From Another World: A tribute to Bob Dylan
AAVV

From Another World: A tribute to Bob Dylan

Queste versioni delle canzoni di Bob Dylan sono state scelte come tributo per il loro valore poetico, per l’umanità, la capacità profetica, per la loro tradizione e al tempo stesso per la loro natura innovativa. Artisti provenienti da tutto il mondo, di diverse culture etniche e tradizionali, dove la poesia e la musica continuano ad avere un significato sociale o rituale , hanno catturato, a modo loro, le implicazioni universali della prosa di Dylan. "Soneros" cubani, zingari provenienti dalla Romania, poeti del Rajasthan, Musicisti del Nilo, sufi persiani, tutti hanno scelto di ritrarre a modo loro, una canzone dal repertorio di Dylan il cui oggetto ha un particolare legame alla propria cultura. Testi inimitabili della canzoni di Dylan sono stati tradotti nella lingua della comunità locale di ogni artista e poi adattati per soddisfare i versi ed i modelli ritmici dello stile vocale e musicale . Alain Weber, produttore dell'album, ha lavorato duramente per vedere il lavoro terminato. Direttore di festival (Fez in Marocco, Les Orientales in Francia, World Sufi Spirit Festival in India), consulente per l'istituto francese Cité de la Musique a Parigi, fratello in spirito di numerosi musicisti gitani, Weber è uno dei migliori esperti dell’opera di Dylan . "L' idea è maturata nella mia testa per molto tempo. Creare un collegamento tra la poesia di Dylan e la poesia tradizionale dell'Asia, del mondo arabo ma anche con quella dei trovadores cubani o degli aborigeni australiani". "Uno dei più grandi poeti, Bob Dylan è capito ben al di là delle culture, da persone molto diverse, in questo senso è veramente universale.
Zanzibara 7 - Sikinde vs. Ndekule / A Battle of Bands in Dar es Salam
AAVV

Zanzibara 7 - Sikinde vs. Ndekule / A Battle of Bands in Dar es Salam

Una delle battaglie più epiche fra le band della Tanzania, quella tra la Mlimani Park Orchestra (MPO) e la International Orchestra Safari Sound (IOSS). Canzone dopo canzone, la competitività creativa tra due bande animò le notti di Dar es Salaam tra il 1984 e il 1987. Questo album offre una grande rappresentazione di questa intensa sfida artistica.
CELTIC COLLECTION	- Bagpipes of Scotland
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CELTIC COLLECTION - Bagpipes of Scotland

Featuring Gordon Duncan, Dougie Pincock, Lothian and Borders Police Pipe Band, Drambuie Kirkliston Pipe Band, Hamish Moore, Scottish Gas Pipe Band, Gary West with Ceolbeg and MacNaughtons Vale Of Atholl Pipe Band. A mix of solo pipers, pipe bands and folk groups.
Celtic Love Songs
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Celtic Love Songs

The Storm
MOVING HEARTS

The Storm

Celtic Music Today
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Celtic Music Today

Almablava
MASU Franca

Almablava

Torno ad Alghero, alla mia gente”... Così comincia questo nuovo viaggio sonoro di una algherese universale, Franca Masu. Con il suo ritorno a casa, alla sua amata Alghero. Un intento che in principio sorprende: cominciamo il viaggio ritornando, ricordando tutto quello che abbiamo appreso nell’andare, rimpiangendo quello che abbiamo lasciato e desiderando di partire nuovamente, verso altri destini. Un viaggio emozionale e sonoro azzardato. Undici canzoni che possono anche essere undici momenti, più o meno intensi, della vita di una donna che porta il mare negli occhi e nel cuore. Nuda, semplice, senza alcun artificio o suono che alteri parole o musica, confidandosi con l’ascoltatore, canta all’amore, alla speranza, alla paura, alle proprie radici, al rimpianto, all’amarezza, all’oblio, alla passione, invitando chi ascolta a convertirsi in suo compagno di viaggio, ad esser suo complice. E non solo canta: spiega, piange, freme, spera, sorride, mormora, culla e sospira. Tutto con una essenzialità che ci commuove dalla prima nota all’ultima. Ed è proprio dentro l’essenza che riusciamo a trovare la bellezza autentica. Ci sono voluti cinque dischi per arrivare alla pienezza artistica. E tutto questo non è per niente facile. Questa maturità si raggiunge quando l’artista, come ha fatto Franca, si guarda allo specchio in silenzio e solitudine e va spogliandosi di tutto quello che la avvolge: etichette, pregiudizi, buone e cattive critiche e soprattutto, quando riesce a fare la cosa più difficile: svuotare completamente l’anima e dei sentimenti estratti, farne musica. Il viaggio consiste proprio in questo: immergersi e accompagnare Franca MASU nella intimità e lasciarsi trasportare, sapendo che tutto ciò che proveremo non ci lascerà indifferenti. Fado, tango, morna, bolero, jazz, reminiscenze africane, arabe. Il tutto bagnato da quella autenticità che sempre ha contraddistinto Franca, con la sua forza , la sua vulnerabilità e la sua tenerezza. Tutto nella sola verità della sua voce. Almablava è pertanto un viaggio musicale che ci lascia quella buona sensazione – anche se quasi rara in questa epoca - di avere tra le mani qualcosa di più che un bel disco. Figlia d’arte e insegnante di lettere riconvertita a cantante appassionata, Franca MASU è l’esponente più internazionale della lingua e della antica cultura catalana ancora vive nel piccolo centro marinaro di Alghero in Sardegna. Franca MASU incontra nel 1996 un gruppo di jazzisti sardi, con i quali comincia a presentarsi al pubblico come vocalist appassionata . Nel 1998 scopre la grande sonorità musicale del catalano, la stessa lingua che, emarginata per tanti secoli, si è conservata ad Alghero. Pubblica il suo primo CD, El meu viatge, nel 2000. Nel 2003 esce Alguímia che consolida l’uso della lingua catalana come veicolo di espressione artistica e suscita il successo del pubblico e della grande critica, partecipando a numerosi festival e rassegne internazionali. Aquamare (2006) è il suo terzo lavoro. Con questo nuovo progetto la cantante si presenta al pubblico come autrice di quasi tutte le canzoni e denota, ancora una volta, una grande versatilità cimentandosi in brani musicali differenti nello stile, genere e anche nelle lingue. Con Fausto Beccalossi, fisarmonicista, e Oscar Del Barba, piano, realizza nel 2008 un album dedicato esclusivamente al tango: Hoy como ayer. Nel febbraio 2012 registra il nuovo album Almablava.

Sonno fortunato
QUINTETTO NIGRA

Sonno fortunato

Lo spirito eclettico del gruppo si evidenzia, fin dal repertorio: la fonte da cui si attinge è il vasto patrimonio della musica popolare piemontese. Le melodie tradizionali vengono qui riproposte con arrangiamenti originali che inglobano anche sonorità di altre epoche e provenienze. La varietà e la ricchezza delle armonie rendono perfettamente autonomi i brani, eseguiti a cappella, dalle sole voci, senza accompagnamento strumentale. Se pure rimodellati con nuovi arrangiamenti i brani mantengono intatta la loro dimensione popolare e di questa ripropongono gli stati d’animo, gli atteggiamenti, i valori, i sentimenti e soprattutto il tema dell’amore, osservato da varie angolature: quello che dà gioia, che fa soffrire o che spinge al tradimento. Naturale corollario sono il matrimonio, più o meno riuscito, e il sogno della una sicurezza economica. Importanti sono anche le tematiche sociali quali la povertà, la fatica del vivere, i vizi e le debolezze, la dignità e il valore della persona. Scopriamo così attraverso i vari brani temi senza tempo, sempre attuali e vitali, e perfettamente comprensibili per la nostra sensibilità. Alla fine degli anni '90 Adelaide Negrin e Devis Longo hanno fondato un quartetto vocale con l'intenzione di riproporre brani di area piemontese e limitrofa, secondo un concetto musicale che sposasse il “colto” e il popolare, ripercorrendo in parte lo stile di “Ariondela”, trio femminile famoso in quel periodo, soprattutto nella vicina Provenza. Il quartetto originario ebbe vita breve e i tentativi per farlo sopravvivere con altri sono risultati vani, a causa della difficoltà di reperire cantori con preparazione, mentalità e vocalità adatte al risultato che i due auspicavano. Così tutto il repertorio fino ad allora prodotto divenne “il progetto nel cassetto” e sprofondò in una specie di sonno letargico. Poco dopo avere messo nel cassetto il loro sogno Adelaide e Devis incontrano Giulia Marasso, che grazie alla grande passione per il canto e alla innata musicalità si fa coinvolgere in un progetto-lampo di trio vocale. Finalmente nel 2008, durante alcune produzioni di musica antica, grazie all’incontro con Teresa Nesci e Luciano Fava, colti cantori vivaci e curiosi, e alla loro voglia di farsi coinvolge nel “progetto nel cassetto” che nel frattempo, grazie alla spinta del collega Vincenzo Vigo, stava riprendendo vita. Così il repertorio si è ampliato di nuovi brani e di nuova proposta musicale, e il progetto ha potuto finalmente prendere il via. È nato così il Quintetto Nigra, e Sonno fortunato è la testimonianza del risveglio del progetto dopo dieci anni, così come si risvegliano le principesse dopo il bacio d'amore dei prìncipi. ...o come il kamut...
Jolla Pipiola - Tarantelle Siciliane
FOLKABOLA

Jolla Pipiola - Tarantelle Siciliane

Vengono da Avola i quattro componenti del gruppo FOLKABOLA: Corrado Confalonieri suona la fisarmonica, Giuseppe Magnano la chitarra acustica e voce, Claudio Lanza il tamburello e Sebastiano Nané il 'friscalettu'. È proprio quest'ultimo strumento dell'antica cultura contadina siciliana a destare curiosità e ad essere quasi sempre in evidenza durante le loro esibizioni. È un piccolo flauto di canna che veniva utilizzato durante le pause di lavoro nelle masserie, dove accadeva che, spontaneamente, ognuno prendesse uno strumento e si mettesse a suonare. Il repertorio si basa essenzialmente su brani di musica popolare tratta da testi di musicologi siciliani, come Salomone Marino, Alberto Favara, Pitrè, Leopoldo Mastrigli e Corrado Ferrara, per fare un esempio a cui si affiancano brani 'inediti ' recuperati anch’essi dagli archivi storici o composti sempre tenendo a meno le sonorità tradizionali. A tratti, concessione alla modernità, affiorano piccole contaminazioni a livello ritmico: tempi in cinque ottavi o sette ottavi, non comuni della tradizione mediterranea. Il gruppo rievoca sia i momenti musicali spontanei del popolo siciliano della fine dell'ottocento / primi del novecento, nei cortili delle masserie durante la pausa di lavoro, e sia quelli del Fistinu organizzato la sera appositamente, come tanti altri momenti della vita quotidiana dell'epoca. L'esigenza è quella di riportare in vita il meraviglioso effetto acustico dei gruppi spontanei che si formavano nelle masserie della Sicilia durante le varie stagioni lavorative (mietitura vendemmia ecc..) non tralasciando i canti d'amore e dei carritteri. Cosa molto rara fra i gruppi esistenti in Sicilia, i componenti del gruppo sono sia strumentisti che cantanti. Ciò consente di riportare in vita le sonorità e la semplicità del piccolo organico strumentale che, come riportato in vari testi d’epoca, animava con un vasto repertorio la quotidianità del popolo siciliano, a volte deteriorato ai giorni nostri dalla contaminazione di altre forme organiche strumentali e musicali moderne. Le esibizioni in genere vengono effettuate in acustico per amore delle feste nelle masserie restaurate della zona della Sicilia Orientale. Il gruppo FOLKABOLA nasce nel 2000, dall'incontro di quattro musicisti che da anni collaborano con realtà folkloristiche di tutta la Sicilia ed in particolare con i gruppi della provincia di Siracusa, partecipando in varie tournees in tutto il mondo Sebastiano Nanè, il leader del gruppo, dopo gli studi classici di flauto traverso, incontra Salvino Parentignoti del gruppo "Avola Folk" che lo invita a provare il friscalettu siciliano. Ma è il Maestro Carmelo Angelica di Monte Rosso Almo (RG) che dona a Sebastiano il primo friscalettu costruito appositamente, e così ha inizio il recupero delle Jolle e delle tarantelle.
Flashback
PETRUCCIANI Louis & Michel

Flashback

Un solo cognome PETRUCCIANI, nomi: Louis e Michel che ci distillano una musica in totale osmosi venuta dalle stelle, ritmata, dolce, indiavolata. Un omaggio ai grandi compositori del jazz che ci trasporta fuori da questa stessa musica. Entrambi sono strumentisti virtuosi ed il piacere stà nell’incontro di due grandi musicisti: si vorrebbe che questo durasse ancora ed ancora. Michel avrebbe avuto 50 anni quest’ anno, e quale più bell’ omaggio potevamo chiedere se non di dividere questi momenti musicali unici col pubblico? Questo album registrato live ed in studio nel 1989 e 1990, totalmente inedito (eccetto Stella By Starlight), è stato oggetto solamente di una pubblicazione privata nel 1990 ad opera di Louis Petrucciani. Michel PETRUCCIANI, un grande del jazz mondiale. Tutto è iniziato nel 1962 a Orange, dove il futuro pianista è nato in una famiglia modesta, appassionata di jazz. Il bambino è affetto da una malattia atroce che impedisce il suo sviluppo e rende le sue ossa estremamente fragili. Fin da ragazzo Michel ha un talento musicale prodigioso, incoraggiato da suo padre che gli permette di cantare i classici del jazz all'età di 3 anni, di suonare il pianoforte a 7 e di accompagnare il trombettista americano Clark Terry all'età di 13 anni . "Ha suonato come un vecchio nero disilluso, perso in un piano bar in qualche parte del Messico" commenta il trombettista. Michel suonare il piano contro la malattia, la determinazione e la volontà contro la debolezza del corpo, l’allegria contro la sofferenza , il fascino contro la deformità . La vita contro la morte, in una parola, ma una vita bruciata ad entrambe le estremità, vissuta ai 1000 all’ora sempre a rischio di incappare nell’incontro fatale. "Michael è la rabbia della musica". Ha consumato quel poco di salute che aveva, si è bruciato le dita sul pianoforte. E il successo è in attesa. Dal suo incontro con il batterista Aldo Romano, che sul palco lo porta teneramente in braccio al suo pianoforte , nascono cinque album tra il 1981 e il 1985. Poi arriva l'avventura americana, il paradiso jazz, incontro decisivo con il sassofonista Charles Lloyd con il quale fa il giro del mondo. La consacrazione a New York nel famoso Village Vanguard club e il contratto con la Blue Note, Il resto è storia. Membro di una famosa famiglia di musicisti conosciuta in tutto il mondo, Louis PETRUCCIANI è attivo sulla scena jazz da più di quattro decenni , è oggi una importante figura del jazz europeo. Dopo una solida formazione classica, arricchito dalla pratica intensa e assidua del jazz con il trio di famiglia, va a perfezionare lo studio del contrabbasso in America a Rochester, dove ha studia con Chuck Israel e Percy Heath. Tornato in Francia collabora con Barre Philips per tre anni. Partecipa a molte, diverse, esperienze musicali con Lenny White, Horace Parlan, Bobby Few, Lee Konitz , Claude Nougaro, Bernard Lubat, Aldo Romano, Talib Kibwe, per non dimenticare il padre Tony e il fratello Michel, con il quale ha eseguito innumerevoli tour. Partecipa a più di venti album come accompagnatore, cinque album con il fratello Michel, uno dal vivo in Giappone con Lenny White, è autore di cinque album a suo nome e di un DVD. Louis PETRUCCIANI distilla oggi una espressione strumentale impeccabile, attraverso una narrazione musicale che ti porta letteralmente una musica che parla di vita, di stelle, di amore e di umorismo.
A Tirannia
POLITI Matilde

A Tirannia

Kyoku
MIYAZAKI Mieko & LAGROST Suizan

Kyoku

Quella che è abitualmente chiamiamo «musica tradizionale giapponese» nasce nel periodo di pace intercorso tra i secoli XVII e XIX. Alcuni classici di questo repertorio sono presentati in Kyoku. il nuovo CD di Mieko MIYAZAKI, koto, e Suizan LAGROST, shakuhachi. La musica tradizionale giapponese varia notevolmente a seconda delle sue origini: rurali o urbane. La musica urbana è quella che si suona nelle produzioni teatrali e nelle sale di musica da camera. Per questo album gli artisti hanno scelto alcuni brani virtuosistici, composizioni da concerto dei secolo del periodo fra il diciasettesimo e il diciannovesino secolo affiancandoli a capolavori più recenti composti per il pubblico internazionale e noti per la loro bellezza e per la loro difficoltà. Il koto è arrivato in Giappone dalla Cina nel secolo VIII. Faceva parte dell’orchestra gagaku (della corte imperiale). Ha poi goduto di vasta popolarità nel XVI secolo grazie agli esecutori ciechi. Dispone di 13 corde e appartiene alla famiglia delle cetre. La tavola armonica è in legno di paulonia. Il koto è accordato facendo scorrere ponticelli mobile (ji) e è suonato pizzicando le corde con un plettro d’avorio (tsune). Lo shamisen è uno strumento a tre corde che appartiene alla famiglia dei liuti. La cassa, in legno di melo cotogna, è rivestita di pelle di gatto o di cane. Il suonatore utilizza un plettro a forma di ventaglio (bachi) per pizzicare le corde. Originario della Cina, è stato introdotto in Giappone nel XV secolo attraverso Okinawa, nella parte meridionale del Giappone. Lo shakuhachi è stato probabilmente introdotto in Giappone diverse volte, provendo dalla Cina e dalla Corea. Si tratta di un flauto di bambù verticale con 5-fori, la parte interna può essere laccata (Jiari) o lasciata naturale (jinashi). La lunghezza più comune, 54,5 centimetri o 1 shaku e 8 sun, ha dato allo strumento il suo nome. Shakuhachi è oggi il nome generico per gli strumenti di tutte le dimensioni, quelle più comuni misurano 1,8 shaku, 1,6 shaku, o 2,4 shaku. 5 fori permettono di produrre una scala pentatonica, le note intermedie si ottengono chiudendo i fori solo parzialmente e con la caratteristica tecnica meri-kari (variando l'angolo di imboccatura). Nata a Tokyo, Mieko MIYAZAKI inizia lo studio del koto giapponese, così come dello shamisen, con Tomizo Huruya e Sachiko Tamura con cui si è diplomata nel 1992. Trasferitasi in Francia nel 2005, la sua carriera europea è iniziata subito dopo il suo arrivo con registrazioni e importanti concerti. E’ stata riconosciuta a livello mondiale come una delle figure di spicco del koto giapponese. Il flautista francese Suizan J.-F. LAGROST ha studiato flauto classico a Mulhouse e Parigi con Isabelle Froesch-Papirer, Daniel Morlier, Geneviève Amar, Vicens Prats e Michel Rousseau. Ha iniziato a praticare lo shakuhachi nel 2000 con il Maestro Sozan Kariya, eminente rappresentante della scuola Tozan. Mitsuko Nakao, gli ha assegnato sette anni dopo il titolo di Shihan (maestro). Suizan LAGROST ha al suo attivo una prestigiosa carriera internazionale con repertori tradizionali e contemporanei.
Vacanti sugnu china
Matilde POLITI

Vacanti sugnu china

VACANTI SUGNU CHINA, significa più o meno “vuota sono piena”, una condizione molto rara in cui l'equilibrio tra le emozioni positive e negative, l'eterno altalenarsi dei demoni dentro l'essere umano, trova un punto magico in cui tutto è armonizzato, è vuoto e pieno al tempo stesso, è l'unione degli opposti in un piccolo momento di beatitudine. Questo disco contiene momenti molto diversi, sia musicalmente che emotivamente; argomenti scorrono tra i canti, si alternano e conversano tra loro, l'eterno rebus dell'amore, il desiderio umano della libertà di sognare una prospettiva propria, di costruire il proprio percorso non costretto da confini territoriali o convenzionali, legali o burocratici, economici o morali, a migrare alla ricerca di condizioni di vita migliore, libero di restare là dove affondano le proprie radici culturali per continuare ad alimentare con nuove semine e nuovi raccolti la propria terra, il territorio che nutre, la terra madre che ospita tutti. Il punto di vista espresso è decisamente femminile, pur ponendo l'urgenza di una riscrittura della scacchiera dei ruoli di genere nella società attuale; e l'inno alla resistenza, che esplode in Blatte, è dedicato e rivolto contemporaneamente a tanti di noi: chi sente di star tentando di sopravvivere, eroicamente o meschinamente, ma senza cedere alle illusioni e ai falsi dei, come le blatte appunto in un mondo alla deriva e gravemente a rischio, occhi aperti e cuore in mano. Da un punto di vista formale, il disco è composto di brani tradizionali e nuove composizioni in siciliano di Matilde POLITI. La tradizione è approcciata in maniera immediata, ricercando la sonorità originaria, a partire però non dalla forma estetica, ma dalla ricerca dello “spirito del canto”, e della “funzione concreta e magica” che esso era destinato ad assolvere. I brani originali, invece, sono arrangiati con la libertà estetica di seguire, forse teatralmente, le esigenze che il contenuto pone, per esplicitarsi al meglio in musica. Dunque ogni brano si presenta con caratteristiche proprie: alcuni ricchi di colori non propriamente siciliani, ma africani o zingari, napoletani o arabi, sempre in dialogo con il siciliano che è contenitore; alcuni caratterizzati invece da una qualità tecnica bassa a favore del momento estemporaneo in cui un frammento di musica, catturato quasi per caso, risuona all'interno del paesaggio sonoro ed emotivo che lo fa scaturire, in maniera irripetibile, in riva al mare, o nel silenzio della propria stanza di notte, piuttosto che creato e curato in uno studio, con tutta la cura che questo richiede affinchè il suono di ogni strumento rimanga fedelmente e semplicemente se stesso. Nata a Palermo, laureata in Antropologia Culturale, facoltà di Sociologia, alla Sapienza di Roma nel 1999, Matilde POLITI lavora tra musica e teatro dal 1992. La formazione teatrale avviene soprattutto presso la Fondazione Pontedera Teatro, nell’ambito del teatro di ricerca. Durante gli anni ha portato avanti un percorso di autoformazione, attraverso seminari e workshop di varia natura, affiancati da un costante lavoro di ricerca e sperimentazione, e da una intensa attività di spettacoli in strada, con repertorio folk americano, spagnolo e siciliano. Dal 2000 sceglie di dedicarsi principalmente al lavoro di ricerca sul repertorio di tradizione orale siciliano, ricerca che si allarga costantemente al riferimento alle musiche tradizionali di area mediterranea. Le ricerche musicali continuano anche attraverso viaggi per il Mediterraneo e in Africa, per conoscere strumenti e pratiche di culture musicali altre. Dal 2003, a Palermo, si è inoltre impegnata per l’integrazione sociale dei migranti attraverso la musica, sostenendoli nella creazione di performance multietniche mirate a favorire l’incontro fra persone e culture. Matilde Politi canta e suona diversi strumenti (chitarra, fisarmonica, tamburello, percussioni, marranzano).
La passione secondo Matteo
SALVATORE Matteo

La passione secondo Matteo

inalmente, dopo un lungo lavoro di restauro e recupero del materiale audio, ecco a voi: "La Passione Secondo Matteo", un cd di materiale inedito, che racconta l'arte del grande poeta folk "Matteo Salvatore". Un cd che contiene ben 30 tracce, e, che ripropone gran parte delle registrazioni effettuate dallo stesso Salvatore, a radio Rai, durante tutta la sua lunga e vorticosa carriera artistica. Matteo Salvatore cresce ad Apricena nel ventennio fascista, case bianche e sciami di mosche. Tra i poveri, i Salvatore (soprannominati i Zicozico) sono tremendi. Il padre facchino quando può, la mamma chiede l’elemosina nei vicini paesi. Matteo insieme a fratelli e compagni di strada vive e gioca scalzo nella piazza. Poi l’arrivo nella Capitale nei primi anni ’50 e l'incontro con il suo talent scout Claudio Villa. Da questo momento in poi il futuro cantore non avrà altra fonte di ispirazione che non riguardi le sue radici, ogni ballata, ogni canzone è un ricordo tra il 1925 e i primi anni 50. Sempre le origini, nella memoria del vecchio cantastorie, anche qualche anno fa quando vi fece ritorno per il suo ultimo viaggio, in quella terra impervia e dalla vita difficile, ma che tanto ha amato durante tutta la sua vita. Il cd ci fa rivivere quelle ballate celebri del maestro indiscusso della canzone popolare, famoso per i suoi ossimori e paradossi, che lo hanno reso celebre alla critica e al pubblico. La logica poetica e la rabbia rispettosa del grande Matteo Salvatore, scaturiti da una vita a dir poco avventurosa, sono tutte qui, racchiuse in questa splendida pubblicazione, acquistabile su questo sito con pochi click. Intro Petto tonno Scalinatella Mo’ ve’ la pappa Lu bene mio Brutta cafona Maria Nicola Moglie e marito Il carrettiere Lu furastiero Renato Marengo e Ludovica Modugno presentano Matteo Salvatore Lu polverone Ue’ chi vo’ l’anice Il vecchio (Azzicchete a me) La campagna demografica W la guerra Padrone mio Otello Profazio intervista Matteo La notte è bella Oreste Lionello intervista Matteo Salvatore Il bando del Comune / Il bando della carne Prima, seconda, terza qualità I proverbi paesani Lu soprastante (presentazione) Lu soprastante Matteo racconta la storia che ha ispirato “La ballata di Teresina” La ballata di Teresina I diasilli (Diasill) Saluti La notte e’ bella - alternative take
Cançò de Dona i Home
L\'HAM DE FOC

Cançò de Dona i Home

Rhythms of Azerbaijani Dances (Traditional music of Azerbaijan)
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Rhythms of Azerbaijani Dances (Traditional music of Azerbaijan)

Melodie che accompagnano le danze tradizionali fanno parte della vita di ogni azerbaijano fin dall'infanzia. Uomini e donne, adulti, giovani e anziani danzano su queste melodie a matrimoni, feste private, feste locali o, semplicemente, quando sono di buon umore e il corpo inizia a rispondere ad un ritmo invitante. In questi casi c’è un detto popolare azeerbaijano - sümüyüme düshdü – che può essere tradotto approssimativamente come "le mie ossa gridano per un ballo". Le danze nazionali sono eseguite sia da ballerini amatoriali e che da professionisti. In passato, la maggior parte dei capi azeri e dei grandi signori feudali manteneva gruppi professionali di danza. sia femminili che maschili, nei loro palazzi. Le danze di gruppo e movimento Halay e Yalli sono la più antica tra le numerose forme e generi di danze popolari azerbaijani. L’antica danza di gruppo Halay è popolare nelle regioni meridionali dell'Azerbaigian, nella zona dei Monti Talish. E’ eseguita da due gruppi di donne, che ballano e cantano allo stesso tempo, con l'accompagnamento di gaval e naghara. Un'altra antica danza collettiva, la Yalli, è popolare in molte regioni dell'Azerbaigian. Le melodie Yalli di solito consistono di due (Moderato - Allegro) o tre (Andante - Moderato - Allegro) parti, in cui lo stesso brano musicale è suonata in metri diversi. Essi vengono eseguiti da un ensemble strumentale, che comprende per lo più due zurne (strumento simile al piffero) e un naghara (percussioni), anche se combinazioni diverse di strumenti a fiato e percussione sono possibili. Danze soliste femminili sono molto popolari in ogni parte dell'Azerbaigian. Lente, dolci, liriche melodie che accompagnano la danza spesso includono brani di mugham sono in armonia con la loro affascinanti coreografie. Melodie di danze femminili, in particolare, le danze urbane vengono eseguite con l'accompagnamento di balaban (tipo di oboe) e naghara, o naghara e gharmon (fisarmonica azerbaijana), mentre nei villaggi nelle all’aria aperta dei matrimoni le donne aria possono ballare con l'accompagnamento di zurna e naghara. Come ogni altro folklore, il folklore delle danze dell’Azerbaigian conserva e diffonde informazioni sulla cultura del paese, anche dopo che gli eventi storici sono stati dimenticati o trasformati. Infine, Rengs e Diringi formano un gruppo separato di ritmi che accompagnano la danza. Sono entrati a far parte delle grandi composizioni cicliche di mugham chiamate Dastgah. Rengs e Diringi sono eseguite da un ensemble strumentale (composto da tar, kamancha, naghara, balaban e altri strumenti tradizionali). Il reng è una composizione strumentale indipendente mentre i diringi brevi possono essere inclusi nella melodia mugham per dare una breve pausa al cantante mantenendo al tempo stesso la carica emotiva e la sua vivacità. In questa antologia di brani inediti si possono trovare esempi delle danze più importanti dell'Azerbaigian suonati da solisti e gruppi fra i più affermati in campo classico e folk di oggi.
Per dove tu passi
VALLA Stefano & SCURATI Daniele

Per dove tu passi

Profondamente legati al territorio delle Quattro Province e in particolare a Cegni, paese di Giacomo ed Ernesto Sala (pifferai tra i più importanti del secolo scorso), Stefano VALLA e Daniele SCURATI sono i continuatori diretti del repertorio musicale tradizionale legato al piffero(oboe popolare) ed alla fisarmonica. La loro attività è volta a mantenere viva la musica e la cultura di tradizione orale di questa area montana e a stimolarne la diffusione attraverso feste, concerti, stage e conferenze. Il duo porta avanti parallelamente una duplice attività suonando nelle feste dei paesi dell’Appenino, dove il ballo è tuttora uno dei fondamentali momenti di aggregazione (feste patronali, matrimoni, sagre, carnevali) e nell’ambito di rassegne e iniziative musicali con concerti in Italia e all’estero. Nello stesso momento, grazie alla loro attenzione a stimoli culturali contemporanei, e attraverso esperienze in altri ambiti musicali interpretano la loro musica esprimendo la sua vitalità e la loro appartenenza al proprio tempo. Nell’area di diffusione del piffero esiste tuttora, strettamente legato al repertorio musicale, un repertorio di danze tradizionali precedenti l’affermazione delle danze di coppia; ne fanno parte: giga, alessandrina, monferrina, piana e povera donna, quest’ultima con connotazioni rituali e simboliche particolari. Le origini appenniniche della famiglia di Stefano VALLA (Cegni PV, Ottone PC) lo legano profondamente a questa cultura permettendogli di conoscere da giovanissimo la realtà delle feste tradizionali e quindi di crescere a stretto contatto con la musica e la danza dell'area chiamata delle quattro province (GE, PV, AL, PC). Inizia a danzare giovanissimo i balli tradizionali come la giga, le monferrine prima in maniera spontanea e poi con l'intenzione di conoscere e quindi documentare diversi stili e forme presenti nell'area in questione. La passione e la coscienza del valore socioculturale e storico di questo patrimonio musicale lo spingono allo studio del piffero, lo strumento principe di questo repertorio. Diventa allievo di Ernesto Sala, pifferaio di Cegni e di Andrea Taramla Domenichetti di Negruzzo. Nel 1985, insieme a Andrea Masotti, cornamusa, e il fisarmonicista Franco Guglielmetti fonda il gruppo I Suonatori delle Quattro Province con cui incide per la Robi Droli Records. Nel 1989 entra a far parte del gruppo francese Une Anche Passe. Nel 1991 entra nella storica formazione genovese Squadra di canto popolare Val Polcevera con la quale incide un CD. Nell 2000 inizia collaborazione con il fisarmonicista Daniele Scurati con il quale partecipa a importanti festival in tutta Europa, partecipa a trasmissioni televisive e radiofoniche e incide diversi CD per la Buda Musique. Daniele SCURATI ha iniziato gli studi pianistici sotto la guida del M° Pierantonio Meroni per poi intraprendere gli studi di fisarmonica. Ha partecipato a festival nazionali e internazionali . Ha tenuto lezioni e conferenze sulla musica tradizionale in Italia e all’estero. Collabora con diversi musicisti tra cui Stefano Valla (con cui suona regolarmente), Aldo De Scalzi, Enzo Draghi, Umberto Petrin, Kalman Balogh, Pascal Comelade, Guo Yue. Ha al suo attivo diverse registrazioni discografiche.
Soll lawa
AU GRE\' DES VENTS

Soll lawa

Au Gre des Vents gruppo dell’alto Reno ha una spiccata preferenza per la musica e le danze dell’ Alsazia. Si appropria del repertorio tradizionale, di brani raccolti dagli anziani per associarvi profumi celti o esotici, echi ispirati dal vento. Il loro obiettivo primario è quello di ballare e far ballare, ma anche di godere delle melodie che sono scomparse dal nostro ambiente sonoro. Il gruppo ama anche le melodie irlandesi, guasconi, del centro Francia e più in là, fino alla Macedonia. Soll lawa, si deve vivere! Au Gre des Vents ci offre alcune delle musiche da ballo più popolari. Da più di 25 anni, Au Gre des Vents offre una reinterpretazione della musica tradizionale alsaziana fornendo colorazione che gli esperti qualificano come celtica. E la musica che si credeva perduta rinasce sotto le dita dei musicisti per i piedi e le orecchie dei ballerini amanti della grande musica.
Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte
PERON Silvio

Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte

Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte è il nuovo CD di Silvio Peron, che ha scritto i testi e composto le musiche, e si è avvalso della collaborazione di 17 musicisti e cantanti di diversa provenienza, da Bologna a Marsiglia, che in parte hanno curato anche gli arrangiamenti, per questa sua nuova produzione. Ogni brano presenta atmosfere, timbriche e arrangiamenti molto diversi. Dal punto di vista dei testi, ciascun personaggio parla in prima persona e nella variante di lingua d’oc del proprio paese di origine, con lo scopo, tra le altre cose, di mettere in risalto la musicalità data dalle caratteristiche di ognuna. Don Viale di Limone (il prete giusto di Nuto Revelli), la sounadoura di Tech di Dronero, i giganti Ugo di Vinadio, Notou Sounadour di Robilante sono alcuni tra i personaggi che hanno ispirato l’autore per singolarità di vita, esperienze e aneddoti vari. Il tutto nasce trent’anni fa da un’esperienza vissuta dal musicista in qualità di animatore musicale durante un soggiorno al mare con anziani della Val Stura. In questa occasione stringe amicizia con due di loro, Jacou e Petou di Roccasparvera, e scopre che il secondo, a quasi ottant’anni d’età, non aveva mai visto il mare e aveva difficoltà a credere che fosse salato. A distanza di vent’anni, l’autore si trova su una spiaggia e di colpo riaffiora il ricordo quasi sbiadito di un particolare: Petou che corre a tentoni verso il mare, assaggia l’acqua e si gira con aria schifata. Ed è così che all’improvviso nasce il ritornello di quella che diventerà Petou e lou mar… Da qui l’idea di realizzare una serie di canzoni su vari personaggi delle Valli Occitane.
Distribuito da Felmay
Nàdùr
CLANNAD

Nàdùr

Ehi, sono i Clannad, folks! Chi scrive ha amato i dischi del gruppo famigliare del Donegal fin dagli esordi acustici, per la rilettura del canzoniere irlandese del nord-ovest, la vocalità limpida, le misurate influenze jazz, poi anche gli innesti rock e pop che si segnalavano, peraltro, per arrangiamenti sempre ricercati. Certo non sono mancate le delusioni negli anni ’90 del secolo scorso con qualche cedimento creativo e stilistico sotto l’eccesso di commercializzazione e con il sollevarsi delle nebbie celtiche che imperavano nei gusti di un certo pubblico. Poi il lungo silenzio, mentre Máire Ní Bhraonáin, diventata nel frattempo Moya Brennan (usando come grafia la più agevole pronuncia del suo nome di battesimo, e anglicizzando il cognome) incideva dischi solisti e in coppia con Cormac de Barra. Il letargo della band è stato interrotto nel 2011 dai concerti e dal live nella cattedrale dublinese di Christ Church, già recensito da Blogfoolk. Il disco ha segnato anche il ritorno in formazione del fratello Pól (mancava dall’album del 1989, “Past Present”); al live è seguito un tour, che ha sondato lo stato di salute della band e i gusti del loro pubblico, almeno così narrano le cronache e le dichiarazioni date alla stampa. Insomma, il clan si è ricomposto con la line up al completo: Moya (voce, arpa), Ciarán (basso, chitarra, tastiere, mandolino, voce), Pól Brennan (flauto, whistle, chitarra, tastiera, bodhrán, voce) e gli zii gemelli, Noel (chitarra, voce) e Padraig Duggan (mandola, voce). A quarant’anni dal debutto discografico, “Nádúr” (natura in irlandese) segna il rientro in grande stile della band di Gaoth Dhobhair (Gweedore), con le note di presentazione vergate dallo scrittore Colum McCann, che scrive: “Lo ascolti una volta e senti di conoscerlo da tanto tempo”. In effetti, l’album è un compendio stilistico della storia musicale della band irlandese. Ci sono le magnifiche armonie vocali, le atmosfere sognanti, la purezza acustica (magnifico CD sotto il profilo sonico), con sprazzi di elettronica, l’arpa cristallina e la voce sempre da brivido di Moya, gli inserti pop, le venature folk-rock, le ospitate di eccellenti musicisti e il duetto con un partner maschile (ricordate Bono in “In a lifetime”? Qui c’è il cantante nord-irlandese Duke Special).”Vellum”, dai superbi impasti vocali e coro in latino, apre il disco: è una celebrazione di quel tesoro dell’arte irlandese che è il Book of Kells. Procede su una ritmica folk-rock il successivo “Rhapsody na gCrann”, mentre “TransAtlantic”, coautore Colum McCann, è nel segno della voce fatata di Moya. Uno dei vertici dell’album è la waulking song gaelica "Turas Dhomhsa chon na Galldachd", con entrata suggestiva delle cornamusa scozzese di Alan Bailey nel finale. Si cambia passo per la morbida ballata “Brave Enough” (cantata con Special) e gli stilemi d’oltreoceano folk-bluesy di “The Fishing Blues”, in cui guizza l’armonica di Eamon Murray; la canzone è dedicata alla crisi drammatica dell’industria ittica irlandese. L’arpa si ritaglia uno spazio di primo piano in “Lámh ar Lámh”, che evidenzia affinità con gli episodi di “Legend”, colonna sonora di Robin of Sherwood, invece l’up-tempo di “Tobar an tSaoil”, cofirmata da Moya con Aisling Jarvis (al bouzouki), ci presenta i consueti paesaggi vocali clannadiani. Porta la dedica a papà Leon, figura centrale per la carriera della band e personalità di spicco a Gweedore, la splendida canzone “The Song in your Heart”; si ritorna alle morbidezze folk-pop con “A Quiet Town”. Altro picco del disco “Hymn (To Her Love)”, compartecipe la preziosa chitarra di Steve Cooney, una composizione che espone maestosità e nitore che hanno fatto la storia dei Clannad; il brano nel solco dei migliori momenti di “Magical Ring” (che fu il vero disco della svolta, dopo i prodromi elettronici di “Fuaim”). La figura mitologica di Chú Chulainn è evocata nella delicata “Setanta”, mentre la chiusura è esaltante, con una ballata tradizionale locale, “Cití na gCumann”, in cui la voce di Moya raggiunge ancora vertici assoluti, con l’impeccabile contorno acustico, che ci riporta alle suggestioni degli esordi discografici. Ehi, sono i Clannad, folks, di nuovo con noi! Ciro De Rosa da BlogFolk http://www.blogfoolk.com/2013/10/clannad-nadur-arc-music-2013.html
Il Melodramma Ballabile - L’ocarina tra Verdi e il ballo
ENSEMBLE NOVECENTO

Il Melodramma Ballabile - L’ocarina tra Verdi e il ballo

Lo confesso: non amo particolarmente la musica di Giuseppe Verdi. A tal proposito un amico pianista tempo fa mi ammoniva “Che Dio ti perdoni!”. Ma a volte i miracoli accadono. E di questo debbo ringraziare l’Ensemble Novecento (che ho già avuto modo di apprezzare in concerto più di una volta). La rilettura di Verdi, ad opera dei sette indomiti musicisti, rivela un’eleganza e una luminosità irresistibili. Eppure non è affatto facile riuscire a rendere tanta varietà di ritmi e di colori attraverso uno strumento come l’ocarina, sicuramente stimolante, ma apparentemente lineare. L’invenzione del Donati, nelle sapienti mani dei protagonisti di questa incisione, rivela aspetti energicamente orchestrali. Timbri cristallini, suono d’insieme straordinariamente compatto… e la capacità di mettere in relazione ambiti artistici solo apparentemente lontani tra loro. Da venti anni ormai l’ENSEMBLE NOVECENTO si dedica con passione e competenza alla ricerca e alla riproposta di repertori musicali ingiustamente dimenticati, ricerca alla quale ha sempre affiancato lo studio della variazione e della parafrasi di arie celebri. I componenti la formazione di Budrio sono dei veri virtuosi del loro strumento, ma…attenzione! Non crediate di trovarvi al cospetto di un disco di semplici (anche se funamboliche) evoluzioni di stampo operistico! Qui la perizia tecnica è al servizio di una reale ispirazione poetica. In poche parole, l’opera del musicista di Busseto ne guadagna in varietà. Del resto la musica di Verdi (amatissima in Emilia), nella sua suadente semplicità, che rimanda spesso ai ritmi ballabili più in voga nella seconda metà dell’ottocento, fu tra le prime ad essere inserita nel repertorio del settimino di ocarine. Nel cd fanno bella mostra di sé anche brani non operistici: una polca, un valzer ed una mazurca, i quali rafforzano il legame stilistico tra il mondo del melodramma e quello alimentato dalla linfa popolare. Per concludere: in questo disco la magica alchimia delle ocarine dell’Ensemble Novecento ci regala un affresco sonoro di grande sobrietà e freschezza, depurato da quegli eccessi che, secondo il sottoscritto, hanno da sempre rappresentato la connotazione più discutibile del genere melodrammatico. Questo, non dimentichiamolo, è il pensiero di un “non” verdiano. Buon ascolto! Arturo Stàlteri Il melodramma ballabile ha due fonti di originalità: innanzitutto è suonato esclusivamente da ocarine, nella formazione ormai classica e consolidata del settimino; in secondo luogo raccoglie brani manoscritti tratti da spartiti risalenti agli anni ’30-’40 del secolo scorso e raramente eseguiti da allora. L’ocarina è un flauto in argilla diffuso in tutto il mondo, ma che a Budrio ha raggiunto la sua massima evoluzione con il modello a dieci fori messo a punto a metà ‘800 da Giuseppe Donati. Il Donati nel corso degli anni riuscì a costruire una famiglia di sette strumenti di diverse dimensioni intonati tra di loro. Raccolti attorno a sé alcuni tra i migliori musicisti del paese, formò un gruppo di ocarine che si esibì con grande successo dapprima in ambito locale e poi nei principali teatri italiani ed europei. Il repertorio proposto, che ricalcava quello delle bande di fiati dalle quali i membri del gruppo provenivano, era composto soprattutto di arrangiamenti di arie tratte da brani d’opera, marce e ballabili. Erano però i brani d’opera a far la parte del leone: le musiche di Verdi, celeberrime ed amatissime in Emilia, furono tra le prime ad essere inserite nel repertorio del settimino di ocarine. A partire dagli anni ’20 sino al 1948 il gruppo fu diretto da Alfredo Barattoni, uno dei maggiori interpreti della tradizione ocarinistica budriese e a cui si devono la maggior parte degli arrangiamenti da noi stessi eseguiti. La tradizione budriese non è però scomparsa con Barattoni: costruttori, appassionati e musicisti si sono succeduti lungo la strada aperta da Donati e ancora oggi portano avanti questa originalissima e preziosa tradizione musicale e culturale dell’Emilia che trova a Budrio la sua sede naturale e – da qualche anno – la sua sede istituzionale con il museo cittadino interamente dedicato all’ocarina.
Distribuito da Felmay
River
NUANCES 4TET

River

Da principio (parliamo del 2002) il progetto era un duo tromba e fisarmonica formato da Luigi Faggi Grigioni e da Giacomo Rotatori in cui lo spazio improvvisativo era molto ampio e contraddistinto dalla contrapposizione tra il lirismo della tromba e la ritmicità della fisarmonica. Il linguaggio improvvisativo non era tipicamente jazzistico ma più basato su ostinati e aperture ricavate su pedali. Anche la ricerca sonora era un aspetto interessante in quanto l’accostamento tromba e fisarmonica dal punto di vista timbrico appariva stimolante e desueto. Il titolo del concerto proposto era Variazioni sul Tango e ben rappresentava la musica eseguita: una ri-lettura di brani di Astor Piazzolla e del suo erede europeo Richard Galliano. Senza abbandonare nulla di quanto appena descritto, in occasione di un concerto svoltosi nel 2007 nell’ambito di una rassegna dedicata al Tango al duo si aggiungono Andrea Morandi (batterista) e Roberto Gazzani (contrabbassista) e il positivo riscontro seguito a quell’evento ha fatto si che la formazione restasse tale. Dal momento in cui il gruppo si è strutturato in quartetto, oltre a svolgere numerosi concerti sia in Italia che all’estero, ha anche cominciato a produrre brani originali che man mano si sono decisamente allontanati dal genere tango ed hanno iniziato a rappresentare la parte più interessante del repertorio. I musicisti che compongono il quartetto provengono da ambienti musicali diversi: Giacomo Rotatori vanta numerose collaborazioni in ambito cameristico tra cui i Solisti della Scala; Luigi Faggi Grigioni, trombettista della Banda Olifante ha collaborato con Kenny Wheeler e tuttora suona con Raphael Gualazzi; Andrea Morandi ha collaborato con Franco Cerri e con Frank Marocco; Roberto Gazzani con la cantante brasiliana Selma Hernandes. E’ probabilmente grazie all’incontro di background musicali adiacenti ma non sovrapponibili che il NUANCES 4TET si è dedicato alla composizione di brani originali con un proprio sound abbandonando l’interpretazione e l’arrangiamento di composizioni altrui. La frequentazione dei 4 musicisti ha anche creato quella sinergia che partendo dal personalissimo momento della composizione sfocia nella condivisione dei brani e quindi nella loro elaborazione collettiva. Fa parte del disco una personale ri-lettura di Io che amo solo te che certamente porta verso una dimensione più jazz. Si tratta però solo di un breve episodio all’interno di un lavoro che al jazz deve solo l’appena citata cover e Waltzestrasse. Per il resto si tratta di brani pensati e composti proprio per questa formazione e per questo sound.
Ballando Kramer - Per i cento anni di Gorni Kramer
MARINI Michele - DONADELLI Daniele

Ballando Kramer - Per i cento anni di Gorni Kramer

A fronte di questo nuovo progetto discografico, sento di poter affermare con orgoglio di essere stato il primo insegnante di Michele Marini. All’epoca era piccolo, un bambino, e ha iniziato con me un percorso che lo ha portato in breve tempo ad acquisire un approccio più libero alla musica, attraverso l’improvvisazione jazz. All’età di 11 anni aveva già metodo e talento, studiava con passione il sax contralto, suo primo strumento, ed era già chiaro quello che sarebbe diventato oggi: un ottimo artista. Quando, con la collaborazione di Andrea Bonacini, abbiamo dato vita al progetto “Secondo a Nessuno”, abbiamo deciso di avvalerci della presenza di due giovani molto promettenti, professionalmente preparati e ben affiatati. Questi due ragazzi erano proprio Michele e Daniele, che fin da subito hanno dimostrato la passione e lo spirito giusto che da tempo stavamo cercando. E non ci siamo sbagliati: nel giro di pochi anni, infatti, sono diventati due maturi professionisti e questo disco ne è la dimostrazione. Hanno saputo plasmare con abilità il repertorio di Gorni Kramer, passando con naturalezza dalle caratteristiche sonore del liscio delle origini, al linguaggio più complesso del jazz e dello swing. Oltre ad essere due grandi virtuosi, hanno anche saputo avere fiuto per le scelte artistiche e gli arrangiamenti e per questo meritano, a mio parere, di essere annoverati tra i più interessanti talenti del panorama musicale nazionale. Ballando Kramer scorre fluido, emoziona, appassiona e la caratura tecnica è notevole ma mai abusata. Che altro aggiungere? Bravi ragazzi! E come si diceva nelle balere di un tempo…LARGO AI GIOVANI! Claudio Carboni Il celebre musicista di Rivarolo mantovano, Kramer Gorni, nato nei primi anni del secolo scorso, rappresenta indiscutibilmente un anello fondamentale nella storia della musica da ballo di casa nostra. Un anello che lega in modo indelebile il nostro valzer al primo jazz-swing di oltreoceano e alla canzone italiana dei nostalgici anni ’30 e ’40. È l’epoca in cui Alberto Rabagliati, Natalino Otto, Quartetto Cetra e Trio Lescano, per citare solo alcuni degli artisti che hanno contribuito a diffondere e a rendere famose le composizioni del maestro Kramer, impongono in radio una vera rivoluzione musicale. Contraddistinti da notevoli capacità vocali evidenti nelle raffinate armonizzazioni delle canzoni, sono riusciti, con semplicità e popolarità, a trasmettere l’estro del compositore lombardo, contrassegnato non solo dalla cultura della musica da ballo emiliana, ma anche da inconfondibili ritmiche jazz e swing arrivate a noi dalle orchestre che suonavano sui transatlantici. Michele Marini e Daniele Donadelli hanno così voluto rispolverare il vasto repertorio krameriano e rendere omaggio al maestro di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita. L’ultimo prodotto discografico della collana Tacadancer contiene infatti brani tratti dal patrimonio musicale regalatoci da Gorni, personaggio eclettico e poliedrico, direttore d’orchestra, fisarmonicista, produttore, compositore , arrangiatore e autore di ben 1057 canzoni depositate alla SIAE, tra cui le celeberrime: Domenica è sempre domenica, Pippo non lo sa, Un bacio a mezzanotte e Valzer blu. Ballando Kramer si propone come un lavoro unico nel suo genere, perché contiene anche tracce inedite composte da entrambi i musicisti. Tra queste si possono ascoltare Richard e Dania’s waltz, il primo un virtuoso omaggio a Galliano, inneggiante alle tinte eleganti e raffinate del valzer musette, il secondo un brano dal sapore mediterraneo, seducente e ritmicamente vorticoso, che vanta l’utilizzo del cajón, strumento a percussione di origine peruviana. Tra gli originali sarà inoltre interessante scoprire Indiatango e Silenzi assordanti, che attingono ad un panorama creativo più moderno e sperimentale, lontano dalla musica del maestro e che lasciano spazio all’ascoltatore di crearsi un proprio immaginario emozionale.
Distribuito da Felmay
Master of Their Craft
AAVV

Master of Their Craft

“Masters Of Their Craft” è una antologia del catalogo dell’etichetta musicale Tara contenente diciotto brani di alcuni degli artisti più importanti e gruppi nel mondo della musica irlandese. Negli ultimi trent'anni la Tara ha avuto il privilegio di registrare e collaborare con artisti come Clannad, Planxty, Shaun Davey, Ala di Stockton, Christy Moore, Moving Hearts e molti altri. Questa compilation ritrae questi artisti al loro meglio, con la loro musica che attraversa i generi dalla World Music al contemporaneo irlandese e Folk.
PIPER'S CHOICE Vol. 5 DVD
AAVV

PIPER'S CHOICE Vol. 5 DVD

Questo quinto volume di Piper’s Choice presenta tre musicisti con una profonda conoscenza delle tradizioni della cornamusa di Clare , qui rappresentata dalla musica di Willie Clancy, e lo stile dei viaggiatore che, attraverso la loro influenza su Clancy, è parte dell’eredità di tutti i suonatori di cornamusa. Con Mickey Dunne, Seàn Talty e Seàn McKiernan.

Mysterious Boundaries
McMANUS Tony

Mysterious Boundaries

Il talentuoso Tony McManus è oggi considerato come uno dei chitarristi più importanti della scena musicale tradizionale / Contemporaneo / celtici / Americana, e regolarmente si esibisce in concerti e tour spesso con altri grandi maestri. Tony ha ora aggiunto un nuovo genere al suo normale repertorio registrando un album associato con il mondo della musica classica. Questo è Tony nel suo elemento, come sempre, e il CD aggiungerà una legione di nuovi fan al suo già enorme seguito.
The Flooers O' The Forest
AAVV

The Flooers O' The Forest

Settembre 2013 segna il 500° anniversario della Battaglia di Flodden, quando un esercito inglese sconfisse un esercito scozzese. Fu un macello su entrambi fronti. L'album è dedicato alla memoria di tutti i caduti sul campo di battaglia in quel. Speriamo che sia un giusto tributo. Molte tracce sono state licenziate da etichette diverse, in tutto in mondo, mentre altri sono stati registrati appositamente per il progetto. E' stato un grande lavoro di amore e di passione per tutti. Gli artisti partecipanti sono Dick Gaughan, Archie Fisher & Garnet Rogers, Celticburn, Lau, Karine Polwart, Steve McDonald, Rob Bell, The Owel Service & Alison O'Donnell, 'McCalman, Quigg & Bayne', Gary Cleghorn, Scocha, Drinkers' Drouth with Davy Steele, Robin Laing, Gary West and the children of Drumlanrig & St Cuthberts Primary School, Hawick. Le poesie e prose sono letti da BBC Radio Scotland presentatore Iain Anderson, l'attore John Shedden, e Alastair McDonald.
41° Festival Interceltique Lorient
AAVV

41° Festival Interceltique Lorient

Il Festival Interceltique di Lorient festeggiò il suo 41 ° anniversario dal 5 al 14 agosto 2011. In tale occasione celti e bretoni abbandonando ogni diaspora esistente celebrarono e consacrarono, attraverso il festival, il processo di fusione fra le diverse culture condividendolo con partecipanti e pubblico proveniente da tutto il mondo. Musicisti, cantanti, ballerini e artisti provenienti da Scozia, Irlanda, Galles, Cornovaglia, Isola di Man, Galizia, Asturie, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada e Australia vivacizzarono magicamente il porto di Lorient per 10 giorni e 10 notti.
Paese Mio Bello - Historic Italian-American Recordings 1911-1939
AAVV

Paese Mio Bello - Historic Italian-American Recordings 1911-1939

Una raccolta unica nel suo genere di storiche registrazioni italo-americane di cui 40 brani nella loro versione originale che mai avete ascoltato. La prima ristampa in assoluto per questo genere che celebrava la ricca eredità musicale italiana nell'esperienza ricca di nostalgia dell’emigrazione Italo-Americana del primo novecento. 44 brani, 2 CD.
Birling
OCCASIONALS

Birling

The Occasionals sono tornati con un settimo album che celebra i 25 anni di musica da ballo in molte diverse occasioni. Un superbo mix di vecchi classici e altre gemme meno conosciute da Bobby Macleod e Jimmy Shand, e alcuni nuovi brani da Freeland.