Elements
McKENNA Paul Band

Elements

Questo è il terzo album per la Greentrax della The Paul McKenna Band dalla loro formazione nel 2006. Stem The Tide (2011) e Between Two Worlds (2009) I loro arrangiamenti sono freschi e innovativi, senza allontanarsi troppo dalle loro radici tradizionali. Il loro sound è eccitante e viene creato dalla voce solida e chitarra di Paul McKenna, il bouzouki e il mandolino di David McNee, il violino ritmico e il banjo di Mike Vass e i flauti di Sean Gray più il battito esplosivo del bodhran di Ewan Baird. Solo un cambio di line-up dalla loro formazione originale, Mike Vass sostituito Rua MacMillan.
Aislingì Ceoil - Music of Dreams
MacMAHON Tony / HILL Noel / O\' LIONAIRD Iarla

Aislingì Ceoil - Music of Dreams

In questa registrazione dal vivo, tre maestri della tradizione irlandese,Tony MacMahon, Noel Hill e Iarla O Lionaird, presentano una serata di musica e canto. Il fuoco e l'energia delle veloci reels e jigs, le arie lente, le canzoni e l'estasi ritmica dei ballerini - si combinano per celebrare la vera atmosfera di Irlanda.
Birling
OCCASIONALS

Birling

The Occasionals sono tornati con un settimo album che celebra i 25 anni di musica da ballo in molte diverse occasioni. Un superbo mix di vecchi classici e altre gemme meno conosciute da Bobby Macleod e Jimmy Shand, e alcuni nuovi brani da Freeland.
From Bamako to Carencro
BEAUSOLEIL avec MICHAEL DOUCET

From Bamako to Carencro

BeauSoleil è la band più nota e rappresentativa fra i gruppi della Louisiana che eseguono musica di derivazione cajun. Grazie ad un repertorio che abbraccia suoni riconducibili al jazz, al blues, al rock and roll, ma soprattutto alla grande abilità strumentale dei suoi componenti, questa band si è guadagnata l’entusiasmo dei fan da tutto il mondo della musica roots. Il loro album di debutto per la Compass Records “Da Bamako a Carencro” prende il nome dal recuperato collegamento culturale tra Bamako, in Mali ( Africa Occidentale) e Carencro, popoloso sobborgo di Lafayette (Louisiana). I membri della band presenti in quest’album sono Michael Doucet (violino e voce), David Doucet (chitarra e voce), Billy Ware (percussioni) , Tommy Alissi (batteria) e Mitchell Reed (basso e violino). Gli ospiti Jessie lege (organetto), Cory Ledet (fisarmonica), e come special guest il polistrumentista Don Vappe (basso acustico, basso elettrico, chitarra elettrica, mandolino). Il nuovo album presenta il repertorio tradizionale Cajun / Creolo che ha reso famosa la band, ma include anche alcune tracce notevoli di jazz-blues con elementi di R & B. Fra i brani citiamo un’eccellente "Bamako" scritto da Roswell Rudd; un inquietante ed ipnotico Michael Doucet nel brano originale "Carenco", una versione swing Cajun del "Bessie’s Blues" di Coltrane, e una sorprendente cover di “I’ll Go Crazy” di James Brown. L'album è stato registrato ai leggendari Studios Banchina a Maurice, Los Angeles e mixato presso Compass suono Studio di Nashville, TN. I BeauSoleil si sono esibiti oltre venti volte nel corso degli ultimi tre decenni al New Orleans Jazz & Heritage Festival, allo Smithsonian Folklife Festival, e al Voodoo Festival (dove, quest'anno, Doucet è stato un ospite speciale di Thomas Dolby) e sono frequenti ospiti su NPR A Prairie Home Companion. La band ha appena terminato le riprese di un episodio della serie della HBO Treme, che andrà in onda nel 2013.
Jama Ko
KOUYATE Bassekou & Ngoni Ba

Jama Ko

Dopo centinaia di concerti in tutto il mondo a capo del suo progetto Afro-Cubism, dopo aver suonato con Sir Paul McCartney, John Paul Jones, Damon Albarn e molti altri all’ultimo Africa Express; dopo l’applaudito album d’esordio ‘Segu Blue’ e la nomination al Grammy per il successivo ‘I speak fula’, Bassekou Kouyate, il mago del nogni maliano, ritorna con un nuovo album Jama ko (grande raduno). In Mali, ogni evento importante, si tratti di nascite, matrimoni o funerali, viene accompagnato dalla musica dei griot e Bassekou, con la sua famiglia, sono al centro di questa grande tradizione. ‘Jama ko’ è un invito all’unità, alla pace e alla tolleranza in tempi difficili come questi. Come spiega lo stesso Bassekou, la popolazione del Mali è per oltre il 90% di religione musulmana, ma in questo Paese l’Islam per centinaia d’anni ha visto cantare le lodi al Profeta senza l’approccio radicale della Sharia, che sta ora straziandone il cuore e la vita con fondamentalismi che non gli appartengono. “Non importa chi tu sia, uniamoci e godiamoci assieme la vita, questo è celebrare il vero spirito del Mali.
Rock the Casbah
LA BANDA di PIAZZA CARICAMENTO

Rock the Casbah

Balkan Reggae
MAHALA RAI BANDA

Balkan Reggae

Dall'inizio degli anni ‘60 la musica giamaicana ha scosso il mondo. Ska, Rocksteady, Reggae, Dub, Dancehall hanno sancito la leadership internazionale della bella e travagliata isola di Giamaica nel “groove” e nell'innovazione musicale. La caduta del muro di Berlino ha provocato nell’Europa Occidentale un'esplosione analoga portando alla luce la musica rumena con le sue brass band gitane e i velocissimi virtuosismi degli strumenti a corda in grado di produrre suoni assolutamente inediti. E fra tutti, il gruppo rumeno più funk è sicuramente quello dei Mahala Rai Banda. Questa band, con sede a Bucarest, ha calcato i palchi e riempito gli stadi di tutto il mondo travolgendo il pubblico con il loro funk groove in cui la fanfara balcanica si fonde al sapore caraibico. Nel 2009 nel loro acclamato album "Ghetto Blaster", i Mahala Rai Banda inserirono "Balkan Reggae", un fantastico brano di “dondolio strumentale” che ha mostrato come cymbalon, violini, fisarmoniche e trombe possano abbracciare un ritmo caraibico con naturalezza e certamente grande effetto. Reggae in Romania? Pochi immaginavano che il suono giamaicano potesse penetrare persino nella cultura orientale o che una banda di zingari potesse suonare dando esattamente questa sensazione. Eppure “Balkan Reggae” piacque a tutti quanti lo ascoltarono sia dal vivo che su cd e divenne quasi da subito un brano obbligatorio nei DJ set di tutta Europa. Nel 2012, in occasione del 50° anniversario di indipendenza della Giamaica, i Mahala Rai Banda chiamarono i fratelli giamaicani a realizzare un remix di Dub Reggae balcanico insieme a loro. La risposta è stata forte. Primo in testa Mad Professor, il mitico produttore giamaicano con base a Londra (che ha lavorato con Lee Perry e Massive Attack) e molti altri: da Nick Manasseh (feat. Gregory Fabulous), jstar, G- Vibes (feat. Errol Linton), Vibronics, Kanka e gli artisti di Asphalt Tango: La Cherga e Koby. "Balkan Reggae" - The Dub Mix è il primo album in cui musica Gypsy balcanica soddisferà anche i Dreads uptown! Balkan Reggae remixato da: 1. Nick Manasseh feat. Gregory Fabulous 3:48 / 2.Jstar 3:34 / 3.La Cherga feat. Adisa Zvekic 4:08 / 4.Mad Professor 3:34 / 5.G-Vibes feat. Errol Linton 3:44 / 6.Vibronics 3:20 / 7. Koby Israelite feat. Annique 3:46 / 8.Kanka 3:43 / Kyle Sicarius 3:44
Arzu (Songs of the Uyghurs)
TURSUN Sanubar

Arzu (Songs of the Uyghurs)

Sanubar Tursun è la diva della musica di oggi degli Uiguri. Stilisticamente la musica uigura si situa tra il cuore dell'Asia centrale e i mondi sonori di Mongolia e la Cina. Gli ascoltatori dell’Asia centrale sono inclini a respingere musica uigura, soprattutto la musica vocale, come "cinese", mentre per i cinesi, la musica uigura è un qualcosa di esotico e strano. In effetti, la musica uigura è strettamente legata alla vicine tradizioni urbane dell’Asia centrale in molti modi: dall'uso in piccoli ensemble di liuti a manico lungo e tamburi a cornice allo stile della poesia sufi dei testi. E’ uno stile strettamente imparentato con il più ampio mondo islamico e con una serie di pratiche musicali legati a rituali islamici. Il fare musica per gli Uiguri ruota intorno al concetto di meshrep (riunione, festa collettiva) che attira le persone per condividere cibo, musica e danze. Storicamente, i governanti locali delle varie città-regni hanno sempre frequentato musicisti che hanno eseguivano le prestigiose suite Muqam. Il termine deriva dal maqam arabo, ma lo stile è locale, e ciascuna delle oasi più importanti vanta una propria tradizione Muqam. Lo stile di canto è molto ornato, e le canzoni spesso impiegano ritmi 'zoppicanti' (aqsaq), ritmi che si ritrovano anche nei Sufi degli Zikr. Ognuna delle città-oasi del Xinjiang città ha un suo distinto stile musicale e un proprio repertorio. Le iperboli e i salti della melodia delle canzoni del valle dell Ili settentrionale portano alcuni a definire le loro come «canzoni dei lupi». Questo è tutt'altro che un insulto: il lupo è l'antenato totemico degli uiguri. Queste distinzioni locali stanno scomparendo in questi ultimi decenni, con l'introduzione del un mercato discografico. Oggi lo stile settentrionale del valle dell’Ili è il più famoso in tutta la regione, ed è la famiglia di musicisti presenti in questo CD, i Tursun, che hanno fatto conoscere lo stile in questi anni. SANUBAR Tursun, suo fratello maggiore Muhemmet Nur, e più giovani gemelli Hesenjan e Husanjan, sono nati in una famiglia di grandi dimensioni nella città settentrionale di Ghulja (in cinese: Yining), nella valle dell’Ili. SANUBAR e Muhemmet Nur ha realizzato una serie di VCD (economico supporto digitale della tecnologia video) negli anni 90 in cui presentavano il repertorio della valle dell’Ili eseguito in modo originale. La voce di SANUBAR e il virtuosismo straordinario di Muhemmet Nur li hanno immediatamente imposti all’attenzione degli ascoltatori. Nel corso degli ultimi quindici anni, SANUBAR si sempre più dedicata a presentare proprie composizioni, radicate nello stile tradizionale della sua regione d'origine, ed eseguite in solo accompagnandosi con il dutar (liuto a due corde) o con i suoi fratelli e i loro strumenti tradizionali. Questi album da solista sono molto popolari e ampiamente imitati, e hanno confermato la sua reputazione come la più importante cantautrice conferendole lo status di icona nazionale. Più di recente, Sanubar è stata impegnata in collaborazioni internazionali, esibendosi in Turchia, Giappone e Taiwan, completando studi di composizione presso il Conservatorio di Shanghai e lavorando con la suonatrice di pipa cinese Wu Man.
Cancion Nueva (Omaggio a Victor Jara)
GUIZZARDI Ugo & PALMA Angelo

Cancion Nueva (Omaggio a Victor Jara)

Víctor Jara fu docente universitario, regista teatrale, musicista e cantautore cileno. Fondò insieme a Violeta Parra, ai gruppi Quilapayún e Inti-illimani il movimento musicale, culturale e artistico della nueva canción chilena. Politicamente impegnato sostenne la coalizione Unidad popular il cui leader, Salvador Allende, vincendo le elezioni nazionali nel 1970 venne eletto presidente del Cile. Allende applicò alla lettera il programma elettorale: rese statali fabbriche e imprese di monopolio, nazionalizzò le banche, la produzione di salnitro, acciaio, carbone e rame, fino a quel momento in mano a multinazionali principalmente nord americane. Víctor Jara morì all’età di 41 anni, assassinato cinque giorni dopo il golpe militare dell’11 settembre 1973, colpo di stato appoggiato dalla CIA e dal governo USA di Richard Nixon ed Henry Kissinger. Fu una delle migliaia di vittime, incluso lo stesso presidente Allende, della repressione messa in atto dalla giunta militare del generale Augusto Pinochet. Dal 1974 UGO GUIZZARDI e ANGELO PALMA hanno iniziato a conoscere e suonare alcune delle canzoni di Víctor Jara e della nueva canción chilena grazie al contatto con il gruppo Inti-Illimani, in esilio politico in Italia dal 1973 al 1988. Anni dopo, queste prime esperienze musicali sono confluite nel lavoro del gruppo UMAMI (di cui siamo cofondatori), attivo nella riproposizione prima della musica etnica e folklorica andina, poi di quella di autori latino americani vari e oggi presentando composizioni originali del gruppo stesso. Nel 2013, a quarantanni esatti dal golpe, proporre questo CD con alcune delle canzoni di Víctor Jara e con l’aiuto di vecchi e nuovi amici musicisti, ha, per i due titolari del CD il senso di una restituzione. Questo lavoro vuole essere una piccola testimonianza, rielaborata in modo personale, di come UGO GUIZZARDI e ANGELO PALMA hanno vissuto da lontano-vicino l’esperimento della rivoluzione socio-culturale, democratica e pacifica avvenuta in Cile negli anni ‘70, il suo tragico e violento epilogo e le relative conseguenze negli anni successivi. C’è poi un altro motivo che motiva questo lavoro: il messaggio di Víctor Jara sia più attuale che mai. Naturalmente dall’epoca in cui è vissuto la situazione politico-economico-sociale del pianeta è cambiata molto, e più volte nel tempo, ma non è migliorata. L’affermarsi del neo-liberismo in questi ultimi decenni (come già intuito da Salvador Allende ed espresso in un discorso tenuto all’ONU nel 1972) ha permesso l’espansione planetaria di multinazionali, grandi banche, istituti finanziari e agenzie di rating senza alcun controllo da parte di governi e Stati sovrani, che anzi ne sono succubi o complici. La logica del profitto indiscriminato incurante dei costi sociali-ambientali determina una situazione profondamente ingiusta nel mondo globalizzato di oggi, quasi senza che noi per primi ce ne rendiamo conto. Non è certo cantando una canzone che si può cambiare il corso della storia, ma, come anche Víctor Jara ci ha insegnato, una canzone può lasciare un segno più profondo di quello di una pallottola. Una canzone ci aiuta a non dimenticare la storia passata per affrontare quella futura. Una canzone può evocare e nutrire uno spirito invincibile.
Hot Club
ORCHESTRA COCÒ

Hot Club

L’ORCHESTRA COCÒ torna a distanza di un anno dall’uscita di Passepartout – Canzoni d’amore con un nuovo CD, Hot Club, che segna una naturale evoluzione del percorso artistico del gruppo. L'anno intercorso tra i due lavori è stato infatti molto intenso, caratterizzato da numerosissimi concerti e incontri importanti come quello con Lollo Meyer e Andy Aitchison o quello con Giorgio Conte, ospite nel disco. Il trio, come si può ascoltare nei 18 brani, è giunto ad una maturazione del proprio stile, ormai inconfondibile. Curiosando nella lista di Hot Club, la parte dei brani in inglese è più cospicua rispetto al lavoro precedente. Come si evince anche dal titolo si è voluto approfondire ciò che ci è giunto dagli States. E proprio dall'America che derivano infatti gli standard contenuti in Hot Club. Cheek to Cheek, I Know Why, It Never Entered My Mind, Sweet Lorraine, Blue Skyes, Starway To The Stars,. L'ORCHESTRA COCÒ attinge a piene mani dai classici del repertorio di Nat King Cole e dei grandi crooner americani. La continuità con Passepartout si evidenzia nella parte del repertorio cantato in italiano. Il brano di apertura, in cui i vocalizzi di Lucio Villani si trasformano a poco a poco nel'entusiastico Mamma Mi piace il Ritmo, è un ennesimo omaggio a Natalino Otto e segna la volontà principale del trio, ossia quella di sottolineare l'importanza dell'accoglienza europea allo swing americano. Ed è proprio il desiderio di svelare ciò che vive oltre l'oceano, quello di un Cristoforo Colombo descritto da Buscaglione in Voglio scoprir l'America, brano che identifica il cartello programmatico di HOT CLUB. Immaginate infatti cosa avreste potuto ascoltare se il Quintetto dell' Hot Club De France avesse suonato insieme a Nat King Cole e a Natalino Otto? L'Orchestra Cocò l'ha fatto per voi ed ecco che incide in Italiano, come fece appunto Otto, un'intima versione di Nature Boy (Ricordati Ragazzo), e l'evergreen col titolo italiano Da Te era Bello Restar. Ma il trio va oltre, si affida alla collaborazione di Andrea Belli per tradurre dal francese e registrare una versione del tutto originale nel testo di Melodie au Crepuscole che ci ricorda quanto Django Reinhardt rimane l'ispiratore principale dei nostri Cocò. Ancora in italiano, il ritratto della spensieratezza bohémienne in Camminando sotto la pioggia, alcune strofe di Cheek to Cheek, prese in prestito sempre a Natalino Otto che la cantava insieme alla moglie Flo Sandon's, che guarda caso negli anni fu anche ispiratrice di Nat King Cole. Poi ancora una particolare versione, sempre in italiano di My Favorite Things. Merita una menzione a parte, Gne Gné. Da diverso tempo il brano del cantautore Giorgio Conte, è entrato spontaneamente a far parte del repertorio Cocò e qui la presentano insieme all’autore. In Porto Cabello, brano poco frequentato dagli eredi di Django, Creni può esprimersi al meglio e il trio riprende a funzionare nella maniera in cui è nato, suonando lo stile manouche con un interpretazione originale ma nel rispetto della tradizione. Continuando a leggere i titoli di Hot Club, si notano ancora due brani in Italiano. La loro storia è però recente, anzi agli esordi. Si tratta infatti di due composizioni originali marchiate Cocò in cui il trio per la prima volta si cimenta. Chiude il disco un omaggio a Macario che è un affettuoso saluto al pubblico, ormai adottato a chiusura dei numerosi concerti dell'Orchestra.
Afro Future Funk
MAMUD BAND

Afro Future Funk

Mamud Band è una realtà che nel corso di un ventennio, e per buona parte di questo sotto la guida del suo fondatore Lorenzo Gasperoni, è riuscita a distinguersi nel panorama italiano e internazionale per creatività, interesse compositivo e prestigio dei solisti coinvolti. Ricordiamo la felice collaborazione con il leggendario trombettista Lester Bowie del ’98, la partecipazione nel corso degli anni di illustri jazzisti della penisola e la presenza della band a prestigiosi festival di caratura internazionale. Oggi questo ensemble, fortemente caratterizzato dall’imponenza della sezione ritmica che vede Lorenzo Gasperoni con Jacopo Pellegrini alle percussioni e Sergio Quagliarella alla batteria, è il risultato di una profonda ricerca, spesso praticata in loco, nell’immenso patrimonio della musica africana, brasiliana, cubana, giamaicana e afroamericana e che ha goduto della preziosa firma di musicisti di grande levatura compositiva ed esecutiva quali Giovanni Venosta alle tastiere, Alberto N. A. Turra alle chitarre, William Nicastro al basso elettrico, Marco Motta al sax baritono, Simone Maggi alla tromba, Paolo Profeti al sax contralto e Mr. Bobcat alla voce. Dopo l’intenso e doveroso tributo alla musica e alla persona di Fela Kuti che prese forma nel precedente disco Opposite People (Felmay 2011), la band promulga oggi il proprio manifesto programmatico titolando Afro Future Funk l’ultima presente fatica discografica totalmente costituita da composizioni originali e che ha visto la luce per mano del produttore Diego Cattaneo e di Sergio Quagliarella. Afro Future Funk vuole essere inteso anche e soprattutto come un immenso contenitore di genere comprensivo di tutto ciò che ha popolato la creatività di quest’organico. Troviamo quindi nelle composizioni Afro Future Funk e Latte + importanti tracce di Afrobeat e musica afrocubana, di Ethio-jazz con venature davisiane in German Funk; echi dei leggendari Head Hunters di Herbie Hancock e di James Brown nei brani Mr. Mamud e Talmud che appunto offrono una sguardo più vicino alla grande visionarietà del funk afroamericano anni 70 di band come Mandrill o della funky-latin-music bianca simil Chakachas, come nel caso di Wasp e Mambo Chic. Nelle composizioni Sirius Hymn e Two warnings si rivela un altro lato del nuovo lavoro, profondamente legato all’amore devozionale per le tradizioni: Benìn e Yoruba nel primo caso, con l’eccellente cameo di Giovanni Imparato alla voce e alle percussioni; mentre nel secondo fanno capolino dapprima il blues lento di Alì Farka Touré e Jay Hawkins, e successivamente l'afro-jazz pulsante di matrice ellingtoniana e mingusiana. Caso a parte fanno i brani che vedono la splendida partecipazione di Mr. Bobcat alla voce, di chiara vocazione reggae/dub (Careful, Tangible Dream) ma con la cifra stilistica nella scrittura dei fiati ormai tipica di Mamud Band.
An Intimate Performance / Live BBC 1974 DVD
SHANKAR Ravi

An Intimate Performance / Live BBC 1974 DVD

Il DVD An Intimate Performance cattura il sorprendente Ravi Shankar alle prese con uno splendido raga classico - "Rag Behag" - registrato dal vivo per la BBC nel 1974. Nessun altro musicista è riuscito meglio di Ravi Shankar ad introdurre e far apprezzare al pubblico occidentale la musica classica indiana e questo concerto dimostra chiaramente il perché. Le note del sitar del maestro iniziano calmissime per poi sviluppare un'inattesa ed incredibile varietà di ritmi e melodie anche affiancate dalla tabla di Rakha Khan e l'interplay tra il sitar di Shankar e la tabla di Khan è davvero incredibile.

Christ Church Cathedral / Live 2011
CLANNAD

Christ Church Cathedral / Live 2011

Il leggendario gruppo irlandese Clannad la cui musica intreccia tradizione, modernità, passato e futuro, è composto dai fratelli Moya, Ciaran e Pol Brennan e dai loro zii Noel e Padraig Duggan. Verso la fine degli anni '70 la formazione si era arricchita della presenza, al pianoforte ed alle parti vocali, della sorella più giovane dei tre ragazzi, ma lei partecipò solo alla creazione di due album per poi intraprendere la sua fiorente carriera da solista che la rese celebre con il nome di Enja. Il 29 gennaio del 2011 i Clannad hanno tenuto un intimo concerto nella storica cattedrale di Dublino di Christ Church: il dvd "Christ Church Cathedral" è la documentazione visiva dell'evento ed offre al pubblico la possibilità di prendere parte ad un concerto di grande musica celtica, ascoltando alcuni dei più grandi successi della band. Con il quarantesimo anniversario della formazione che cade nel 2013, il dvd "Christ Church Cathedral" è un viaggio musicale e visivo con un doppio valore: è la celebrazione della personale realizzazione della band e del suo storico contributo offerto alla cultura irlandese. Dopo aver visto "Christ Church Cathedral" è facile capire perché quella che oggi viene definita musica celtica, in passato era invece conosciuta come musica Clannad. Oltre al dvd casa Arc propone anche il cd che permette all'ascoltatore di godere della splendida musica che i Clannad hanno regalato al pubblico con questo indimenticabile concerto.
Christ Church Cathedral / Live 2011
CLANNAD

Christ Church Cathedral / Live 2011

Il leggendario gruppo irlandese Clannad la cui musica intreccia tradizione, modernità, passato e futuro, è composto dai fratelli Moya, Ciaran e Pol Brennan e dai loro zii Noel e Padraig Duggan. Verso la fine degli anni '70 la formazione si era arricchita della presenza, al pianoforte ed alle parti vocali, della sorella più giovane dei tre ragazzi, ma lei partecipò solo alla creazione di due album per poi intraprendere la sua fiorente carriera da solista che la rese celebre con il nome di Enja. Il 29 gennaio del 2011 i Clannad hanno tenuto un intimo concerto nella storica cattedrale di Dublino di Christ Church: "Christ Church Cathedral" è la registrazione live di quella serata e propone al pubblico una splendida selezione di alcuni dei più grandi successi della band. Con il quarantesimo anniversario della formazione che cade nel 2013, "Christ Church Cathedral" è un viaggio musicale con un doppio valore: è la celebrazione della personale realizzazione della band e del suo storico contributo che ha dato alla cultura irlandese. Dopo aver ascoltato "Christ Church Cathedral" è facile capire perché quella che oggi viene definita musica celtica, in passato era invece conosciuta come musica Clannad. Oltre all'album che documenta musicalmente il concerto tenuto dalla formazione, casa Arc propone anche un dvd che permette all'ascoltatore di vivere in prima persona questo indimenticabile concerto.
Songs from Scotland
GOLDEN BOUGH

Songs from Scotland

Il nome Golden Bough deriva dalla mitologia celtica ed il gruppo, con oltre 20 anni di attività alle spalle, è noto per la sue incantevoli interpretazioni del repertorio tradizionale celtico che riflettono l'amore dei musicisti per la ricca storia musicale dei paesi del nord Europa. Nel corso degli anni i Golden Bough hanno selezionato una serie di meravigliose melodie tradizionali scozzesi che ripropongono in buona parte in questo album e che, ancora una volta, incantano grazie alle straordinarie armonie vocali che sono diventate il loro marchio di fabbrica. "Songs from Scotland" contiene numerose canzoni di Robert Burns, il più amato fra i poeti tradizionali scozzesi, oltre alla ballata "Donal Og", rivendicata come propria sia dalla tradizione irlandese che da quella scozzese. "Songs from Scotland" è un omaggio agli scozzesi che, ovunque si trovino nel mondo, non mancano mai di mantenere vive le tradizioni del proprio paese.
A bright star has risen / Voices of Bulgaria
PERUNIKA TRIO

A bright star has risen / Voices of Bulgaria

Il trio vocale Perunika, il cui nome deriva dall'omonima dea slava della pioggia e dell'eterna bellezza, si è formato nel 2006 ed è composto da Eugenia Georgieva, Dessislava Vasileva e Jasmina Stosic. Dopo il successo del loro album d'esordio "Introducing Perunika Trio" per casa Riverboat, le tre cantanti presentano una nuova creazione, "A Bright Star Has Risen", continuando ad esplorare il ricco e multiforme folklore della Bulgaria meridionale, il luogo in cui pagani e cristiani vivono in perfetta armonia. L'album è una raccolta di canzoni bulgare interpretate a cappella dal trio con straordinaria armonia vocale, unendo la delicatezza tipica del madrigale e la profonda spiritualità ortodossa. "A Bright Star Has Risen" è inoltre dotato di un libretto con interessanti informazioni sul trio e la cultura musicale bulgara.
Dialogues with the Tar
GULIYEV Ramiz

Dialogues with the Tar

Il Tar è uno strumento musicale acustico, della famiglia dei liuti, dal manico lungo e una cassa armonica a forma di otto. Il Tar dell’Azerbaijan è suonato con un plettro, posizionando lo strumento contro la parte alta del petto del musicista. Nei secoli si sono diversificate varianti diverse dello strumento con due, tre, quattro, cinque e sei corde e lo strumento è oggi ampiamente diffuso in Azerbaijan, Asia Centrale e Iran. Il Tar dell’Azerbaijani si è ulteriormente perfezionato e raffinato in epoca moderna con 11 corde e 22 tasti. Grazie a queste innovazioni tecniche questo tipo di Tar oggi supera tutte le altre versioni dello strumento rendendo il suo utilizzo più dinamico e virtuosistico permettendo un uso in ambiti diversi da quelli tradizionali. L’arte del Tar ha un ruolo preminente nella musica e nella cultura dell’Azerbaijan. Il Tar è stato spesso cantato nella letteratura e nella mente delle genti è diventato un’icona della cultura del paese. Il posto particolare e il significato che occupa nella cultura nazionale dell’Azerbaijan è in gran parte dovuto all’importante ruolo che gioca nell’arte del Mugham. Le caratteristiche tecniche e artistiche dello strumento rendono possibile eseguire con esso musica accademica o includerlo in formazioni orchestrali. Compositori Azerbaijani hanno creato un vasto repertorio di partiture incentrate sul Tar: queste comprendono parti nelle Opere nazionali, vari generi di musica orchestrale e da camera e concerti per Tar solista e orchestra, così come brani adattati al Tar con l’accompagnamento del pianoforte. Brillanti musicisti hanno passato questa arte da una generazione all’altra mantenendo lo strumento vivo, sviluppando le sue peculiarità artistiche e arricchendo il Mugham classico e il suo repertorio tradizionale grazie al loro contributo creativo e all’originalità nelle esecuzioni. Parlando di Ramiz GULIYEV, non c’è miglior descrizione del suo talento di quella data dal Mstislav Rostropovich, che disse: “I concerti di Ramiz Guliyev sono un miracolo. Lui è il Paganini dell’Est”. In una vita di grandi successi, Ramiz Guliyev ha ricevuto molti riconoscimenti e premi. Questo eccezionale strumentista ha ricevuto il titolo di Artista del Popolo dell’Azerbaijan nel 1988; nel 2005 ha ricevuto l’Humay Award, e nel 2007 il Shohrat (Glory) Order. Ramiz Guliyev è nato nel 1947 in Garabag dove è cresciuto. Dopo gli studi alla Elementary Musical School prima e poi al Musical College in Agdam ha proseguito la sua educazione musicale all’Azerbaijan National Conservatoire di Baku dove si è diplomato. Oltre al classico repertorio di Mugham, Ramiz Guliyev ha presentato molti lavoro di compositori Azerbaijani, così come brani di compositori europei trascritti per Tar. La sua carriera accademica è iniziata nel 1974 come insegnante di musica per poi evolvere nel titolo di professore e quindi Capo Dipartimento della sezione Folk Music Chair. Oggi Ramiz Guliyev insegna alla Baku Music Academy. Ha insegnato a decine di suonatori di Tar, alcuni diventati a loro volta maestri internazionali com Malik Mansurov. Ancora oggi il suo stile esecutivo resta un punto di riferimento per tutti i musicisti del paese.
Angelina
BULGARIAN VOICES ANGELITE

Angelina

Sebbene questo album possa rappresentare un’ottima opportunità di analisi professionale per etno-musicologi e studiosi di musica in genere, l'idea principale che lo ha generato è stata sicuramente quella di condividere il piacere della musica con gli ascoltatori. Ogni canzone rivela attraverso un'immagine caleidoscopica il temperamento e l'atmosfera musicale del folklore bulgaro. Le incredibili qualità canore di soliste e coro, che diventano uno strumento polifonico sotto la guida del loro direttore, sono l’inconfutabile testimonianza di questa antica tradizione che giunge a noi quasi intatta attraverso il tempo. Il folklore antico e moderno è infatti qui presentato con elegante equilibrio tra tradizione e approccio contemporaneo. Diversi gli autori rappresentati anche se uno degli elementi musicali unificanti di tutto il progetto è il ritmo. La musica folk bulgara è famosa per l'abbondanza di misure asimmetriche ed irregolari, definite da Bela Bartok il "ritmo bulgaro", e molti dei brani dell'album sono costruiti su una base di metrica e ritmo. Il suono del tamburo in Bulgaria è simbolo della festa e della danza Horo (danza circolare di gruppo) qui eseguito in vari brani da Stoyan Yankulov, uno dei migliori percussionisti bulgari. Non mancano le sorprese musicali, come un brano tratto dal folklore ‘karakachani’, pastori nomadi di montagna da secoli insediatisi in Bulgaria, interpretato da un membro di questa etnia particolare. Due brani scritti appositamente per questo progetto si distinguono per il loro stile particolare. Si tratta delle composizioni di Theodosii Spassov, universalmente riconosciuto come miglior suonatore di kaval (flauto tipico diffusosi tra Europa dell’Est e Asia Centrale). Lo stile applicato dal compositore Ivan Spassov, invece, si basa su modelli polifonici sovrapposti. Si tratta di una delle ultime canzoni che ha scritto ormai negli ultimi anni della sua vita proprio per l’ensemble Bulgarian Voices Angelite e rivela il pensiero filosofico dell'autore rispetto a temi come universo ed eternità. Questo album rappresenta un viaggio che dimostra la potenza dell’arte popolare, ancora capace di costruire un legame tra le generazioni, e di fare conoscere al mondo la storia millenaria della musica bulgara.
Going, going / Live at Leeds City Varieties DVD
CHUMBAWAMBA

Going, going / Live at Leeds City Varieties DVD

Il concerto d’addio dei Chumbawamba. La band britannica composta da cinque uomini e tre donne nata in area rock anarchico-post-punk nei primi anni ottanta e che ha spaziato nel corso di tre decadi fra diversi generi (dall’alternative al pop rock passando per la dance, la world musica e il folk) ha annunciato ufficialmente il proprio scioglimento nel luglio del 2012. La loro musica è sempre stata accompagnata da testi politicamente impegnati. Divertenti, mai noiosi, o inutili, o ordinari, armati solo di convinzione, umorismo e una copia dell'autobiografia di Lenny Bruce, i Chumbawamba hanno conosciuto l'apice della loro popolarità nella seconda metà degli anni novanta col singolo Tubthumping che arrivò a scalare le hit parade inglesi. La loro lunga carriera che ci ha donato splendidi album pieni d’ironia e soprattutto difficilmente catalogabili, ha saputo ritagliare a questo gruppo, uno spazio assolutamente unico. La grande festa – concerto di addio della band non poteva che essere in linea con la loro produzione musicale.

Jasmine Flower
GUO Gan Trio

Jasmine Flower

Col il suo nuovo CD, Jasmine Flower, GUO Gan, virtuoso cinese di Erhu (strumento ad archetto con due corde), presenta il suo trio comprendente Rao Ying allo Zheng (cetra cinese) e Han Lai al Dizi e Xiao (flauti) in un repertorio di composizioni classiche di varie parti della Cina appositamente arrangiate per il trio. Dopo i buoni risultati dei suoi CD incisi per la felmay Records, Yue Luo (con Lingling Yu alla Pipa) e Scented Maiden (in solo) GUO ritorno alla guida di un trio di musicisti esperti, confermando di essere non solo uno dei migliori interpreti del suo strumento anche leader di un ottimo gruppo. I tre musicisti suonano alcuni degli strumenti più importanti della tradizione musicale cinese creando un suono molto delicato ma potente, mescolando il respiro delle corde dell’ehru con la purezza dello zheng e il suono vibrante del dizi, il tipico flauto cinese. Il risultato finale è un suono che richiama immediatamente la Cina, che allo stesso tempo suona originale e familiare. Rao Ying, suona il zheng (Gu Zheng), cetra a tavola. Diplomata alla Wuhan Conservatory Orchestra nel 1998, ha iniziato a suonare lo gu zheng da bambina e fu tra i primi ad essere premiata in un festival di musica tradizionale nella zona centrale della Cina. E’ anche un insegnante e ha ottenuto ottimi risultati con i suoi studenti. Dopo aver partecipato come performer alla notte di Hong-Kong al Festival di Cannes, ha lavorato alla registrazione della colonna sonora del film L'idole, composta da Gabriel Yared. Ying Rao attualmente svolge la sua attività concertistica in tutta Europa sia in ambito tradizionale che in quello classico contemporaneo. Lai Long Han è nato nel 1948 a Phnom-Penh, Cambogia. All'età di 12 anni ha iniziato la sua formazione trasversale flauto sullo strumento tradizionalo studio del flauto traverso cinese, il dizi. Nel 1981 si trasferisce in Francia dove ha continuato la sua formazione con il maestro Chiev Kuang Yi, un suonatore di flauto molto famoso e ha partecipato a diverse manifestazioni musicali suonando in tutta Europa. Guo Gan (Yi-zhen è il suo nome d'arte) è nato a Shenyang (Cina). Eleganza e virtuosismo caratterizzano lo stile di Gan. GUO Gan negli anni ha lavorato duramente per diffondere la conoscenza del suo strumento, suonando e registrando in situazioni musicali molto diverse dalla contesto tipico della musica cinese classica. GUO Gan ha raggiunto un riconoscimento internazionale collaborando con artisti prestigiosi come Lang Lang, Didier Lockwood, Yvan Cassar, Gabriel Yried, Jean François Zygel. Questo è stato il suo modo di restare fedele agli insegnamenti ricevuti dal suo primo maestro, il padre, Guo Jun Ming (1940 - 2010), leggendario suonatore di ehru. Nel 2001, Guo Gan ha deciso di trasferirsi a Parigi per espandere i suoi orizzonti musicali. Allo stesso tempo, ha tenuto regolarmente concerti in teatri e festival in Europa e Stati Uniti, inoltre GUO Gan ha composto e collaborato alla realizzazione di colonne sonore per film (L'Idole, Le Premier Cri, AO, Shao Lin, Sparrow, Sa Majesté Minore) e documentari (Chang Da-Qian, Himalaya) e ha inciso diversi CD. Il suo ultimo album solista Scented Maiden (Felmay Records) è stato pubblicato nel 2012.
Poetry and music of Ashiqs (Traditional music of Azerbaijan)
AAVV

Poetry and music of Ashiqs (Traditional music of Azerbaijan)

Insieme al Mugham, la poesia e musica degli Ashiq (cantastorie nomadi) costituisce la maggior parte del patrimonio orale della cultura dell’Azerbaijan ed è stata inclusa nella lista UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità nel 2009. Gli Ashiq godono di popolarità pubblica, in particolare in diversi centri diffusi nella Repubblica dell’Azerbaigian, in Iran, in enclave etniche azerbaigiane in Georgia e (fino al 1992) in l'Armenia. Tutti questi centri hanno proprie tradizioni creative. Gli Ashiq cantano ai matrimoni e svolgono un ruolo fondamentale nella feste popolari; a partire dall'inizio del XX° secolo hanno iniziato ad esibirsi in teatro e prodursi proprie registrazioni. In qualche modo il cantore Ashiq ha una personalità e una creatività diversa rispetto ad altri artisti. Può essere un compositore, un poeta, un cantante, un musicista e allo stesso tempo un suonatore di saz, strumento musicale a corde. A volte è anche ballerino e narratore di Dastan, storie eroiche, amorose o didattiche in cui sono intercalati episodi narrativi, versi poetici e canzoni. Ovviamente, non tutti gli Ashiq ma solo pochi di loro hanno un particolare talento per la musica e la composizione di poesie: alcuni Ashiq sono infatti principalmente conosciuti come poeti mentre altri sono famosi come esecutori del repertorio musicale. Il patrimonio musicale e poetico degli Ashiq è stato creato, esiste e si tramanda di generazione in generazione come tradizione orale. La poesia di straordinari Ashiq classici come Dirili Gurbani (16° secolo), Sary Ashiq, Abbas Tufarganli, Khasta Qasim (17° secolo), Ashiq Valeh (18° secolo), Ashiq Dilgam (19° secolo), Ashiq Alasgar (19° e prima parte del 20° secolo) e molti altri ancora, costituisce ancora oggi il repertorio principale degli Ashiq azerbaijani. Le melodie Ashiq presentano forme diverse. Le melodie più antiche sono costituite da canti declamati con frequenti cambi di modo e metro, accompagnate da momenti più lirici enlla forma di canzone. Gli Ashiq dell’Azerbaijan presentano specifiche tradizioni regionali: si distinguono l'arte di Shirvan (nella zona orientale del paese) dalle tradizioni Ashiq delle regioni occidentali del Azerbaigian o della enclave azera in Georgia (chiamata Borchaly). Gli Ashiq del sud del paese (Iran settentrionale) hanno proprie tradizioni regionali. Queste differenze locali si riflettono nelle modalità di esecuzione, nel tipo di accompagnamento strumentale, nella presenza di un repertorio locale e così via. Tuttavia, esiste un unità di fondo degli Ashiq azerbaijani uniti dalla comune lingua nazionale, dal un vasto repertorio poetico e musicale e , infine, per l'attributo invariabile del Ashiq, il saz, il tipico strumento con cui accompagna le sue esibizioni. . Il programma del CD include vari diversi tipi di importanti Ashiqs azerbaijani provenienti dalle varie aeree del paese, a coprire i diversi aspetti del repertorio regionale e che danno uno stato ideale dell'arte Ashiq di oggi.
Galata
Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero

Galata

Galata, quartiere di Istanbul di fronte al Corno d’Oro, è stata una Genova mediorientale per più di due secoli. Ancora adesso salendo per i caruggi e le creuze che portano alla torre genovese sembra di sentire le voci levantine che raccontano l’antico legame con la terra di origine. Ogni volta che gli uomini partono hanno in sé una possibile Galata, l’antico dialetto genovese ha raccolto e dato voce a queste emozioni. L’ORCHESTRA BAILAM seguendo la propria visione mediorientale è arrivata alle radici della tradizione popolare genovese insieme alla COMPAGNIA DI CANTO TRALLALERO, inventando un repertorio musicale che crea un nuovo territorio di poesia. Galata è un progetto musicale che abbraccia il Medioriente e la tradizione del Trallalero,un ponte ideale che unisce la città di oggi con il vecchio quartiere genovese di Costantinopoli, sul Corno d’oro, quando la Superba intrecciava rapporti e scambi in tutto il Mediterraneo ed il Mar Nero. E’ un viaggio immaginario nelle taverne, le fumerie, i Cafè aman, luoghi d’incontro tra i makam (scale modali mediorientali) e le melodie del cerchio del Trallalero. I ritmi e la musica risentono del profumo denso del Rebetiko e i testi in lingua genovese danno voce ad una Genova lontano da Genova, ad una lontananza dalle proprie radici. L’ORCHESTRA BAILAM influenzata da quella multiculturalità turca, greca, persiana, armena, curda, araba, balcanica e rum, (europea) che caratterizza la cultura ottomana, “traduce in musica” il carattere maschile di Genova tramite la Compagnia di Canto Trallalero che si apre alla contaminazione mediorientale, voce e canto di questo progetto. L'ORCHESTRA BAILAM attiva dal 1989, nasce da una forte curiosità rivolta al mondo musicale mediorientale. Nel 1992 con l'uscita del LP Mamma li turchi, l'Orchestra approda in Francia. Nel 1995 il gruppo inizia una ricerca musicale più attenta, sia alla musica Klezmer dalle forti influenze balcaniche, che alla musica araba e greco-turca ed inizia un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Nel 2001 esce il CD Bailamme. a cui fanno seguito nel 2006 Non Occidentalizzarti (Felmay) e nel 2007 Lengua Serpentina (CNIndie) con la cantanta Roberta Alloisio, ricerca musicale di contaminazione sulla tradizione della canzone genovese. In occasione del ventennale esce nel 2009 il CD live Harem Bailam (Felmay) ricco di ospiti (Marco Beasley, Eyal Lerner, Marco Fadda, Roberta Alloisio, Marica Pellegrini). Nata nel 2012 la COMPAGNIA DI CANTO TRALLALERO ha al suo interno elementi scelti di varie Squadre tradizionali come «La Squadra» (ex Centro Storico), i «Canterini Val Bisagno».
Mu Dan Ting
ZENG Ming

Mu Dan Ting

La musica di Kunqu è un tesoro della musica classica cinese per quanto poco conosciuta e studiata da studiosi e musicisti contemporanei. E’ la più antica forma di musica per Opera in Cina e ha influenzato marcatamente altre forme d’Opera come la più nota Opera di Pechino. La musica Kunqu fu originariamente composta per accompagnare il canto di testi drammaturgici, per sottolineare i momenti di gioia, tristezza o coraggio così come per dipingere paesaggi e bellezze naturali. Questo repertorio è sopravvissuto per oltre cinquecento anni grazie all’eleganza e eleganza delle liriche della sua poesia, apprezzata da sempre come una forma di letteratura. Nella messa in scena il pubblico è spesso conquistato dalle eleganti scenografie, dai bellissimi costumi, dai vocalizzi e dalle leggere coreografie. Ma l’intrinseca bellezza della musica è frequentemente ignorata e poco riconosciuta. Il flauto di bamboo è lo strumento obbligatorio per l’accompagnamento del canto, deve sostenere il cantante, senza mai predominare. ZENG Ming è un’eccezionale accompagnatore, ma, come queste registrazioni dimostrano, è anche in grado di interpretare al meglio lo stile musicale dell’Opera di Kunqu grazie alla sua tecnica strumentale e espressiva unica. ZENG Ming è un maestro riconosciuto dell’arte del flauto Kunqu La sua combinazione di tecnica strumentale contemporanea con lo stile antico della Dinastia Ming (1368-1644), porta in primo piano la bellezza della musica dello stile Kunqu. Registrare un’antologia di musica Kunqu arrangiata per flauto solo è un’impresa che non era mai stata tenta prima d’ora. I risultati ci sembrano sorprendenti. Il flauto cinese di bamboo, dizi, è uno strumento molto semplice, quasi elementare: un tubo di bamboo della lunghezza di 37-41 cm, la lunghezza determina la tonalità dello strumento, Ha un imboccatura, una membrana copre un buco posto vicino alla imboccatura. La membrana è molto delicata e quando si soffia la membrana vibra dando allo strumento il suo timbro caratteristico e un suono penetrante. Il Dizi è il solo strumento dell’orchestra tradizionale cinese a non richiedere un’amplificazione anche nei momenti di maggior intensità sonora. ZENG Ming, è un maestro di flauto, dizi, specializzato nel repertorio dell’Opera di Kunqu Opera. Si è esibito in Asia, Europa e Nord America. Si è diplomato al Jiangsu Province Opera Institute, con una specializzazione proprio nell’Opera di Kunqu, all’età di vent’anni. Ha studiato con grandi maestri di dizi come ZENG Yulin, LIN Keren, YU Xunfa e ZHAO Songting. Dal 1993 al 2005 è stato pirmo flauto della Jiangsu Province Kun Opera Troupe e Direttore Associato dell’Opera Ensemble. Dal 2006 al 2008, è stato professore di flauto cinese al Jiangsu Drama Institute e professore aggiunto alla University of California di Berkeley. Dal 2009, è insegnante al Jiangsu Institute of Educational Science, Jiangsu Institute for Education. Nel 2012 è stato invitato dall’Università di Ginevra per una collaborazione con la suonatrice di pipa YU Lingling. Insieme hanno tenuto corsi di specializzazione presso l’Università e una serie di concerti che ha toccato i principali paesi europei.
Caravan of  Mugham Melodies
(MUSICAL TRADITIONS OF AZERBAIJAN)
AAVV

Caravan of Mugham Melodies (MUSICAL TRADITIONS OF AZERBAIJAN)

Il Mugham dell’Azerbaijan, entrato nel 2003 a far parte del “Patrimonio della Cultura Orale dell’Umanità“ (UNESCO, 2003), costituisce una parte fondamentale della cultura, non solo musicale, dell’Azerbijan. Il Mugham è formato da un enorme repertorio di brani e generi di diversa natura musicale. Caravan of Mugham Melodies presenta alcune perle del repertorio del Mugham, brani di carattere lirico estremamente popolari fra ascoltatori e interpreti. La loro scelta vuole mostrare le diversità delle forme melodiche, degli strumenti e di tipi di gruppi musicali che praticano oggi l’arte del Mugham. Il CD costituisce inoltre l’occasione per entrare in contatto con una serie di interpreti del Mugham – cantanti e strumenti di generazioni diverse – importanti e conosciuti per la loro originalità artistica e espressiva. Caravan of Mugham Melodies è il terzo volume della serie “Traditional Music of Azerbaijan”, e, insieme ai due primi volumi, da all’ascoltatore occidentale la possibilità di ampliare la conoscenza del Mugham dell’Azerbiajan e del suo milieu culturale. Il programma del CD comprende diversi, importanti, artisti azerbaijani, cantanti e strumentisti, che presentano aspetti diversi del repertorio Mugham. Dalla voce della star Gülyanaq Mammadova, che apre il CD con una raro duetto con il balaban (parente stretto del duduk armeno e del mey turco) allla nuova protagonista della vocalità azerbaijana Kamila Nabiyeva, la più interssantefra le voci della nuovissima generazione, al cantante uomo Rovshan Mammadov. Ramiz Guliyev presenta lo strumento principe della musica nazionale, il tar, in duo con le percussioni di Shirzad Hasanov, mentre il virtuoso Munis Sharifov incanta con il suono lirico del kamancha (un tipo di violino verticale). Completa la tracklist e chiude questa immersione nell scena del Mugham una versione sognante di Mugham Bayati Shiraz opera dell’oud di Mirjavad Jafarov.
Blessing
Monks from the Spituk Monastery

Blessing

Blessing presenta una serie di musiche da cerimoniale e canti buddisti dei MONACI DEL MONASTERO di SPITUK, situato a Leh (Ladakh, India). Registrato con l'aiuto essenziale dell’HCHF - Himalayan Cultural Heritage Foundation - l'album presenta alcuni dei principali strumenti della musica religiosa tibetana - gyaling (rgya-gling), dungchen, rnga, damaru, bugtsal, silnyan - in brani strumentali e cantati. La cultura tibetana, e la sua gente, è molto spirituale e la musica è una parte essenziale di questo approccio alla vita. La musica è completamente integrata nelle cerimonie buddiste che segnano i diversi momenti della giornata, dell'anno, della vita. Dal punto di vista filosofico e spirituale, spesso più che da quello estetico, i suoni sembrano mettere in evidenza vari momenti delle attività religiose. Nella registrazione si può godere di una serie di brevi brani che accompagnano le cerimonie e momenti del giorno così come le preghiere in cui la musica si mescola al canto in uno stile molto tipicamente tibetano. La registrazione presenta un gruppo di MONACI DEL MONASTERO di SPITUK, uno dei Gonpa (monasteri) Buddisti più importanti di tutto l’Himalaya. Dopo l'invasione del Tibet da parte dell'esercito cinese, la maggior parte dei leader spirituali tibetano e una consistente parte della popolazione hanno dovuto lasciare il loro paese natale per trovarsi una nuova casa, spesso in India. Il Ladakh, conosciuto come il piccolo Tibet, dove il buddhismo tibetano è presente da dieci secoli, è diventato uno dei siti naturali per i tibetani in esilio. Lo Spituk Gonpa è un importante centro che conserva la spiritualità del Buddhismo tibetano. Il Monastero di Spituk, noto anche come Spituk Gompa o Pethup Gompa, è un monastero buddista situato appena fuori di Leh (Ladakh, India). Il monastero fu fondato da Od-de, il fratello maggiore di Lha Lama Changchub Od nel 11° secolo come istituzione della seta dei Berretti Rossi (Kadampa) per essere poi trasformato in un monastero della setta dei Berretti Gialli (Gelugpa) nel 15° secolo. Il monastero ospita 100 monaci; una statua gigante di Kali (presentata durante il festival annuale Spituk) si può vedere nella sala sala principale del Monastero. Spituk ha tre altri centri che dipendono da lui - Stok, Sankar e il monastero di Saboo. Il Dukhang, sala principale, ha una raccolta di antiche thangka, maschere e armi. Vi è anche un trono appositamente adibito per il Dalai Lama. In una vecchia cappella dietro il trono vi sono le immagini di Tsong-kha-pa (il fondatore dell'ordine), i suoi due discepoli principali e il Buddha. Il monastero ha anche una statua della Bodhisattva femminile Tara (chiamata anche Dolma) con una sala dedicata alle immagini di Tara, Dolma Lhakhang o il Tempio di Tara. Il monastero celebra il festival di Gustor festival. Preghiere, musica, danza, arte tradizionale realizzata dai locali sono il fiore all'occhiello del festival.
Seven
PIANA Dino e Franco

Seven

Dino e Franco Piana hanno chiesto, per questo loro disco, la collaborazione di alcuni colleghi fra i più qualificati, Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Enrico Pieranunzi, oltre a Luca Mannutza, Max Ionata, Roberto Gatto e Giuseppe Bassi, con i quali hanno realizzato questo nuovo lavoro pubblicato da AlfaMusic, che da oltre vent’anni porta nei propri studi molti fra i migliori musicisti italiani realizzando dischi di grande interesse. Questo è il primo dedicato a Dino e Franco Piana, e Franco ancora una volta ha dimostrato le sue indubbie qualità di compositore e arrangiatore. Cresciuto alla scuola di suo padre Dino, ma anche a quella di Oscar Valdambrini e Gianni Basso con i quali ha lungamente collaborato, Franco, possiede quelle doti che aveva già evidenziato quando entrò a far parte di quel gruppo che fu il più longevo del jazz italiano. In queste registrazioni la sua scrittura per quattro strumenti a fiato e sezione ritmica ricorda quella per grande orchestra, anche se Bosso, Ionata, Dino e Franco suonano spesso in contrappunto. Il disco si apre con “Open Dialogues”, una suite in quattro movimenti di grande intensità, introdotta stupendamente da Pieranunzi; nella partitura, come Gil Evans quando scriveva per Miles Davis, Franco Piana inserisce momenti liberi in cui i solisti possono sempre mantenere in vita quel bene prezioso del Jazz che è l’improvvisazione dove Bosso usa la tromba e Franco il flicorno. Solo in “Dark Eyes” (tema originale di Franco Piana, non quello, dallo stesso titolo, di derivazione popolare) ambedue suonano lo stesso strumento. Fabrizio lo si ascolta nel primo assolo immediatamente seguito da Franco. Tutti i solisti hanno l’ambizione di soggiogare e affascinare l’ascoltatore, sottoponendolo ad una tensione crescente. La sequenza dei tre assolo, in “Asimmetrico”, con Bosso impetuoso il cui timbro ricorda quello delle orgogliose trombe di Harlem in cui l’idea iniziale si sviluppa continuamente sino all’estremo dell’ispirazione, Franco lirico, toccante in cui l’emozione è controllata da una severa disciplina, Luca Mannutza che in questo disco dimostra capacità sorprendenti, danno vita a momenti di grande energia. Su Dino Piana non posso far altro che ripetere ciò che ho scritto nelle pagine a lui dedicate nel volume “Il Jazz in Italia dallo Swing agli anni Sessanta”: “Immediatamente riconoscibile oltre che per lo stile, anche per l’intonazione, il vibrato, l’attacco e la sonorità che in lui si fa vigorosa”. Ed il suo stile così personale è ben in evidenza nelle parti improvvisate in “Open”, ma anche e soprattutto nel già citato “Asimmetrico” dove prepara la strada a Max Ionata ed agli altri, in “Step by step” in un serrato dialogo con Enrico Rava (impeccabile come sempre per classe ed originalità) e nel veloce “Eighty and one” con uno straordinario Giuseppe Bassi oltre ad un assolo finale assai ben costruito di quell’eccellente batterista che è Roberto Gatto, la cui carriera è costellata di momenti importanti e non solo per il Jazz Italiano. Pieranunzi, al cui fraseggio, così straordinariamente personale, il mondo del Jazz non finisce mai di stupirsi, si ascolta a lungo nel lirico “Sunlight” un altro di quei temi, come “Your Smile”, in cui Franco Piana dispensa a piene mai la sua sensibilità di compositore. Max Ionata è con Fabrizio Bosso, classe 1972 il primo, 1973 il secondo, il più giovane di questa All Stars riunita da Dino e Franco Piana. Con una importante carriera ed un’altrettanta significativa discografia, ha inciso anche con alcuni dei musicisti presenti in questo disco come Luca Mannutza, con cui ha studiato armonia e Fabrizio Bosso al quale è legato da una vicinanza stilistica assai considerevole. Anche se come Sonny Rollins ha l’arte di contrapporre le note passando dal registro grave all’acuto e di John Coltrane possiede il timbro spietato e penetrante, Max Ionata ha una spiccata personalità che lo pone molto in alto nel Jazz Italiano di oggi, così straordinariamente creativo. Ciò che colpisce, infine, in questo disco è la straordinaria qualità del suono. Una ripresa perfetta in cui tutti gli strumenti sono registrati in modo impeccabile.
Distribuito da Felmay
Living Coltrane
CANTINI Stefano

Living Coltrane

Un progetto coraggioso, un CD bellissimo, che raccoglie alcune tra le più amate composizioni di John Coltrane come, Syeeda’s Song Flute, The Inch Worm, After The Rain… ed altre da lui rese celebri come Afro Blue, Say It e My Favourite Things. Stefano Cantini ai sassofoni, Francesco Maccianti al pianoforte, Ares Tavolazzi al contrabbasso e Piero Borri alla batteria hanno svolto questo lavoro con un grande passione sia per la musica di Coltrane che per quello che questo musicista straordinario ha rappresentato nella storia del Jazz, una sfida aperta per celebrare un mito, che, per quanto osannato e imitato dai jazzisti di tutto il mondo, viene trattato spesso come un vero e proprio tabù. Linguaggi musicali distanti sia geograficamente che storicamente, come le forme della musica indiana, i ritmi africani e caraibici, i modi greci e le complesse armonie della tradizione "colta" europea, sono fuse in un insieme omogeneo. Nel concerto si alternano atmosfere meditative, dove la melodia è carica di misticismo, a momenti di grande forza propulsiva. Il lavoro del gruppo è un intrigato gioco di squadra tra energia e poesia.
Distribuito da Felmay
Quando m’innamoro…
SELLANI Renato

Quando m’innamoro…

Dopo una lunga vita musicale soprattutto dedicata al jazz, mi è capitata un'occasione e, avendo sempre amato la bella musica di qualunque genere fosse, ho deciso con gioia di prenderla al volo. Ho incontrato il compositore Roberto Livraghi e ho ascoltato alcune delle sue canzoni. Mi hanno positivamente incuriosito al punto da indurmi a proporgli la registrazione di questo CD. Insieme abbiamo scelto i brani che naturalmente ho interpretato a modo mio. Mi sono molto divertito e credo di aver fatto un buon lavoro. Grazie, Roberto! Renato Sellani Ogni compositore dovrebbe essere felice di avere una sua canzone incisa da Renato Sellani. Si possono quindi immaginare la mia gioia ed il mio entusiasmo quando questo meraviglioso pianista mi ha proposto di registrare un CD tutto di musica mia. Insieme abbiamo scelto i pezzi e dopo un mese eravamo già in sala di registrazione. Tre canzoni sono successi del passato: “Quando m'innamoro” partecipò al Festival di Sanremo nel 1968 cantata da Anna Identici e dai Sandpipers. Incisa subito dopo da Englebert Humperdinck con il titolo di “A man without love” andò in testa alle classifiche di tutto il mondo e nel 2006 Andrea Bocelli l'ha cantata e inserita nel suo CD “Amore” che ha fatto a sua volta il giro del mondo. “Ho sognato d'amarti” fu un successo di Bruno Martino fra la fine degli anni cinquanta ed i primi dei sessanta. Nel 1958 Fred Buscaglione fece una struggente registrazione di “Sogno d'estate”. “Toccare il fondo”, Waltz for Bi”e “La prima volta di tutto” sono state registrate insieme alle già citate “Quando m'innamoro” e “Sogno d'estate” dalla Colours Jazz Orchestra, la magnifica Big Band italiana nel CD “Quando m'innamoro in jazz”. “E se improvvisamente”, “Una canzone tempo fa” e “Ave Maria” sono brani nuovissimi e mai registrati prima d'ora. Renato ha suonato i miei pezzi a modo suo rispettando le melodie e le armonie quando e come gli è parso opportuno fare lasciando la sua ispirazione libera di volare dove la mente ed il cuore lo hanno indirizzato. Penso che abbiamo qui, grazie a lui, una collana di gemme e che questo, più che un CD, vada considerato un libro di poesie. Grazie, Renato! Roberto Livraghi
Distribuito da Felmay
Great Oromo Music - Ethiopiques 28
BIRRA Ali

Great Oromo Music - Ethiopiques 28

Quest'uomo è l'icona Oromo del nostro tempo - Lionel Richie e Marvin Gay combinati. Una leggenda come nessun altro, per decenni, ha cantato innumerevoli serenate insegnando ai ragazzi come affascinare una donna! La generazione precedente la nostra di oggi ha ballato al suo ritmo mentre ogi giovani godono a scoprire le sue melodie, se non gli sono già familiari. E’il grande ALI BIRRA. Ali Birra è nato nel 1050 a Dire Dawa (laga Harré). I suoi genitori si sono separati quando aveva tre anni, dopo di che è stato allevato dal padre. Ha frequentato la scuola araba da bambino dove ha imparato la lingua araba. Poi iscrive locale scuola accademica. A 13 anni entra a far degli Afran Qallo, gruppo culturale che lavora, in modo non ufficiale, per far conoscere la musica e la cultura Oromo. La prima canzone che ha cantato su un palco è stata Birra dha Bari'e e da li viene il suo soprannome ALI BIRRA, che significa Ali di primavera. Il regime di Haile Selasie ha posto fuori legge il gruppo nel 1965 arrestandone alcuni membri. Ali sfuggito all'arresto e si trasferisce a Addis Abeba. Qui entra in contatto con il nazionalista Ahmad Taqi, che gli compra una chitarra in modo che Ali potesse esibirsi più facilmente. La sua fama è si diffonde presto in tutta la città. Ha la capacità di cantare in amarico, arabo, Harari, in varie le lingue somale, oltre che in Oromo, la sua lingua madre. Questo lo fa apprezzare da diverse famose personalità tra cui Eyoel Yohannes, al tempo capo del Kibur Zebegna, che lo recluta come cantante solista in Oromo. Collabora poi con altri famosi vantanti come Mahmoud Ahmed, Tilahun Gessesse e Bizunesh Bekele. ALI BIRRA intraprende quindi una carriera come solista. Nel 1971 produce il suo primo album che è anche il primo nella storia della musica Oromo. Negli anni Ali BIRRA ha vissuto a lungo all’estero (Svezia, Arabia Saudita, Stati Uniti) continuando una carriera che lo ha reso leggendario.
Distribuito da Felmay
Bonne Nuit
BAIARDI Diego & Crepax

Bonne Nuit

Il progetto “Bonne nuit” nasce dall’antico amore di Diego Baiardi, pianista, arrangiatore e compositore, per tutte le musiche e le canzoni della tradizione popolare fatte per addormentare i bambini. Da anni il pianista si dedica alla ricerca e all'adattamento di preziosi esempi di questa forma di espressione musicale tratti dall’immenso repertorio di ninne nanne di tutto il mondo. Seguendo sia un ordine temporale che un percorso geografico, il progetto si propone di dare una rappresentazione variegata delle diverse ninne nanne, riscoprendo così il piacere di ascoltare, con un gusto nuovo, melodie - alcune più famose, altre meno note - lontane nel tempo o nello spazio. Le chiavi di personalizzazione e interpretazione scelte sono quelle di una rivisitazione e adattamento in chiave jazzistico/acustico, permettendo a voci con diversi timbri - alcune più calde e corpose, altre più nitide e angeliche - di caratterizzare e impreziosire i singoli brani. Il team musicale si compone di due nuclei, uno di stampo prettamente jazzistico e l’altro di derivazione etno-acustica, entrambi ben rappresentati da nomi di spicco del panorama nazionale:dagli strumentisti Paolo Fresu, Antonello,Salis Tullio de Piscopo. Stefano Bagnoli, Andrea Dulbecco … alle voci Petra Magoni. Patrizia Laquidara, Cristina Zavalloni… Entrando nello spirito del progetto, fin dal primo ascolto ci si accorge che le originali interpretazioni musicali scelte e adottate rivelano e confermano la straordinaria capacità della musica (suoni, melodie e ritmi) e delle parole, di traghettare adulti e bambini dal mondo della realtà (la veglia) a quello del sogno (il sonno). Passando attraverso il momento magico del dormiveglia, dove le cose cominciano a sfumarsi anche se non siamo ancora rapiti, indipendentemente dalla nostra volontà, dalle forze che amministrano incontrastate il nostro mondo interiore. Non a caso, oltre e più che al bambino, questa proposta è dedicata proprio all’”adulto-bambino”, il sognatore che è in ognuno di noi, sia esso genitore o meno. Le immagini Lo spirito jazzistico e intimista che permea questo lavoro, così come pure l’interesse per la dimensione onirica della nostra esistenza, ha suggerito poi il coinvolgimento di un’altra forma di espressione creativa – quella delle immagini - che, in sintonia con la musica, accompagnasse l’ascoltatore/lettore in questo viaggio. Si è trattato di una scelta istintiva e quasi obbligata. Infatti, chi meglio della visionaria produzione artistica di Guido Crepax con la sua Valentina (ispirata, tra l’altro, anche dal jazz cui questo grande artista è fortemente legato) avrebbe potuto ben rappresentare e illuminare questo viaggio con emozioni intense e raffinate. Anche i più remoti angoli delle fiabe e dei sogni non hanno certo segreti per questo Autore che, seppure quasi inconsapevolmente, ha fortemente saccheggiato questi mondi soprattutto nel primo decennio (dal ’65 al ’75, da molti ritenuto il suo periodo più prolifico e creativo) della sua quarantennale carriera. Sullo sfondo di un’ipotetica equivalenza dove il sogno starebbe al sonno come il jazz alla musica, si salda così, armonicamente, l’unione tra musica e immagini. E i meravigliosi viaggi, a occhi sia aperti che chiusi, di Valentina (adulta e bambina) offrono una rappresentazione intima e rarefatta del delicato momento in cui dalla realtà si transita, senza scosse o interruzioni narrative, al sogno fonte di nuove storie. Le parole Da ultimo, la forma meno immediata e fluida di espressione creativa – le parole – fanno da collante tra musica e immagini raccontando i passaggi più o meno logici esistenti tra realtà, veglia, fiaba, ninna nanna, dormiveglia sonno e infine sogno. Restando in famiglia - anche perché in fondo è proprio questo il luogo privilegiato degli affetti, dell’intimità notturna e dell’abbandono nel mondo dei sogni - questo viaggio per musica e immagini è raccontato da Antonio Crepax, figlio di Guido, copywriter e autore di testi. Anch’esso amante del jazz e convinto sostenitore del fatto che la dimensione del gioco e del sogno siano essenziali nel rapporto tra adulti e bambini. Utilizzando frasi semplici, ricordi infantili, citazioni, e descrivendo le emozioni e le riflessioni stimolate da musica e immagini, egli indaga le relazioni tra la ninna nanna e la fiaba, come momenti essenziali di evasione controllata. Momenti in cui è importante che il bambino che è in ognuno di noi si senta libero di lasciarsi andare, scivolando delicatamente nel mondo dei sogni accompagnato da suoni, sensazioni e immagini che provengono direttamente dai suoi ricordi più felici, dalle fiabe e dalle storie che hanno popolato la sua infanzia.
Distribuito da Felmay