voci e di lingue. FRANK LONDON, vincitore del prestigioso Grammy Award, è co-fondatore dei Klezmatics. Le sue opere principali includono l’opera yiddish in un nightclub cubano Hatuey Memory of Fire; Salomé, Woman of Valor (con la poetessa Adeena Karasick); Jewish Music from Astro-Hungary, con la Glass House Orchestra; l’opera folk A Night In The Old Marketplace, 1001 Voices: Symphony for a New America. Nella sua carriera ha collaborato con John Zorn, Itzhak Perlman, Pink Floyd, LL Cool J, Mel Tormé, Lester Bowie, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Robert Wilson e Vinicio Capossela. Ha partecipato in più di 500 CD ed è apparso in Sex and the City. LONDON ha riunito per questa registrazione un cast incredibile. Maestri di stili e generi più diversi fra cui tre vincitori di Grammy-Award e vari collaboratori di una lunga lista di importanti artisti. Il tenore libanese-americano Karim Sulayman (tracce 1,2,5,6,7,10,12) vincitore del Grammy 2019 nella categoria Best Classical Solo vocal è un esperto interprete di musica barocca e rinascimentale. La cantor Svetlana ‘Sveta’ Kundish (tracce 2,3,5,7,10,12) nata in Ukraina, ha vissuto in Italia, Israele e Germania, dove oggi risiede. Artista estremamente versatile, spaziando fra musica sacra classica, folk sperimentale, Sveta ha studiato canto Yiddish con il leggendario Nechama Lifshitz. Opera al Prayner Konservatorium di Vienna ed è stata ordinata cantor al Abraham Geiger Kolleg di Berlino. Yaakov “Yanky” Lemmer (tracce 4,11) è il più promettente fra i Khazns (cantanti religiosi ebraici) di nuova generazione. Dedicatosi al vecchio stile cantoriale, ha iniziato la sua carriera vocale come solista principale del Young Israel Bethel Choir di Brooklyn, dove ha avuto come mentore il rinomato cantor Ben Zion Miller. Yaakov si è guadagnato una borsa di studio alla Belz School, scuola di musica ebraica presso l’Università Yeshiva, dove ha studiato con i Cantor Joseph Malovany e Bernard Beer e con il celeberrimo Noach Schall. Il chitarrista e cantante Brandon Ross (traccia 9)ha lavorato e collaborato con le più innovative espressioni del jazz moderno e non solo. Fra le sue varie collaborazioni citiamo Henry Threadgill, Wadada Leo Smith, Cassandra Wilson, Jewel, Tony Williams, Oliver Lake, Lawrence D. "Butch" Morris, Bill Frisell, Me'Shell N'degeocello, Arrested Development, Archie Shepp, Muhal Richard Abrams. La rivista Jazz Times di lui ha scritto: Ross è l’eroe della chitarra postmoderna, un virtuoso dello strumento che non appartiene ad alcun stile o suono o genere ed è in grado di muoversi disinvoltamente tra aggressivi fraseggi ricchi di feedback elettronici e suoni di più delicata bellezza. Ross dirige il trio sperimentale Harriet Tubman, (comprendente il bassista Melvin Gibbs ed il batterista JT Lewis). Il Percussionista Kenny Wollesen ha registrato e suonato in concerti con Tom Waits, Sean Lennon, Bill Frisell, Norah Jones, John Lurie e John Zorn. E’ fra altro il fondatore del New Klezmer Trio, nonché membro delle formazioni Sex Mob e Himalayas. La violoncellista Marika Hughes è cresciuta in una famiglia di musicisti, suo nonno era il grande violoncellista Emanuel Feuermann. Marika ha all’attivo collaborazioni con Whitney Houston, Lou Reed, Anthony Braxton, David Byrne, Adele, Henry Threadgill, D’Angelo, Idina Menzel, Nels Cline, e Taylor Mac. Il Bassista Gregg August ha collaborato e registrato con la The New York Philharmonic, Steve Reich, Bang on a Can All Stars, Ornette Coleman, Chick Corea, Branford Marsalis e Arturo O’Farrill’s Afro-Latin Jazz Orchestra, con cui ha vinto 5 Grammy awards. E’ inoltre stato inserito dai critici della rivista Downbeat fra le migliori rivelazioni negli anni 2013, 2015 e 2017.
Leuca
ANDRIOLI Rachele

Leuca

Ecco il primo lavoro discografico in veste da solista di Rachele Andrioli, cantautrice e polistrumentista di assoluto talento. In Leuca l'artista salentina volge il suo sguardo musicale sul mondo come un faro, partendo dalla “fine della terra”, suo luogo di nascita e appartenenza: il Capo di Leuca. Il lavoro è il frutto degli ultimi anni di ricerca sulle tradizioni musicali che legano il Salento a ogni Sud del Mondo; la musica e i testi raccontano storie mediterranee sospese tra verità e leggenda. Un progetto che guarda il mare, attraversato da onde tutte al femminile che rinnovano la tradizione grazie alla partecipazione di Coro a Coro, un ensemble di circa 40 voci di donne fondato e diretto da Rachele. Presenti anche alcuni brani d’autore che rendono omaggio ad alcuni artisti come Victor Jara, Enzo Avitabile, Nusrat Fateh Ali Khan, Rina Durante. A spiccare sono la voce e la grande forza interpretativa di Rachele e l’originalità delle sue composizioni che disegnano una modalità di fare musica concentrata sulle emozioni sollecitate da una melodia, da un ritmo, da un testo ogni volta sorprendente. Ad accompagnare l’uscita del disco alcuni videoclip tra cui “Fimmana De Mare” e un tour di concerti che tocca tante località italiane ed estere. BIO RACHELE ANDRIOLI Rachele Andrioli ha acquisito un ruolo importante nell’ambito delle nuove proposte artistiche pugliesi testimoniato da una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Vanta la partecipazione a prestigiosi festival, in solo e con varie formazioni musicali di world music, jazz e classica collaborando con importanti artisti internazionali quali Arto Lindsay, Piers Faccini, Baba Sissoko, Roopa Mahadevan. Nel suo lavoro di ricerca per uno sviluppo della voce secondo stilemi della tradizione utilizzando tecniche innovative, Rachele parte dal repertorio popolare pugliese per fonderlo abilmente con altri mondi musicali. Nel live, accompagna la sua voce con tamburi a cornice, flauti armonici, scacciapensieri, strumenti a corde, facendo un uso sapiente dell’elettronica. Realizza laboratori di canto polifonico in Italia e all’estero e ha fondato il laboratorio corale femminile “Coro a Coro”, che accoglie tante donne da tutto il Salento.
Distribuito da Felmay
Fado Attarantado
EPIFANI Mimmo / BARROS Josè

Fado Attarantado

Mimmo Epifani è considerato dalla critica un performer notevole, soprattutto per le innovative tecniche d’improvvisazione applicate ai suoi strumenti, il mandolino e la mandola: ad esempio la tecnica della mandola alla “barbiere”, così chiamata perché veniva insegnata agli allievi in un salone da barbiere a San Vito dei Normanni. Da tale originalissimo contesto nasce l’ispirazione per le sue composizioni che condensano un gusto antico per la melodia e una forza ritmica dai tratti modernissimi. In questo ultimo progetto, “Fado Attarantado”, Mimmo Epifani riesce ad amalgamare stili e tradizioni diverse, fondendo la pizzica pugliese con le ritmiche e i suoni dell’Estremadura lusitana, grazie alla collaborazione con il multistrumentista portoghese Josè Barros. Il disco è un’occasione per ascoltare diavolerie ritmiche e armoniose serenate in un repertorio molto coinvolgente.
Distribuito da Felmay
Sifr
MOTUS LAEVUS

Sifr

Motus Laevus in latino ha numerosi significati ed interpretazioni: letteralmente tradotto in “movimento inverso” può significare anche “senso antiorario” o “moto sinistro”, anche nell’accezione positiva attribuita dai latini all’oriente. Tutto e il contrario di tutto, a sottolineare il fatto che le parole, come la musica, racchiudono in se molteplici direzioni e forme, nel tempo e nel luogo, un mondo senza confini. Nel progetto Motus Laevus coesistono naturalmente suoni e linguaggi musicali di strumenti antichi e moderni, acustici ed elettrici, brani originali e tradizionali, in un meltin pot dove la musica world si avvicina al jazz contemporaneo, canti sloveni e cultura europea si fondono con danze nordafricane e orientali, composizioni dell’est dai tempi composti vengono miscelate a scale mediorientali greco turche. In questo “Motus” tutto si evolve e si trasforma ad ogni esecuzione del gruppo. “Sifr” è una parola araba che significa “zero” o “vuoto”. Questa parola fu tradotta dai latini per assonanza, in “Zephirum” (Zefiro), una figura della mitologia greca che personificava il vento di ponente che spira in modo quasi inavvertito. Anche la parola “cifra” deriva dallo stesso termine. Sifr è dunque il nulla, il vuoto, lo zero, ma anche un nulla che prende forma e dimensione e diventa un numero a sua volta. Questo nuovo lavoro discografico crea un ponte culturale tra Occidente, medioriente ed est europeo e si muove musicalmente come un vento che porta con se melodie tradizionali e brani originali intrisi di culture differenti. Una musica fatta di suoni e silenzi, di pieni e vuoti che fluiscono naturalmente tra composizione e improvvisazione grazie alla sinergia e all’interplay dei tre artisti e dei loro ospiti. Jazz e world music si incontrano, si intrecciano e si ridefiniscono in un sincretismo musicale che diventa un nuovo linguaggio: quello di Motus Laevus.
La vida fin finala
SETTE Renat & DESSI' Gianluca

La vida fin finala

Dal 1993 Renat Sette collabora con il poeta e storico Jean-Yves Royer. Compagni di viaggio in terre occitane e soprattutto in Alta Provenza, hanno lavorato sul repertorio tradizionale occitano e sulla ricerca sul campo nella zona di Forcalquier. Questa trentennale collaborazione ha arricchito molti degli spettacoli di Renat. La lista dei suoi incontri musicali è lunga: in Provenza ("Cantar", "Enamorada Madalena"...) ma anche Piemonte (Dona bèla, Baia trio), Sardegna ("Amada" con il duo Elva Lutza), Bretagna ( "Chants de Bretagne et d'Occitanie" con Yann Fanch Kemener)... Inoltre, appassionato di poesia, Renat aveva già messo in musica poeti contemporanei come Serge Bec e Guy Mathieu... Era quindi del tutto naturale che si cimentasse nel comporre e plasmare queste 18 canzoni tratte dalla raccolta di poesie "Les temps passats" di Jean -Yves Royer. Per farlo, ha scelto tra i suoi compagni musicali l'amico e chitarrista sardo Gianluca Dessì. Già suo chitarrista in molti concerti in Francia, Italia, Spagna, è lui a creare gli arrangiamenti. Il suo modo di suonare fa sì che strumento e voce siano un corpo unico al servizio del testo. Renat Sette e Gianluca Dessì hanno tratto ispirazione da un universo musicale molto personale con richiami alla tradizione ma con un'espressività contemporanea. Il repertorio predilige la struttura poetica del sonetto. Le poesie raccontano le emozioni del poeta, il suo rapporto con l'infanzia ("L'Odor de Sampechier", « Vaqui que Siam en Mai »), gli amori (« La Luna », "Lo Còp Venent Venguet") ; una particolare enfasi è posta sul cuore ("Un Còr Passit", "T'escoteles"). Accenna anche ai suoi punti di vista sulla vita ("La Vida Fin Finala"), la parola... La voce calda e potente, la grande esperienza sul palco e il suo importante lavoro nella trasmissione orale fanno di Renat Sette una delle figure più riconosciute della canzone popolare provenzale e della tradizione occitana in generale. Nato a Nizza, Renat è cresciuto nella cultura e nella lingua tipica delle zone interne della Provincia nizzarda. Cantante dell’Alta Provenza, tra i più carismatici esponenti del revival della musica provenzale, Sette è conosciuto per le sue performance a cappella e le collaborazioni con gruppi musicali dei paesi del Mediterraneo. La sua discografia copre generi che vanno dal tradizionale al folk revival, fino alla world music e alla canzone d'autore. Gianluca Dessì, sardo, chitarrista / compositore dalla lunga esperienza, ha fondato nel 2011 il duo Elva Lutza insieme al trombettista Nico Casu, a cui si è aggiunta poi la voce preziosa di Ester Formosa. Da 2015 è chitarrista della storica band sarda Cordas et Cannas.
Roda
ELEONORA BORDONARO

Roda

Nove brani originali che spaziano tra world , rock, pop con sonorità forti e cantati in un dialetto nato nell’IX secolo per il primo album in assoluto in Galloitalico di San Fratello, il lombardo di Sicilia, parlato da un piccola comunità ai margini dei boschi dell’Etna e di fronte alle Isole Eolie. Un dialetto “resistente” che risale all’IX secolo per un disco dalle sonorità contemporanee che si mescolano agli “sgrigni” delle trombe ad un solo pistone, modello 1884, che caratterizzano la musica di questo piccolo centro siciliano. Si intitola RODA (in italiano “Lei”) questo album della cantautrice di Paternò ELEONORA BORDONARO. Brani inediti, dove l’elettronica convive felicemente con alcuni strumenti tradizionali siciliani e con le trombe di San Fratello intorno alle quali Puccio Castrogiovanni, arrangiatore e coautore delle musiche, ha costruito un intero mondo sonoro. Un progetto che affonda le sue radici nella storia, attraverso un dialetto parlato da non più di 3.500 persone che si concentrano in un piccolo paese di montagna. “L’idea – racconta Eleonora Bordonaro - era quella di testimoniare una lingua che combatte per rimanere in vita, testimoniarla attraverso l’integrazione del mondo sonoro tradizionale del luogo e con la creatività contemporanea”. Un progetto in bilico tra festa popolare, dancehall, saggio antropologico, raduno rock, fumetto e visione mistica. Roda è Lei, Adelasia del Vasto, che ha guidato un viaggio di genti e cambiato la storia. Sono le donne che preparano la festa degli uomini.
Distribuito da Felmay
Al ritmo della luna
CLARA GRAZIANO

Al ritmo della luna

“Al ritmo della luna” è il primo disco solista di una delle autrici e interpreti più efficaci della musica popolare italiana circense e vuole essere un diario lunare del suo percorso artistico in grado di raccontare le varie forme del suo lavoro creativo. Collaborano alla produzione diversi ospiti in grado di dare un originale spessore armonico e ritmico al repertorio, nello stile unico di Clara Graziano. A tutti loro è dedicato un pensiero di ringraziamento: “Tony Esposito mio mito da sempre, Lucilla Galeazzi con la sua voce che arriva al cuore, le ritmiche di Arnaldo Vacca, la presenza timbrica della voce di Gabriella Aiello, Raffaello Simeoni che rende opera d’arte tutto ciò che disegna e suona, il “mood/oud” di Ziad Trabelsi, la complicità di Gabriele Coen, il tocco musicale di Paolo Rocca”. Ma è nella sinuosità melodica e nella forza ritmica che caratterizzano ciascun brano dell’album, che Clara Graziano conferma la sua felice vena compostitiva che permette all’ascoltatore letteralmente di viaggiare in diversi e contigui mondi musicali, senza mai perdere il filo rosso di un libero fantasticare. Il progetto è anche un collaudato live che vede in scena preziosi artisti come Gabriele Coen, Sasa Flauto, Alessia Salvucci, Rosario Liberti, in una formazione in grado di raccontare tutto il percorso musicale fatto “al ritmo della luna”. Clara Graziano è una delle musiciste più attive in ambito popolare e world music con diversi progetti da lei fondati – come il CIRCO DIATONICO e LA BANDA DELLA RICETTA – o nei quali è colonna fondamentale – o nei quali è coinvolta, come ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA e FAMIGLIA MARAVIGLIA. E’ autrice di numerose composizioni che hanno avuto largo impiego anche in molti spettacoli di compagnie teatrali che hanno scelto le sue musiche per le loro produzioni.
Distribuito da Felmay