Seven
PIANA Dino e Franco

Seven

Dino e Franco Piana hanno chiesto, per questo loro disco, la collaborazione di alcuni colleghi fra i più qualificati, Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Enrico Pieranunzi, oltre a Luca Mannutza, Max Ionata, Roberto Gatto e Giuseppe Bassi, con i quali hanno realizzato questo nuovo lavoro pubblicato da AlfaMusic, che da oltre vent’anni porta nei propri studi molti fra i migliori musicisti italiani realizzando dischi di grande interesse. Questo è il primo dedicato a Dino e Franco Piana, e Franco ancora una volta ha dimostrato le sue indubbie qualità di compositore e arrangiatore. Cresciuto alla scuola di suo padre Dino, ma anche a quella di Oscar Valdambrini e Gianni Basso con i quali ha lungamente collaborato, Franco, possiede quelle doti che aveva già evidenziato quando entrò a far parte di quel gruppo che fu il più longevo del jazz italiano. In queste registrazioni la sua scrittura per quattro strumenti a fiato e sezione ritmica ricorda quella per grande orchestra, anche se Bosso, Ionata, Dino e Franco suonano spesso in contrappunto. Il disco si apre con “Open Dialogues”, una suite in quattro movimenti di grande intensità, introdotta stupendamente da Pieranunzi; nella partitura, come Gil Evans quando scriveva per Miles Davis, Franco Piana inserisce momenti liberi in cui i solisti possono sempre mantenere in vita quel bene prezioso del Jazz che è l’improvvisazione dove Bosso usa la tromba e Franco il flicorno. Solo in “Dark Eyes” (tema originale di Franco Piana, non quello, dallo stesso titolo, di derivazione popolare) ambedue suonano lo stesso strumento. Fabrizio lo si ascolta nel primo assolo immediatamente seguito da Franco. Tutti i solisti hanno l’ambizione di soggiogare e affascinare l’ascoltatore, sottoponendolo ad una tensione crescente. La sequenza dei tre assolo, in “Asimmetrico”, con Bosso impetuoso il cui timbro ricorda quello delle orgogliose trombe di Harlem in cui l’idea iniziale si sviluppa continuamente sino all’estremo dell’ispirazione, Franco lirico, toccante in cui l’emozione è controllata da una severa disciplina, Luca Mannutza che in questo disco dimostra capacità sorprendenti, danno vita a momenti di grande energia. Su Dino Piana non posso far altro che ripetere ciò che ho scritto nelle pagine a lui dedicate nel volume “Il Jazz in Italia dallo Swing agli anni Sessanta”: “Immediatamente riconoscibile oltre che per lo stile, anche per l’intonazione, il vibrato, l’attacco e la sonorità che in lui si fa vigorosa”. Ed il suo stile così personale è ben in evidenza nelle parti improvvisate in “Open”, ma anche e soprattutto nel già citato “Asimmetrico” dove prepara la strada a Max Ionata ed agli altri, in “Step by step” in un serrato dialogo con Enrico Rava (impeccabile come sempre per classe ed originalità) e nel veloce “Eighty and one” con uno straordinario Giuseppe Bassi oltre ad un assolo finale assai ben costruito di quell’eccellente batterista che è Roberto Gatto, la cui carriera è costellata di momenti importanti e non solo per il Jazz Italiano. Pieranunzi, al cui fraseggio, così straordinariamente personale, il mondo del Jazz non finisce mai di stupirsi, si ascolta a lungo nel lirico “Sunlight” un altro di quei temi, come “Your Smile”, in cui Franco Piana dispensa a piene mai la sua sensibilità di compositore. Max Ionata è con Fabrizio Bosso, classe 1972 il primo, 1973 il secondo, il più giovane di questa All Stars riunita da Dino e Franco Piana. Con una importante carriera ed un’altrettanta significativa discografia, ha inciso anche con alcuni dei musicisti presenti in questo disco come Luca Mannutza, con cui ha studiato armonia e Fabrizio Bosso al quale è legato da una vicinanza stilistica assai considerevole. Anche se come Sonny Rollins ha l’arte di contrapporre le note passando dal registro grave all’acuto e di John Coltrane possiede il timbro spietato e penetrante, Max Ionata ha una spiccata personalità che lo pone molto in alto nel Jazz Italiano di oggi, così straordinariamente creativo. Ciò che colpisce, infine, in questo disco è la straordinaria qualità del suono. Una ripresa perfetta in cui tutti gli strumenti sono registrati in modo impeccabile.
Distribuito da Felmay
Great Oromo Music - Ethiopiques 28
BIRRA Ali

Great Oromo Music - Ethiopiques 28

Quest'uomo è l'icona Oromo del nostro tempo - Lionel Richie e Marvin Gay combinati. Una leggenda come nessun altro, per decenni, ha cantato innumerevoli serenate insegnando ai ragazzi come affascinare una donna! La generazione precedente la nostra di oggi ha ballato al suo ritmo mentre ogi giovani godono a scoprire le sue melodie, se non gli sono già familiari. E’il grande ALI BIRRA. Ali Birra è nato nel 1050 a Dire Dawa (laga Harré). I suoi genitori si sono separati quando aveva tre anni, dopo di che è stato allevato dal padre. Ha frequentato la scuola araba da bambino dove ha imparato la lingua araba. Poi iscrive locale scuola accademica. A 13 anni entra a far degli Afran Qallo, gruppo culturale che lavora, in modo non ufficiale, per far conoscere la musica e la cultura Oromo. La prima canzone che ha cantato su un palco è stata Birra dha Bari'e e da li viene il suo soprannome ALI BIRRA, che significa Ali di primavera. Il regime di Haile Selasie ha posto fuori legge il gruppo nel 1965 arrestandone alcuni membri. Ali sfuggito all'arresto e si trasferisce a Addis Abeba. Qui entra in contatto con il nazionalista Ahmad Taqi, che gli compra una chitarra in modo che Ali potesse esibirsi più facilmente. La sua fama è si diffonde presto in tutta la città. Ha la capacità di cantare in amarico, arabo, Harari, in varie le lingue somale, oltre che in Oromo, la sua lingua madre. Questo lo fa apprezzare da diverse famose personalità tra cui Eyoel Yohannes, al tempo capo del Kibur Zebegna, che lo recluta come cantante solista in Oromo. Collabora poi con altri famosi vantanti come Mahmoud Ahmed, Tilahun Gessesse e Bizunesh Bekele. ALI BIRRA intraprende quindi una carriera come solista. Nel 1971 produce il suo primo album che è anche il primo nella storia della musica Oromo. Negli anni Ali BIRRA ha vissuto a lungo all’estero (Svezia, Arabia Saudita, Stati Uniti) continuando una carriera che lo ha reso leggendario.
Distribuito da Felmay
Secondo a nessuno
CARBONI Claudio

Secondo a nessuno

Abbandonate le storiche reticenze e i falsi luoghi comuni su questo tipo di tradizione musicale e grazie soprattutto al prezioso aiuto della Casadei Sonora di Riccarda Casadei, (figlia di Secondo), Claudio Carboni ha messo le mani nell’archivio di famiglia (circa 1200 brani, di cui 1078 incisi) ponendo le basi per questo progetto di recupero. Secondo a nessuno è un progetto di ricerca artistica sulla letteratura musicale di Secondo Casadei, padre fondatore della omonima orchestra, colui che si dice abbia iniziato il fenomeno del "liscio", oggi giustamente considerato una parte essenziale della cultura popolare italiana. La formazione a cui si fa riferimento in questa produzione discografica è quella nata nel 1928 e che rappresentò un' incredibile innovazione per l’orchestra romagnola dell'epoca. Accanto all'organico della tradizione (clarinetto, violino, contrabbasso, fisarmonica e chitarra), Casadei introdusse un nuovo strumento preso direttamente dalla tradizione swing americana: il sassofono. In Secondo a Nessuno sono coinvolti: Maurizio Geri, compagno in Banditaliana di Riccardo Tesi, insieme già protagonisti di splendidi progetti di recupero di tradizioni importanti e Michele Marini un giovanissimo clarinettista di sicuro avvenire. Davide Bizzarri, violinista e fondatore del gruppo I Violini di Santa Vittoria, Daniele Donadelli, l’altro giovane del gruppo, fisarmonicista diplomato del locale Istituto Musicale Merulo e già attivo non solo nei repertori classici e da ballo, infine il noto ed esperto musicista jazz Felice Del Gaudio al contrabbasso.
Distribuito da Felmay
Salsa (special edition + bonus CD)
AAVV

Salsa (special edition + bonus CD)

Questo nuovo volume della collana Rough Guide offre una straordinaria panoramica di uno dei balli latini più amati in tutto il mondo: la salsa. La compilation include brani di grandi artisti come Joe Arroyo, Africando, Grupo Niche e Rubén Blades, ed è pensata per essere la perfetta colonna sonora di un festa da ballo in chiave salsa. I brani spaziano attraverso i tanti stili, dai più tradizionali a quelli moderni, che animano l’universo della salsa. Come bonus viene proposto un secondo album del gruppo Bio Ritmo, pionieri della salsa dura contemporanea.
Beyond the Ragasphere
BHATTACHARYA Debashish & Friends

Beyond the Ragasphere

Le due leggende della chitarra John McLaughlin e Jerry Douglas collaborano con il chitarrista indiano (maestro nella slide guitar) Debashish Bhattacharya nell’esplorazione del mondo del raga. In Beyond The Ragasphere il trio è accompagnato da una galassia di prestigiosi amici tra cui i giganti della tabla Pandit Bickram Ghosh e Tanmoy Bose e ci presenta la stupenda voce di Anandi Bhattacharya.
Junk Funk
SOTHO SOUNDS

Junk Funk

I Sotho Sound sono un gruppo funky del Regno del Lesotho che letteralmente inventano la propria musica, realizzando i propri strumenti con materiali di riciclo. “Junk Funk” è l’album di debutto dei Sotho Sound e cattura perfettamente l’energia e l’originalità di questa band. I Sotho Sound reinventano la tradizione popolare del canto corale del Lesotho e le loro musiche attingono sia alla tradizione della loro terra sia al nuovo pop sudafricano, in particolare Brenda Fassie. Il fulcro delle loro canzoni sono sia le questioni sociali che le esperienze di vita quotidiana.
Hungary (special edition + bonus CD)
AAVV

Hungary (special edition + bonus CD)

Questo nuovo volume della collana Rough Guide offre un viaggio musicale attraverso le mille anime della musica ungherese. Tra gli artisti presenti spiccano il violista Róbert Lakatos, la cantante Beáta Palya, il suonatore di cimbalom Kálmán Balogh e la band gipsy Parno Graszt, solo per citarne alcuni. Come bonus viene proposto l’album “Introducing Tárkány-Müvek” incentrato sul gruppo Tárkány-Müvek. Il gruppo guidato Bálint Tárkány-Kovács, uno dei più importanti suonatori di cimbalom ungheresi, fonde l'energia grezza del folk tradizionale ungherese, il rigore intellettuale della musica classica e la profondità spirituale del jazz d’avanguardia.
Scandinavia (special edition + bonus CD)
AAVV

Scandinavia (special edition + bonus CD)

La musica della Scandinavia è un universo per lo più sconosciuto ricco di varietà. Questo nuovo volume della collana Rough Guide esplora le sonorità più affascinanti della Scandinavia e del nord Europa proponendo i lavori di Amiina, Arild Andersen, Valravn, Katzen Kapell, Milla Viljamaa, Valgeir Sigurðsson, Maria Kalaniemi & Timo Alakotila, múm, Kimmo Pohjonen, Samuli Kosminen e Kronos Quartet, Annbjørg Lien, Johan Hedin & Gunnar Idenstam, Frigg, Värttinä, Benedicte Maurseth, Sorten Muld, Lars Hollmer e Wimme. Una panoramica dell’eclettica scena musicale contemporanea nordeuropea che va dalla riscoperta della tradizione alla sperimentazione elettronica. Come bonus viene proposto un secondo cd incentrato sulla musica del quartetto Kardemimmit, protagonista del folk revival finlandese.
Sciopero dei musicisti
Concerto a fiato l\'usignolo

Sciopero dei musicisti

Distribuito da Felmay
Senegal (special edition + bonus CD)
AAVV

Senegal (special edition + bonus CD)

Tra i suoni leggendari dell'Africa Occidentale, il Senegal è terra prolifica di giganti della musica. Questo album della Rough Guide chiama a raccolta una leggenda vivente dietro l’altra: Baaba Maal, Cheikh Lo, Orchestra Baobab, Ismael Lô e un giovane Youssou N'Dour. Il suono della kora del griot tradizionale Diabel Cissokho fianco a fianco al rap moderno di Sister Fa. Include CD bonus Daby Balde
Native America (special edition + bonus CD)
AAVV

Native America (special edition + bonus CD)

La popolazione indigena del Nord America ha una cultura musicale originale e vivace che ha alle spalle migliaia di anni di storia ed è ancora in evoluzione. Questo nuovo volume della collana Rough Guide celebra le molteplici anime della scena musicale dei nativi americani: dai flauti tradizionali e l’antica tradizione dei pow-wow alle contaminazioni contemporanee con reggae, rock e rap. Tra gli artisti presenti in questa compilation troviamo alcuni nomi storici come R. Carlos Nakai, Blackfire e Clan / Destine, così come nuovi artisti che si stanno facendo strada (il trio Estun-Bah, Casper Loma Da Wa). Come bonus viene proposto un album della cantante Pura Fé, fondatrice dell'ensemble Ulali e già vincitrice di un Nammy (Native American Music Award).
Greekadelia
STASSINOPOULOU Kristi & KALYVIOTIS Stathis

Greekadelia

Pionieri della rinascita della musica folk greca, Kristi Stassinopoulou e Stathis Kalyviotis miscelano canzoni tradizionali greche con sonorità moderne. Il loro approccio innovativo e rivoluzionario li ha portati a diventare un fenomeno della world music globale. Il termine inventato 'Greekadelia', con cui Kristi e Stathis hanno intitolato il loro nuovo album, cattura perfettamente lo spirito della loro musica. Entrambi sono infatti greci e traggono ispirazione dalla cultura della loro patria. In secondo luogo, il gioco di parole su 'psichedelia' si riferisce alla capacità del duo di creare una musica che sbaraglia le aspettative dei loro ascoltatori, dando vita ad un linguaggio nuovo e coinvolgente.
Reborn & Remastered (special edition + bonus CD)
B. B. KING

Reborn & Remastered (special edition + bonus CD)

La serie Jazz & Blues Legends della collana Rough Guide si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato alla figura del grande bluesman B.B. King. Con al sua chitarra Gibson, che lui stesso chiama affettuosamente “Lucille”, B.B. King ha sviluppato uno stile assolutamente unico che è entrato a far parte della storia del blues. I brani raccolti in questo album sono stati rieditati con un attento e pioneristico lavoro di mastering che non solo ha eliminato i rumori di fondo, ma ha donato a queste registrazioni classiche una purezza e chiarezza di suono mai raggiunta prima. Questo cd rappresenta la migliore introduzione possibile a questa grande leggenda vivente del blues. Come bonus viene proposto un album che raccoglie i lavori di artisti in vario modo legati a B.B. King. Alcuni, come il suo mentore e cugino Bukka White, lo hanno indirizzato sulla strada della musica. Altri, come Bobby Bland, hanno invece collaborato con lui o hanno seguito le sue tracce facendo tesoro del suo straordinario contributo alla storia del blues.
Sveglia!
Chop Chop Band

Sveglia!

Distribuito da Felmay
Bix Factor
OTTOLINI Mauro

Bix Factor

La Parco della Musica Records è lieta di presentare Mauro Ottolini Sousaphonix “Bix Factor”, il nuovo progetto discografico – editoriale del musicista veronese e del suo ensemble Sousaphonix, un concept album dedicato alla musica degli anni venti e trenta, un doppio cd con 20 brani che fanno da colonna sonora a un racconto fantastico che ha come protagonisti personaggi dell’epoca che rivivono in musicisti di oggi. Le parole del racconto e la musica si fondono in questo progetto unico nel panorama del jazz. Un film in musica e parole o “film invisibile” che fa vivere all’ascoltatore un vero e proprio viaggio nel tempo immergendolo in questa avventura che inizia con una terribile epidemia che minaccia il mondo di oggi. Solo un manipolo di musicisti riuscirà a salvarlo… Nel disco brani tratti dal repertorio jazz tra gli anni 20 e la metà degli anni 30, con musiche della tradizione di New Orleans e Chicago che finora nessuno in Italia ha mai inciso, compresi alcuni brani originali e il secondo movimento di Ebony Concert di Igor Stravinsky. Ottolini e i suoi musicisti seguono una personale bussola, che punta verso il jazz di New Orleans, non nel senso revivalistico ma nel recupero della polifonia, nella libertà nell’uso dei materiali sonori e nel metterne a nudo le radici. Mauro Ottolini è un polistrumentista e la sua musica è polistilistica. L’uso del mutevole trombone con le sue sordine, della saettante slide trumpet, del corposo quanto agile sousaphone lo ispira nel generare brani che esprimono una personalità complessa, frutto di una storia personale che comprende musica classica e operistica, popolare, jazz e afroamericana. Il trombonista e compositore produce una musica che travalica frontiere stilistiche, geografiche e temporali. Mauro Ottolini è uno dei musicisti più importanti del nuovo jazz italiano. Lasciata l’orchestra dell’Arena di Verona per inseguire il suo vero amore, il jazz, si è velocemente imposto come leader fantasioso e sorprendente. Alla sua ascesa hanno contribuito la fiducia e la stima che altri grandi musicisti dimostrano per lui, chiamandolo regolarmente nelle loro formazioni: Enrico Rava, Gianluca Petrella e anche Vinicio Capossela. Nato a Bussolengo (VR) nel 1972, si diploma in trombone presso il conservatorio di Verona con il massimo dei voti. Segue poi i corsi di perfezionamento di Michel Bequet e studia per un breve periodo a Los Angeles con Bill Booth. Nel 2002 si diploma in jazz al conservatorio di Trento con il maestro Franco D Andrea e studia con il grande trombonista Steve Turre. Nel 1993 vince entra a far parte dell’orchesta dell’Arena di Verona, dove collabora con grandi nomi della classica e della lirica, ha la possibilità di eseguire alcuni capolavori del genere sinfonico e di eseguire il concerto “Ballade” di E. Bozzà come solista. Contemporaneamente collabora con gruppi e orchestre jazz acquisendo i vari linguaggi, dalla tradizione al bebop, all’avanguardia. Suona con Carla Bley, Maria Schneider, Tony Scott, Steve Swallow e incide con Kenny Wheeler, Han Bennink, Gary Valente. Suona con Giorgio Gaslini nel “Tributo a Cole Porter” con l’orchestra dell’Arena di Verona. Suona anche con Tullio De Piscopo, Franco D’Andrea, Furio Di Castri, Giancarlo Schiaffini, Aldo Romano. La sua eccletticità gli permette di suonare con artisti come Grace Jones, Negramaro, Lucio Dalla, Emy Stewart, Antonella Ruggero, Luciano Pavarotti e altri. Ottolini è ideatore e leader di molti progetti musicali e vanta ormai 12 cd a suo nome prodotti e distribuiti da importanti etichette, oltre a un notevole numero di collaborazioni discografiche con artisti italiani e stranieri. Attualmente suona con Vinicio Capossela, con Enrico Rava (Rava special edition, Parco della Musica Jazz Lab), l’Adriatic Orchestra, col Collettivo Gallo Rojo (progetto Bill Frisell), Antonello Salis e Furio Di Castri (Il Vino all’Opera), Franco D’Andrea (trio) e Giovanni Guidi (Unknown Rebel Band).
Distribuito da Felmay
Caravaggio
SOLLIMA Giovanni

Caravaggio

Commissionato dal Balletto Teatro di Torino, questo lavoro parte dagli essenziali frammenti musicali fiamminghi riprodotti in alcuni dipinti del Caravaggio, per commentare in musica la coreografia di Matteo Levaggi ispirata alle sue opere e alla sua violenta e contrastata esistenza. È stato rappresentato in prima assoluta al Festival Internazionale del Balletto di Genova il 20 Luglio 2004 ed è tuttora riproposto dalla compagnia torinese committente presso le maggiori rassegne di danza in Italia e all’estero. Per questo lavoro Sollima ha fatto ricostruire dal liutaio Walter Cangialosi un violino tenore, strumento pressoché scomparso, presente nei dipinti dell’artista. “Un master dimenticato per 8 anni… buttato in un angolo tra cianfrusaglie, cd impilati, appunti. Dimenticato anche in una playlist in i-Tunes nel mio Mac… Marta un giorno mi dice: «guarda papà, Caravaggio!». Gli diamo un’ascoltata veloce. Penso: «è pronto, quasi pronto, va rivista qualcosa, aggiunta una voce, tutto il resto è fatto!». Realizzato a suo tempo per il Balletto di Torino che lo ha portato in giro. Lo avevo del tutto rimosso. Cosa faccio spesso, forse anche intenzionalmente. Adesso - a distanza di 8 anni - non saprei cosa dire su questa musica, non dico nulla, penso ancora ai dipinti “musicali”, al fissare a lungo i dettagli di quei brandelli musicali - parziali, linee di basso o poco altro - maniacalmente riprodotti, composizioni del fiammingo Jacob (o Jakob o Jacques) Arcadelt, penso al suono ombra, alla luce laterale, agli strumenti ibridi delle forme e misure strane, alla sua stessa vita estrema. Marta nel frattempo prende lo spartito di Voi sapete ch’io v’amo, e lo canta”
Distribuito da Felmay
Blaccahénze
PACI Roy

Blaccahénze

Torna CorLeone, una delle tante anime musicali di Roy Paci, e per molti versi la più sconosciuta al grande pubblico. Non solo jazz sperimentale e d’avanguardia, in CorLeone trovano posto i riferimenti alla no wave newyorkese, le grandi contaminazioni di stile di progetti come Naked City di John Zorn e Fantomas e Mr. Bungle dell’amico Mike Patton, echi di ‘Live electric and brutal’ di Miles Davis, l’energia allo stato puro di Mongezi Feza, la grande lezione di Lester Bowie e il rispetto assoluto per un suo contemporaneo e amico Dave Douglas. Un background nel quale Roy non si improvvisa. Roy inizia nel 1986, a soli 17 anni, grazie al sestetto As Sikilli del sassofonista Stefano Maltese il suo percorso nel jazz meno convenzionale. Seguono negli anni Zu e Trionacria, formazioni rispettivamente di jazzcore e jazz sperimentale da lui cofondate tra il 1997 e il 2001. The Ex & Brass Unbound e Mondo Cane, costituiscono altre esperienze importanti di questo percorso. ‘Blaccahénze’ (il titolo prelevato dal dialetto di un paesino abruzzese, Montorio che sta a significare casino, bordello) ci lascia capire che del jazz stereotipato c’è ben poco. La musica sin dal primo impatto suona ruvida, bizzarra, deviante e talmente spiazzante che non tradisce le radici profonde del ‘terronismo’ di Roy Paci. “Ho voluto fortemente registrare un secondo album dopo il primo nel 2005 “Wei Wu Wei”, perché avevo l’esigenza di esprimere i miei nuovi orizzonti musicali, le composizioni scritte in tutti questi anni frutto delle mie esperienze con tanti musicisti eccezionali e di un lavoro specifico sulle mie ricerche clivotonali con l’accostamento di strumenti musicali all’elettronica.” Roy Paci ha coinvolto all’interno del progetto dei musicisti che hanno un’impronta musicale decisamente eterodossa, per ottenere un impatto spiazzante e non etichettabile. Le composizioni hanno volutamente un respiro universale grazie alle diverse tecniche d’improvvisazione non necessariamente jazzistiche. Con questo album Roy Paci prova a trasmettere i flussi emotivi della realtà che ci circonda che vanno dalle emozioni viscerali e struggenti della sua terra alle asperità feroci di quest’ultimo millennio. È un succedaneo del jazz di maniera, un laboratorio aperto a contaminazioni disparate e vicino ad un certo tipo di musica filmica pregna di sonorità acusmatiche. Il sound di CorLeone si caratterizza anche per la mancanza del basso elettrico, nel tentativo di esaltare le frequenze medio-alte per ottenere un sound più tagliente, energico e d’impatto frontale.
Distribuito da Felmay
Viaggiatore Immobile
ANZOVINO Remo

Viaggiatore Immobile

Si intitola Viaggiatore Immobile il quarto album di Remo Anzovino, un capolavoro di immaginazione e comunicazione, che lo proietta e candida come uno tra i più moderni, trasversali e cinematografici pianisti‐compositori italiani. La musica di Anzovino si è imposta in pochi anni con tre dischi importanti – Dispari (2006), Tabù (2008) e Igloo (2010)– che hanno tutti raggiunto la prima posizione della classifica jazz di iTunes. Ancora una volta è la sua capacità di creare dei veri e propri racconti in musica che colpisce di questo album, a detta di molti, il suo migliore. Il protagonista assoluto ‐ il vero viaggiatore immobile – è il pianoforte a coda, strumento ingombrante e difficile da trasportare, che agisce nelle melodie come voce narrante. Nella visione cinematografica di Anzovino, questo strumento policromo è un viaggiatore che esplora, con la forza della sola immaginazione, luoghi, atmosfere, sapori e culture dei quattro angoli del mondo. Per questo Viaggiatore Immobile è un grande omaggio alla fantasia. I tasti bianchi e neri del pianoforte sono la cartina geografica di un percorso senza limiti: sia che stiamo fermi di fronte ad un computer o ad una catena di montaggio, dentro un metrò o su un aereo che ci porta dall’altra parte dell’oceano, siamo tutti viaggiatori immobili. Una parte di noi è sempre altrove, impegnata in un altro viaggio segreto fatto di dolori ed emozioni. E Viaggiatore Immobile va a toccare quelle più forti e ancestrali: il desiderio, la fascinazione, la sessualità, lo spasimo, l’amicizia, la solitudine, la fatica, il senso ciclico delle esperienze. Quello di Anzovino è uno stile musicale inconfondibile. Difficile stabilire se sia jazz, classica, rock, world o popolare. Ogni suo pezzo azzera l’interesse per il contenitore e lo sposta sul contenuto, su quello che l’autore ha da dire con urgenza. Non conosce limiti di genere e mette in musica i fotogrammi delle emozioni umane, storie che non hanno bisogno di parole per essere raccontate. Le sue composizioni seguono una prospettiva fortemente cinematica e visiva in grado di descrivere il proprio tempo, il forte senso di dolore e il desiderio che lo permea, ma anche le emozioni che lo tengono vivo. In tal senso Viaggiatore Immobile rappresenta un’importante svolta nella carriera del compositore friulano e, al tempo stesso, un unicum nel panorama discografico pianistico. Qui il suo stile diventa definitivamente senza confini, colto e popolare insieme, internazionale eppure, nella capacità unica di saper cesellare melodie senza tempo, profondamente italiano. È stata proprio la forza delle musiche di questo disco a conquistare Oliviero Toscani, maestro della comunicazione e della fotografia, il quale, attratto dal loro magnetismo, dopo aver ascoltato in anteprima il disco, ha deciso di regalare a Viaggiatore Immobile la copertina, con una delle sue geniali ed enigmatiche immagini, giocata sulle traiettorie e sui riflessi tra il volto di Anzovino e il piano a coda. Prodotto dal sound designer e producer giapponese Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Baustelle, Banda Osiris, Mauro Pagani, Verdena), con gli arrangiamenti orchestrali di Stefano Nanni (Pavarotti & Friends, Elisa, Vinicio Capossela, Olimpiadi invernali di Torino 2006), l’album è composto da 12 melodie di rara semplicità e immediatezza. Composizioni brevi dove il pianoforte, più che rappresentare il canto sembra il cantante ed è il protagonista assoluto della narrazione, creando una dimensione originalissima in bilico tra musica popolare e colta, capace di essere urgente, pop, alla portata di tutti ma anche di incredibile raffinatezza. Attorno al pianoforte, a dar vita ad un suono vitale e cangiante, si sono alternati anche numerosi ospiti di caratura internazionale, numerose prime parti dell’Orchestra della Scala di Milano e i migliori session men della scena rock e d’avanguardia. Il disco si conclude con una suite per pianoforte e coro virile – costituito da 42 voci maschili del Coro Polifonico di Ruda diretto da Fabiana Noro, uno dei maggiori ensemble maschili al mondo ‐ dedicata alla tragedia del Vajont, di cui nel 2013 cade il 50esimo anniversario. Una composizione dalla travolgente forza espressiva ed emotiva. Un omaggio alla propria terra che Remo Anzovino ha voluto fortemente inserire a chiusura del suo album, affinché nessuno dimentichi.
Distribuito da Felmay
Quaderno di Danze e Battaglie dell'Opera dei Pupi
CUTICCHIO Giacomo

Quaderno di Danze e Battaglie dell'Opera dei Pupi

Giacomo Cuticchio, nato a Palermo nel 1982, è compositore, pianista ed erede di una delle più robuste e vitali tradizioni teatrali siciliane. Figlio e nipote di maestri pupari, la sua formazione d’artista ha luogo tra sogni cavallereschi, senni smarriti e avventurosamente recuperati, battaglie e re di corona, passioni e paradigmi etici, nella cornice di estremo rigore e attenzione che caratterizza l’attività teatrale di famiglia. con queste parole Cuticchio descrive questo suo nuovo progetto musicale: «Questo mio Quaderno di Danze e Battaglie dell’Opera dei Pupi è un omaggio al lavoro degli opranti pupari e alle loro creature, evocate con citazioni sonore, incanti e suggestioni tra le armonie, i ritmi. La Ouverture, come da tradizione, introduce l’azione e i temi delle narrazioni cavalleresche sviluppate nei brani seguenti. Arditi e Trame è una rappresentazione musicale del “vantamento” dei Paladini di Francia, la tradizionale parata che vede sfilare i cavalieri di Carlo Magno col seguito di principesse e scudieri, finché lo squillo del “corno di guerra” annuncia l’assedio dell’esercito avversario e, con esso, l’apprestarsi della seguente Battaglia, scandita inizialmente dal tempo composto in 7/8, chiamato a evocare il battito del piede - quasi una danza - che gli opranti praticano dietro le quinte per dare ritmo a una singolar tenzone tra paladini, mentre il seguente tempo ternario, che chiude il numero guerresco, è lo stesso del tactus tradizionale delle battaglie campali. Una serenità distesa tra tensione e abbandono caratterizza il successivo quadro, Pene d’amore perdute, sospeso tra la delicatezza dell’amor cortese e l’asprezza dei paradigmi etici che caratterizzano le relazioni tra i Paladini di Francia. L’ultimo quadro introduce l’ascoltatore dentro La fabbrica degli incantesimi, in cui prende vita il “fantastico” del Teatro dei Pupi, tra potenti maghi, maestri d’ogni incanto e sortilegio. Maestri di canto e d’incanto sono anche gli straordinari musicisti dell’Ensemble, ora Paladini ora opranti in questo mio teatro sonoro: Nicola Mogavero che s’alterna tra le agilità del sassofono soprano e le profondità morbide e rugose del sax baritono, Mauro Vivona con l’ottone guerriero del suo corno, Alessio Pianelli e Francesco Biscari ai violoncelli, in un continuo cimento tra aperture solistiche e colore orchestrale. Il mio pianoforte prende parte all’Opera come l’antico pianino a cilindro, cui la tradizione assegna il ruolo di commentatore musicale degli spettacoli del Teatro dei Pupi, quello stesso pianino che io suonavo da bambino durante il mio apprendistato di puparo. La Rapsodia Fantastica che chiude il programma, interpretata da Chiara Andrich con le immagini abili e affettuose del suo video, è una composizione liberamente articolata in cui lascio vivere e risuonare il lavoro, i ritmi e le atmosfere del Teatro di famiglia».
Distribuito da Felmay
An Anthology of Tibetan Folk Songs
LHAMO Namgyal

An Anthology of Tibetan Folk Songs

La cantante Tibetana NAMGYAL LHAMO è oggi conosciuta in tutto il mondo, grazie alle sue doti vocali. Il suo nuovo CD è il primo capitolo di una trilogia dedicata ai diversi stili musicali del Tibet. Namgyal LHAMO è nata in una famiglia con forti tradizioni musicali, e fu scelta fin da giovanissima per studiare al Tibetan Institute for Performing Arts (TIPA ). Qui ha studiato per oltre quattordici anni sotto la guida di grandi maestri della Opera e della Musica Classica Tibetana. E’ uscita dalla scuola iniziando ad insegnare e un’attività di cantante e danzatrice. I Tibetani sono un popolo fortemente spirituale e la religione è fortemente presente in ogni attività quotidiana. Namgyal ha ben presto compreso che le melodie classiche e, soprattutto, i canti popolari non sono solamente delle belle canzoni ma che sono in modo profondo un’offerta musicale attraverso cui si può esprimere la propria spiritualità. Così Musical Offerings (Offerta Musicale) è diventato il sottotitolo di una trilogia dedicata ai vari stili musicali del Tibet. Questo primo volume contiene esclusivamente musica tradizionale proveniente da tre diverse regioni del Tibet. Si tratta di un album solista nel vero senso della parola. Namgyal si accompagna con il dranyen (il liuto Tibetano) e il dulcimer. In alcuni brani suona anche il flauto. Passando dalle canzoni ritmiche del Tibet occidentale alle cantilene delle regioni orientali: Namgyal rimane sempre molto espressiva con il suo stile bello e intenso di canto bello e intenso. L’improvvisazione è parte di tutta la musica Tibetana popolare e ne costituisce fonte di continua vitalità. Namgyal non si è sottratta a questa responsabilità includendo elementi personali nella resa di questi brani che ci aiuta a conoscere e apprezzare.
Distribuito da Felmay
Noble Stranger
KENNEDY Nuala

Noble Stranger

Nuala Kennedy è una cantante e flautista irlandese la cui musica ci regala oltre alla sua splendida voce, una strumentazione “avventurosa” e un fantasioso mix di influenze anche se le radici rimangono nella musica celtica della sua nativa Irlanda e della Scozia, sua patria adottiva. Nuala si è guadagnata l'attenzione della critica internazionale per il suo innato eclettismo e la grande abilità nel miscelare situazioni e generi con grande naturalezza. Ha suonato e registrato con Will Oldham (Bonnie 'Prince' Billy), Norman Blake (Teenage Fanclub), Euros Childs (Gorky) e la fine col compositore canadese Oliver Schroer. “Noble stranger”, terza produzione discografica di Nuala, vede la maturità di un’artista che ha saputo perseguire le proprie aspirazioni con costanza ed energia inalterate. Accompagnata dalla consueta formazione da tour (il percussionista Donald Hay, il chitarrista Mike Brayn e il mandolinista Iain Macleod) il disco presenta una serie di brani i cui accordi ed arrangiamenti mettono riflettono la grande abilità strumentale dell’organico. Mentre i membri della band sono eccezionali collaboratori a pieno titolo, la stella splendente qui è Nuala e il materiale riflette la sua evoluzione e maturazione artitica.
Essencia
MADREDEUS

Essencia

"Essencia" il nuovo album dei Madredeus vuole celebrare i venticinque anni di carriera della band portoghese, che ha fatto conoscere il nuovo fado in tutto il mondo. La storia dei Madredeus ha inizio nel 1985 grazie a Pedro Ayres Magalhães, già bassista degli Herois do Mar, gruppo pop, e Rodrigo Leão dei Sétima Legião, i quali cominciarono a provare assieme le prime sperimentazioni a due chitarre. Nel 1986 incontrano Teresa Salgueiro, che a soli 18 anni si dilettava nel cantare classici del fado in un bar del Bairro Alto, quartiere storico di Lisbona, e diventa l'indiscussa voce solista del gruppo. Fondamentale l’incontro con Wim Wenders del cui film “Lisbon story” I Madredeus firmarono la colonna Sonora. Teresa Salgueiro, che ha intrapreso la carriera di solista, è stata sostituita nel 2011 da Beatriz Nunez, giovane musicista portoghese cresciuta ascoltando i Madredeus, di cui i genitori erano grandissimi fan. “Ho affrontato il vastissimo repertorio dei Madredeus con grande paura ed emozione. Alla fine ciò che mi ha salvata è stato la decisione di avvicinare questo enorme patrimonio musicale come se si trattasse di testi classici, di Lieder o di Mélodies di Gabriel Fauré. In fondo è così che li considero, la nuova canzone colta portoghese”, ha dichiarato la cantante.
Lady od Carlisle - Giovanna Marini canta canzoni popolari inglesi e americane
MARINI Giovanna

Lady od Carlisle - Giovanna Marini canta canzoni popolari inglesi e americane

Giovanna Marini reinterpreta Woody Guthrie, Pete e Peggy Seeger, Leadbelly e molte delle ballate popolari che ha appreso in gioventù, prima in Inghilterra e poi, agli inizi degli anni Sessanta, negli Stati Uniti. Una scelta molto personale, vissuta, un album di famiglia che accanto ai ricordi di vita raccolti nel volume da Alessandro Portelli ci presenta personalissime versioni di brani più o meno noti. Se la scoperta della musica classica è scelta di studio e quella della musica popolare italiana scelta matura di ricerca, molto più naturale, diretta e spontanea la scoperta della musica popolare anglo-americana. Scoperta e riproposta che Giovanna Marini ha condiviso con i figli, Silvia e Francesco, oggi valenti musicisti che l’accompagnano nell’incisione, ma formati nell’infanzia anche da questi repertori, tanto da fare dire a Giovanna Marini che in fondo questo disco è una placenta familiare, è un po’ un’autobiografia. È giusto che siamo tutti e tre.
Esfahan - Persian Musical Tradition in Bayat-Esfahan
TRICOMI Fabio & ENTESSARI Faraz

Esfahan - Persian Musical Tradition in Bayat-Esfahan

Nuovo capitolo dell’esplorazione delle sonorità e tradizionali del Medio oriente che Felmay ha intrapreso da alcuni anni con le pubblicazioni di titoli turchi, azerbaijani e della tradizione ottomana. Questa volta la carovana arriva in Iran. La musica contenuta in questo CD rappresenta una piccolissima e specifica parte del repertorio persiano chiamato “classico”, in particolare il repertorio del cosiddetto Bayat Esfahan. La musica classica persiana con gran parte delle musiche tradizionali è trasmessa oralmente, dal padre al figlio, dal maestro all’allievo. Il repertorio che rappresenta nel suo insieme l’identità della musica classica persiana, sia nella didattica, sia nell’apprendimento, sia nell’esecuzione è detto Radif (ordine). Possiamo immaginare il Radif come il contenitore del sistema musicale della musica classica persiana e il corpus principale delle melodie antiche, dove convivono e interagiscono 12 sistemi modali ovvero 7 e 5 Avaz. Ogni Dastgah e ogni Avaz rappresenta lo sviluppo di una sequenza modale caratteristica mediante la concatenazione di svariati Gushe (parte) ovvero formule melodiche con metrica libera o regolare. A differenza delle composizioni occidentali dove la scrittura tende a soffocare la creatività del musicista, nelle composizioni dei maestri persiani, la libertà di interpretazione è possibile e anche apprezzata come si può apprezzare in questo CD. FARAZ ENTESSARI nasce nel 1983 a Tabriz, in Iran. Inizia a studiare musica persiana nella sua città all’età di 14 anni, dal 2000 approfondisce lo studio del suo strumento, il Tar, col maestro Dariush Pirniakan, da lui studia il repertorio di Mirza Hossein Qoli (1854-1916) e il repertorio idiomatico e lo stile di Ali Akbar Shahnazi (1897-1985). Laureato in musica persiana a Teheran prosegue gli studi musicali al DAMS di Bologna. Svolge intensa attività concertistica rappresentando uno dei più importanti interpreti dello stile musicale persiano antico. FABIO TRICOMI, nato a Catania nel 1966, musicista ed etnomusicologo, dal 1983 si dedica alla ricerca e alla documentazione degli aspetti musicali legati alla tradizione siciliana. L’esperienza diretta con i musicisti tradizionali dell’area mediorientale e persiana lo porta ad approfondire la conoscenza e lo studio delle tecniche e degli stili esecutivi di vari strumenti, in particolare segue il suo maestro Djamchid Chemirani nello studio del tombak. Ha all’attivo la pubblicazione di vari scritti sulla musica di tradizione orale, sulla musica medievale e CD di registrazioni sul campo.
Ferahnak
Bekir Şahin Baloğlu & Nurullah Kanık

Ferahnak

Due giovani, talentuosi e brillanti solisti interpretano composizioni della tradizione musicale Ottomana composti fra la fine dell’Impero e la nascita della Repubblica di Turchia (1923). Significativamente hanno intitolato il loro lavoro Ferahnak che ha un doppio senso: infatti il termine, Ottomano di provenienza Persiana, significa Gioioso, Sereno ed è al tempio stesso il nome di un modo (makam) musicale gioioso, illuminato. Prendendo come spartiacque Muhayyer Tekke Semâîsi, si può dire the il CD si divide in due parti, una composta di brani di musicisti colti formatisi nei centri Sufi (tekke), come Neyzen Yusuf Paşa e Nâyi Dede Salih Efendi, l’altra di brani secolari di compositori legati alla corte Ottomana come Zeki Mehmed Ağa; il famoso e popolare virtuoso Tanbûrî Cemil Bey e da due recenti compositori turchi Refik Fersan e Sedat Öztoprak. Anche se nel caso della musica Ottomana è piuttosto difficile tracciare una netta demarcazione fra pura musica classica/di corte/secolare e una pura musica /spirituale/Sufi come l’ascolto di queste registrazioni dimostra. Bekir Şahin Baloğlu è nato a Kayseri nel 1985, e li ha iniziato i suoi studi musicali con suo padre, il poeta Osman Baloğlu, all’età di 5 anni. Nel 1997 ha inaizato ad occuparsi di musica in modo serio prendendo lezioni di teoria musicale e ‘ûd da Ismail Ediz. Ha anche studiato con Ali Atay e Tolga Özdemir. Nel 2003 ha preoseguito i suoi studi sotto la guida di Osman Nuri Özpekel, Mehmet Bitmez e Yurdal Tokcan. Nel 2009 è entrato a far parte del prestigioso Bezmârâ Ensemble, diretto da Fikret Karakaya, in qualità di suonatore di kopuz e tanbûr. Nurullah Kanık è nato a Bursa nel 1982. Fra il 1994 e il 1996 ha partecipato a programmi radiofonici e televisivi locali e nel 1997 ha iniziato lo studio regolare del ney con il Maestro Hamdi Delil. Sempre nel 1997, è entrato nel Bursa Municipality Conservatory per poi trasferirsi presso lo State Turkish Music Conservatory dell’Istanbul Technique University (ITU) dove ha studiato ney con il grande Maestro Niyazi Sayin. Ha dato cocnerti e registrato numerosi CD con gruppi e solisti molto importanti.
Cante 'r Paroli
TRE MARTELLI

Cante 'r Paroli

«Come spesso accade per gli incontri importanti, quello con Giovanni Rapetti fu casuale. Era la fine degli anni ottanta del Novecento, fummo interpellati per suonare ad un incontro di scrittori in Alessandria. Lì ascoltammo per la prima volta il poeta declamare i suoi versi, e ne fummo rapiti. Fino a quel momento le nostre scelte musicali avevano aprioristicamente escluso la possibilità di interpretare un canto che non fosse strettamente derivante dalla tradizione orale. La potenza drammatica ed etica dei testi di Rapetti ci spinse immediatamente ad immaginare la sua lirica come naturale prosecuzione contemporanea della poetica dei canti popolari che conoscevamo. La maggior parte della sua produzione artistica, infatti, è dedicata a scandagliare nella memoria contadina del suo paese, facendo di lui - a nostro avviso - un vero etnologo dell’anima o anche, come altri affettuosamente l’hanno definito, il bardo di Villa del Foro. Da quell’incontro, l’idea di musicare le sue poesie divenne per noi un impegno. Fu Andrea che, confortato e spronato dal caloroso consenso del poeta, si assunse l’onere e l’onore di realizzare artisticamente tale progetto. Dal 1995 decidemmo di inserire un paio di tali creazioni per ogni album di nostra produzione, sempre però mantenendo intatta la nostra idea originale di realizzare - appena possibile - un intero lavoro interamente dedicato a Rapetti. A distanza di alcuni anni giungiamo dunque a questo traguardo; il caso o il destino colloca l’uscita di questo nostro decimo album nell’anno in cui il “bardo” compie novant’anni. Nostra speranza è che questo nostro omaggio possa essere per lui un regalo gradito.» Tre Martelli, 2012 Il gruppo TRE MARTELLI è l'emanazione musicale dell' Associazione Culturale Trata Birata, che dal 1977 è impegnata nello studio, documentazione e divulgazione della cultura popolare piemontese. L'accuratezza della ricerca, l'attenzione posta nello studio dei vari stili popolari e la maturità della fase ripropositiva e creativa hanno generato attorno al gruppo una stima a livello internazionale. La verifica di tale apprezzamento è stata la massiccia attività concertistica che i TRE MARTELLI hanno sostenuto in gran parte d'Europa e naturalmente la loro produzione discografica, accolta dalla critica specializzata mondiale con unanimità di consensi.
Filuzzi – Balli Bolognesi
MARCHESELLI

Filuzzi – Balli Bolognesi

A Bologna, il suono dell’organino Biagi diventa spazio per ballare e fare di Leonildo Marcheselli l’interprete, alcuni lo chiamano affettuosamente il papà, di quel movimento, la filuzzi, che per tutto il Novecento ha messo insieme persone facendole ritrovare abbracciate nei giri di valzer, mazurche, polche e tanghi. Nildo compie virtualmente nel 2012 cent’anni della sua storia (è deceduto a Bologna nel 2005). Nasce nella provincia bolognese a Longara, frazione di Calderara di Reno (Bologna, Italy), il 20 luglio 1912 e da quel territorio, forse dall’osteria di Castel Campeggi, il giovane Nildo parte per il suo viaggio musicale-esistenziale. Nel dopoguerra, 1945 e fino alla fine degli anni sessanta, le nuove composizioni incise per la casa discografica Durium trovano intorno alla città di Bologna, un largo consenso di pubblico e insieme alle trasmissioni radiofoniche, la popolarità raggiunta intensifica in numero di serate che superano, in molti mesi dell’anno, i giorni di calendario mensile. Oggi, qui in questo disco, un folto gruppo di musicisti, tra cui spiccano i nomi di Riccardo Tesi, Claudio Carboni, Maurizio Geri e Ruggero Passarini, insieme ai due figli di Marcheselli, ne testimoniano la storia riproponendo quei repertori secondo la loro personale sensibilità musicale.
Distribuito da Felmay
La musica di Carlo Brighi "Zaclen"
PICCOLA ORCHESTRA ZACLÈN

La musica di Carlo Brighi "Zaclen"

Carlo Brighi, detto Zaclèn (anatroccolo), nato nel cuore della Romagna a Savignano sul Rubicone nel 1853 e scomparso a Forlì nel 1915, è considerato unanimemente come l’”inventore del liscio”. Violinista figlio di violinista, crebbe in un ambiente musicale molto vivace proprio negli anni in cui i nuovi ritmi da ballo “lisci” provenienti da Vienna si affiancavano nel gradimento popolare a quelli indigeni “saltati”. Prima come semplice musicista, poi come capo orchestra, poi ancora come impresario la figura di Carlo Brighi si affermò come quella di vero e proprio mediatore culturale, capace di fondere due modi diversi di vivere la festa da ballo in quello che si può considerare il fenomeno coreutico più durevolmente di successo sul territorio prima romagnolo e poi addirittura nazionale. Numerosi omaggi alla figura di “Zaclèn” si sono succeduti nel corso degli anni, ma questo nuovo capitolo di “Taca Dancer”, il sesto, si propone come uno dei più ricchi e soddisfacenti. Grande merito del lavoro va alla Piccola Orchestra Zaclèn, formazione composta da Simone e Davide Castiglia, Massimiliano Rossi, Federico Martoro, Roberto Bartoli che si reincarnano in una selezione del repertorio di Carlo Brighi (immenso: oltre 1200 brani composti) con la freschezza che è tipica del genere, ma sapendo anche sottolineare gli elementi di classicità ben presenti nelle sue composizioni, il cui carattere divertito ma orchestralmente completo gli è valso il titolo di “Strauss di Romagna”. Un documento prezioso ma, anche e non contraddittoriamente, un piacevolissimo ascolto. Taca, Zaclèn!
Vergine Madre - Sei canti dalla Divina Commedia
PIZZIMENTI Antonio Paolo Pizzimenti e GIAGNONI Lucilla

Vergine Madre - Sei canti dalla Divina Commedia

Distribuito da Felmay
Apocalisse
PIZZIMENTI Antonio Paolo

Apocalisse

Distribuito da Felmay