Aurora
MELECH MECHAYA

Aurora

MELECH MECHAYA (me-LEKH me-KHAH-yah) significa in ebraico I Re della Festa, nome quanto mai calzante per questa band portoghese atipica. Ogni concerto dei MELECH MECHAYA si trasforma infatti in una festa senza fine dove il pubblico ride, balla, interagisce e diventa attivamente partecipe alla loro irresistibile performance. I MELECH MECHAYA celebrano il loro decimo compleanno con Aurora, il loro quarto progetto musicale, mixato da Tony Harris (R. E. M., Sinead O'Connor, The Verve), che vede la partecipazione di ospiti speciali: Filipe Melo (piano), Noiserv (voce) e Lamari de Chambao (voce). Dopo i due precedenti album usciti per la nostra etichetta Melech Mechaya (fy 8192) e Strange People (fy 8216), accolti con grande successo in oltre 150 concerti (in dieci Paesi e attraverso tre continenti), i MELECH MECHAYA tornano con Aurora, il loro più sorprendente ed innovativo lavoro, dove le radici Klezmer abbracciano nuovi confini creando un suono unico e personale. Il gruppo è nato nel 2006 a Lisbona, con la stessa formazione che tuttora lo compone: Miguel Veríssimo (clarinetto), João Graça (violino), André Santos (chitarra), João Novais (contrabbasso), e Francisco Caiado (percussioni). Il Klezmer, la potente tradizione musicale ebraica dell’Europa Centrale e dell’Est europeo, continua a costituire il punto di partenza per la creazione di un repertorio di composizioni originali dal sapore tradizionale. L’approccio particolare della band riesce a coniugare con grande maestria la bellezza dei brani alla carica esplosiva e vivace delle loro performance. Oltre che nel loro amato Portogallo, I MELECH MECHAYA hanno tenuto molti concerti in Spagna così come in Croatia, Capo Verde, Brasile, Svezia, Finlandia, Belgio e Austria, in festival, teatri, stazioni metropolitane, palazzi storici ... sempre incantando il pubblico e conquistando la stampa specializzata. Questo nuovo lavoro mostra la maturità raggiunta dalla band, la loro abilità nel comporre e arrangiare brani di ispirazione Klezmer, arricchendone lo stesso cospicuo patrimonio con nuove composizioni. L’audacia degli arrangiamenti, l’interazione fra gli strumenti, la complicità e l’energia scaturita sia sul palco che in studio di registrazione, testimoniano il livello di creatività e di fiducia reciproca raggiunta fra i membri del gruppo. Buon compleanno Melech Mechaya!
Prima Luz
Antonio VIVENZIO / Alberto PEDERNESCHI

Prima Luz

PRIMA LUZ è il cd di esordio dell’omonimo duo composto da Antonio VIVENZIO (pianoforte) e Alberto PEDERNESCHI (batteria). Il Cd si caratterizza per una costante attenzione alla creatività sonora e timbrica e per la assoluta libertà di improvvisazione sul materiale tematico e armonico. Il pianismo di VIVENZIO segue le orme di Bill Evans e si mantiene sempre ben ancorato a una melodia cantabile e ad un suono avvolgente e caldo. Il drumming di PEDERNESCHI persegue una musicalità che ha come fonti di ispirazione Paul Motian e Joey Baron. Il disco è un viaggio attraverso un universo sonoro immediato e originale, una musica capace di rasserenare e di incantare con magia; la rappresentazione di un luogo dove ripararsi dalle intemperie attraverso un’intensità e una leggerezza che va dritta al cuore e all’anima. Le otto composizioni, tutte firmate dal duo, sono piccoli racconti che trasportano l’ascoltatore in paesaggi ben caratterizzati e lo guidano in una sorta di narrazione. L’ascoltatore si ritrova immerso in molteplici ambientazioni, a volte ordinate e luminose, a volte intime o spigolose, senza però mai perdere di spontaneità. Apre il disco il tema suggestivo di Stazione, che introduce l’ascoltatore al clima etereo e luminoso che segna la musica di Prima Luz. Il delicato groove cadenzato in 5/4 de L’Ultimo Ballo racconta una storia più malinconica, dal sapore d’oltreoceano. Al centro del lavoro troviamo Ombre Sospese, uno dei brani dove la libera improvvisazione prende il sopravvento sulla forma. Il suono è l’elemento che guida i due musicisti in questa ricerca quasi mistica. Così avviene anche nel delicatissimo In Viaggio part I e nell’ipnotico part II, dove la batteria di PEDERNESCHI si contrappone alla calma della narrazione con un crescendo energetico che esprime la vitalità e le imprevedibili dinamiche di un viaggio. ANTONIO VIVENZIO - Diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio G. Verdi di Milano e con lode ai Civici Corsi di Jazz. Ha studiato con i maestri Paolo Birro, Greg Burk, Antonio Zambrini e Franco D’Andrea. Pianista stabile della big band Monday Orchestra, ha collaborato inoltre con l’orchestra Civica Jazz Band di Enrico Intra. Fa parte di alcuni progetti originali tra cui Marcella Malacrida 5et, The Guilty Lab, Andrea Andreoli 5et, con i quali ha inciso diversi album. Leader di un proprio trio pubblica nel 2016 Canyon, il suo primo disco con composizioni originali. Nel 2013 vince il primo premio al concorso al concorso Chicco Bettinardi per Nuovi Talenti del Jazz Italiano. Ha partecipato a numerose rassegne e festival e suonato con musicisti del calibro di Randy Brecker, Dick Oatts, Fabrizio Bosso, Enrico Rava, Sarah McKenzie, Gianluigi Trovesi, Emanuele Cisi, Tullio De Piscopo. ALBERTO PEDERNESCHI - Prevalentemente autodidatta, approfondisce lo studio dello strumento attraverso incontri didattici con Joey Baron, Giorgio Di Tullio, John Riley, Anthony Moreno. Ha studiato percussioni con Gilson Silveira. Collabora attualmente con Alberto Tacchini, (Turbogolfer), Val Bonetti e dal 2016 concepisce Microcosmo, un progetto in solo per batteria preparata e laptop. Ha partecipato a numerosi festival, rassegne teatrali e ha collaborato, registrato con: Lucia Bosè, Roberto Dani, Giovanni Nuti, Yuri Goloubev, Thomas Schrott, Alberto N.A. Turra, Patricia Zanco, Yuriko Mikami, Felice Clemente, Simone Mauri, Luca Dell’Anna, Simone Massaron, Simone Maggio.
D'acqua e di rosi
INCUDINE Mario

D'acqua e di rosi

“Cantore di un Canzoniere versato come in un abbraccio – sussurrato, urlato, spalmato tra i brividi – Mario Incudine che è autore di parole, compositore di note e interprete del canovaccio eterno dell’amore, canta lo struggimento e la malia della nostalgia”. Pietrangelo Buttafuoco Il nuovo disco del poliedrico artista siciliano, è dedicato interamente all’amore e all’amore vissuto dalle donne isolane. Un repertorio affascinante di brani originali composti da Incudine e che vedono collaborazioni fruttuose come quelle con Franco Barbarino, Mario Saroglia, Carlo Muratori, Antonio Vasta. Tra questi brani autorali si inserisce anche una originalissima Vuccuzza di ciuri, interpretazione/traduzione di Bocca di rosa di Fabrizio De Andrè. Parole nella musicalissima lingua siciliana e musica di varie echi del mondo per ricordarci quel crocevia di culture e passioni, di stili e sentimenti che è l’isola madre del mediterraneo, una Trinacria in cui le donne sono cantate, raccontate, sognate e sempre protagoniste di ogni momento della storia e della vita quotidiana. “Di acqua e di rose sono fatte le donne siciliane: acqua di mare, insaporita dal sale; rose profumate, difese dalle spine. Ogni donna porta con sè un suono: legno vibrante che fa serenate la notte, metallo temprato che scalda ogni cibo, vento di scirocco che corteggia gli scogli, pietra calcarea che custodisce i fiori, melodia antica che fa nascere la passione”. Mario Incudine
Distribuito da Felmay
Cuttuni e lamè
BORDONARO Eleonora

Cuttuni e lamè

Cuttuni e lamé – Trame streuse di una canta storie è il primo disco firmato da Eleonora Bordonaro, che lo ha realizzato a quattro mani con Puccio Castrogiovanni e la partecipazione di molti musicisti e autori. Filo conduttore è l’universo femminile e gli affetti ad esso legati con vicende che dal generale diventano intime, personali. E la Sicilia là, come sfondo. Canti tradizionali o ispirati alla tradizione che raccontano pregiudizi, vizi diffusi, peculiarità, dubbi e sogni delle donne siciliane. Poi il campo si restringe e le donne diventano una sola donna che osserva, vola di fantasia, canta. Ecco allora la musicalità delle lingue: il siciliano, antichissimo lemma necessario per esprimere ogni sfumatura dell’emozione e il Gallo-Italico di San Fratello (provincia di Messina), fusione di dialetti del nord Italia e del sud della Francia, con la sua melodia gioiosa. E l’intera sceneggiatura si svolge come i quadri di una abile canta storie, che si fa accompagnare da marranzani, mandolini e altre musicherie, riempiendo il suono di sfumature blues, manouche, latine con mille trame originali, antiche, strane.
Distribuito da Felmay
Mugham Souls
GOCHAG ASKAROV & PIERRE DE TREGOMAIN

Mugham Souls

Mugham Souls è l'incontro eccezionale di due cantanti PIERRE DE TRÉGOMAIN e GOCHAG ASKAROV, che rappresentano due ambiti e due linguaggi musicali semi-improvvisati: jazz e Mugham. Questi due cantanti - uno cresciuto nella tradizione jazz europea e l’altro nella cultura classica del Mugham – sono riusciti a conciliare e non semplicemente a giustapporre le loro due diverse grammatiche musicali. PIERRE DE TRÉGOMAIN e GOCHAG ASKAROV, sembrano capirsi perfettamente come se stessero lavorando insieme da anni, ma l'idea di condividere il palco insieme ha preso forma solo nel 2016, quando PIERRE DE TRÉGOMAIN ha scoperto l'album di GOCHAG ASKAROV, Mugham: Traditional Music of Azerbaijan (Felmay) e ha deciso di studiare la tecnica vocale del Mugham con lui a Baku. Questa originale coppia di cantanti ha sviluppato uno stile musicale, definito jazz-mugham, adattando lo stile melodico non metrico del Mugham con il lessico improvvisativo del jazz. Questo genere è oggi divenuto molto popolare fra alcuni degli esponenti della musica tradizionale contemporanea dell’Azerbaijan citiamo fra gli altri i pianisti Novrasli, Isfar Sarabsky ed Emil Mammadov. Il canto Mugham richiede una particolare tecnica vocale che esplora la naturale capacità della voce per la fioritura, che nella terminologia musicale azerbaijana prende il nome di zəngulə. Le voci che non sono in grado di produrre questa modulazione sono inadatte per il canto Mugham. La voce di PIERRE, forte ed espressiva, dotata di un timbro caldo e potente, ha questa particolarità, fatto quanto mai sorprendente per un cantante europeo. Le lezioni quotidiane con GOCHAG, con pratiche lunghe diverse ore ogni giorno, hanno consentito a Pierre di padroneggiare la tecnica vocale in un buon numero di brani Mugham in meno di un mese e portato all'idea di realizzare un programma musicale che abbinasse Mugham e tecniche di improvvisazione jazz, registrato in un concerto di grande successo tenutosi a Baku nel novembre 2016, la cui registrazione presentiamo in questo album. GOCHAG ASKAROV (1978) appartiene alla nuova generazione di musicisti Mugham. Ha studiato musica e canto tradizionale al Baku Music College e al Conservatorio Nazionale. La sua carriera internazionale è iniziata nel 2007 quando fu invitato alla BBC e successivamente al WOMAD festival di Londra. Nel 2009 ha vinto il primo premio al prestigioso International World Music Festival di Samaracanda (Uzbekistan) e da allora continua ad esibirsi in importanti festival di world music in Europa e Asia. Il cantante e compositore francese PIERRE DE TRÉGOMAIN (1974) ha vinto nel 2008 il primo premio Crest Jazz Vocal (in Francia) diventando una figura centrale nel canto jazz francese ed europeo. Col suo quartetto ha partecipato a tournè in tutta Europa guadagnandosi una solida reputazione professionale. La sua passione per l’improvvisazione e la sua propensione alla musica trascendentale lo hanno portato ad esplorare nuovi orizzonti, dal canto contro tenorile barocco al canto di ispirazione Sufi, permettendogli di acquisire un profondo controllo delle proprie potenzialità vocali e la capacità di esprimere al meglio le emozioni in musica. Oltre che col suo quartetto PIERRE DE TRÉGOMAIN collabora con musicisti di vario genere dall’elettronica alla classica.
Unico Figlio
CABIT

Unico Figlio

L’idea di un disco interamente dedicato alla tradizione natalizia ligure nasce dalla lunga esperienza dei Cabit dedicata alle cornamuse nella musica popolare e dalla passione per il repertorio natalizio durante le feste. La ricerca e la raccolta di canzoni quasi dimenticate, legate alla regione Liguria è stato il passo verso la realizzazione di questo primo cd, nel quale sono raccolte filastrocche, poesie (sia religiose, sia laiche) che abbracciano tutto il periodo delle festività di fine anno. Le tradizioni presenti nel disco sono alcune tra le più rappresentative della tradizione ligure, le quali sono state selezionate grazie alla collaborazione di etnomusicologi e musicisti della tradizione. Nel disco sono stati coinvolti diversi artisti, che con la loro passione e competenza hanno completato il materiale di questo affresco sonoro. Questo viaggio nelle melodie natalizie della regione Liguria non è solo un disco ma un documento storico e tangibile che dimostra quanto sia variegato e ricco di sfumature il panorama tradizionale di questa terra. Nel disco sono raccolte testimonianze tuttora viventi come quella dei campanari liguri o dei canti a bordone di Ceriana o del piffero (oboe popolare) delle Quattro Province o della ghironda usata dai trovatori che in passato erano transitati per la regione. Un lavoro unico e originale che porta alla luce i diversi aspetti religiosi e laici del periodo di festa più atteso dell’anno. I Cabit ossia Davide Baglietto (polistrumentista e compositore, da lungo tempo ricercatore e studioso della tradizione musicale ligure) ed Edmondo Romano ( compositore e musicista che ha lavorato con molte formazioni in ambito world, folk, etno, progressive, cantautorale … con le quali ha inciso più di 100 lavori discografici) sono un gruppo nato nel 2000 che interpreta il repertorio della tradizione popolare italiana : dalle danze del folkore centro-meridionale alle danze del nord Italia fino alla musica tradizionale europea, arrangiando i brani per due cornamuse, flauti, ghironda, clarinetto, piffero e percussioni. Nel periodo natalizio, da anni, propongono in concerto brani tradizionali delle festività di vari paesi europei. L’album “Unico Figlio” è il primo lavoro interamente dedicato alla musica tradizionale natalizia ligure.
40 gir  1977-2017
TRE MARTELLI

40 gir 1977-2017

Lo storico gruppo TRE MARTELLI è indubbiamente una porta di accesso alle tradizioni musicali del Piemonte, dal momento che in tutti questi anni hanno riscostruito pazientemente l’eredità musicale del triangolo geografico tra le colline del Monferrato, le alture delle Langhe e la pianura alessandrina, con qualche estensione alle aree del Canavese e delle Quattro Province. Hanno così raccolto un imponente repertorio di ballate, canzoni rituali, melodie strumentali e balli tradizionali come brando, monferrina, curenta, burea, scottish, mazurka, valzer, polka e molti altri. L’accuratezza delle ricerche sul campo e l’attenzione alle variazioni stilistiche di questi territori, insieme all’energia dei concerti e alla matura creatività dell’ensemble, hanno fatto guadagnare al gruppo entusiastiche accoglienze di pubblico e di critica sfociate in numerosi concerti, tour e partecipazioni a trasmissioni radiofoniche di rilievo non solo in Italia ma anche in buona parte d’Europa. Questo album è stato esplicitamente concepito in occasione dei 40 anni dalla costituzione dei Tre Martelli. Raccoglie registrazioni live inedite a partire dal loro primo concerto del 1977 via via fino al 2017 ed alcune registrazioni in studio realizzate appositamente per “40 gir” compresa la title-track nel cui testo si cela la “dichiarazione di intenti” di questo 12° lavoro del gruppo piemontese. Estrapolare i brani da inserire nello spazio di un cd tra centinaia di ore di registrazioni live effettuate nell'arco temporale di 40 anni non è stata cosa semplice e dunque si è scelto di privilegiare quelli inediti nei loro precedenti album ad eccezione di alcune “versioni alternative” ritenute particolarmente interessanti, ma, soprattutto, come la band afferma: “Sono prevalsi fattori emozionali piuttosto che tecnici. Di noi c'è la storia, i ricordi, gli errori, le tristezze, le gioie, i sogni.” Chi non conosce i Tre Martelli grazie a questo cd potrà scoprirli in modo sintetico lungo tutta la loro storia e la loro evoluzione musicale. Chi già li conosce potrà apprezzare brani mai incisi in precedenza e completare una discografia imperdibile per ogni amante della musica tradizionale piemontese.
EntreveraDOS
BURGOS BUSCHINI DÚO

EntreveraDOS

EntreveraDOS è un sincero omaggio alla musica dell’Argentina, la terra di origine di Horacio e Carlos. La loro intesa si dimostra del tutto naturale fin dai primi accordi di una toccante zamba, uno dei ritmi prediletti dei due artisti, e per altro uno dei ritmi più suggestivi del Nord-Ovest argentino. E poi arriva “El duende” e la magia prende forma, l’ispirazione li porta a navigare tra una milonga, una chacarera, un gato, un tango … Tutte melodie della tradizione argentina, giocate su uno spontaneo e semplice interplay tra chitarra e contrabbasso. Il risultato è una musica che arriva diretta al cuore, di ascolto semplice, intimo, melancolico, ispirato e rispettoso della tradizione, con un tocco molto personale, ricco di struggente espressività e modernità stilistica, meritevole di un attento ascolto. Non c’è formazione d’assieme più piccola, eppure succede che il duo, proprio perché intimo e serrato, quando si genera l’alchimia, schiuda un immaginario decisamente più ampio e variegato. La storia di “EntreveraDOS” nasce con l’anima in Argentina, per la precisione a Cordoba, dove Carlos “el tero” Buschini è nato e dove Horacio Burgos, originario di Buenos Aires, si è fatto adottare. La musica che ne scaturisce profuma intensamente di terra argentina. Lo si avverte ad ogni angolo di questa città di suoni: nel comune respiro e nelle caratteristiche dei ritmi, nelle armonie inconfondibili, nel disegno delle linee melodiche. Ma c’è di più; ad una seconda camminata nelle sue strade, affiorano i tratti di una modernità di stile che disegna un volto nuovo a una tradizione coloratissima e variegata fatta di zambe e milonghe, di chacarere e di tanghi, di viaggi, di nostalgie e di lontananza. Horacio e Carlos vagano nel mondo con i loro strumenti, s’incontrano fugacemente nei backstage, promettendosi future collaborazioni. L’alchimia prende finalmente vita sulle sponde serene del Lago d’Orta: un concerto insieme e questa registrazione, frutto spontaneo della fugacità di quest’incontri e, proprio per questo, autentico e verace. Nettare saporoso, che non è solo il lavoro di una giornata a microfoni aperti in uno studio di registrazione milanese, ma è il disegno di decenni di note parallele le cui linee sinuose convergono felicemente in questo lavoro. Claudio Farinone
Musiche tradizionali di Aggius - Le registrazioni del CNSMP
LUTZU Marco (a cura di)

Musiche tradizionali di Aggius - Le registrazioni del CNSMP

In viaggio con Roberto Leydi
SCIANNA Ferdinando

In viaggio con Roberto Leydi

Musiche tradizionali in Brianza - Le registrazioni di Antonino Uccello
VALOTA Roberto (a cura di)

Musiche tradizionali in Brianza - Le registrazioni di Antonino Uccello

Musiche tradizionali in Polesine - Le registrazioni di Sergio Liberovici
BARZAN Paola (a cura di)

Musiche tradizionali in Polesine - Le registrazioni di Sergio Liberovici

Mistake On Purpose - Ethiopiques 30
BÈYÈNÈ Girma

Mistake On Purpose - Ethiopiques 30

Il 30° volume della mitica serie « Ethiopiques » vede il ritorno sulle scene di Girma Bèyènè, una vera leggenda, figura di spicco della musica etiope a cavallo tra gli anni '60 e '70. . Dopo un lungo esilio negli Stati Uniti ed un silenzio durato 25 anni, ha accettato con piacere l’invito del gruppo Akalé Wubé di ritornare sul palco. Il ritorno ha avuto luogo con un memorabile concerto a Parigi lo scorso settembre, accompagnato da Akalé Wubé. Ma l’avventura non poteva finire solo in questo bellissimo modo ... Sotto la direzione di Francis Falceto (direttore della serie Ethiopiques) Girma e Akalé Wubé hanno registrato questo album per rendere immortale questa eccezionale rinascita. Il gruppo fornisce il terreno ideale per la voce di Girma Bèyènè che firma tutti i brani dell’album. Dall'ipnotica andatura di Tewèdjign endèhu, alle atmosfere sixties dell'hammond di Enè Nègn Bay Manèsh, dal sax baritono che anticipa le percussioni di Muziqawi Silt fino al soul funk di Enkèn Yèlélèbesh é una continua ed esaltante immersione in una musica senza tempo, ancora audace nel suo modo unico e riconoscibile di combinare il jazz al pop e al soul. Anche quando le atmosfere si fanno più rarefatte come nel Jazz notturno di Sét Alamenem, il fascino rimane inalterato e l'impostazione da crooner di Girma Bèyènè conserva tutto il suo fascino.
Distribuito da Felmay
Une Anthologie du Köömi Mongol
AAVV

Une Anthologie du Köömi Mongol

is double disc gathers the essentials of mongolian khöömii, from early sound archives to the present day.
Distribuito da Felmay
Fiumerapido
ZAMPOGNERIA

Fiumerapido

“Nel nostro progetto protagonista assoluta è la Zampogna, strumento musicale di lunga tradizione e di grande attualità che ha resistito alla trasformazione del mondo pastorale italiano in cui era diffuso e si propone ora come strumento adatto per ogni tipo di musica, tradizionale e sperimentale. In Fiumerapido le nostre composizioni originali si affiancano a brani tradizionali e ad alcuni standard del balfolk europeo seguendo le fila conduttrici principali: musica sacra e musica per danza”. Marco Tomassi Partendo da una zampogna presente nelle corti europee sin dal XVII secolo (detta Sordellina), Marco Tomassi, Marco Iamele e Giorgio Pinai hanno intrecciato un percorso di ricerca tra repertori antichi e nuovi di zampogne, pive e cornamuse. Il progetto è una vera e propria mappa europea che collega il meridione e il settentrione italiani con la Galizia, le isole Britanniche e la Francia. E da questi Paesi arrivano gli eclettici ospiti di Fiumerapido: il francese Eric Montbel, la galiziana Susana Seivane e David Shepherd – violinista inglese dei Blowzabella. Musica antica e nuova, locale ed europea, sacra e profana, colta e popolare: una realtà in trasformazione ma strettamente legata a quanti, negli anni e nei secoli, hanno costruito e suonato questi strumenti in Italia e per le strade d’Europa.
Distribuito da Felmay
The Beast of Finisterre
AA/VV

The Beast of Finisterre

“In hoc signo dances!” E’ il leone la “bestia” di Finisterre, a guardia delle colonne d’Ercole della musica. E’ lì a difendere la tradizione ma anche a ricordare che si possono superare quei limiti inventando nuove strade musicali in territori nuovi, incogniti. E’ il leone che ruggisce sulla copertina di questo disco per invogliare all’ascolto di artisti e gruppi che animano palchi e teatri nazionali ed internazionali, pronti per i vostri festival ed eventi musicali, per i vostri possibili momenti di spettacolo.
Distribuito da Felmay
Stories 1986 - 2016
SPARAGNA Ambrogio

Stories 1986 - 2016

Stories 1986 - 2016 è la prima antologia discografica di Ambrogio Sparagna e raccoglie momenti molto differenti di oltre quarant’anni di musica. 31 brani, tra inedi e successi, ai quali hanno collaborato tantissimi musicisti e che propone in primo luogo l’esperienza delle molte Orchestre che Sparagna ha fondato e diretto in tanti anni : la Bosio Big Band, l’Orchestra di Giofà il Servo del Re, quella de La Via dei Romei, l’Orchestra de La Notte della Taranta, l’Orchestra Sparagnina ed infine l’Orchestra Popolare Italiana e il Coro Popolare. E con lui tutti gli artisti, noti e meno noti, che hanno condiviso palchi, sale prova, studi di registrazione, festivals, creazioni e progetti nel segno della riproposta e della riscrittura della tradizione del centro-sud Italia. Tra gli ospiti in questa antologia spiccano artisti quali Francesco De Gregori, Carmen Consoli, Piero Pelù, Lucio Dalla, Simone Cristicchi, Giovanni Lindo Ferretti, Peppe Servillo, Lucilla Galeazzi, Francesco Di Giacomo … “Con gli anni l’immagine fantastica del suonatore che vola con il suo organetto è diventata una rappresentazione che si addice al mio vivere quotidiano, anch’io mi sento un cantastorie in cerca ogni giorno di “città, paesi e campagne” dove ricreare segni di armonia.” Ambrogio Sparagna
Distribuito da Felmay
XMas Favourites
Orchestra Coco

XMas Favourites

Ecco finalmente il disco dell’ ORCHESTRA COCÒ dedicato al Natale. Il progetto era da diverso tempo in cantiere ed è stato preceduto da una serie di concerti nei quali, accanto al consueto repertorio vintage e manouche del trio, si potevano ascoltare alcuni brani ispirati dalla festa natalizia. Il disco Xmas Favourites raccoglie questi brani e li affianca ad altri arrangiati e/o ri-arrangiati per l’occasione. Si tratta di un’idea del Natale originale e personale, dettata dal gusto unico dei tre musicisti. Un disco pensato, suonato e condiviso in semplicità. Un passaggio obbligato nella loro produzione, anzi una vera e propria terra di mezzo tra i due lavori precedenti (Passepartout-canzoni d'amore e Hot Club) e i prossimi, già in cantiere per il futuro. Per Lucio Villani, Augusto Creni e Marco Maturo non c'è Natale senza il ricordo dei film visti assieme alla famiglia. Per questo il loro disco Xmas Favourites vede la canzone Cam Caminì (in originale Chim Chim Cheree) motivo conduttore del film Mary Poppins (1964), come protagonista assoluta, accanto ad altri capolavori della canzone nati per film dal sapore intimo, quelli da guardare a Natale per l’appunto. Ascolterete Cam Camini in due versioni, la prima, canonica, cantata in inglese, la seconda, come bonus track, in una versione inedita in italiano con le parole dello stesso Antonio Amurri, traduttore del testo originale per la versione del film in italiano. L’ORCHESTRA COCÒ ha avuto l'onore di incidere questa versione per la prima volta in assoluto grazie ad una gentile concessione della figlia dello stesso Amurri, Roberta, che è andata a cercarla tra gli appunti del padre. Curiosità: cercando tra il web troverete anche una terza versione con il testo originale del film in italiano. Certo sono presenti anche brani puramente natalizi, come Let It Snow con cui il disco si apre, ricordandoci che sarà il trascinante stile Cocò ad animare come sempre la scaletta. Secondo brano è il popolarissimo Mr.Sandman (che diventa Mr.Santa nella versione natalizia di Pat Ballard). L’introduzione del contrabbasso, per un gioco di allusioni al titolo, pare introdurre Enter Sandman dei Metallica, ma dopo alcune battute grazie ad un frullo glissato alla Django tutto è riportato allo swing indiavolato in stile manouche. Ancora Natale nella divertente storia di Santa Claus is Coming To Town. Seguono i leitmotiv cinematografici: My Favourite Things (da Tutti Insieme Appassionatamente), Smile (da Tempi Moderni) e poi ancora, dopo un Jingle Bells estremamente swingato e una ipnotica versione di It Was A Very Good Year (reso celebre da Frank Sinatra), il già citato Cam Caminì nella versione originale in inglese e Moon River (da Colazione da Tiffany). Si prosegue con That’s life, brano reso celebre, fra gli altri, da Van Morrison, e Have Yourself A Mery Little Christmas (cantata da Judy Garland in Incontriamoci a St. Louis). Ci sono poi due brani forse meno attinenti al Natale ma che l’ORCHESTRA COCÒ aggiunge in coda alla lista dei doni da chiedere a Santa Claus, I Was A Little Too Lonely e When I Fall In Love significativo omaggio dell’Orchestra a Nat King Cole, che ha reso indimenticabili le sue interpretazioni di Smile, Moon River, Santa Claus Is Coming To Town. Il disco si chiude con due brani per voce e chitarra: una versione intima e senza artifici di Edelweiss (sempre tratta da Tutti Insieme Appassionatamente) e la già citata bonus track Cam Caminì su testo inedito di Amurri. Due brani che grazie alla suadente voce di Lucio Villani evocano l’intimità delle feste passate in famiglia e ci lasciano col desiderio di regalare le canzoni di Xmas Favourites ai nostri cari.
The Northern Breeze
BALATTI Michel

The Northern Breeze

"Ho avuto il piacere di dividere il palco molte volte con Michel Balatti nel corso degli anni. Michel è un flautista raffinato che ha saputo sviluppare una comprensione completa dello stile e del repertorio irlandese. Il suo modo di suonare è autenticamente irlandese, come quello dei migliori strumentisti che ti aspetteresti di ascoltare nella contea di Clare o di Sligo. Questo suo disco è magnificamente arrangiato e prodotto. " Martin Hayes The Northern Breeze è l'album di esordio del flautista italiano Michel Balatti. Michel è un musicista assai conosciuto nell'ambito della musica folk italiana ed europea per la sua attività con i Birkin Tree e con i Liguriani, con cui negli ultimi anni ha effettuato moltissimi concerti e tour in tutta Europa. Al centro del repertorio del disco c'è la musica irlandese: dal repertorio antico e suggestivo di O'Carolan fino a una selection di reels, jigs e slow airs composte da alcuni dei migliori autori di nuove musiche all'interno della tradizione, come Paddy O'Brien, Brendan McGlinchey, Martin Nolan, Michael Queally e Liz Carroll. Un old time tune americano, un valzer della tradizione svedese e quattro composizioni originali di Balatti completano una tracklist molto varia. Una produzione artistica molto semplice e arrangiamenti minimali sono stati volontariamente scelti dai musicisti per sottolineare al meglio la bellezza delle melodie, il fraseggio e l'espressività dei flauti di Michel . L'album vede la presenza del chitarrista scozzese Michael Bryan (noto in Irlanda e GB per la sua attività con la Nuala Kennedy Band e con la BBC Radio 3 Folk Awards House Band) e del polistrumentista Fabio Biale ( partner di Michel sia nei Birkin Tree sia nei Liguriani). La flautista e cantante irlandese Nuala Kennedy, la suonatrice di concertina Caitlin Nic Gabhann e l'arpista Elena Spotti completano la line up del disco. Michel si è diplomato in flauto con il massimo dei voti presso il Conservatorio "N.Paganini" di Genova. Fin dal 1995 si dedica allo studio della musica irlandese e dei flauti traversi in legno. Michel ha vissuto a lungo ad Ennis nella contea di Clare in Irlanda, dove ha appreso “sul campo” il repertorio, lo stile e la sensibilità musicale tipica di questa area. Dal 2001 fa parte dei Birkin Tree, rinomata band di musica irlandese, con la quale ha inciso due albums e tenuto più di 800 concerti in Italia ed in Europa (Irlanda inclusa), partecipando a trasmissioni radiofoniche e televisive internazionali. Negli anni si è esibito con grandissimi artisti irlandesi come il duo Martin Hayes & Dennis Cahill, il piper Mick O’ Brien, i Chieftains, la cantante Niamh Parsons, l’arpista Seana Davey, il cantante Cyril O'Donoghue, i suonatori di concertina Tony O'Connell e Caitlin Nic Gabhann, gli organettisti Murty Ryan e Derek Hickey, la flautista Nuala Kennedy ed i violinisti Tola Custy e Caoimhin O’Raghallaigh. Michel è anche co-fondatore del gruppo di musica ligure Liguriani. Con questa band ha inciso due albums e si è esibito, con enorme successo, nei più importanti festivals europei.

Préludes
STÀLTERI, ARTURO

Préludes

Il preludio é una delle più libere e sintetiche forme della musica classica europea e può vantare di aver avuto l’attenzione di molti importanti compositori; fra gli altri: Johann Sebastian Bach, Fryderyk Chopin, Claude Debussy, Alexander Scrjabin e Dmitrij Shostakovich. E’ proprio per l’estrema libertà e la sinteticità che questa forma concede al compositore, che ARTURO STÀLTERI ha scelto il preludio come forma musicale attorno a cui costruire il repertorio della sua nuova produzione discografica. Ventitre composizioni inedite in forma di preludio compongono infatti il suo nuovo album Préludes, presentate per la maggior parte in piano solo o in duo, con diversi compagni di viaggio, come il violino di Yasue Ito, il flauto e la voce di Federica Torbidoni, il santoor di Guido Landucci, il pianoforte e la chitarra elettrica di Michele e Matteo Gioiosa, il clavicembalo di Alessandro Buca, le macchine lunari di Pino Zingarelli e non ultima Annalisa Teodorani, giovane e talentuosa poetessa romagnola, la quale firma tre testi e ne è la voce recitante. Mentre abitualmente il repertorio classico è costituito da 24 brani (12 in tonalità maggiore e 12 in minore), STÀLTERI qui si è fermato a 23 brani ufficiali (più una bonus track), suddivisi fra (tonalità maggiore e minore) uscendo da quella che è divenuta una tradizione fra i compositori classici. Nel concepire i suoi Préludes, STÀLTERI a volte cattura suggerimenti dal mondo della letteratura, come in Fils de naufragés che è ispirata ad una poesia del bretone Xavier Grall; Eowyn alla trilogia di J. R. R. Tolkien; Gli artigli di Cat Woman è dedicata al personaggio inventato da Bob Kane e Bill Finger; Everyone picked strawberries a Joseph Roth, mentre Il sogno di Lydea trae spunto dagli scritti di Patricia Mc Killip. Tra le altre fonti: la terra dell’eterna giovinezza (Tir Na Nòg) e il fenomeno astronomico dello spostamento verso il rosso dei segnali elettromagnetici emessi dalle galassie (Red Shif). Con questa nuova produzione discografica ARTURO STÀLTERI ci propone un lavoro di grande spessore, trasportandoci irresistibilmente nel suo mondo fantastico, grazie ad una scrittura immediata e coinvolgente. ARTURO STÀLTERI, romano, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Alfredo Casella de L'Aquila. Ha studiato a Roma con Vera Gobbi Belcredi, a Parigi con Aldo Ciccolini e ha frequentato, come allievo effettivo, i corsi di perfezionamento di Vincenzo Vitale e Konstantin Bogino. STÀLTERI ha cominciato a farsi conoscere con i Pierrot Lunaire nome storico del rock progressive italiano degli anni settanta, un gruppo che seppe mediare tra rock e classicismo e con il quale ha registrato due album. Tra le altre collaborazioni artistiche: Franco Battiato, Rino Gaetano, David Sylvian, Carlo Verdone e Sonja Kristina. Svolge una vivace attività concertistica rivolgendo la sua attenzione anche ad autori dell'area extra-colta. Nelle sue performance per solo piano si ascoltano, oltre alle sue composizioni, sia brani di Debussy, Schubert, Bach, Beethoven, Chopin, Liszt, che Sakamoto, Genesis, Sigur Ros, Philip Glass e Wim Mertens. Dal 1988 collabora con la Rai, per la quale ha condotto numerosi programmi musicali. Attualmente è la voce di Primo Movimento e de Il Concerto del Mattino, su Radio 3. E’ spesso in giuria per concorsi nazionali ed internazionali. Molti dei suoi lavori discografici sono stati ripubblicati in Giappone e Corea.
Peace in the world
GUO GAN , ALY KEITA

Peace in the world

GUO GAN, maestro dell’Erhu (violino cinese a due corde di origine centro asiatica) fattosi ambasciatore del suo strumento nel mondo, ci ha negli anni abituato ad incontri inconsueti ed inaspettati. Ricordiamo, fra gli ultimi quello con gli strumenti rari e sconosciuti (e/o di recentissima invenzione) nelle mani di LOUP BARROW (fy 8228). Strumenti misteriosi, a volte persino più esotici del cinese erhu, fonti di sonorità ancestrali, ricche di fascinazioni contemporanee capaci di contestualizzare in modo unico non solo le composizioni originali, ma anche i brani classici della tradizione cinese. Questa volta l’esplorazione di GUO GAN si è spostata nel sud del mondo, più precisamente nell’Africa Occidentale, per incontrare ALY KEITA, maestro del balafon, uno degli strumenti più importanti e caratterizzanti della musica dell’Africa Occidentale. Il balafon è strumento tipico della tradizione griot, i cantastorie, poeti, cantori e custodi della tradizione orale di quell’area. Il programma del CD comprende principalmente brani originali, composti dai due artisti per l’occasione, che esaltano le caratteristiche dei due strumenti. Il balafon, capace di generare un supporto ritmico-melodico ai voli lirici dell’erhu, che crea un’atmosfera ricca di suggestioni naturalistiche. Nato a Shenyang, in Cina, in una famiglia di artisti, GUO GAN si è avvicinato fin da bambino alla musica. All'età di quattro anni, ha iniziato con il padre Guo Junming (famoso maestro cinese dello strumento) ad imparare l'arte dell’erhu, antico strumento a corde cinese. Nel 2001, GUO GAN si è trasferito a Parigi per estendere le sue esperienze musicali e ampliare la sua conoscenza delle percussioni con il professor Marc Vives Querol. Da allora, ha fatto conoscere la musica cinese al mondo occidentale, collaborando con molti artisti di fama: Lang Lang, Hans Zimmer, Gabrel Yared, Yvan Cassar, Didier Lockwood, Jean-François Zygel e molti altri. L'artista ha anche partecipato alla registrazione delle colonne sonore di molti film. In data 25 aprile 2016 GUO GAN è stato insignito col titolo di Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere dall'Ambasciata di Francia in Cina, per il suo contributo allo sviluppo degli scambi culturali e la creazione di nuovi ambiti di incontro fra musicisti francesi e cinesi. Con più di duemila concerti al suo attivo, GUO GAN ed il suo elegante virtuosismo hanno traghettato l'erhu dalla tradizione cinese ad una condivisione con le altre culture musicali del mondo. ALY KEITA è nato a Abidjan, Costa d'Avorio, da padre originario del Mali, di etnia Malinke e griot da molteplici generazioni. Dal padre ALY KEITA apprende lo studio e l’arte del balafon (strumento pentatonico della tradizione musicale dell’Africa Occidentale) che perfezionerà successivamente con importanti maestri in Mali. Nel 1986 ALY viene introdotto al jazz dal musicista George Makinto e adatta quindi il suo balafon diatonico, da lui stesso costruito, ad altri linguaggi musicali. La sua grande versatilità e il suo virtuosismo gli permetteranno così di valicare confini territoriali e musicali arrivando ad importanti collaborazioni con artisti di caratura internazionale come Pharoah Sanders, Paolo Fresu, Rhoda Scott, Omar Sosa, Joe Zawinul, Étienne M'Bappé, Linley Marthe Mathew Garisson, Paco Sery, Karim Ziad e Arto TuncboyaciyanTrilok Gurtu e Jan Garbarek, Cheick Tidiane Seck, Rokia Traoré, Tiken Jah Fakoly, Amadou e Mariam Bagayogo, Habib Koité, e molti altri.
Filmorks
TURRA Alberto

Filmorks

La musica per immagini in movimento, sia essa ad uso cinematografico, teatrale o di balletto, è un aspetto della produzione di Alberto N.A. Turra che ad oggi ha occupato un arco temporale di quindici anni e mai, fino ad ora, ha avuto il modo e l’opportunità di essere raccolta. L’uscita di due significativi film-documentari, il docu-fiction di Francesco Fei: Giovanni Segantini: ritorno alla natura, interpretato da Filippo Timi e The Origins Of Music, dei messicani Daniel Arvizu e Sam Madrigal, ha fornito questa opportunità e anche il modo. Felmay, che con Turra negli ultimi anni ha intessuto una collaborazione importante sui fronti Turbogolfer, Mamud Band e Nippon Eldorado, ha deciso così di dare uno sguardo ragionato e molto rappresentativo dell’eclettico lavoro che il chitarrista-compositore ha messo al servizio della settima arte. Così Turra descrive questa selezione: “Quindici anni di musica scritta -di fatto- su committenza non ti mettono immediatamente nelle condizioni di cercare una coerenza d’ascolto al di fuori dell’opera per cui è stata scritta. Non è per niente detto che ‘quella’ musica abbia la forza di essere ascoltata fuori da ‘quel’ contesto ed è ancor meno scontato che i brani scelti, provenienti da mondi lontanissimi tra loro, riescano a formare una selezione decente per un album. In questo senso la cernita è stata tecnicamente ed emotivamente un incubo: tecnicamente per la mole ed emotivamente per la storia. Intendo dire che quando scrivi per un film stai in realtà cercando di realizzare l’immaginazione sonora del regista, questo devi fare, questo è giusto che tu faccia. Per questo ho quasi sempre avuto la sensazione che molte musiche fossero partorite da non meno di due persone, perfino nei casi in cui i brani venivano scritti molto prima del concepimento del film: sembra un non-senso ma quando il regista ascolta quel tuo vecchio brano e dice ‘ è perfetto!’ succede una cosa speciale e inquietante, il tuo brano viene ri-partorito per merito del nuovo significato e tu rimani lì, cercando di ricordare a cosa pensavi quando l’hai scritto. In due casi (Dustin e Trevor) mi sono quindi preso la libertà di testimoniare anche la dinamica inversa, quel meraviglioso momento in cui brani che tu pensi svolteranno l’opera, alla fine, non vengono inseriti nel film.” I registi e alcuni dei partecipanti a vario titolo (attori, committenze, sceneggiatori) alle opere da cui queste musiche sono estratte hanno voluto dare un contributo di poche righe che potrebbero descrivere la qualità e la necessità del lavoro meglio di qualsiasi, descrizione e/o sinossi. Fra le varie, anche quella che qui di seguito riportiamo. *Daniel B. Arvizu-regista/artista fotografo «Per The Origins Of Music Alberto ha fatto molto di più di composizioni, arrangiamenti ed esecuzioni straordinarie. Ha creato un’intera dimensione. Ha dato al progetto uno spazio musicale autentico, che ha superato di gran lunga quanto avessimo potuto immaginare. È stato un assoluto piacere lavorare con lui.»
PROTECTION Himalayan Buddhist Mantras
AAVV

PROTECTION Himalayan Buddhist Mantras

In questo progetto discografico, (per la prima volta quasi esclusivamente strumentale) la BANDA OSIRIS affronta il linguaggio prettamente Bandistico tradizional-popolare italiano che ha influenzato molta della musica del nostro Paese (da Nino Rota in giù o in su se preferite). Un linguaggio sul quale i membri stessi della banda si sono formati e che hanno cercato di modernizzare e attualizzare trasformandolo in una sorta di colonna sonora. La narrazione di un ideale racconto immaginario, suscettibile di libere associazioni a immagini e scene per uno spettacolo o per un film. Non poteva mancare, nella realizzazione di questo fatidico album, lo storico brano della banda Caterpillar, sigla dell’omonima trasmissione radiofonica, dove già nel 1998 venivano mischiati riff techno, musica bandistica, assoli mediterraneo balcanici e disco music. Si aggiungono poi una versione totalmente reinventata di Bella Ciao, (Oggi un giorno del ’44) un altro brano strumentale, quasi un sirtaki, e due canzoni, una ambientalista un po’ satirica (Acquedotto Oleodotto) e un’altra (Noi siamo le canzoni) che racconta le vicissitudini delle canzoni di serie B, quelle sempre scartate, accantonate, in altre parole un canto di rivendicazione! Il tutto condito con lo spirito sempre brillante di questo inossidabile quartetto che celebra con Funfara i quasi quarant’anni di attività. La BANDA OSIRIS è un gruppo nato nel 1980 che privilegia la teatralità della musica, soprattutto mischiandola con la comicità, e la cui maggiore forza è data proprio dal momento live. Per questo le registrazioni dei loro lavori si possono contare sulle dita di una mano. In questo disco sono state raccolte composizioni originali registrate assieme alla banda di Filiano (Basilicata) dove il connubio fra le sonorità corrisponde molto al loro spirito: un suono popolare, onesto, grezzo e potente ma al tempo stesso melodico e lirico. Con la Banda di Cavenago e Agrate in Brianza, dalla parte opposta dell’Italia, hanno infine registrato la parte più “canora” del repertorio. L’ambiziosa idea che ha guidato la concezione di questo lavoro è stata quella di creare un nuovo repertorio o meglio, un nuovo modo di considerare il repertorio “da banda”, una tradizione tutta italiana, innestandola su una modalità di scrittura più moderna e attuale.

Zanzibara 9
MWINSHEHE Mbaraka & ORCHESTRA SUPER VOLCANO

Zanzibara 9

Com un soldat
CRABUZZA Claudia

Com un soldat

VINCITORE DELLA TARGA TENCO 2016 PER IL MIGLIOR DISCO IN DIALETTO. 'Com un soldat' è il primo album solista della cantautrice sarda Claudia Crabuzza, già leader e fondatrice dei Chichimeca, che vanta importanti collaborazioni sia come interprete che come autrice con artisti come Tazenda, Pippo Pollina, Mirco Menna, Il Parto delle nuvole pesanti, Dr Boost e con la band messicana La Carlota. Il disco, cantato interamente in catalano di Alghero , racconta la storia di una donna-madre-combattente alle prese con le tante facce della vita, con emozioni differenti e contrapposte. “Raó i esperança, amor i vanitat (ragione e speranza, amore e vanità)”, desiderio, guerra quotidiana con antichi dolori e buchi che non si riempiono. Figli e offerte alla Madre Terra, rumori della strada, alberi e cani. 'Com un soldat' è, insomma, un album dalle tinte forti con sonorità dure, cadenzate, che prendono dal folk per arrivare ad un impatto decisamente rock. I testi della Crabuzza hanno incontrato le musiche amorevoli dello scrittore e regista Fabio Sanna, e gli arrangiamenti luminosi e gli strumenti di Julian Saldarriaga e Dani Ferrer, con il tocco magico di Roger Marín che li ha registrati. “Ho scritto queste canzoni – spiega la cantautrice - cominciando dal racconto del momento della nascita del mio primo figlio. Poi è nata 'Mare Antiga', una cerimonia per la Terra, grande madre che guida i gesti più naturali. Così sono arrivate tutte le altre canzoni, pensando alle mie amate Frida (la pittrice Frida Kahlo,ndr) e Lhasa (Lhasa De Sela, cantautrice statunitense di origine messicana, ndr), donne enormi sul palcoscenico del mondo alle quali dedico due distinti brani, ai miei tre figli maschi, ad amori finiti e posti abbandonati per cercare nuove vite. 'Com un soldat' viene da qui, dai miei anni di donna cresciuta, pieni di voglia di fare cose e spegnere i rumori sotterranei”. “Nonostante abbia sempre cantato anche in algherese, solo da grande ho cercato di riprendermi questa lingua. Prima attraverso l'omaggio a Pino Piras e poi iniziando a scriverne di mie in questa lingua che racchiude l'unicità della mia città, la voce delle nostre radici”. Dieci brani in tutto. Una sola cover, un omaggio alla cantautrice campana Bianca d’Aponte . Con la canzone L’altra Frida estratta da ‘Com un soldat’ Claudia ha ricevuto il premio per la migliore interpretazione al Premio Botteghe d’Autore 2016 ed ha ottenuto la menzione per il miglior testo del brano "L'altra Frida" al Premio Parodi.
Distribuito da Felmay
Mandolini al Cinema
NAPOLI MANDOLINORCHESTRA

Mandolini al Cinema

La NAPOLI MANDOLINORCHESTRA giunge al suo terzo progetto discografico per la nostra etichetta dopo aver rinverdito i fasti della musica napoletana con Serenata luntana (fy 8055) ed aver re-interpretato celebri arie del Melodramma in Mandolini all’Opera (fy 8132). Formatasi nell’alveo dell’Accademia Mandolinistica Napoletana grazie al lavoro di Mauro Squillante (mandolino) e Leonardo Massa (violoncello e mandoloncello), la NAPOLI MANDOLINORCHESTRA ora interpreta celebri temi tratti dalle più famose colonne sonore del Cinema Italiano. E per questo si avvale di una vera e propria orchestra di plettri che comprende 6 mandolini, violoncello, mandoloncello, chitarre e contrabbasso. L’impiego del mandolino nella musica per film ha spesso avuto un ruolo centrale e suggestivo. Basti pensare, per citare pochissimi esempi, a “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores, “Kramer contro Kramer” di Robert Benton. Questo album unisce alcune eccellenze tipicamente italiane : lo strumento musicale che più ci rappresenta nel mondo ed i temi, celebri ed affascinanti, dei più famosi autori italiani di colonne sonore che il Cinema mondiale apprezza senza riserve. Nell’album scorrono temi musicali indimenticabili senza i quali i films da cui sono tratti non sarebbero mai stati la stessa cosa : “La leggenda del pianista sull’oceano” e “Nuovo Cinema Paradiso” che uniscono i talenti del regista Giuseppe Tornatore e le musiche di Ennio Morricone, le musiche di Carlo Rustichelli per “Il Ferroviere” e “Sedotta e Abbandonata” di Pietro Germi e per “La Ragazza di Bube” di Luigi Comencini, il tema de “Il Postino” di Luis Bacalov, le composizioni di Ennio Morricone per gli spaghetti western “C’era una volta il west” e “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone, le musiche di Nicola Piovani per “La vita è bella” di Roberto Benigni, ed infine il celeberrimo tema a firma di Nino Rota di “Amarcord” di Federico Fellini. La NAPOLI MANDOLINORCHESTRA costruisce sapientemente le orchestrazioni più adatte all’atmosfera di queste musiche che hanno affascinato milioni di spettatori e riesce a riportarci, come in un sogno ad occhi aperti, alle immagini di questi capolavori del Cinema. E, cosa ugualmente importante, riqualifica con tocco magistrale il fascino di uno strumento che è ormai parte integrante dell’italianità nel mondo.
CantöRiöndö
GRUPPO SPONTANEO TRALLALERO

CantöRiöndö

È nel capoluogo ligure che trae le sue origini il “Trallalero”, una straordinaria ed unica arte polivocale popolare, definita anche “Il Suono di Genova”. Questo stile di canto , assai complesso, implica una forte disciplina nel coordinamento delle voci, ciascuna delle quali ha un timbro ed un ruolo ben preciso : un tenore (primmö), un falsetto (cöntraetö), un baritono (cöntröbassö), una voce ritmica (chitara) e i bassi (basci). Il “Trallalero” trova la sua originalità nella fioritura e nell’abbellimento delle melodie, nei contrappunti e nell’imitazione strumentale offerta da una parte delle voci. Ne deriva così un insieme ritmico ed armonico inimitabile e di grandissima suggestione. Con questo album il GRUPPO SPONTANEO TRALLALERO festeggia 30 anni di attività, facendo omaggio a tutti i canterini che hanno fatto e fanno parte del gruppo. CantöRiöndö è un’antologia che ripercorre la loro storia musicale dal 1986 al 2016. Un percorso che vede fisiologici cambi di formazione, sia nelle voci che nella direzione della “squadra”. E’ così possibile riascoltare canterini storici che poi sono diventati modelli da imitare o personalizzare nella storia del “Trallalero”. Si può apprezzare il lavoro e lo stile impresso dai maestri che si sono succeduti alla direzione del gruppo. Si ascoltano “daete” (modi di cantare) ormai divenuti un pezzo di storia di questa arte vocale. Per la compilazione di CantöRiöndö sono stati recuperati vecchi nastri magnetici che sono stati opportunamente trattati per il riversamento digitale e che costituiscono delle vere e proprie rarità inascoltate da molti anni, accanto alle registrazioni più recenti ed inedite, rispettando la successione temporale. Il repertorio spazia dai classici del repertorio, a brani di celebri autori genovesi di “Trallalero”, fino a “Dolce Nera” di Fabrizio De Andrè : rispetto e continuità della tradizione, ma al passo coi tempi. Questi 30 anni di attività del GRUPPO SPONTANEO TRALLALERO sono stati ricchi di soddisfazioni, riconoscimenti prestigiosi, tournées in gran parte d’Europa, ma anche un percorso di studio e di ricerca continui, uniti all’ impegno di cantare al meglio e di far conoscere questo inimitabile stile vocale ad un pubblico più vasto. Grazie a “squadre” come il GST un importante patrimonio della cultura musicale italiana continua dunque a vivere e prosperare.
Around Zappa
QUINTORIGO / ROBERTO GATTO

Around Zappa

Distribuito da Felmay
Dynamite On Stage!
MAMUD BAND

Dynamite On Stage!

MAMUD BAND torna e lo fa con un disco live. A tre anni di distanza dallo strepitoso disco manifesto Afro Future Funk (Felmay 2013), MAMUD BAND consolida la propria posizione tra le eccellenze dell’afrobeat e afrofunk, dando alle stampe un portentoso disco live registrato a novembre 2015 nel tempio della black music milanese, il leggendario Biko Club. Dynamite On Stage!, questo il titolo dell’album, preso testualmente dalla recensione di Nigel Williamson per la rivista inglese Songlines: “Mamud Band must be dynamite on stage!”, completa il trittico iniziato con Opposite People nel 2011, un album interamente dedicato al Maestro Fela Anikulapo Kuti. Tre album che potremmo definire tre capitoli di indagine sul genere afrobeat, a cavallo tra tradizione e modernità, tutti pubblicati dall’etichetta discografica Felmay. Nell'album troviamo una selezione di cinque brani originali più la personale rilettura di Mattress (composizione di Fela Kuti), che conducono l'ascoltatore direttamente tra le urla del pubblico, nel centro esatto delle torride atmosfere che la band quella sera è stata in grado di produrre sul palco del Biko. A dir poco esplosivi e travolgenti sono invece i remix di Tangible Dream (Urge to Love) a cura di B., pseudonimo di Bruno Fiengo, musicista, autore e produttore già al lavoro con artisti come Lucio Dalla, 24 Grana, Quintorigo e Bennato, e AFF (Afro Future Funk) affidato alle sapienti mani di Stefano "FANA" Greco, producer, deejay, sound designer (Blau Studio), in collaborazione con Lorenzo Gasperoni. In Dynamite On Stage!, con una formazione più snella, MAMUD BAND mette in luce gli aspetti più selvaggi e trascinanti della sua stessa musica, pescando a piene mani nei brani del proprio repertorio. Una trasmissione di forza continua, groove e danza spudorata senza soluzione di continuità. I temi, esposti da Marco Motta al sax alto e baritono, incontrano la voce del nuovo cantante Marco Saletti, col contributo solista di Giovanni Venosta alle tastiere e di Alberto Turra alla chitarra, coll'inarrestabile ritmica percussiva di Lorenzo Gasperoni, Sergio Quagliarella e Jacopo Pellegrini, supportata dal pulsante basso di William Nicastro. A rendere eccezionalmente favorevoli le circostanze di questa pubblicazione è stato l'immenso lavoro di Massimiliano Biancardi in veste di live sound engineer e il magistrale operato di Diego Cattaneo (già al fianco di MAMUD BAND da diversi anni) al mixing e mastering. Cosa ha generato tutto questo? Dinamite. Sopra e sotto il palco, dove in luoghi di assoluta trance propulsiva, il dance floor si sorprenderà a ribollire di corpi danzanti... Enjoy the blast!
Brinca
PEDDIO Paride & DELLA MARIANNA Jonathan

Brinca

“Brinca” nasce da un’idea di Paride Peddio e Jonathan Della Marianna, due giovani musicisti sardi di Desulo (Nu) e Escalaplano (Ca) che dopo una lunga collaborazione hanno deciso di dare vita a questo progetto discografico. Nonostante la giovane età, entrambi sono già dei virtuosi dei loro strumenti, tipici della musica sarda : Paride all’organetto diatonico e Jonathan alle launeddas e flauti. L’album contiene dieci brani di matrice tradizionale riproposti in versione acustica, quasi un’ora di musica tradizionale sarda da ascoltare, ma soprattutto da ballare. “Brincare” nella lingua sarda è l’infinito del verbo saltare. “Brinca” (salta !) è pertanto un invito alla danza. Ogni ballo viene riletto in modo nuovo e originale con arrangiamenti che esaltano il grande talento di questi giovani musicisti. Paride e Jonathan hanno coinvolto nel progetto alcuni amici-musicisti con cui collaborano da tempo. Le parti vocali sono state affidate a due giovani artisti della nuova scena folk sarda: Carlo Crisponi, uno dei più originali esecutori del ballo cantato; Federico Di Chiara, cantante dalla grande versatilità e virtuoso armonicista. Alla chitarra “sarda” c’è Davide Pudda con il suo personalissimo “suono” ricco di fraseggi, ritmo e le scale armoniche tipiche dal “canto in re”. “Brinca” è arricchito anche dalla presenza di due ospiti eccezionali: Elena Ledda e Beppe Dettori. Elena Ledda è l’artista sarda più conosciuta a livello internazionale. E’ considerata “la voce della Sardegna”, erede della grande Maria Carta. Nell’album esegue il brano “Ballittu cantau”. Beppe Dettori, ex cantante di Tanca Ruja e Tazenda, è un “maestro della voce” che si muove tra pop e world music. Nel disco canta "A diosa - No potho reposare” (un classico della musica sarda) e “Anninnora”. “Brinca” vuole essere anche un omaggio ai maestri di Paride e Jonathan. L’organettista di Desulo dedica il disco al nonno Salvatore Peddio, suonatore conosciuto in tutta la Sardegna come “Bengasi”. Mentre Jonathan ringrazia il maestro di launeddas Orlando Mascia per i suoi insegnamenti.
Distribuito da Felmay