Exusiai
STONE Carl

Exusiai

Exusiai è la musica che Carl STONE ha composto per il coreografo e danzatore giapponese AKIRA KASAI Come Carl STONE scrive nelle note di copertina del CD, Exusiai, tematicamente, è una danza su quella particolare forza vitale che esiste nella materia inorganica dei minerali. Un esempio di questa forza è il cristallo che si forma e cresce all'interno di una altra roccia. Tale forza vitale minerale si pone in contrasto alla forza vitale biologica come è ad esempio quella delle piante. Un progetto che è «organicamente» morto può infatti essere vivo dal punto di vista di Exusiai. Strutturalmente, il balletto Exusiai dura circa 90 minuti e consiste di sei sezioni per ensemble che si alternano a sei sezioni in solo, danzate dallo stesso Akira KASAI, molte di queste sono senza musica. Per le sezioni in solo STONE e KASAI hanno stabilito che idealmente dpveva esistere una continuità musicale lungo tutto il brano, suoni molto semplici che desserom però chiaramente al pubblico l'idea della continuità della vita minerale. A differenza delle sezioni in solo quelle per ensemble hanno una loro peculiare sonorità che si evidenzia fin dagli stessi titoli. Il risultato finale è un lavoro «organico», puro ed essenziale. Biografie CARL STONE è stato definito dal Village Voice «uno dei migliori compositori americani oggi in attività». Nato a Los Angeles e residente oggi a San Francisco, STONE ha studiato composizione al California Institute of the Arts con Morton Subotnick e James Tenney. Ha composto con continuità musica elettro-acustica fin dal 1972. Suoi lavori sono stati eseguiti U.S., Canada, Europa, Asia, Australia, Sud America ed in Medio Oriente. STONE ha ricevuto numerosi riconoscimenti per le sue composizioni, fra gli altri il Freeman Award per il suo lavoro Hop Ken; ha anche ricevuto un finanziamento dal National Endowment for the Arts Media Program per la sua composizione radiofonica Se Jong. Nel 1984 gli è stato commissionato un lavoro eseguito durante l'Olympic Arts Festival in Los Angeles. Sue composizioni sono state utilizate dal coreografo Bill T. Jones per la produzione 1-2-3. Nel 1989 The Museum of Contemporary Art, Los Angeles gli ha commissionato un nuovo lavoro, Thonburi, che è entrato a far parte della serie radiofonica «Territory of Art». Nel 1991 ha ricevuto commissioni da Michiko Akao (She Gol Jib, per flauto tradizionale giapponese ed electronics), Sumire Yoshihara (Rezukuja, per percussioni ed electronics) e Sony PCL (Recurring Cosmos, per Video ad Alta Definizione ed electronics), lavoro che è stato premiato all'International Electric Cinema Festival in Svizzera nel 1991. Nel 1994 su incarico del Strings Plus Festival di Kobe (Giappone) ha creato Mae Ploy, per quartetto d'archi ed electronics. Dello stesso anno è anche la composizione Banh Mi So, per Onde Martenot e piano, scritta per Takashi Harada e Aki Takahashi. Nel 1995, su incarico della della NTT/Japan ha creato un nuovo lavoro per internet, Yam Vun Sen, parte del IC95. Nel 1996 con il sostegno della Rockefeller Foundation, STONE ha composto la musica per The Noh Project, una collaborazione con il coreografo June Watanabe e il Maestro Noh Anshin Uchida. Nel 1997 su commissione di Bay Area Pianists e Cal Performances ha composto, Sa Rit Gol, per disklavier e pianista, parte delle celebrazioni per il Centenario di Henry Cowell alla UC Berkeley. Il brano è stato successivamente presentato anche in altri Festival fra cui Other Minds (San Francisco) e TonArt (Bern). La musica di Carl Stone è stata utilizzata da numerosi coreografi fra i quali Bill T. Jones, Setsuko Yamada, Ping Chong, June Watanabe, e Blondell Cummings. Le sue collaborazioni includono quelle con Michiko Akao, Sarah Cahill, Mineko Grimmer, Akira Kasai, Kuniko Kisanuki, Hae Kyung Lee, Tosha Meisho, Min Xiao-Fen, Yoshihide Otomo, Rudy Perez, Kazue Sawai, Stelarc, Aki Takahashi, Yuji Takahashi, Bruce e Norman Yonemoto e Z'ev. Carl STONE è stato presidente dell'American Music Center nel periodo 1992-95; è stato anche direttore di Meet the Composer/California dal 1981 al 1997, e direttore musicale di KPFK-fm a Los Angeles. Al momento conduce un programma radiofonico settimanale su KPFA, ed è con regolarità ospitato in programma radiofonici in Giappone dove collabora anche con la rivista Sound & Recording Magazine. Carl STONE è anche un ottimo cuoco e parla fluentemente giapponese. L'indirizzo del suo sito WWW è http://www.sukothai.com. Akira KASAI è una danzatore e coreografo che negli anni '60 ha con regolarità collaborato con i riconosciuti fondatori e maestri del butoh, Tatsumi Hijikata and Kazuo Ohno. Nel 1970 ha fondato Tenshi-Kan con cui ha lavorato per circa dieci anni. Negli anni 80 KASAI ha smesso di danzare, ha chiuso Tenshi-Kan e si è trasferito in Germania per studiare "Eurythmy", una forma di danza fondata dal filosofo mistico tedesco Rudolf Steiner. Nel 1994, KASAI, rinforzato dai suoi studi è ritornato sulle scene ed ha ripreso la sua carriera artistica creando molti nuovi lavori che sono stati presentati in Giappone, Europa ed America. Al momento vive a Tokyo.
36° Festival Interceltique de Lorient
AAVV

36° Festival Interceltique de Lorient

Au coeur de la musique bretonne - Vol.2
AAVV

Au coeur de la musique bretonne - Vol.2

OSMOSI
FABIO MARCONI / ALBERTO PEDERNESCHI / IVO BARBIERI

OSMOSI

OSMOSI, il progetto musicale composto da Fabio Marconi, Ivo Barbieri e Alberto Pederneschi, segna il proprio esordio discografico con un cd che assume lo stesso nome: Osmosi. Un materiale sonoro di marcata matrice mediterranea, che guarda ad Oriente e con una originale veste jazz-rock psichedelica. Danzano le infinite possibilità del Tutto finché una di esse, meravigliosamente, si manifesta nella sua unicità. Incarnation è contemplazione dell’energia che si fa materia, delle intenzioni che diventano realtà, una Genesi che dà vita a Yaram Sızlar Ağrır Başım, brano ispiratoproveniente da Şanlıurfa, città del Sud Est della Turchia, al quale la chitarra fretless suonata con l’ebow conferisce un sapore visionario e astratto. Soundscape I è una voce che prende coscienza di sé esplorando lo spazio circostante, inizialmente rarefatta come nebbia fino a diventare un grido che lancia Elif Dedim Be Dedim, altro branoispirato da una melodia anatolica proveniente da Kütahya, sita nella Turchia Occidentale. La batteria suonata con le mani e le spazzole, un lungo tema alla chitarra e un riff ipnotico sul solo di basso danno a questa versione un carattere di mantra. Il carattere esoterico di Soundscape II, ottenuto con piastre sonore e gong, introduce Kırmızı Paltolu Kız, brano scritto dal pianista e compositore turco Yiğit Özatalay: una melodia densa e struggente che trova nel tema finale la liberazione tanto sospirata. Dall’incontro con Yiğit, avvenuto molti anni fa in Italia, sono nate un’intensa amicizia e una florida collaborazione. Un breve Taksim in Fa maggiore funge da preludio per Eklil, brano del cantante e polistrumentista tunisino Dhaffer Youssef. La lunga e articolata parte scritta alla chitarra, originalmente suonata con l’oud, è finemente contrappuntata dal basso che a tratti suona come una percussione e da una batteria suonata con le mani. Besa Shqiptare è un brano Albanese, in cui si celebra la Besa, la parola d’onore. All’inizio il ritmo lento del basso crea la tela sulla quale la batteria dipinge immagini che si susseguono sempre più veloci, fino a raggiungere il punto di non ritorno e tuffarsi nell’isteria acida di una corsa in tempo dispari. Infine Ubiquity. La singolarità si è manifestata e ora non resta che fondersi nuovamente con il Tutto. Definitivamente persi in un luogo non luogo, in un tempo sospeso; solo pochi echi, lontani.
Per sentieri di festa
DOMENICHETTI Marco & SCURATI Daniele

Per sentieri di festa

Invention & Alchemy
HENSON-CONANT Deborah

Invention & Alchemy

A collection of Musical Short Stories performed by harpist Deborah Henson-Conant, featuring The Grand Rapids Symphony
Banda Olifante
BANDA OLIFANTE

Banda Olifante

Nel proseguire il nostro metodico lavoro di ricerca teso a rivelare agli appassionati sempre nuovi artisti e gruppi emergenti, siamo lieti di presentare il debutto discografico di un’ampia formazione italiana che, ne siamo certi, non mancherà di suscitare interesse e curiosità. La BANDA OLIFANTE, che può vantare tra le sue fila musicisti di esperienza, si poggia su un organico costituito da una dozzina di elementi fondato essenzialmente sull’interazione di fiati e percussioni. L’orchestra è guidata, nelle scelte artistiche e musicali, da Stefano Bertozzi (clarinetti e sax alto) e Massimo Eusebio (darabouka, percussioni), che propongono un repertorio articolato e ricco di sfumature stilistiche. Se il nome può far pensare a una classica banda di paese impegnata a rallegrare la festa patronale, l’ascolto del disco ci introduce in realtà sin dai primi momenti in una dimensione decisamente allargata e internazionale. Perché notevoli sono anche le affinità con le big band jazzistiche, così come affiorano similitudini con le formazioni di afro-funk, mentre allo stesso tempo non mancano né i riferimenti al mondo balcanico (filtrato in una dimensione elegante e raffinata) né a quello sudamericano. Il tutto rielaborato secondo un gusto originale che tende a metabolizzare i modelli di partenza per offrire all’ascolto sovrapposizioni polifoniche di ottima fattura e continue e trascinanti variazioni ritmiche. A battezzare l’esordio su disco della BANDA OLIFANTE sono intervenuti numerosi e prestigiosi ospiti, a dimostrazione intrinseca dell’evidente valore di questo ensemble. Il francese Michel Godard ha così apportato il dinamismo ironico del suo basso tuba, Frank London un po’ di eredità klezmer in stile downtown, Cesare Dell’Anna il fuoco mediterraneo di cui è capace la sua tromba, il senegalese As Niang la magia dei “tamburi parlanti”, Simone Zanchini la brillante poesia della sua fisarmonica. Ultima arrivata tra le orchestre italiane, la BANDA OLIFANTE si pone insomma fin da subito ai vertici della specialità, offrendoci un suono di frontiera aperto a molte influenze ma non per questo frammentario, privo di contenuti e frutto di semplicistiche riletture.
Ghetto Songs (Venice and beyond)
FRANK LONDON

Ghetto Songs (Venice and beyond)

Dal secolare ghetto ebraico di Venezia, da cui trae origine la stessa parola ghetto, nasce l’idea del nuovo lavoro di FRANK LONDON. Il termine ghetto già all’inizio del ventesimo secolo veniva usato in senso più generale per indicare gli affollati quartieri abitati dalle minoranze etniche. Nel 2016, in occasione delle celebrazioni del cinque centenario del ghetto veneziano, FRANK LONDON è stato invitato a curare dalla Fondazione BEIT Venezia, Casa della Cultura Ebraica, ideatrice del progetto, la composizione delle musiche per la prima messinscena storica de Il Mercante di Venezia (Shakespeare) realizzata nella sua originale ambientazione: il ghetto. Successivamente, nel 2019, sempre con il contributo artistico di FRANK LONDON, é stato organizzato un concerto che ha raccolto le varie voci di quel luogo. Ispirato da queste esperienze, nasce l’album Ghetto Songs, le cui tracce ci guidano in un viaggio musicale che si muove nello spazio e nel tempo toccando le svariate comunità ebraiche in giro per il mondo. Dal Ghetto di Venezia a Varsavia, alla Mellah di Marrakesh, da Harlem e Los Angeles a Cape Town. Le atmosfere musicali sono sempre diverse: dal mondo felliniano che apre la registrazione (Amore an) a quello seicentesco della seconda traccia (O dolcezz’amarissime). Dal canto folk Yiddish del ghetto di Cracovia (Minutn fun Bitokhn), alle voci della Mellah di Marrakesh (Nirdi Natan Reiho), passando per il ghetto di Città del Capo (Accordion Jive), fino alla universalizzazione del concetto di ghetto di The World is a Ghetto, rilettura della hit dei War di Eric Burdon. FRANK LONDON, con la sua curiosità per le musiche altre, siano esse esotiche o nostalgie d’altri tempi, compone e tiene sapientemente le fila di questo affascinante intreccio di suoni, di voci e di lingue. FRANK LONDON, vincitore del prestigioso Grammy Award, è co-fondatore dei Klezmatics. Le sue opere principali includono l’opera yiddish in un nightclub cubano Hatuey Memory of Fire; Salomé, Woman of Valor (con la poetessa Adeena Karasick); Jewish Music from Astro-Hungary, con la Glass House Orchestra; l’opera folk A Night In The Old Marketplace, 1001 Voices: Symphony for a New America. Nella sua carriera ha collaborato con John Zorn, Itzhak Perlman, Pink Floyd, LL Cool J, Mel Tormé, Lester Bowie, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Robert Wilson e Vinicio Capossela. Ha partecipato in più di 500 CD ed è apparso in Sex and the City. LONDON ha riunito per questa registrazione un cast incredibile. Maestri di stili e generi più diversi fra cui tre vincitori di Grammy-Award e vari collaboratori di una lunga lista di importanti artisti. Il tenore libanese-americano Karim Sulayman (tracce 1,2,5,6,7,10,12) vincitore del Grammy 2019 nella categoria Best Classical Solo vocal è un esperto interprete di musica barocca e rinascimentale. La cantor Svetlana ‘Sveta’ Kundish (tracce 2,3,5,7,10,12) nata in Ukraina, ha vissuto in Italia, Israele e Germania, dove oggi risiede. Artista estremamente versatile, spaziando fra musica sacra classica, folk sperimentale, Sveta ha studiato canto Yiddish con il leggendario Nechama Lifshitz. Opera al Prayner Konservatorium di Vienna ed è stata ordinata cantor al Abraham Geiger Kolleg di Berlino. Yaakov “Yanky” Lemmer (tracce 4,11) è il più promettente fra i Khazns (cantanti religiosi ebraici) di nuova generazione. Dedicatosi al vecchio stile cantoriale, ha iniziato la sua carriera vocale come solista principale del Young Israel Bethel Choir di Brooklyn, dove ha avuto come mentore il rinomato cantor Ben Zion Miller. Yaakov si è guadagnato una borsa di studio alla Belz School, scuola di musica ebraica presso l’Università Yeshiva, dove ha studiato con i Cantor Joseph Malovany e Bernard Beer e con il celeberrimo Noach Schall. Il chitarrista e cantante Brandon Ross (traccia 9)ha lavorato e collaborato con le più innovative espressioni del jazz moderno e non solo. Fra le sue varie collaborazioni citiamo Henry Threadgill, Wadada Leo Smith, Cassandra Wilson, Jewel, Tony Williams, Oliver Lake, Lawrence D. "Butch" Morris, Bill Frisell, Me'Shell N'degeocello, Arrested Development, Archie Shepp, Muhal Richard Abrams. La rivista Jazz Times di lui ha scritto: Ross è l’eroe della chitarra postmoderna, un virtuoso dello strumento che non appartiene ad alcun stile o suono o genere ed è in grado di muoversi disinvoltamente tra aggressivi fraseggi ricchi di feedback elettronici e suoni di più delicata bellezza. Ross dirige il trio sperimentale Harriet Tubman, (comprendente il bassista Melvin Gibbs ed il batterista JT Lewis). Il Percussionista Kenny Wollesen ha registrato e suonato in concerti con Tom Waits, Sean Lennon, Bill Frisell, Norah Jones, John Lurie e John Zorn. E’ fra altro il fondatore del New Klezmer Trio, nonché membro delle formazioni Sex Mob e Himalayas. La violoncellista Marika Hughes è cresciuta in una famiglia di musicisti, suo nonno era il grande violoncellista Emanuel Feuermann. Marika ha all’attivo collaborazioni con Whitney Houston, Lou Reed, Anthony Braxton, David Byrne, Adele, Henry Threadgill, D’Angelo, Idina Menzel, Nels Cline, e Taylor Mac. Il Bassista Gregg August ha collaborato e registrato con la The New York Philharmonic, Steve Reich, Bang on a Can All Stars, Ornette Coleman, Chick Corea, Branford Marsalis e Arturo O’Farrill’s Afro-Latin Jazz Orchestra, con cui ha vinto 5 Grammy awards. E’ inoltre stato inserito dai critici della rivista Downbeat fra le migliori rivelazioni negli anni 2013, 2015 e 2017.
Leuca
ANDRIOLI Rachele

Leuca

Ecco il primo lavoro discografico in veste da solista di Rachele Andrioli, cantautrice e polistrumentista di assoluto talento. In Leuca l'artista salentina volge il suo sguardo musicale sul mondo come un faro, partendo dalla “fine della terra”, suo luogo di nascita e appartenenza: il Capo di Leuca. Il lavoro è il frutto degli ultimi anni di ricerca sulle tradizioni musicali che legano il Salento a ogni Sud del Mondo; la musica e i testi raccontano storie mediterranee sospese tra verità e leggenda. Un progetto che guarda il mare, attraversato da onde tutte al femminile che rinnovano la tradizione grazie alla partecipazione di Coro a Coro, un ensemble di circa 40 voci di donne fondato e diretto da Rachele. Presenti anche alcuni brani d’autore che rendono omaggio ad alcuni artisti come Victor Jara, Enzo Avitabile, Nusrat Fateh Ali Khan, Rina Durante. A spiccare sono la voce e la grande forza interpretativa di Rachele e l’originalità delle sue composizioni che disegnano una modalità di fare musica concentrata sulle emozioni sollecitate da una melodia, da un ritmo, da un testo ogni volta sorprendente. Ad accompagnare l’uscita del disco alcuni videoclip tra cui “Fimmana De Mare” e un tour di concerti che tocca tante località italiane ed estere. BIO RACHELE ANDRIOLI Rachele Andrioli ha acquisito un ruolo importante nell’ambito delle nuove proposte artistiche pugliesi testimoniato da una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Vanta la partecipazione a prestigiosi festival, in solo e con varie formazioni musicali di world music, jazz e classica collaborando con importanti artisti internazionali quali Arto Lindsay, Piers Faccini, Baba Sissoko, Roopa Mahadevan. Nel suo lavoro di ricerca per uno sviluppo della voce secondo stilemi della tradizione utilizzando tecniche innovative, Rachele parte dal repertorio popolare pugliese per fonderlo abilmente con altri mondi musicali. Nel live, accompagna la sua voce con tamburi a cornice, flauti armonici, scacciapensieri, strumenti a corde, facendo un uso sapiente dell’elettronica. Realizza laboratori di canto polifonico in Italia e all’estero e ha fondato il laboratorio corale femminile “Coro a Coro”, che accoglie tante donne da tutto il Salento.
Distribuito da Felmay
Fado Attarantado
EPIFANI Mimmo / BARROS Josè

Fado Attarantado

Mimmo Epifani è considerato dalla critica un performer notevole, soprattutto per le innovative tecniche d’improvvisazione applicate ai suoi strumenti, il mandolino e la mandola: ad esempio la tecnica della mandola alla “barbiere”, così chiamata perché veniva insegnata agli allievi in un salone da barbiere a San Vito dei Normanni. Da tale originalissimo contesto nasce l’ispirazione per le sue composizioni che condensano un gusto antico per la melodia e una forza ritmica dai tratti modernissimi. In questo ultimo progetto, “Fado Attarantado”, Mimmo Epifani riesce ad amalgamare stili e tradizioni diverse, fondendo la pizzica pugliese con le ritmiche e i suoni dell’Estremadura lusitana, grazie alla collaborazione con il multistrumentista portoghese Josè Barros. Il disco è un’occasione per ascoltare diavolerie ritmiche e armoniose serenate in un repertorio molto coinvolgente.
Distribuito da Felmay
Sifr
MOTUS LAEVUS

Sifr

Motus Laevus in latino ha numerosi significati ed interpretazioni: letteralmente tradotto in “movimento inverso” può significare anche “senso antiorario” o “moto sinistro”, anche nell’accezione positiva attribuita dai latini all’oriente. Tutto e il contrario di tutto, a sottolineare il fatto che le parole, come la musica, racchiudono in se molteplici direzioni e forme, nel tempo e nel luogo, un mondo senza confini. Nel progetto Motus Laevus coesistono naturalmente suoni e linguaggi musicali di strumenti antichi e moderni, acustici ed elettrici, brani originali e tradizionali, in un meltin pot dove la musica world si avvicina al jazz contemporaneo, canti sloveni e cultura europea si fondono con danze nordafricane e orientali, composizioni dell’est dai tempi composti vengono miscelate a scale mediorientali greco turche. In questo “Motus” tutto si evolve e si trasforma ad ogni esecuzione del gruppo. “Sifr” è una parola araba che significa “zero” o “vuoto”. Questa parola fu tradotta dai latini per assonanza, in “Zephirum” (Zefiro), una figura della mitologia greca che personificava il vento di ponente che spira in modo quasi inavvertito. Anche la parola “cifra” deriva dallo stesso termine. Sifr è dunque il nulla, il vuoto, lo zero, ma anche un nulla che prende forma e dimensione e diventa un numero a sua volta. Questo nuovo lavoro discografico crea un ponte culturale tra Occidente, medioriente ed est europeo e si muove musicalmente come un vento che porta con se melodie tradizionali e brani originali intrisi di culture differenti. Una musica fatta di suoni e silenzi, di pieni e vuoti che fluiscono naturalmente tra composizione e improvvisazione grazie alla sinergia e all’interplay dei tre artisti e dei loro ospiti. Jazz e world music si incontrano, si intrecciano e si ridefiniscono in un sincretismo musicale che diventa un nuovo linguaggio: quello di Motus Laevus.
La vida fin finala
SETTE Renat & DESSI' Gianluca

La vida fin finala

Dal 1993 Renat Sette collabora con il poeta e storico Jean-Yves Royer. Compagni di viaggio in terre occitane e soprattutto in Alta Provenza, hanno lavorato sul repertorio tradizionale occitano e sulla ricerca sul campo nella zona di Forcalquier. Questa trentennale collaborazione ha arricchito molti degli spettacoli di Renat. La lista dei suoi incontri musicali è lunga: in Provenza ("Cantar", "Enamorada Madalena"...) ma anche Piemonte (Dona bèla, Baia trio), Sardegna ("Amada" con il duo Elva Lutza), Bretagna ( "Chants de Bretagne et d'Occitanie" con Yann Fanch Kemener)... Inoltre, appassionato di poesia, Renat aveva già messo in musica poeti contemporanei come Serge Bec e Guy Mathieu... Era quindi del tutto naturale che si cimentasse nel comporre e plasmare queste 18 canzoni tratte dalla raccolta di poesie "Les temps passats" di Jean -Yves Royer. Per farlo, ha scelto tra i suoi compagni musicali l'amico e chitarrista sardo Gianluca Dessì. Già suo chitarrista in molti concerti in Francia, Italia, Spagna, è lui a creare gli arrangiamenti. Il suo modo di suonare fa sì che strumento e voce siano un corpo unico al servizio del testo. Renat Sette e Gianluca Dessì hanno tratto ispirazione da un universo musicale molto personale con richiami alla tradizione ma con un'espressività contemporanea. Il repertorio predilige la struttura poetica del sonetto. Le poesie raccontano le emozioni del poeta, il suo rapporto con l'infanzia ("L'Odor de Sampechier", « Vaqui que Siam en Mai »), gli amori (« La Luna », "Lo Còp Venent Venguet") ; una particolare enfasi è posta sul cuore ("Un Còr Passit", "T'escoteles"). Accenna anche ai suoi punti di vista sulla vita ("La Vida Fin Finala"), la parola... La voce calda e potente, la grande esperienza sul palco e il suo importante lavoro nella trasmissione orale fanno di Renat Sette una delle figure più riconosciute della canzone popolare provenzale e della tradizione occitana in generale. Nato a Nizza, Renat è cresciuto nella cultura e nella lingua tipica delle zone interne della Provincia nizzarda. Cantante dell’Alta Provenza, tra i più carismatici esponenti del revival della musica provenzale, Sette è conosciuto per le sue performance a cappella e le collaborazioni con gruppi musicali dei paesi del Mediterraneo. La sua discografia copre generi che vanno dal tradizionale al folk revival, fino alla world music e alla canzone d'autore. Gianluca Dessì, sardo, chitarrista / compositore dalla lunga esperienza, ha fondato nel 2011 il duo Elva Lutza insieme al trombettista Nico Casu, a cui si è aggiunta poi la voce preziosa di Ester Formosa. Da 2015 è chitarrista della storica band sarda Cordas et Cannas.
Roda
ELEONORA BORDONARO

Roda

Nove brani originali che spaziano tra world , rock, pop con sonorità forti e cantati in un dialetto nato nell’IX secolo per il primo album in assoluto in Galloitalico di San Fratello, il lombardo di Sicilia, parlato da un piccola comunità ai margini dei boschi dell’Etna e di fronte alle Isole Eolie. Un dialetto “resistente” che risale all’IX secolo per un disco dalle sonorità contemporanee che si mescolano agli “sgrigni” delle trombe ad un solo pistone, modello 1884, che caratterizzano la musica di questo piccolo centro siciliano. Si intitola RODA (in italiano “Lei”) questo album della cantautrice di Paternò ELEONORA BORDONARO. Brani inediti, dove l’elettronica convive felicemente con alcuni strumenti tradizionali siciliani e con le trombe di San Fratello intorno alle quali Puccio Castrogiovanni, arrangiatore e coautore delle musiche, ha costruito un intero mondo sonoro. Un progetto che affonda le sue radici nella storia, attraverso un dialetto parlato da non più di 3.500 persone che si concentrano in un piccolo paese di montagna. “L’idea – racconta Eleonora Bordonaro - era quella di testimoniare una lingua che combatte per rimanere in vita, testimoniarla attraverso l’integrazione del mondo sonoro tradizionale del luogo e con la creatività contemporanea”. Un progetto in bilico tra festa popolare, dancehall, saggio antropologico, raduno rock, fumetto e visione mistica. Roda è Lei, Adelasia del Vasto, che ha guidato un viaggio di genti e cambiato la storia. Sono le donne che preparano la festa degli uomini.
Distribuito da Felmay
Al ritmo della luna
CLARA GRAZIANO

Al ritmo della luna

“Al ritmo della luna” è il primo disco solista di una delle autrici e interpreti più efficaci della musica popolare italiana circense e vuole essere un diario lunare del suo percorso artistico in grado di raccontare le varie forme del suo lavoro creativo. Collaborano alla produzione diversi ospiti in grado di dare un originale spessore armonico e ritmico al repertorio, nello stile unico di Clara Graziano. A tutti loro è dedicato un pensiero di ringraziamento: “Tony Esposito mio mito da sempre, Lucilla Galeazzi con la sua voce che arriva al cuore, le ritmiche di Arnaldo Vacca, la presenza timbrica della voce di Gabriella Aiello, Raffaello Simeoni che rende opera d’arte tutto ciò che disegna e suona, il “mood/oud” di Ziad Trabelsi, la complicità di Gabriele Coen, il tocco musicale di Paolo Rocca”. Ma è nella sinuosità melodica e nella forza ritmica che caratterizzano ciascun brano dell’album, che Clara Graziano conferma la sua felice vena compostitiva che permette all’ascoltatore letteralmente di viaggiare in diversi e contigui mondi musicali, senza mai perdere il filo rosso di un libero fantasticare. Il progetto è anche un collaudato live che vede in scena preziosi artisti come Gabriele Coen, Sasa Flauto, Alessia Salvucci, Rosario Liberti, in una formazione in grado di raccontare tutto il percorso musicale fatto “al ritmo della luna”. Clara Graziano è una delle musiciste più attive in ambito popolare e world music con diversi progetti da lei fondati – come il CIRCO DIATONICO e LA BANDA DELLA RICETTA – o nei quali è colonna fondamentale – o nei quali è coinvolta, come ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA e FAMIGLIA MARAVIGLIA. E’ autrice di numerose composizioni che hanno avuto largo impiego anche in molti spettacoli di compagnie teatrali che hanno scelto le sue musiche per le loro produzioni.
Distribuito da Felmay