SOUNDS FROM THE SARAY 
(Young Bobowski at The Ottoman Court)
ENSEMBLE MARAGHI

SOUNDS FROM THE SARAY (Young Bobowski at The Ottoman Court)

Wojchiech Bobowski (1610?-ca.1675) alias Albertus Bobovius Leopolitanus alias Ali Ufukî Bey alias Ali Begel-santurîcymbalista, è stato un autore poliedrico nato a Bobowa, non lontano dalla più nota città di L’viv/Lwów (Leopoli), ai suoi tempi parte del vasto impero ottomano. Secondo le scarse notizie biografiche che possediamo, in gioventù sarebbe stato fatto prigioniero da pirati tatari e venduto al mercato degli schiavi di Costantinopoli, la capitale dell'impero. Qui fu acquistato dalla corte ottomana e portato al Palazzo (seray) dove servì per alcuni anni come paggio musicale suonatore di santûr (cetra su tavola percossa). Lasciato il Seray, più che come musicista, Bobowski ebbe una brillante carriera come scrittore e traduttore ufficiale. La sua notevole conoscenza delle lingue (latino, arabo, polacco, francese, tedesco, greco, ebraico, italiano e turco-ottomano) lo rese quasi un ponte culturale tra le capitali europee e Costantinopoli, nonché tra la corte ottomana e le numerose ambasciate straniere presenti in città. Verso la fine della sua vita, affidò agli ambasciatori le uniche due copie dei suoi preziosi quaderni musicali composti in gioventù in inchiostri e lingue diverse. I due piccoli libri, giunti sani e salvi ai giorni nostri, sono oggi conservati alla Bibliothèque Nationale di Parigi, la fonte per questa registrazione, e nella British Library di Londra. I due manoscritti differiscono leggermente l'uno dall'altro e segnaliamo che nel cd compaiono gli unica, cioè le composizioni che si trovano solo nel manoscritto di Parigi e che sono assenti in quello di Londra. L’accurata interpretazione dell’ENSEMBLE MARÂGHÎ, restituisce ai giorni nostra una testimonianza sonora inedita e particolarmente preziosa.
The CALL: for A New Life
NEXUS

The CALL: for A New Life

The Call: For A New Life è il nuovo capitolo, targato 2021, della ormai lunghissima vicenda musicale e umana cui TIZIANO TONONI e DANIELE CAVALLANTI hanno dato vita nel lontano 1981 con la fondazione del gruppo NEXUS, ed è di fatto, questo, l’undicesimo lavoro discografico prodotto dal gruppo. Come recita fin dal titolo, quasi programmatico, il nuovo disco propone una formazione rinnovata, che segna comunque una linea di parziale continuità dal punto di vista timbrico con il lavoro precedente, quell’ Experience Nexus! che aveva raccolto giudizi molto positivi. Continuità data dalla presenza di vibrafono e violino, in team con il sax tenore del leader e con il trombone di TONY CATTANO. Quest’ultimo e LUCA GUSELLA costituiscono i nuovi innesti, in una formazione (con CAVALLANTI e TONONI, il violinista EMANUELE PARRINI e la contrabbassista SILVIA BOLOGNESI) dalla compatibilità musicale ampiamente collaudata e rodata da molte diversificate esperienze e collaborazioni comuni (Tiziana Ghiglioni, Bobby Lee Rodgers, Raoul Bjorkenheim , The J&F Band). I nuovi e vecchi membri di NEXUS, si pongono nei confronti della musica del gruppo con occhi e orecchie disincantate, aperte a cogliere stimoli e suggerimenti provenienti sia dal materiale scritto che dall’interazione che questo stesso materiale riesce a creare nelle dinamiche improvvisative interne al gruppo. Come sempre lo sguardo spazia e la storia più e meno recente fa da collante, per una prospettiva sonora in cui l’ascoltatore è chiamato a non interpretare un ruolo passivo, bensì a scoprire i risvolti di una musica multiforme, che fa della multi-culturalità uno dei propri motivi di forza.

ANATOLIAN DANCES Turkish Classical Traditions Remembering the past, dreaming of the future, ...)
DEM TRIO Derya Turkan Murat Salim Tokaç Cenk Guray

ANATOLIAN DANCES Turkish Classical Traditions Remembering the past, dreaming of the future, ...)

Anatolian Dances rappresenta un nuovo importante capitolo nella collaborazione fra Felmay e DEM TRIO -. La formazione turca composta da Derya Türkan (Istanbul kemençe), Murat Salim Tokaç (tanbur, ney) e Cenk Güray (divan sazı, cura, tanbura, abdal sazı), presenta in questo CD un repertorio di brani musicali da ballo fra cui figurano anche danze halay (balli di gruppo eseguite spalla a spalla) (tracce 10, 20) sirto (brano 1) e zeybek (brani 5, 11, 16). Gli sviluppi melodici creati da questi brani sono riflessi e ampliati con l’aggiunta di un originale accompagnamento creato seguendo la teoria musicale del makam (sistema musicale modale proprio delle culture musicali dei popoli turchi e arabi del Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale). Derya Türkan classical Istanbul Kemençe (viella verticale ad arco e). Nato a Istanbul nel 1973, ha studiato kemence al Conservatorio dell’Università di Istanbul. Si è esibito con l’ Istanbul State Classical Turkish Music Ensemble (1990 -1997) sotto la guida del direttore artistico Necdet Yasar. È membro stabile della TRT Istanbul Radio e ha avuto collaborazioni con i più rispettabili maestri quali Aladdin Yavasça, Bekir Sidki Sezgin, Erol Deran, Niyazi Sayin, Mutlu Torun, Inci Cayirli e Yavuz Özüstün. Dal 1992 è membro del prestigioso gruppo di Kudsi Erguner con cui si è esibito in molti paesi. Ha partecipato a seminari, workshop e conferenze in molte università tra cui San Francisco, Santa Cruz, Sorbonne, Harvard MIT e New England. Turkan ha tenuto concerti in molti prestigiosi festival e teatri in tutta Europa. E’ impegnato con i seminari e corsi di specializzazione nella celebre scuola Labyrinth Musical Workshop di Ross Daly a Creta. E’ artista ospite nei progetti multietnici di Jordi Savall con cui ha partecipato agli album Orient-Occident, La Sublime Porte e Mare Nostrum. Si è esibito molte volte con l’Ensemble Hesperion. Ha lavorato come direttore musicale al famoso film turco Yahşi Batı diretto da Cem Yılmaz ed eseguito la colonna sonora del film Argo, diretto da Ben Affleck. Murat Salim Tokaç è uno dei più conosciuti ed apprezzati suonatori di Tanbur (liuto a manico lungo) e ney (flauto di canna) oggi in attività in Turchia. Nato a Kırıkkale nel 1969, dopo una laurea in Medicina e microbiologia, nel 2014 ha conseguito il grado di docente nel campo dello spettacolo musicale. Ha conseguito l’incarico presso il Samsun State Choir of Turkish Classical Music, affiliato al Ministero della Cultura, prima come suonatore di ney e tabu, per poi divenire il direttore del coro nel 2004. Nel 2007 è stato assunto presso la nuovissima istituzione, State Ensemble of Research and Performance on Turkish Classical Music di Istambul in qualità di direttore artistico. Ha eseguito diversi concerti con il coro, tenuto recital ed esibizioni da solista. Ha partecipato a diversi programmi Televisivi in Turchia, individualmente o accompagnato da ensemble. Oltre a suonare, ha tenuto seminari e corsi sulla cultura della musica in molti istituti dei principali paesi europei e nel mondo. Come artista e direttore artistico ha prodotto molti CD e pubblicato articoli in riviste e libri. Attualmente, Murat Salim Tokaç lavora per il Ministero della Cultura e Turismo turco come Direttore Generale delle Belle Arti e svolge i suoi studi accademico-artistici come professore al Conservatorio di dell'Università Hacı Bayram Veli di Ankara. È membro del Consiglio accademico del Centro culturale Ataturk. Cenk Güray Nato ad Ankara nel 1973, Cenk Ha conseguito una laurea nel 1995, un master nel 1998 e un dottorato di ricerca nel 2003 presso il Dipartimento di Ingegneria Mineraria della Middle East Technical University. Nel 2006 ha conseguito un master in Musicologia presso la Başkent University e nel 2012 ha conseguito un dottorato di ricerca in musica religiosa turca presso la Facoltà dell'Università di Ankara e l'Istituto di Scienze Sociali. Attualmente lavora come professore di Teoria Musicale presso il Dipartimento di teoria della Musica del Conservatorio dell’Università Hacettepe di Ankara concentrandosi principalmente sulla Teoria della Musica Turca Analisi del Makam" e Teoria dei Cicli. Suonatore di bağlama, come performer, compositore e ricercatore ha partecipato a molti simposi, conferenze, concerti e seminari, workshop, masterclass, programmi TV-Radio, progetti discografici in tutto il mondo. Ha scritto e curato molti libri, articoli, racconti e poesie riguardanti la sua area di studi. Cenk Güray è anche il direttore dell'Ensemble for Anatolian Music Cultures e membro del comitato scientifico del Centro culturale Atatürk.
Mappe per l'Eden
DINAMITRI OPEN COMBO

Mappe per l'Eden

DINAMITRI OPEN COMBO (ensemble di 14 elementi) nasce dalla fusione della ricerca musicale che unisce due tra i gruppi più significativi della scena jazz italiana degli ultimi vent’anni: Dinamitri Jazz Folklore e Open Combo. Due formazioni dal percorso e dal suono ben definiti, composti da persone che si conoscono bene, cresciute insieme, che hanno condiviso molti concerti nelle più svariate combinazioni. C'è tanto in comune. Questa conoscenza, questa complicità, fa sì che la musica che ne scaturisce sia il risultato del pensiero maturo che proviene da una riflessione collettiva, da una condivisione di valori e da una comunione di intenti. Tutto è naturale e senza forzature. Certo ci sono soli e solisti ottimi, ma quello che rimane è il suono d'insieme. Una musica delicata che affonda le sue radici nelle musiche tradizionali, allo stesso tempo contemporanea e rivolta al futuro. Mappe per l’Eden ricostruisce e rielabora il percorso dell’evoluzione musicale dalle origini dell’uomo, svelando quel filo conduttore che collega musiche di popoli e di epoche apparentemente distanti tra loro. Traendo ispirazione dagli studi di Cavalli Sforza sulla deriva genetica e linguistica, applicati poi da Grauer (allievo di Alan Lomax) in ambito musicale, e ammirando quelle mappe genetiche, linguistiche e musicali che disegnano gli spostamenti delle popolazioni primitive svelando legami inaspettati tra culture e popoli agli antipodi del mondo, abbiamo ritenuta doverosa una riflessione sul mondo contemporaneo e su quanto le migrazioni di oggi possano essere riconsiderate alla luce del segno positivo dato da qualsiasi incontro e scambio di culture, senza mai dimenticare che l’umanità da sempre non può che vivere unita nel proprio viaggio cosmico su questo pianeta. Dal punto di vista musicale, ricerca quegli elementi comuni a molte, se non tutte, le musiche del mondo, usandoli come cellule da sviluppare con la sensibilità e la modernità del contemporaneo. Ne è scaturita una musica intensa ed empatica, rituale e catartica, dispensatrice di quella condivisone solidale che dovrebbe stare alla base di ogni società che voglia definirsi evoluta. TONY CATTANO (trombone) Diplomato all’istituto musicale "V. Bellini" di Catania, si avvicina al jazz frequentando i seminari estivi di Siena Jazz e workshop tenuti da musicisti come: G. Gaslini, P. Fresu, Tony Oxley, Franco D’Andrea. Ha suonato con: Orchestra Jazz del Mediterraneo, George Gruntz, Bob Mintzer, Maria Schneider, Kenny Wheeler, Tony Scott, Gianluca Petrella, Gary Valente, Franco Ambrosetti, Eddie Henderson, Don Byron, Paul Jeffrey, John Tchicai, Keith Tippett, Tiziana Ghiglioni, Marcello Rosa, David Liebman, Lawrence Butch Morris, Marco Tamburini, Giancarlo Schiaffini, Rob Mazurek, Eugenio Colombo, Pietro Tonolo, Francesco Cafiso, Giovanni Guidi, Dan Kinzelman, Mauro Ottolini, Cristina Zavalloni, Ettore Fioravanti, Roberto Bellatalla, Roy Paci&Aretuska e altri. CRISTIANO ARCELLI (sax alto, sax soprano, flauto). Diplomato al Conservatorio di Perugia in sax. L’approccio al jazz e alle musiche di improvvisazione avviene fin dall’inizio ma si consolida insieme a Gabriele Mirabassi e partecipando ai corsi di Siena Jazz. Nel 2000 e nel 2002 vince il concorso nazionale di “Barga jazz”, è finalista all’ “European jazz contest” di Bruxelles. Si è esibito in diversi Festival: Casa del jazz (Roma) Umbria jazz, Terni Jazz, Umbria jazz Winter, Saalfelden (Austria), Beijing international jazz festival (Cina), Grenoble jazz en Isère (Francia), Parco della Musica di Roma, Teatro Regio di Torino, Festival Jazz di Amiens (Francia), Ravenna Festival, Todi Arte Festival, Mostra del cinema di Venezia, Jazz Hoeilart (Belgio), Young jazz in town, Roccella Jonica, Fano Jazz club. Ha suonato con diversi musicisti tra i quali: John Arnold, Michael Rosen, Nguyen Le, Marco Tamburini, Ramberto Ciammarughi, Marco Tamburini, George Garzone, Battista Lena, Gabriele Mirabassi, Stefano Battaglia, Pietro Tonolo, Riccardo Zegna, John Betsch, Luciano Titi, Alfred Kramer, Aldo Zunino, Marcello Di Leonardo. PIERO BITTOLO BON (alto sax alto, clarinetto alto, flauto). Tra le voci più originali del jazz contemporaneo, non solo italiano. Compositore raffinato e polistrumentista di talento (oltre alla famiglia dei sassofoni suona anche clarinetti e basso elettrico), forte di un suono ed un fraseggio estremamente personali, affianca da sempre un’intensa attività solistica a molteplici collaborazioni. Ha suonato e registrato con Danilo Gallo, Zeno de Rossi, Beppe Scardino, Enrico Terragnoli, Stefano Senni, Francesco Bigoni, Massimiliano Sorrentini, Achille Succi, Tiziana Ghiglioni, Tiziano Tononi, Daniele Cavallanti, Francesco Cusa, Domenico Caliri, Giovanni Maier, U.T. Gandhi, Simone Massaron, Silvia Bolognesi, John De Leo and with musicians like Anthony Braxton, Uri Caine, Peter Evans, Steve Lehman, John Tchicai, Jamaaladeen Tacuma, Lukas Ligeti, Gino Robair, Jessica Lurie, Andrew Drury, Neil Leonard, Ernest Dawkins, Vincent Davis, Craig J. Green, Tristan Honsinger, Gerhard Gschloessl, Christian Lillinger, Tobias Delius, Mark Solborg, Marc Lohr, Lisa Mezzacappa, Jason Levis e molti altri. DIMITRI GRECHI ESPINOZA (sax tenore). Nato a Mosca nel 1965. Ha frequentato il Jazz Mobile di New York e completato i corsi di alta qualificazione professionale presso Siena jazz con P. Tonolo. Nel 1999 ha fondato il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore. Nell'agosto del 2001 è stato invitato a suonare al festival Panafricano a Brazzaville (Congo). Dal marzo 2002 al 2003 ha collaborato con Goma Parfait Ludovic, direttore della compagnia congolese Yela wa, nell'ambito della ricerca sulla tradizione della musica di guarigione africana con seminari e spettacoli. Dal 2004 svolge la sua attività principalmente in due direzioni: l’applicazione dei risultati delle ricerche nelle culture tradizionali alla musica del gruppo Dinamiti Jazz Folklore e al concerto in solo “Oreb” e all’attività didattica. Dal 2012 al 2014 è stato direttore musicale del progetto europeo “Azalai-carovana nomade”. ROSSANO EMILI (sax baritono). Diplomato in sassofono al Conservatorio F. Morlacchi di Perugia, specialista del sax baritono, ha suonato con l’Orchestra Sinfonica della RAI e con l’Orchestra Sinfonica di Perugia. Ha fatto parte per un lungo periodo del gruppo di musica contemporanea Artisanat Furieux Ensemble. Collabora attualmente con la formazione Sentieri Selvaggi diretta da Carlo Boccadoro. Ha lavorato più volte in spettacoli teatrali ed ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive. Suona nella Perugia Jazz Orchestra, nell’Interamnia Jazz Orchestra, Bruno Tommaso Orchestra, Italian Instabile Orchestra. Ha suonato con Paul Motian, Louis Andriessen, Tony Scott, Gunther Schuller, Paolo Fresu, Maurizio Gianmarco ed altri. Fa parte della big band di Barga Jazz e della Proxima Centauri Orchestra di Giorgio Gaslini, del quartetto di sassofoni Arundo Donax con Pietro Tonolo, Mario Raja e Pasquale Laino. Ha inciso diversi dischi con queste formazioni per la Splasc(h), la BMG, l’EGEA. È titolare della cattedra di sassofono al Conservatorio di Bari. BEPPE SCARDINO (sax baritono). Dopo un percorso di studi eterogeneo si laurea in jazz presso il Conservatorio “Martini” di Bologna con una tesi sull’ultimo Coltrane. Collaboratore per anni del trombonista Gianluca Petrella (nei gruppi Cosmic Band ed Il Bidone) con il quale ha modo di esibirsi nei maggiori jazz festival italiani ed europei. Membro del trio Plutino del batterista Bobby Previte, ha suonato e registrato con artisti come Tim Berne, Amiri Baraka, Sadiq Bey, Enrico Rava, Rob Mazurek, Pee Wee Ellis. Suona stabilmente nei gruppi: Dinamitri Jazz Folklore, Mr Rencore, On Dog del sassofonista Francesco Bigoni, C’Mon Tigre, L’Orchestrino. Ha diretto un sestetto, “Orange Room”, con il quale ha pubblicato due dischi per l’etichetta El Gallo Rojo. Ha fatto parte del quintetto di John De Leo e della sua Grande Abarasse Orchestra, ha suonato per anni con il cantautore Bobo Rondelli, ha collaborato, anche come arrangiatore, con i Virginiana Miller, con la cantautrice Emma Morton, con i Bad Love Experience, con Mezzala. Suona con i Calibro 35, con i quali ha partecipato nel febbraio 2018 al tour di presentazione dell’ultimo lavoro, “Decade”. Attualmente è alla guida di un trio e di un tentetto a suo nome. EMANUELE PARRINI (violino). Violinista poliedrico, è uno dei maggiori rappresentanti contemporanei del suo strumento in ambito jazzistico. Ha suonato e registrato con: Tony Scott, Cecil Taylor, Amiri Baraka, John Tchicai, Anthony Braxton, William Parker, Butch Morris Orchestra, Marc Ribot, Cameron Brown, Keith Tippet, Ernst Reijseger, Ab Baars, Philippe Catherine, Sadiq Bey, Ensemble Tartit, Louis Bacalov, Franco Cerri, Tiziana Ghiglioni, Enrico Rava, Tiziano Tononi, Giancarlo Schiaffini, Giovanni Maier, Simone Guiducci, Gianluigi Trovesi, Antonello Salis, Maurizio Giammarco, Roberto Gatto e molti altri. È violinista di Nexus, del Dinamitri Jazz Folklore e dell’Italian Instabile Orchestra, con la quale vince il TOP JAZZ 2007 di Musica Jazz come Formazione dell’anno. Ha pubblicato a suo nome "Rotella Variations", “1974 Io So damn if I know”, “Viaggio al Centro del Violino Vol.1”, “Are You Ready? - Viaggio al Centro del Violino Vol.2”, “The Blessed Prince”, “Digging – Reflections on Jazz and Blues . GABRIO BALDACCI (chitarra). Studia al Conservatorio di Bologna. Nel 2005 entra a far parte dei Dinamitri Jazz Folklore con cui collabora prima con Sadiq Bey poi con Amiri Baraka. Nel 2006 fonda Mr. Rencore, inizialmente duo con Daniele Paoletti, poi trio con Beppe Scardino. Dal 2010 attraverso la produzione di Marco Valente per Auand records, Mr. Rencore si avvale della collaborazione di Tim Berne. Dal 2007 collabora stabilmente con Gianluca Petrella nei gruppi Cosmic Band e Tubo Libre. Ha suonato inoltre con Bobby Previte, Ken Vandenmark, Rob Mazurek, Ray Handerson, Ohad Talmor, Tony Scott, Dan Waiss, Paolo Fresu, Oren Marshall, Francesco Bearzatti, Goma Porfait, Tartit, Karima Ammar, Zeno De Rossi, Bob Stewart, Cristiano Calcagnile, Giovanni Guidi, Bombino, Mattias Shubert, Mauro Ottolini, Bobo Rondelli, Roberto Bellatalla, fa parte di Ghost Horse di Dan Kinzelman. ha pubblicato un triplo album intitolato “Nina”. PASQUALE MIRRA (vibrafono, percussioni). Vibrafonista e compositore tra i più attivi del jazz italiano ed internazionale. Ha inciso numerosi dischi e vanta numerose collaborazioni con musicisti nazionali ed internazionali. Studia strumenti a percussione presso il Conservatorio Statale di Musica di Salerno e nel 2000 segue i corsi di perfezionamento presso Siena Jazz. Suona con Hamid Drake in Bretagna, Belgio, Italia e Francia. Si esibisce al Festival “Jazz a Vienne” con Mederic Collignon, Napoleon Maddox e Hamid Drake. Partecipa tra gli altri ai Festival di: Budapest, Berlino, Cormons, Prato, Pisa, Formia, Ancona e Firenze. Nel 2008 si laurea presso il Conservatorio Statale di Musica G.B. Martini di Bologna nel corso triennale di Jazz e incide con il quartetto Leibniz diretto dal batterista Nelide Bandello il disco “No leader” (Jazz Engine). Nel 2005 diventa membro dell’associazione Bassesfere, collettivo di musicisti impegnati a sviluppare e divulgare la musica improvvisata, esibendosi a Bologna, Imola e Roma. Ha collaborato con il gruppo Mop Mop ed ha preso parte alle musiche del film del regista americano Woody Allen “To Rome with Love”. Si è esibito in quintetto con Hamid Drake, Jeff Parker, Jeb Bishop, Joshua Abrams al Vision Festival di New York (giugno 2012). PAOLO “PEE WEE” DURANTE (clavinet) Musicista di radice Blues, Jazz, Funk. Al fianco di Bluesman del calibro di Nick Becattini e Rudy Rotta calcando i palchi di locali e festival tra i più importanti d’Europa. Ha aperto nel tempo la propria sensibilità musicale all’elettronica, ai synth, e all’utilizzo dei software musicali per la composizione e la ricerca sonora. Docente di strumento e Musica D’insieme alle Pistoia Blues Clinics 2017. Docente esterno di musica d’insieme presso scuola statale IPSAR di Pisa 2011. Specializzato nell’uso dell’Hammond, Vintage Keyboards, e Synth. Suona sui Palchi più importanti d’Europa (Nattjazz, Lucca Summer, Pistoia Blues, Pala Algida Roma, Forum di Assago ecc.). Ha all’attivo numerose collaborazioni discografiche. Ha suonato e registrato con: Tony Scott, Ben E King, Eddie Floyd, The Miracles, Percy Sledge, Martha Reeves, Amiri Baraka, Karima Ammar, Bombino e molti altri. SILVIA BOLOGNESI (contrabbasso). Ha studiato contrabbasso presso l'istituto musicale "Giuseppe Verdi" di Prato e si è diplomata nello stesso strumento presso l'istituto "Rinaldo Franci" di Siena. Ha iniziato l'attività nella musica jazz nel 1998, frequentando prima i corsi dell'associazione Siena Jazz e alcuni seminari estivi poi il corso di alta qualificazione per esecutori di jazz. Nel 2003 entra a far parte dell'orchestra di Butch Morris, con cui si esibisce alla XIII edizione del festival jazz di Roccella Ionica e nel 2010 alla XXV edizione del festival di Sant'Anna Arresi. In parallelo, partecipa a diverse formazioni con cui realizza anche alcune incisioni. Con l'ottetto Open Combo, di cui è anche capo formazione, realizza tre album. Prende parte anche al quartetto Almond Tree, all'ottetto Xilo Music, al trio Ghost Trio, al trio Hear in Now e al quartetto Ju-Ju Sounds, incidendo un album con ciascuna di queste formazioni. Entra inoltre a far parte del Roscoe Mitchell Sextet nel 2017 e dell'Art Ensemble of Chicago 50th Anniversary nel 2018. Nel 2010 fonda l'etichetta discografica Fonterossa Records a cui dal 2015 è collegato anche un minifestival ospitato nell'ambito di Pisa Jazz, di cui cura la direzione artistica. Insegna contrabbasso e musica d'insieme all'Accademia Siena Jazz. ANDREA MELANI (batteria) Ha studiato percussioni alla scuola di Fiesole e a Siena Jazz con R. Gatto e E. Fioravanti. Ha frequentato i workshops di P. Erskine, J.de Johnette, M. Smith e J. Baron. Ha suonato e registrato con il M. Giammarco "Heart Quartet", Dave Liebman Group, Steve Lacy, Horace Parlan, Michael Moore, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Pierre Devret, Massimo Urbani, Paolo Fresu, Bruno Tommaso, Enrico Pierannunzi, Giovanni Tommaso, Pietro Tonolo, Mattias Shubert, Gianni Basso, Marco Tamburini, Ed Newmaster, Kenny Wheeler, Rasul Siddik, Tony Scott, Ikue Mori, Gegè Telesforo, J.D. Allen, Stefano Di Battista, Eddie Henderson, William Parker, James Newton, Sadiq Bey, Phil Marcowitz, Vic Juris, Carlo Monni, Stefano Battaglia, Tino Tracanna, Tiziana Ghiglioni, Amedeo Tommasi, Luca Flores, Antonella Ruggero, Furio Di Castri, Rita Marcotulli, Paolo Dalla Porta, Fabrizio Bosso, Stefano Bollani, Gianluca Petrella, Ares Tavolazzi, Gilad Atzmon, Flavio Boltro, Lee Konitz, Rob Brown, Lewis Barnes, Sabir Maten, Amiri Baraka, Riccardo Zegna. SIMONE PADOVANI (percussioni). Dopo aver partecipato ad importanti seminari e laboratori con musicisti di fama internazionale - Miguel "Angà" Diaz, Juan "Medrano" Cotito, Elvin Jones, Horacio (El Negro) Hernandez - partecipa poi al laboratorio sulla musica di guarigione nella tradizione Africana tenuto da Goma’ Parfait Ludovic. Conosce il sassofonista Dimitri Grechi Espinoza e nel 2004 entra a far parte del Dinamitri Jazz Folklore e collabora con i poeti Sadiq Bey e Amiri Baraka (LeRoi Jones). Nel 2007 entra nell'organico della Cosmic Band diretto dal trombonista Gianluca Petrella con cui vince il premio Top Jazz 2009 come miglior formazione dell'anno. Sempre nel 2007 è ospite insieme a Steve Bernstein, Michele Papadia e John de Leo nel disco "Kaleido" del quartetto Indigo4 di G. Petrella, disco che esce per l'etichetta Blue Note Records. Dal 2002 collabora col cantautore livornese Bobo Rondelli e col gruppo Ottavo padiglione. GRIFFIN ALAN RODRIGUEZ (voce). Ha prodotto e registrato musica di tutti i generi (Rock, Jazz, Hip-Hop, World) e ha lavorato come tecnico del suono per film, spot pubblicitari, animazione TV ecc., oltre ad essere un musicista e compositore. Ha iniziato a cantare in coro da bambino a Chicago per poi studiare basso elettrico e contrabbasso. Ha girato il mondo come musicista con una moltitudine di band – incluso il proprio progetto Icy Demons nato nel 2003. Fin da giovane ha prodotto la propria musica per poi proseguire gli studi come tecnico audio presso la DePaul University di Chicago. Durante gli studi presso la DePaul ha continuato a lavorare come Ingegnere Capo Live Sound per il noto locale “The Hothouse” (Chicago) – conosciuto anche per la rinomata programmazione World (Cubanismo, Ali Farka Toure, Taraf De Haidouks tra gli altri), Jazz d’avanguardia (AACM) e formazioni da camera classica. Dopo la laurea ha continuato a lavorare in studio e in live shows fondando il proprio studio di registrazione e la propria etichetta a Chicago (Shape Shoppe – Hobey Your Brain). Ha collaborato con la band Beirut e prodotto 3 LP, incluso il loro più recente “The Rip Tide”. Dopo essersi trasferito a Los Angeles nel 2010, ha continuato a lavorare con artisti di classe mondiale come Modest Mouse, Califone e innumerevoli altri.
La Bella Poesia
SPARAGNA Ambrogio / INCUDINE Mario

La Bella Poesia

La Bella Poesia è un album antologico dedicato alla tradizione poetica siciliana, dove due eccezionali musicisti e interpeti come Ambrogio Sparagna e Mario Incudine propongono un viaggio tra alcune gemme di poesia isolana alle quali è stata associata una veste musicale originale. Melodie fascinose affidate alle voci di Incudine e Sparagna e agli strumenti dei solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica, diretta da Ambrogio Sparagna e ritmi incalzanti a sostegno delle liriche tradizionali presenti nelle raccolte etnografiche di Lionardo Vigo (1799 –1879), Giuseppe Pitrè (1841-1916), Salvatore Salomone Marino (1847- 1916), e delle composizioni più recenti di Ignazio Buttitta (1899 –1997), il più importante poeta dialettale del Novecento e di Andrea Camilleri, che offre la sua gentile partecipazione a questa antologia in due eccezionali componimenti. E’ sua infatti la voce che descrive Donna Lionora, un testo tratto dal suo romanzo La rivoluzione della Luna, e soprattutto è suo il testo di Tempo, una canzone inedita che chiude, con grande emozione, La Bella Poesia. Così commenta Sparagna il lavoro realizzato: “Partendo dalla voce straordinaria di Mario Incudine e conservandone il testo e la forma metrica dialettale originaria, ho composto un’elaborazione musicale dove trova corpo un arrangiamento essenziale, vicino a quella etnosfera sonora alla quale fa riferimento questo repertorio. Mario Incudine ha ridato vita a questa varietà di immagini poetiche restituendo all’antica poesia popolare la sua bellezza. Con voce intensa e drammatica dà corpo e rigenera questi canti antichi trascinandoci in un viaggio a ritroso tra immagini e suoni di una Sicilia a tratti dimenticata, terra di rara bellezza e di passioni struggenti”.
Mediterraneo Ostinato
SALETTI Stefano & Banda Ikona

Mediterraneo Ostinato

Quello di Stefano Saletti & la Banda Ikona è un Mediterraneo ostinato, combattente, resistente che non si arrende, come cantano nel brano che dà il titolo all'album. Ostinato come siamo noi popoli mediterranei, forti, antichi, testardi e resilienti. Ostinato come la ripetizione in musica che diventa stordimento, trance e rituale a cui abbandonarsi. Ostinato come l'identità di un Sud generoso che si difende dal pensiero unico dominante e da un'omologazione culturale, sociale, economica e politica che ha prodotto nuove emarginazioni e un divario sempre crescente tra ricchezza e povertà. Il disco diventa così una sorta di manifesto di un nuovo possibile "Mediterranean Power" nel nome di un passato fatto di arte, cultura, porti aperti, incontri, scambi che come una grande rete si sono intrecciati creando nuovi percorsi, storie condivise e una comune anima mediterranea. E' cantato in Sabir, antica lingua del Mediterraneo che Saletti ha riportato in vita dall'oblio della storia per farla rivivere nelle sue composizioni originali che attingono anche al grande patrimonio della letteratura mediterranea da Calvino a Pasolini a Alda Merini da Matvejevic a Machado e Kavafis da Cecco Angiolieri a Rilke al poeta curdo Abdulla Goran. Perché nel Mediterraneo tutto si tiene: le piazze assolate a mezzogiorno e il buio che accompagna le rotte dei migranti, la gioia e la disperazione, il bene e il male. Dodici brani che raccontano le storie e le passioni di un mare che unisce e non divide, che fa dialogare popoli con tradizioni differenti ma che da sempre hanno saputo vivere e convivere.
Canzuni (songs) The art of storytelling from Southern Italy
MASSIMO FERRANTE

Canzuni (songs) The art of storytelling from Southern Italy

Questa raccolta di brani per chitarra e voce di MASSIMO FERRANTE nasce da una precisa selezione che crea e recupera il filo di congiunzione con l’antica tradizione dei cantastorie meridionali cui Massimo a pieno titolo appartiene. Cantore, cantautore, trovatore mediterraneo, la sua voce e la sua lunga esperienza ci conducono in un interessante percorso attraverso i generi e gli stili diversi del canto popolare nelle varietà regionali del sud d’Italia. Dal ritmo sostenuto e coinvolgente delle tarantelle a quello cupo delle canzoni di sdegno; canti di taverna e di emigrazione, canzoni politiche, ma anche tenere ninne nanne le cui radici si perdono nel tempo, cantate da intere generazioni e trasformatesi di canto in canto. Serenate ormai lontane dal quotidiano modo di vivere l’amore che omaggiano l’amata o narrano amori impossibili e la speranza che possano concretizzarsi. “Una passione atavica, eppure attuale che ancora pulsa nel cuore del Mediterraneo, per i fatti e i misfatti storicidella Sicilia italiana: dalla strage di Bronte all’assassinio di Salvatore Carnevale e all’eccidio di Melissa. E che si spinge fino all’attualità più drammatica e vibrante della Pagella di scolaro in fondo al mare, poesia scritta di getto da Aldo Masullo per la morte di un ragazzino del Mali nel Canale di Sicilia, insieme a mille altri naufraghi, il 18 aprile 2015; a testimoniare insieme la pietas e l’anatema del filosofo al cospetto del più grave naufragio civile nel Mare Nostrum, dal dopoguerra a oggi. Intensità e limpidezza in equilibrio, di un canto che tocca le corde più profonde del nostro intimo, senza forzature né concessioni a un virtuosismo fine a se stesso. Il risultato è, nella sua semplicità assoluta, la compenetrazione di chitarra e voce,dove la chitarra è sempre al servizio di una voce senza tempo, per la sua grana forte e leggera e il suo timbro inconfondibile: la più bella voce della Calabria contemporanea” (dalla presentazione di Nunzio Ruggiero)

SPIRIT OF THE PAST
ARTURO STALTERI

SPIRIT OF THE PAST

Spirit of the past racconta quasi mezzo secolo di incontri, non solo artistici. L' amore per la musica mi ha permeato e, a volte, salvato, e condividere con altri questa passione mi ha profondamente arricchito. Le 15 tracce contenute nel CD rappresentano un vero e proprio diario di viaggio. Alcune melodie erano già apparse in precedenti incisioni, ma in questa occasione ho voluto suonarle di nuovo, in una veste completamente rinnovata. E sono particolarmente felice, perché in questa avventura non sono stato sempre solo: alcuni amici hanno partecipato, infatti, con grande entusiasmo. Andando rigorosamente in ordine alfabetico: Roberto Cacciapaglia, artista dalla luminosa sensibilità, mi ha regalato i colori del cosmo per la mia esecuzione del terzo movimento della sua suite Sonanze. Carmine Capasso, giovane chitarrista attualmente nei Trip (storica band progressive), si è prodigato al sitar in Lady Ligeia, che fu il primo pezzo che Gaio Chiocchio (con me nei Pierrot Lunaire negli anni '70, e ora in qualche luogo tra l'isola che non c'è e la terra di Lyonesse) mi suonò al pianoforte. Grazia Di Michele, abbagliante astro della canzone d'autore, ha reinterpretato Canzone per Daria (un brano contenuto nel suo primo album, Cliche', del 1978, al quale avevo collaborato), che ho voluto riarrangiare per questo progetto. Fabio Liberatori, ex Stadio (ora componente della Reale Accademia di Musica), pluripremiato autore per il cinema (basti citare le colonne sonore per le pellicole di Carlo Verdone), ha vestito con le sue mirabolanti tastiere il mio Notturno in Do minore. Federica Torbidoni del Nino Rota Ensemble, capace di indagare con il suo flauto Antonio Vivaldi e Philip Glass, appare in due brani: On the nature of daylight di Max Richter e The quiet road to the sea del sottoscritto. E Antonello Venditti ha dialogato con me nella rilettura della sua toccante Figli del domani (una canzone che scrisse nel 1974, e che mi fece ascoltare alla RCA, prima di inserirla nell' album Quando verrà Natale). E ancora, trovate nel disco, oltre a mie composizioni, musiche di Fryderyk Chopin, Philip Glass, Cat Stevens, the Rolling Stones e Rino Gaetano. Se è vero che il presente è illusorio e il futuro è in movimento, allora il passato ci definisce e ci incatena... Del resto, lo Spirit of the past è un ingannatore imperturbabile.
La rivoluzione del battito di ciglia
YO YO MUNDI

La rivoluzione del battito di ciglia

La rivoluzione del battito di ciglia. Questo album segna una svolta nella nostra discografia, perché amiamo stupire e desideriamo migliorarci ad ogni nuovo passo! E il titolo è la sintesi precisa di un vero e proprio manifesto della nostra poetica e del nostro impegno. Ci piaceva tanto questa cosa di mettere nella stessa frase due concetti opposti, un vero e proprio ossimoro. La parola rivoluzione così piena di forza e di energia declinata insieme al battito di ciglia, atto spontaneo e delicato. Uno sposalizio tra opposti che può generare qualcosa di davvero inedito, quella - tanto - desiderata rivoluzione gentile che finalmente cambierà il mondo nel segno del rispetto e della tutela dell’ambiente, del pianeta, delle differenti culture e dei diritti delle persone e di tutte le specie viventi. Rivoluzione, cioè un atto potente, energico, collettivo e certamente mosso dall’urgenza di cambiamento insieme al battito di ciglio, che invece è un atto istintivo, incontrollabile, a volte appena percettibile, ma, attenzione, ad oggi, irriproducibile da tecnologia e robotica (sarà questo l’ultimo presidio dell’umanità?). Questo è il doppio fil rouge che unisce tutte le canzoni dell’album de La rivoluzione del battito di ciglia. Questa nostra proposta di rivoluzione gentile cade in un momento storico assai particolare e assai difficile: cerchiamo risposte che non troviamo, risposte alle nostre domande di felicità e diritto all’esistenza sostenibile e eguale che politica, ideali, clima non ci restituiscono. Noi siamo fermamente convinti che sia giunta l’ora di tornare ad atti collettivi fraterni di scambio, baratto, condivisione, unità di intenti. Ci hanno divisi, non solo per imperare, ma per trattarci, più facilmente, come numeri, come consumatori consumati, come burattini digitalizzati nelle spire di qualche algoritmo. E ora di riprenderci il senso della vita, di limitare sempre più questi insostenibili condizionamenti imposti sempre e solo nel nome del profitto e delle , ormai irricevibili, stantie regole di share. E noi, che crediamo nella forza del gruppo, sappiamo bene che non può esistere altra strada di lotta e ribellione che non sia il sogno collettivo. Concludiamo, questo racconto, dicendovi che nel 2020 abbiamo festeggiato insieme il trentunesimo anno di Yo Yo Mundi. Trentuno anni... Di emozioni giganti. Di incontri straordinari. Di amicizie, carezze e complicità. Di migliaia e migliaia di chilometri. Di centinaia e centinaia di canzoni. Di - non sappiamo più quanti - concerti e spettacoli. Di creatività e collaborazioni luminose. Di impegno e consapevolezza. Di prese di posizione, a volte coraggiose. Di gratificazioni impensabili. Di abbracci. Di Diserzione, di Bellezza dei margini, di Impazienza, di Percorsi sghembi, di Resistenza e di Evidenti tracce di felicità. Di amore grande per la vita, per la musica, per gli altri. Di gioco del mondo... E di musica inventata e suonata con “gli occhi socchiusi e con le orecchie ben aperte”. Trentuno anni di voi - tutti voi, ognuno di voi - che ci siete, ci siete stati e ancora ci sarete vicini, in viaggio, insieme a noi, sul tappeto volante del nostro sogno suonato e sognato.
Sentimento Popolare vol.2
CAMILLA BARBARITO

Sentimento Popolare vol.2

A due anni dalla pubblicazione del primo volume di Sentimento Popolare, l’entusiasmo e l’energia di CAMILLA BARBARITO ci paiono immutatii e, anzi, ulteriormente rafforzati, quindi lasciamo che siano le sue stesse parole ad introdurre questo nuovo lavoro. Questi tredici brani sono l’esito dei nostri anni rotolati a cavalcioni delle onde vibranti di mille situazioni popolate di belle facce ed energie, stretti addosso al misterioso rito fuggente della musica dal vivo. Pubblichiamo questo disco per ringraziare ogni singolo gesto che ha appagato la nostra fame di contatto e di poesia. Perché il concerto lo fa soprattutto chi ascolta. Abbandonati e in festa, tutti benvenuti. Una festa dove si può anche piangere e strapparsi i capelli, sbracciarsi o essere magnifici, per una volta. Lasciateci tributare corone di fiori succulenti ai nostri eroi e miti di riferimento: i miei sono tanti e vari, e a volte abitano in luoghi remoti di cui è difficile pronunciare il nome. Le loro note sono state l’àncora di salvezza, e il puro godimento. Ancora una volta siamo ladri di canzoni, senza la più minima legittimità. Ma per fortuna ci hanno salvato gli amici, che ognuno per me è un santino, raffigurato mentre imbraccia devoto il suo strumento, ciascuno con la sua follia e le dita esperte. Cielo, dacci ancora tanti anni che vogliamo suonare, cantare e ballare a lungo! Siamo giunti al secondo capitolo del Sentimento Popolare. Sono passati due anni dalla pubblicazione del primo volume, ed ho la netta sensazione che potrei andare avanti a lungo. Perché questa fatica è una linfa vitale e il territorio di caccia così ampio. Uno dei commenti più gratificanti ricevuti è stato quello per cui i due dischi incriminati sarebbero una polaroid di una certa scena musicale della mia città (Milano). Naturalmente si tratta di una foto parziale, aggiungo io. Vi assicuro ad ogni modo che sono ancora tantissimi i musicisti e le presenze che spero di avere la fortuna di contattare per prossime avventure. Questo è uno degli aspetti veramente magici della musica: la possibilità di discorrere insieme in quell’idioma misterioso. Al di là del mondo unico che ciascuno di noi è su questa terra. Il Sentimento Popolare Vol.2 è, credo, più meticcio del precedente, perché le canzoni ancora una volta da noi amorevolmente e illegittimamente rubate, hanno subìto un ulteriore grado di rimescolamento e fusione. E così nel disco gli accostamenti sono sempre più arditi. Può capitare di imbattersi in un richiamo dei salinai trapanesi cucito con la sua fibra ruvida addosso a ritmiche ispirate all’ Hight Life ghanese e poco dopo veder arrivare il solfeggio cantato di un tablista che gioca con uno scioglilingua milanese mentre si prepara una danza saharawi spruzzata dal passaggio di una barca di pescatori calabresi da cui proviene una serenata. Poi la Canzone Arrabbiata di Nino Rota, un omaggio al Camaron (De la Isla), il Cabaret Musicale dell’umorista Liliana Felipe, un canto dal Rajasthan dove, imprevista, risuona una cornamusa, una maledizione in musica per tutte le ingiustizie vissute dal popolo Rom, un tema che invita a sfracellare bicchieri al suolo prelevato dall’Ouzeria di Tsitsanis a Salonicco.. e molto altro. Il nostro sguardo è rivolto a Sud. Un sud geografico e metafisico. Per riempirci gli occhi della sua bellezza espressiva ed espressionista, sottrarci all’imperativo cool e riconciliarci con i nostri capelli scarmigliati, i fianchi larghi, le voci sguaiate, la voglia di fare un casino infernale. Il disco è dedicato alla città di Bamako (Camilla Barbarito)
Serenin 

From the BLACK SEA to the LIGURIAN SEA
CABIT

Serenin From the BLACK SEA to the LIGURIAN SEA

“Serenin” nasce da un progetto di CABIT, il duo musicale formato da Davide Baglietto (esperto di cornamuse europee) e Edmondo Romano (compositore e polifiatista). Il duo ha sempre posto particolare attenzione alle tradizioni della Liguria, la loro terra, come ben documentato nel loro precedente lavoro sulle musiche natalizie “Unico Figlio”. Questo nuovo lavoro invece getta un ponte musicale tra Liguria e Turchia. Molte sono le ragioni di questa inedita scelta : i contatti, i legami, gli scambi commerciali e culturali che sono avvenuti storicamente tra i due popoli; la colonizzazione di Genova di gran parte del mar Nero fino a Rize e Trebisonda; da oltre 800 anni vi sono scambi frequenti tra queste zone e le contaminazioni ne sono la normale e naturale conseguenza. Ci sono anche importanti elementi musicali ed organologici che uniscono le due culture: la cornamusa è chiamata tulum in Turchia e piva in Liguria; l’oboe popolare è la zurna in Turchia e piffero sugli appennini liguri; il duduk o mey turco è l’antenato del nostro clarinetto popolare in do; il kemençe a corde e la ghironda... Per l’occasione è stato creato un ensemble misto di musicisti liguri e turchi che ha registrato ad Istanbul con uno studio mobile. I liguri, oltre a Baglietto e Romano : Matteo Merli (voce), Matteo Dorigo (ghironda), Simona Fasano (voce), Stefano Valla (piffero) e Daniele Scurati (fisarmonica), Marco Fadda (percussioni). I turchi : Filiz Ilkay Balta (tulum), Alparslan Kurtoglu (voce, kemençe), Erhan Zaza (davul), Fahri Çelebi (percussioni), Onur Ural (zurna, duduk). Tra melodie e canti dei rispettivi repertori i musicisti hanno rielaborato un nuovo linguaggio tradizionale inedito, prima sconosciuto: un incontro diretto che ha dato vita ad un raro e sincero intreccio di linguaggi musicali. “Questo disco racconta una storia che sembra quasi un'epitome sonante e vibratile del gioco di sponde, di invenzioni, di scambi che ha conosciuto il Mediterraneo. Mette a confronto, con un atto di scelta e di volontà, due ceppi culturali e musicali cresciuti guardando il mare davanti e sapendo come affrontarlo, e sapendo di avere alle spalle il riparo e l'occlusione al contempo dei monti. L'uno i turchi lo chiamavano Kara Deniz, il Mar Nero, l'altro, la nostra porzione, Ak Deniz, il Mare Bianco. Racconta la storia di musicisti liguri che hanno il salmastro nelle mani, e il profumo delle erbe selvatiche delle valli interne che portavano verso il grande Nord. Che ebbero per antenati mercanti sfrontati e coraggiosi che sulle coste turche ci andarono per davvero a vivere, a cercare una cerniera di scambi possibile con l'Oriente, e lì, ove poterono, come dice un proverbio, “fecero un'altra Genova”. Nel soggiorno a Istanbul, i musicisti del Mar Nero hanno affrontato repertori dell' “altro Mediterraneo”, l'ensemble Cabit ha imparato a maneggiare quello turco. Assieme, hanno creato questa musica. Pezzo su pezzo, come nell'equilibrio di forze che regge un muro a secco mediterraneo. Mettendo nella pratica della musica, del sogno, e di un'altra realtà (possibile) quanto ha descritto Jean-Loup Amselle con queste parole: “Contrariamente a quello che pensano i fanatici della purezza delle origini, la mediazione è la via più breve verso l'autenticità”. Guido Festinese
Tierra que arde
BURGOS BUSCHINI DÚO

Tierra que arde

A fuoco lento Le melode sembrano stese sotto una penombra, come nello strascico del giorno che volge alla sera. Le note che avvolgono l'oscurità, si aggirano intorno, e si abbeverano, nella calma, allo stesso calore. La musica dunque si svela soave, sicura e viva tra le braccia che danno calore, come il sospiro di un fuoco lento. Horacio Burgos e Carlos “el tero” Buschini si incontrano una volta, tanto tempo fa, nella città di Córdoba in Argentina. Burgos e la sua chitarra saggia, piena di luce e finezze da brivido; Buschini e il suo basso che è terra e che è aria, quando vola nelle sue composizioni. Forse allora non erano nemmeno consapevoli di quello che, al loro reincontro, sarebbe successo in uno studio di registrazione a Milano, nel 2017. E qui, la musica argentina, quella sonorità sudamericana che aveva dato luce alla loro identità, prima di cominciare a girare il mondo, li stupisce nel profondo di due pulsazioni, sopra la nudità di note ispirate. Quella volta realizzano “EntreveraDOS”, il loro disco, primo capitolo di una squisita confluenza di sentimenti intrecciati. Un anno dopo, una volta ancora riuniti, danno vita ad una nuova testimonianza vibrante, un frutto maturo arricchito da alcune voci (la commovente Mery Murua, anche lei argentina di Cordoba, e l'italiano Gegè Telesforo) e da strumenti come percussioni brasiliane (Gilson Silveira) e marimba (Francesco Pinetti). Si chiama “Tierra que Arde” la seconda stazione del viaggio Burgos-Buschini. L'ardore non sempre è una fiammata; a volte brucia occulto negli spiriti caldi, coperti da una pelle di cenere. Alejandro Mareco, giornalista, scrittore, critico musicale Cordoba, Argentina, Giugno 2020
Bellanöva
BELLANÖVA

Bellanöva

Nella zona appenninica detta delle „Quattro Province“, dove si incrociano le province di Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza, è viva ed ancora popolarissima una secolare tradizione di balli, canzoni, feste rituali e riti calendariali. Ad animare questo straordinario corpus musicale è la coppia piffero (oboe popolare) e fisarmonica. Stefano Valla e Daniele Scurati sono tra gli interpreti più qualificati e celebri di questo repertorio. Bellanöva (letteralmente Bella Notizia) è il risultato dell’incontro tra il duo Valla/Scurati e due interpreti di formazione classica, il violoncellista Nicola Segatta ed il violinista e compositore Marcello Fera. Quest’ultimo ha rivestito il repertorio tradizionale con nuove voci destinate agli archi che lo avvolgono e lo intersecano come se si trattasse della trama di un tessuto, e lo proiettano in una nuova dimensione espressiva e comunicativa. Così è avvenuto che le due coppie di strumenti ad ancia e ad arco si siano fuse in un’unica formazione musicale la cui ricerca riguarda il confronto vivo e stimolante tra il dettato della tradizione e l’inventiva individuale. La bella notizia (Bellanöva) è che la musica possa essere declinata in mille modi diversi, quanti sono gli uomini e le comunità umane che la esprimono. L'incontro con la musica del duo Valla – Scurati, con il patrimonio musicale a cui appartiene, ha significato per me una scoperta entusiasmante, addirittura un'epifania. Il timbro del piffero rivela, all'orecchio che se ne faccia conquistare, la vastità di un continente sonoro a sé stante. Il fascino di questo suono è moltiplicato dalla varietà delle pronunce con cui viene declinato, in un repertorio che ha il suo cuore in brani dal carattere arcaico, così originali da costituire un'imparagonabile esperienza d'ascolto. Stupisce, in coppia con la fisarmonica, l'innesto tra due strumenti dall'intonazione apparentemente inconciliabile che invece trovano nella prassi un imprevedibile e seducente punto d'equilibrio. Tutto avviene tra una potente energia selvatica, e la più toccante malinconia, in questo tesoro musicale vivente nell'Appennino tra la Liguria e il Po. All'impressione fortissima del primo ascolto, avvenuto senza avere informazioni su quanto stavo udendo, è seguita la ricerca e quindi il cammino che porta fino a qui. L'impulso a voler far proprio ciò che si ama è normale, rende cannibale la madre o l'amante in metafore e gesti. Così capita anche ai compositori ed è da questo genere amoroso di desiderio che è nata la volontà di intromettermi, di metter mano e pensiero su qualcosa di già perfettamente autonomo. A ciò ha corrisposto un altro desiderio da parte di Stefano e Daniele, quello di aprire nuove vie per questa musica, la loro. Stefano e Daniele sono questa musica, la musica cosiddetta „delle Quattro Province“. Lo sono in senso stretto perché questo repertorio vive direttamente nella carne di chi lo ha appreso e lo trasmette oralmente. Ho inizialmente affidato al violino e al violoncello il compito di dar voce a quanto scrivevo per apporlo al repertorio del duo. I due archi sono i rappresentanti dell'esperienza da cui provengo io, le corde vocali da cui scaturisce il dialogo tra la mia scrittura e la musica impressa nella memoria dei due suonatori. La nettezza dell'approccio iniziale si è poi stemperata attraverso un processo articolato di cui sono protagoniste le relazioni umane e le esperienze condivise lungo un considerevole arco di tempo. Anche la scelta operata all'origine, di fondere nel nome unico di una formazione musicale le individualità che la compongono, ha segnato un cammino di confronto e mediazione tra istanze diverse che ci ha coinvolto tutti - e qui va citato anche l'apporto di Nicola Segatta - su un terreno di libertà e fiducia reciproche. La varietà dei tipi di intervento con cui ho operato nei brani presenti in questo CD è frutto di questo processo; si va dalla scrittura nuova, estranea e dialogante con le parti lasciate intatte di piffero e fisarmonica, a una riscrittura completa dei brani, fatta salva la sola parte del piffero o della voce, così come in altri casi a un intervento quasi mimetico, di arrangiatore. Marcello Fera
Digging Reflections On Jazz And Blues
EMANUELE PARRINI QUINTET (feat. Taylor Ho Bynum)

Digging Reflections On Jazz And Blues

EMANUELE PARRINI sta divenendo un punto di riferimento nell’innovazione del linguaggio improvvisativo sul violino. Impegnato su diversi fronti, condivide le esperienze di numerosi gruppi di orientamento musicale differente, dall’Italian Instabile Orchestra, al Dinamitri Jazz Folklore, ai gruppi di Tiziano Tononi e Daniele Cavallanti e ha all’attivo una quantità impressionante di collaborazioni: Cecil Taylor, Amiri Baraka, John Tchicai, Anthony Braxton, William Parker, Butch Morris, Marc Ribot e molti altri. TAYLOR HO BYNUM, compositore, arrangiatore, direttore e collaboratore in ambiti multidisciplinari con artisti di danza, cinema e teatro, si è occupato di produzione, organizzazione, insegnamento e scrittura. È uno dei principali collaboratori di Anthony Braxton sia come musicista che come Executive Director della Tri-Centric Foundation, nelle cui vesti ha prodotto la maggior parte dei principali progetti recenti di Braxton. Attualmente conduce i suoi Sextet e 7-tette, lavora con molti ensemble collettivi tra cui un duo con il batterista Tomas Fujiwara, il trio di improvvisazione Book of Three, il gruppo cooperativo Convergence Quartet, l’ensemble interdisciplinare di danza/musica Masters of Ceremony e il Trans-idiomatic Little Big Band Positive Catastrophe. DIMITRI GRECHI ESPINOZA è nato a Mosca nel 1965. Ha frequentato il Jazz Mobile di New York e completato i corsi di alta qualificazione professionale presso Siena jazz con P. Tonolo. Nel 1999 ha fondato il gruppo di ricerca musicale Dinamitri Jazz Folklore . Nell'agosto del 2001 è stato invitato a suonare al festival Panafricano a Brazzaville (Congo). Dal marzo 2002 al 2003 ha collaborato con Goma Parfait Ludovic, direttore della compagnia congolese Yela wa, nell'ambito della ricerca sulla tradizione della musica di guarigione africana con seminari e spettacoli. Dal 2004 svolge la sua attività principalmente in due direzioni: l’applicazione dei risultati delle ricerche sulle culture tradizionali alla musica del gruppo Dinamiti Jazz Folklore, e al concerto in solo “Oreb”, oltre all’attività didattica. Nel 2011 ha partecipato al “Fesival Au Desert” in Mali, e dal 2012 al 2014 ha diretto il progetto “Azalai-Carovana musicale” con il quale ha suonato in alcuni dei più grandi festival europei. GIOVANNI MAIER, nato nel 1965, è uno dei migliori contrabbassisti in circolazione e vanta collaborazioni discografiche e partecipazioni di grande rilievo sia con artisti italiani quali Enrico Rava, Tiziano Tononi, Gianluigi Trovesi e Claudio Lodati, che con artisti del calibro di Richard Galliano, Tristan Honsinger, Louis Scalvis, Tony Scott, Herb Robertson, Rosweell Rudd e Keith Tippett. Dimostra, con i suoi progetti, di essere musicista eclettico e volto alla ricerca e sperimentazione di ambiti e suoni. La sua collaborazione a "Ragazzi Selvaggi", balletto su musiche di Enrico Rava e coreografie di R. North con la partecipazione di Tony Scott nel 1996 ne è un esempio, così come la collaborazione nel 1995 alla realizzazione della colonna sonora del film "Ketchup" vincitore del Primo Premio della Sezione Cortometraggi del Festival del Cinema di Venezia. Dal suo non facile strumento, Maier trae, con una duttilità e varietà non comuni, sia nel pizzicato che con l'archetto ma anche con l'utilizzo completo della corporeità stessa del contrabbasso, quasi l'anima, o ancor meglio l'espressione della sua anima artistica. Andrea Melani ha iniziato a suonare nel 1989 con Stefano Bollani e Antonio Licusati. Il Trio ha collaborato con molti musicisti italiani: Enrico Rava, Paolo Fresu, Marco Tamburini, Pietro Tonolo, Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista, Emanuele Cisi, Kenny Wheeler. Nel 1991 tournée nella Germania dell’est con il sassofonista d’avanguardia Mattias Schubert. Dal 1993 al 1997 é stato membro del quartetto Maurizio Giammarco “Heart quartet“, registrando per Soul Note, e Blue Note. Nel 1996 suona nel progetto “Naples in Jazz” di M. Giammarco, con Paolo Fresu, Franco D’Andrea, Furio Di Castri, con un’orchestra d’archi al Nuoro Jazz Festival. Nel 1997 ha suonato con Dave Liebman “Coltrane meditation” con il suo gruppo e Tributo Miles Davis con Franco D’Andrea e Marco Micheli. Trasferitosi a New York nel 1997 ha l’opportunità di scoprire e suonare una vasta gamma di musica (funk, africana, hip hop, etc) e suona inoltre musica sperimentale e improvvisata. Tornato in Italia nel 1999, diventa membro del Dinamitri Jazz Folklore suonando e registrando con Tony Scott, Sadiq Bay, Amiri Baraka. Suona al Festival au desert in Mali nel 2011, con Tartit, e Bombino. Dal 2006 suonerà con Open Combo di Silvia Bolognesi. Negli ultimi quindici anni è membro di numerosi gruppi:J.J. Sound (S.Bolognesi), Emanuele Parrini Quartet, Bulk (M. Avanzini, G. Baldacci).
Y
MOTUS LAEVUS

Y

Motus Laevus in latino ha numerosi significati ed interpretazioni: letteralmente tradotto in “movimento inverso” può significare anche “senso antiorario” o “moto sinistro”, anche nell’accezione positiva attribuita dai latini all’oriente. Tutto e il contrario di tutto, a sottolineare il fatto che le parole, come la musica, racchiudono in se molteplici direzioni e forme, nel tempo e nel luogo, un mondo senza confini. Nel progetto Motus Laevus coesistono naturalmente suoni e linguaggi musicali di strumenti antichi e moderni, acustici ed elettrici, brani originali e tradizionali, in un meltin pot dove la musica world si avvicina al jazz contemporaneo, canti sloveni e cultura europea si fondono con danze nordafricane e orientali, composizioni dell’est dai tempi composti vengono miscelate a scale mediorientali greco turche. In questo “Motus” tutto si evolve e si trasforma ad ogni esecuzione del gruppo. La fenicia lettera Y rappresenta l’incognita, una coordinata, in molte culture è la lettera del rito, l’iniziazione, rappresentazione grafica dell’uomo, simbolo dell’elevazione al cielo, metafora dai mille significati. Tina Omerzo, pianista, cantante e compositrice slovena, già da bambina viene introdotta allo studio della musica classica e di quella sperimentale e contemporanea. Successivamente si dedica sia all’improvvisazione che alla composizione, entrambe influenzate fortemente dagli ascolti di musica etnica, specialmente quella dell’Europa dell’Est e quella mediorientale molto presenti nella sua cultura d’origine. È autrice musicale di tre album a nome suo e di Mojca Maljevac, autrice di testi e poesie. Fa parte dell’HIC Orchestra (Hidden Improvise Consort) e di altre formazioni Free Jazz. Edmondo Romano, polifiatista e compositore, lavora da 35 anni nella ricerca musicale sperimentale, folk, world, minimalista, da colonna sonora, perfezionando l’uso dei numerosi strumenti che suona nell’interpretazione delle diverse culture ed espressioni. Ha preso parte a più di 140 incisioni discografiche e collaborato a numerose colonne sonore cinematografiche, teatrali, ha musicato readings, composto musiche per danza e si è esibito in numerosi concerti in giro per il mondo. Luca Falomi, chitarrista, compositore e arrangiatore. Il suo percorso musicale iniziato dalla musica classica, lo porta poi verso il jazz passando per la musica brasiliana, afrocubana e mediorientale. A suo agio sia con strumenti acustici che elettrici ed etnici, ha pubblicato e prodotto due album a suo nome e partecipato a molte produzioni discografiche tra jazz, world music, musica sperimentale e canzone d’autore, collaborando con grandi artisti della musica italiana ed internazionale.
Mandolitaly
AONZO Carlo TRIO

Mandolitaly

Il celebre mandolinista savonese torna a viaggiare lungo la tradizione italiana alla riscoperta della colonna sonora del nostro paese. Filo conduttore il mandolino che, nella chiave moderna ed eclettica di Aonzo, con il suo personalissimo stile, rende la rilettura di questo repertorio attuale e sorprendente. Attraversando l'intera penisola, Mandolitaly interpreta le pagine musicali simbolo della tradizione del Bel Paese nel mondo e colonna sonora di intere generazioni di italiani. Gli arrangiamenti del Trio creano nuove suggestioni, esaltando l'espressività dello strumento italiano per eccellenza, con inedite armonie in bilico tra passato e presente. Da Calace a Modugno, passando attraverso le regioni italiane e la loro migliore tradizione canzonettistica, il mandolino di Aonzo spariglia le carte e getta una luce nuova sulla nostra memoria musicale: dalle internazionali Arrivederci Roma e Roma nun fa la stupida stasera, ai grandi padri storici del mandolino come Carlo Munier, con un tuffo nel repertorio classico, il tutto come sempre rivisitato negli arrangiamenti, che prediligono la contaminazione tra diversi stili, caratteristica del Trio. Musicista colto e fuori dagli schemi, Carlo Aonzo ha riversato su questo strumento l’arte barocca della meraviglia: quell'abilità di mettere lo spettatore di fronte alla magia di cui è capace l’arte uscendo dall’usuale e dal consueto per affondare semplicemente nel vasto e poliedrico mondo della creatività, che non ha e non vuole avere limiti. E così l’arrangiamento di Nel blu dipinto di blu (Volare), che abbiamo ascoltato nella nostra vita in tutte le versioni possibili e immaginabili, si lascia contaminare dal blues, dalla reggae music e dai ritmi sud-americani. E John Coltrane viene, viceversa, immaginato a tarantellare fra le vie di Napoli. Il Carlo Aonzo Trio ha trasferito sul repertorio prettamente italiano gli arrangiamenti di brani classici e popolari, il gusto e la contaminazione che sono state del precedente progetto: swing, jazz, ritmi complessi, con forti influenze statunitensi e sudamericane, unendo in un mix ricco di atmosfere e sonorità musica colta e tradizione, valori artistico-musicali estremamente importanti del nostro Paese. Hanno partecipato alcuni illustri ospiti, musicisti straordinari che hanno dato un contributo prezioso ed originale con l'aggiunta di nuovi timbri e colori: Claudio Bellato (chitarra), Tommaso Bellomare (marranzano), Rodolfo Cervetto (batteria), Antonio Marangolo (sax tenore), Ismaila Mbaye (percussioni africane), Fabio Rinaudo (cornamuse, flauti), Daniele Sepe (sax soprano), Ike Stubblefield (organo hammond), Riccardo Tesi (organetto diatonico), Riccardo Zegna (pianoforte).
Pracina Stomp
BONFANTI Paolo & COPPO Martino

Pracina Stomp

Fin dal 1985 Paolo BONFANTI e Martino COPPO hanno incrociato le loro strade musicali in diverse occasioni, fino alla decisione di costituire un duo in cui riversare tutta la loro poliedricità e le passioni musicali comuni. Nel 2014 hanno inciso il loro primo CD Friend of a Friend (Felmay fy 8213) ottimamente accolto da critica e pubblico. Ed eccoci a PRACINA STOMP, il loro nuovo e scintillante album, ispirato al genere Americana, una musica che incorpora vari stili delle radici (folk, blues, bluegrass, country…) uniti per creare un suono originale ed attualissimo, seppur rispettoso delle tradizioni. In questo solco stilistico, il nuovo disco si compone quasi interamente di eccellenti composizioni originali : più orientate al blues (I Kinda Like It, Over’s Under) o all’american songwriting (You Were Right, Nowhere) quelle di Paolo, più vicine al bluegrass (Anniversary Reel, Pracina Stomp, Visa Application Blues) quelle di Martino. E c’è ancora spazio per emozionanti ballate in collaborazione con altri autori : Slow Dance di Coppo & Weatherford, Cold Dark Grave di Silvio Ferretti e For What It’s Worth di Christoffer Olsson. L’album è stato prodotto dal leggendario musicista e produttore LARRY CAMPBELL. Come produttore Larry ha vinto ben tre Grammy Awards per gli ultimi dischi di Levon Helm (The Band) ed ha messo la sua firma sugli albums di The Dixie Hummingbirds, Hot Tuna, David Bromberg, Jorma Kaukonen, Happy Traum e tanti altri. Come musicista ha fatto parte per otto anni della band di Bob Dylan ed ha suonato in tour con Elvis Costello, Emmylou Harris, Phil Lesh, Little Feat, Hot Tuna, Jackson Browne … Le registrazioni si sono svolte alla Cascina Pracina, tra i boschi dell’Alto Monferrato. In passato era tradizione che la comunità rurale si ritrovasse qui il sabato sera per fare musica, mangiare, bere e stare in allegria. E così è stato anche per queste sessions. In questa magica atmosfera Paolo & Martino hanno compiuto un piccolo miracolo musicale costruito con indiscutibile virtuosismo, cuore e buone vibrazioni. Coadiuvati dalla geniale produzione di Campbell (che presta anche violino e voce) e da un nucleo di esperti session-men, licenziano un album di grande spessore che rimarrà negli annali di questo genere musicale, imperdibile per tutti gli appassionati del genere ed affascinante per ogni amante della buona musica. Dice Larry Campbell in una recente intervista a La Stampa a proposito dell’album: “E’ Americana fatta in Italia, bellissima!” Paolo BONFANTI, straordinario chitarrista blues, è stato fino al ‘90 front man dei Big Fat Mama con cui incide tre LP. Nei primi ’90 suona con alcuni “miti” del Blues inglese come Dick Heckstall-Smith e Mickey Waller nel gruppo Downtown. E’ incessante l’attività concertistica, con la propria band ed in solo, in tutta Europa e negli Stati Uniti. Registra 12 cd a proprio nome. Martino COPPO, mandolin maestro, fin dagli anni ’70 si appassiona di questo strumento e dello stile bluegrass. Nel 1981 entra a far parte della Red Wine, longeva band genovese di questo genere musicale, con cui è in tour in Italia, Europa e USA. Con Red Wine ha all’attivo 6 albums.
Saba Sounds
GUO GAN / RICHARD BOURREAU /ZUMANA TERETA

Saba Sounds

Nuovo ad incontri originali e inaspettati, GUO GAN ancora una volta ci sorprende con un nuovo album che lo vede protagonista di un anomalo trio d’archi costituito da RICHARD BOURREAU (violino) e ZOUMANA TERRETA (sokou – strumento ad arco con una sola corda tipico del Mali). I tre, alternandosi nel ruolo di strumento principale portatore della linea melodica all’interno di ciascun brano, rendono quasi impossibile attribuire il suono ad una specifica cultura musicale, sia essa cinese, dell’Africa occidentale o europea, accompagnando l’ascoltatore in una piacevole e affascinante passeggiata sonora che tocca varie aree geografiche: dal deserto subsahariano a cui rimanda il canto di ZOUMANA (6), alle travolgenti sonorità quasi gitano-balcaniche della terza traccia, passando per gli altipiani Himalayani del Tibet, in cui riecheggiano le affascinanti litanie dei misteriosi rituali dei monaci buddisti (2,8). attraversando le ampie pianure cinesi, l’Erhu di GUO GAN può galoppare in piena libertà (11), fino alle immaginifiche visioni di Cinéma El Mundo (12), rivisitazione di un hit del gruppo francese Lo’Jo, che chiude il CD lasciandoci la voglia di ripartire al più presto per un altro viaggio sonoro insieme a questo originale ed affascinante trio di musica World nella sua accezione più riuscita. Il maestro GUO GAN è stato il primo musicista cinese virtuoso dell’ Erhu (strumento a corde tradizionale) a vincere molti premi internazionali, tra cui il Medalist of The Knights In French Literature And Arts nel 2015. GUO GAN Ha studiato presso il Conservatorio di Shenyang (Cina) e conseguito un master presso la National Music School di Fresnes a Parigi. Ha realizzato più di 5000 concerti in oltre 100 paesi e ha pubblicato più di 80 album, spaziando tra musica mondiale, classica, jazz, world, balletto, opera, moderna e pop. I suoi capolavori sono presenti in molti film cinesi e occidentali, come Kungfu Panda 3, Shaolin e L'Idole. Ha lavorato con una lunga lista di musicisti famosi, tra cui Lang Lang, Hans Zimmer, Yvan Cassar, Didier Lockwood, Gabrel Yared, tra gli altri. Ha anche una ricca esperienza lavorativa con le orchestre sinfoniche nazionali di Parigi, New York e Cina. ZOUMANA TERETA detto «Zou», proviene dalla regione di Macina (Mali) e ha suonato a lungo tra il Mali e la Costa d’Avorio e registrato con i più grandi artisti maliani (Saly Sidibé, Ténin Djini, Damba, Sidibé Sisters, Hawa Koni, Maï Koné, Oumou Sangaré, Fantani Touré e molti altri). Figura iconica della Badema National (orchestra maliana ufficiale), ha adattato il suo so kou persino alla musica rap. Ha suonato in molte colonne sonore di film ed è considerato uno dei più importanti maestri di sokou in Mali. RICHARD BOURREAU originario della regione dell'Anjou (Francia), ha studiato violino classico e fu nel 1984 il cofondatore della band LO’JO, formazione con cui suona ancora oggi. È all'interno di questa stessa band che ha sviluppato un crescente interesse per la musica world. Numerosi tour in tutto il mondo gli hanno permesso di suonare con artisti come Achie Shepp, Zakir Hussein, Airelle Besson, Erik Truffaz, Boubacar Traoré, Louis Sclavis, ecc ... Da solista ha suonato con Yunchen Llamo, Toumani Diabaté, Hector Zazou, Cheik Tidiane Seck, Lama Guyrme, ecc ..
Viva Santa Liberata
MATILDE POLITI

Viva Santa Liberata

Il titolo di questo album di MATILDE POLITI, VIVA SANTA LIBERATA, rimanda subito al tipico inneggiare tradizionale dei siciliani alla propria santa patrona di riferimento. Questa Liberata, però, non è la santa patrona di alcun luogo in particolare dal momento che MATILDE non si riferisce alla Santa Liberata dell’agiografia ufficiale, che pure esiste e presenta dei caratteri simbolici molto interessanti (protettrice del parto e delle puerpere, o donna barbuta e crocifissa…), ma piuttosto intende provocare la riflessione sull’ossimoro ed il contrasto tra la libertà e la santità, tra la vitalità naturale femminile e la regola sociale e culturale patriarcale che la argina. I brani qui raccolti sono frutto della ricerca d’archivio e dell’elaborazione di MATILDE su quella parte del repertorio tradizionale siciliano che si trova, potremmo dire, “in ombra”, come il canto narrativo (Storia di Ginuveffa) che fa da filo conduttore dell’album, o come i repertori vocali femminili (Lidia), il canto dal profondo della terra dei solfatari di Grotte (Gruttisa), il canto liberatorio dei contadini della Sicilia centrale (Curnuti), l’inno di riscatto degli ultimi (La cuda qualchi vota si fa testa). Se la Sicilia del sole, del grano e dei colori sgargianti, nota al mondo e riconoscibile nei suoi tratti, è la faccia della cultura patriarcale e mascolina, Matilde Politi vuole qui svelare l’altra faccia della Sicilia, quella dell’ombra, dei boschi frondosi e delle loro acque nascoste, delle grotte umide, come quella in cui trova rifugio Ginuveffa, come tante altre “sante”, perseguitata dalla imbecille violenza maschile. Lo stile, come in tutte le produzioni discografiche di POLITI, rimane il più vicino possibile alla tradizione. Dunque solo strumenti acustici, il minimo indispensabile, la voce, le voci che si intrecciano, corde di chitarra, violino, mandolino, pelle di tamburo, gli armonici del marranzano, e un organetto per uscire a un tratto dall’incantesimo e liberare l’energia danzando. Nata a Palermo, laureata in Antropologia Culturale alla Sapienza (Roma), Matilde POLITI lavora tra musica e teatro dal 1992 soprattutto nell’ambito del teatro di ricerca. Durante gli anni ha portato avanti un percorso di autoformazione, attraverso seminari e workshop di varia natura, affiancati da un costante lavoro di ricerca e sperimentazione, e da una intensa attività di spettacoli in strada, con repertorio folk americano, spagnolo e siciliano. Dal 2000 sceglie di dedicarsi principalmente al lavoro di ricerca sul repertorio di tradizione orale siciliano, ricerca che si allarga costantemente al riferimento alle musiche tradizionali di area mediterranea. Le ricerche musicali continuano anche attraverso viaggi per il Mediterraneo e in Africa, per conoscere strumenti e pratiche di culture musicali altre. Dal 2003, a Palermo, si è inoltre impegnata per l’integrazione sociale dei migranti attraverso la musica, sostenendoli nella creazione di performance multietniche mirate a favorire l’incontro fra persone e culture.
Atalante
FEDERICO MARCHESANO

Atalante

Atalante è il nuovo progetto musicale del contrabbassista torinese FEDERICO MARCHESANO. Nato da una commissione del Torino Jazz Festival 2018, il gruppo è formato da Louis SCLAVIS al clarinetto e clarinetto basso, Enrico DEGANI alla chitarra classica, Mattia BARBIERI alla batteria e Federico MARCHESANO al contrabbasso. Il nome del quartetto rende omaggio all’omonimo film di Jean Vigo in cui Atalante è una barca-abitazione che percorre la rete fluviale francese attorno alla quale si sviluppano le vicende di Jean e Juliette, due giovani sposi. Il sound del gruppo è fortemente caratterizzato dai timbri scuri di contrabbasso e clarinetto basso a cui si aggiungono altri due strumenti acustici: la chitarra classica e la batteria. Le composizioni di MARCHESANO, in bilico tra scrittura e improvvisazione abbracciano jazz, minimalismo e psichedelica, disegnando paesaggi sonori intimi talvolta attraversati da sferzate di pura energia rock, inserendosi a pieno titolo nel panorama del jazz di matrice europea. Nel 1934, anno di uscita del film Atalante, il Jazz europeo muoveva i suoi primi passi con la nascita dell’ Hot Club de France, lo storico quintetto fondato da Django Reinhardt e Stéphane Grappelli. Erede di questa tradizione è sicuramente LOUIS SCLAVIS, membro stabile di Atalante. Clarinettista e compositore francese, Sclavis ha nella sua lunga carriera attraversato molte stagioni del jazz, rimanendo sempre una voce originale e fuori dal coro. Inizia a studiare il clarinetto a 9 anni, proseguendo poi gli studi al Conservatorio di Lione. A partire dagli anni 80 collabora con: Henri Texier, La Compagnie Lubat, Chris MacGregor Brotherhood of Breath, MicheL Portal, Tony Oxley, Evan Parker, Peter Brotzman, Enrico Rava, Tomasz Stanko. Debutta come leader nel 1985, con l'album Clarinettes. Con le sue formazioni inciderà per diverse label: Enja, Label Bleu, Fmped, ECM, etichetta per la quale incide ancora oggi. Allo stesso tempo scrive musica per il cinema (Amos Gitai, Bertrand Tavernier, Jean Louis Comoli), per la danza (Mathilde Monnier) e per il teatro, lavorando con Jacques Bonnaffé, Ernest Pignon Ernest, Guy le Querrec.
Moviti Ferma
BORDONARO Eleonora

Moviti Ferma

Moviti Ferma, artisticamente prodotto da Puccio Castrogiovanni, è un disco intimo e dirompente in cui la teatralità del dialetto siciliano si scioglie nell'intreccio ritmico di scacciapensieri e percussioni. In Siciliano muvirisi non significa muoversi, ma restare. Un ossimoro, della lingua e del pensiero, che svela l’atavico dualismo tra evolversi o resistere, tra partire e restare, tra il desiderio di andare e la condanna all’immobilità. Di questo, di corpo e di desiderio parla Moviti ferma. È un disco corale, intriso di femminilità, potenza e fierezza, generato dalla necessità di sentirsi parte di un mondo affettuoso. È un racconto individuale reso possibile dal sostegno di una collettività, che ne rappresenta forza e paesaggio. È un pensiero a quella generazione che è andata via credendo di essere libera di scegliere il proprio mondo e si è ritrovata spezzata per sempre. Perché chi è libero lo è anche di tornare. In un contesto composito e corale, tenuto saldamente insieme dalla voce di Eleonora Bordonaro, le connessioni artistiche rendono omaggio alla creatività dell'area etnea, in cui autori e musicisti rinvigoriscono il patrimonio culturale dell'isola con i suoni della contemporaneità. I testi originali raccontano della ricerca di equilibrio con la natura, della gabbia del corpo, della necessità di muoversi eppure del desiderio di restare fermi, radicati, delle sfide e del modo di affrontarle. Sono inni sfrenati e naïf e paesaggi struggenti di umanità perduta. Un disco ritmico, sensuale, energico, teatrale nei contenuti e leggero per attitudine. I testi di Moviti Ferma nascono da personaggi che rappresentano una città curiosa e vivace: Biagio Guerrera poeta, Carmelo Chiaramonte chef, Marinella Fiume linguista, ed ex sindaca, Gaspare Balsamo e Giovanni Calcagno attori, Saro Urzì padrone di casa dello storico locale Nievski. Con ognuno si è lavorato a una storia di desiderio e comunità. E poi i musicisti che hanno vestito di note i pensieri e ne hanno fatto immagini, forse teatro, forse cinema: Cesare Basile, che più di tutti ha raccontato gli ultimi incrociando il blues, la musica africana e il cantautorato in un siciliano vero e raffinatissimo; Michele Musarra che fonde musica popolare, trance e reggae; Agostino Tilotta, anima degli Uzeda, storica noise band catanese; i Lautari che da trent’anni riscrivono la tradizione folk siciliana con un suono compatto, semplice e raffinato. E poi le orchestre giovani, cioè Sambazita, laboratorio permanente di percussioni specializzato in repertorio di afro samba, e Jacaranda Piccola Orchestra Popolare dell’Etna, con il trascinante suono folk acustico. Fabrizio Puglisi e Giovanni Arena, hanno invece portato la visione jazz e contemporanea alla melodia di un valzer popolare. In Moviti ferma c'è tutta l'energia elettrizzante di una comunità artistica che vive del desiderio puro e istintivo, quasi animale, di produrre arte. Senza aspettare le migliori condizioni, perché le condizioni per l'arte sono già le migliori quando c’è il desiderio di fare
Distribuito da Felmay
Radical Raptors
RADICAL RAPTORS

Radical Raptors

Radical Raptors è il titolo del disco d’esordio del’ omonimo duo, gruppo unico nel suo organico: basso elettrico e bouzouki, che si colloca nell’ambito della fusion/world music. Il duo propone composizioni originali che mescolano le sonorità mediterranee orientali e mediorientali al jazz, al progressive-rock e al funk. Brani come Salamaleikum, Turkish Waltz e Abebe Bikila fanno viaggiare tra i tempi dispari delle culture mediorientali, mentre in Voice of the Eagle e Plettenberg Bay si intrecciano il fado portoghese e il rebetiko. House for Sale, Saturday the 13th e Raptor Stomp presentano marcate influenze di jazz contemporaneo e prog-rock. I brani sono stati registrati in diretta e senza sovraincisioni per mantenere la freschezza esecutiva di una performance live. WILLIAM bassista poliedrico, milita in molti progetti tra cui The Magnetics, Shandon, The TAAN Trio (Live at Easy Nuts, Felmay 2019) , Amy Denio, Max Ferri Trio, Kabikoff, Mamud Band (Dynamite on Stage! Felmay 2016), Giovanni Venosta & Sonata Islands (Nippon Eldorado Kabarett Felmay 2015). Negli anni ha suonato in molti tra i più importanti festival in Europa come: Sziget, Rock‘n Coke, Antrospinos, Montreux Jazz Festival, Rock in opposition, I-Days, MTV Days. ROBERTO ZANISI suona il bouzouki in un’accezione diversa dallo strumento tradizionale. Ha collaborato con moltissimi musicisti, tra cui Stewart Copeland, Dom Um Romao,Sainkho Namtchylak, Giovanni Venosta, Amy Denio, Dave Fiuczynski, Martin Tetreault, Mauro Pagani, Carlo Actis Dato, Giovanni Falzone, Fabien Guyot, Stein Urheim.
La Chiara Stella 2019
ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA

La Chiara Stella 2019

Questo cd presenta la registrazione del concerto “La Chiara Stella” del 2019, un progetto originale di Ambrogio Sparagna che da dodici anni raccoglie l'invito della Caritas Diocesana di Roma per la campagna di solidarietà dal titolo significativo “Come in Cielo così in Strada”. Protagonisti del concerto l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna e il Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni. Per questa dodicesima edizione Ambrogio Sparagna ha chiesto ad una serie di cantori e musicisti provenienti da varie realtà geografiche e sociali, che attualmente caratterizzano la vita e la musica “di strada” della Capitale, di portare la loro storia e la loro cultura musicale in questo concerto. Gli ospiti sono cantanti e musicisti straordinari provenienti da varie parti del mondo (Est Europa, Latino America e Africa Centrale). Sparagna ha voluto fondere il suono di queste “nuove” culture, che caratterizzano l’attuale vita musicale delle strade della Capitale, con le sonorità tipiche della tradizione popolare italiana, dando vita ad uno spettacolo originale dedicato al mistero della Nascita di Gesù ed alla gioia della Vita.
Distribuito da Felmay
Tra Anguille e Tarante
SPARAGNA Ambrogio e CANTORI di COMACCHIO

Tra Anguille e Tarante

“Ho scoperto Comacchio con i suoi panorami mozzafiato, la sua storia antica, le sue persone speciali, che danno vita a un dialetto straordinario e ricco di suggestioni sonore che provengono da tante parti del Mediterraneo, in un incontro avvenuto nel 2016 e voluto dall’Amministrazione Comunale che aveva da poco intrapreso un’attività di collaborazione con il Ravenna Festival”. Sono le parole di Ambrogio Sparagna che introducono un lavoro discografico nato a valle di alcuni spettacoli dal vivo, con il coro dei Cantori di Comacchio affiancati da Sparagna e alcuni solisti dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il dialetto comacchiese e la cultura locale danno voce a un repertorio di canti tradizionali (narrativi, di questua, filastrocche, poesie, ninne nanne, canti dell’Avvento) sostenuti dalle musiche composte ad hoc da Sparagna, che proiettano i testi popolari in un contesto sonoro sensibile alla tradizione dell’Italia centro-meridionale. Da questo incontro scaturisce una nuova consapevolezza della propria identità culturale: la “lingua” comacchiese trova in questi brani – storicamente eseguiti dal coro senza accompagnamento strumentale – una frontiera più vasta, dove sul delta del Po confluiscono ritmi e arrangiamenti musicali appartenenti ad altre aree della penisola, in un coniugio originale e denso di significati. Il videoclip del brano “Aran Buten” racconta sinteticamente l’esperienza delle prove e delle registrazioni e mostra alcune splendide immagini delle valli comacchiesi commentando visivamente una delle filastrocche più note del repertorio tradizionale lagunare che nell’arrangiamento di Sparagna si trasforma in un vero e proprio canto di lavoro da eseguire tra anguille e tarante.
Distribuito da Felmay
Mondo!
LA RÉPÉTITION - Orchestra senza confini

Mondo!

“Il progetto veicola valori di inclusione e intercultura centrali in questo periodo storico, grazie alla musica, che abbatte ogni confine.” Nato nel Marzo del 2017, il progetto La Répétition ha come obiettivo iniziale l’incontro fra la musica tradizionale del West Africa e il sound del nuovo Salento, crocevia di popoli. Il progetto musicale diretto da Claudio Prima e Giovanni Martella unisce musicisti italiani e africani nella creazione di un repertorio inedito. Il progetto prende forma durante session aperte tenutesi a Lecce, presso le Manifatture Knos e successivamente in alcuni workshop con esponenti internazionali della musica dell’Africa Occidentale. Il risultato di questo processo è un’orchestra multietnica che fonde sonorità westafricane, mediterranee e salentine in un linguaggio moderno e originale, costituito da una potente sezione ritmica di djembe, ngoma, dundun, il cuore pulsante del progetto, che insieme a balafon e kamalé ngonì conserva il contatto con la tradizione africana, da un’ampia sezione fiati, chitarra elettrica e basso e da oud, violino e organetto che tracciano un ponte ideale con Mediterraneo e Salento. Il Salento, da sempre terra di confine dove numerose culture si sono fecondate vicendevolmente, ritorna ad essere territorio di indagine alla scoperta dei tratti comuni fra i popoli che oggi lo abitano. Il repertorio dell’orchestra è composto da brani tradizionali del Senegal, del Burkina Faso, della Nigeria e del Mali, insieme a nuove composizioni nate nel progetto Tukrè che da 5 anni ricerca le commistioni fra musica Salentina e musica africana.
Distribuito da Felmay
Romarabeat
ROMARABEAT

Romarabeat

La civiltà araba, diffusa in tutto il Mediterraneo, ha costellato il mondo occidentale di tesori di architettura, letteratura, pittura e musica. Le sue melodie e i suoi strumenti hanno profondamente influenzato la storia e la sensibilità musicale dell'Occidente, da Istanbul ai Balcani, dai regni del Maghreb alla Sicilia, fino in Andalusia. Accanto ai musicisti arabi che componevano e diffondevano questo repertorio troviamo altri eccellenti interpreti di questa ricchissima tradizione: i Rom, artisti che dal nord Africa migravano in Andalusia e quelli che si spostavano dalla Turchia ai Balcani e si avvalevano della collaborazione di strumentisti locali che spesso erano gitanos (in Spagna) e tsigani (in Romania, Bulgaria e Grecia). Da qui il progetto Romarabeat per ricreare quell’armonia musicale dal Maghreb ai Balcani. I musicisti coinvolti nel progetto sono: Primiano Di Biase al pianoforte, Ziad Trabelsi voce e oud, Paolo Rocca ai clarinetti, Florian Preda al cimbalom, Ionel Nicolae alla fisarmonica, Mihaly Huszar al contrabbasso, Simone Talone alle percussioni, Hersi Matmuja voce, Houcine Ataa voce e riq.
Distribuito da Felmay
Trilogy
ARTURO STALTERI

Trilogy

TRILOGY è ispirato al numero tre, nei suoi numerosi significati, come recita fra gli altri anche lo scritto di Guido M. Landucci riportato sul libretto. TRILOGY è inoltre un omaggio a Keith Emerson, del quale viene reinterpretato il brano omonimo in una lettura per due pianoforti. Con il suo “Trittico Napoletano” TRILOGY contiene anche un tributo a Napoli. Si tratta di tre brani: il primo ispirato a Domenico Scarlatti (Sonata K 466), il secondo dedicato al Vesuvio e l’ultimo tratto dal repertorio di Toni Esposito, del quale STÀLTERI ha iarrangiato per l’occasione Rosso Napoletano, in una versione per pianoforte, flauto e knotdrum (una batteria ottenuta campionando vari suoni). Un’altra trilogia “Trois Morceaux en Forme de Pomme” apre il cd con il rimando ai Trois Morceaux en forme de Poire di Erik Satie (nessun riferimento musicale, ma solo letterario). Nei Trois Morceau, fra l’altro, compaiono due brani in cui intervengono rispettivamente il violoncello e il flauto, in omaggio alle figure di Brian Jones (Rolling Stones) e di Anita Pallenberg, che fu sua musa ed ispiratrice prima di lasciarlo per Keith Richards (altra Pietra Rotolante). Nel cd, inoltre, un rarefatto brano dal titolo Three Pianos e l’immancabile tributo a J.R.R. Tolkien e alla sua trilogia “Il Signore degli Anelli”, con Tre Anelli ai Re degli Elfi per pianoforte e violoncello (dal “Poema dell’Anello”). Per concludere, una composizione ispirata al celebre Trittico del Giardino delle Delizie, del pittore fiammingo del ‘500 Hieronymus Bosch e una dedicata alle tre principali divinità babilonesi: Anu, Enlil, Ea. ARTURO STÀLTERI, romano, si è diplomato in pianoforte al Conservatorio Alfredo Casella de L'Aquila. Ha studiato a Roma con Vera Gobbi Belcredi, a Parigi con Aldo Ciccolini e ha frequentato i corsi di perfezionamento di Vincenzo Vitale e Konstantin Bogino. Ha cominciato a farsi conoscere con i Pierrot Lunaire nome storico del rock progressive italiano degli anni settanta, un gruppo che seppe mediare tra rock e classicismo e con il quale ha registrato due album. Tra le altre collaborazioni artistiche: Rino Gaetano, David Sylvian, Carlo Verdone e Sonja Kristina. STÀLTERI, Svolge una vivace attività concertistica rivolgendo la sua attenzione anche ad autori dell'area extra-colta. Nelle sue performance per solo piano si ascoltano, oltre a sue composizioni, brani di Debussy, Schubert, Bach, Beethoven, Chopin, Liszt, alternati a trascrizioni e rangiamenti di composizioni di Sakamoto, Genesis, Sigur Ros, Glass e Mertens. Dal 1988 collabora con la Rai, per la quale ha condotto numerosi programmi musicali. Attualmente è la voce di Primo Movimento e “Il Concerto del Mattino” per Radio 3. E’ spesso in giuria in concorsi nazionali ed internazionali. Molti dei suoi lavori discografici sono stati pubblicati in Giappone e in Corea.
Gobi Desert (China Turkey)
GUO GAN TRIO

Gobi Desert (China Turkey)

Proseguono le esplorazioni musicali di GUO GAN, ambasciatore dell’ erhu (caratteristico strumento ad arco cinese) che qui incontra la baglama (liuto a manico lungo della musica anatolica) di EMRE GULTEKIN. Guo Gan virtuoso del suo strumento qui al settimo cd con Felmay, presenta con Gobi Desert un suo trio costituito con due validi musicisti turchi. Nella registrazione troviamo sei composizioni originali e un brano tradizionale arrangiato da Guo Gan per l’occasione. Nel brano di apertura, che dà anche titolo al cd, l’atmosfera creata dal suono lirico dell’erhu, in primo piano, è sostenuta dalle percussioni che non hanno la funzione di scandire il ritmo ma piuttosto di creare un ambiente “sospeso”. La melodia contrappuntata dagli arpeggi di Emre Gultekin si snoda lenta in un ambiente sonoro libero, ricco di possibilità creative ed evocative. Kocaoglan Pacarani mette in primo piano la baglama di EMRE che si fa carico di interpretare la linea melodica sostenuta dal suono profondo e maestoso del bendir (percussione tipica delle cerimonie rituali dei dervisci rotanti) di LEVENT YILDIRIM. Tutto il Cd è pervaso da una musica dall’immediata presa emotiva, evocatrice di ampi spazi e capace di suscitare e stimolare l’immaginazione dell’ascoltatore. Il suono onirico dell’erhu e quello brillante della baglama si intrecciano in una relazione paritaria e collaborano nello sviluppare un filo logico, sempre sostenuti dalle percussioni, senza che il tempo e il ritmo diventino preponderanti. Una collaborazione, quella fra i musicisti, che data ormai diversi anni e che li ha portati ad una comprensione musicale simbiotica, nella quale i loro strumenti dialogano nelle varie composizioni per la maggior parte originali. Due brani sono a nome di Guo Gan, tre a nome di Gultekin e uno è co-firmato dai due musicisti; si aggiunge infine al programma un brano tradizionale arrangiato da Guo Gan. GUO GAN, maestro dell’Erhu, fattosi ambasciatore del suo strumento nel mondo, ci ha negli anni abituato ad incontri inconsueti ed inaspettati. Ricordiamo, fra gli ultimi quello con gli strumenti rari e sconosciuti nelle mani di LOUP BARROW (fy 8228) e il meraviglioso connubio con il suonatore di balafon ALY KEITA (fy 8243). Nato a Shenyang (Cina) in una famiglia di artisti, ha iniziato a studiare l’erhu all'età di quattro anni. Nel 2001 si è trasferito a Parigi per estendere le sue esperienze musicali e ampliare la conoscenza delle percussioni con il professor Marc Vives Querol. Da allora, ha collaborato con molti artisti di fama: Lang Lang, Hans Zimmer, Gabrel Yared, Yvan Cassar, Didier Lockwood, Jean-François Zygel, partecipando anche alla registrazione di colonne sonore cinematografiche e traghettando l'erhu dalla tradizione cinese ad una condivisione con altre culture musicali attraverso le collaborazioni con Jan Garbarek, Cheick Tidiane Seck, Rokia Traoré, Tiken Jah Fakoly, Amadou e Mariam, Issa Bagayogo, Aly Keita, Habib Koité e altri. Nell’ aprile 2016 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere dall'Ambasciata di Francia in Cina, per il suo contributo allo sviluppo degli scambi culturali e la creazione di nuovi ambiti di incontro fra musicisti francesi e cinesi. EMRE GULTEKIN, nato nel 1980 a Louvière (Belgio) ha iniziato lo studio della baglama con il padre Lütfü e successivamente si è perfezionato con i maestri Talip Özkan e Mustafa Karaçeper. Negli anni ha collaborato con vari musicisti di diversa provenienza quali Dadmehr (Iran), Malick Pathé Sow (Senegal), Goran Bregoviç (Serbia), Wouter Vandenabeele (Belgio). Ha composto colonne sonore per film e suona in diversi progetti artistici con i quali ha girato il mondo: Vardan Hovanissian & Emre Gültekin, Osuna, Guo Gan & Emre Gültekin duo. Insegna baglama a Bruxelles. l suo CD Karin, registrato con il con il suonatore di duduk di origine armena Vardan Hovanissian ha ottenuto un ottimo successo di pubblico e critica raggiungendo il primo posto del Transglobal World Music Chart nel gennaio 2019. LEVENT YILDIRIM è considerato uno dei moderni pionieri della percussione del Medio Oriente e insieme al fratello maggiore Ahmet Misirli é fra i maggiori artefici dell’apertura di nuove vie musicali per le future generazioni di percussionisti, con l’integrazione di strumenti della tradizione meno conosciuti come il doholla ora trasformato in strumento solista. Si tratta di una percussione egiziana in terracotta e pelle di capra, mucca o asino, in origine utilizzata come strumento di accompagnamento nelle formazioni di musica araba. Sostanzialmente può essere considerata una versione dal suono più profondo e con maggiori possibilità tecniche della più comune darbuka. Partito dalla tecnica strumentale elaborata dal fratello, Levent ha successivamente inserito tecniche assorbite nello studio di strumenti di altre culture creando una sintesi personale delle varie influenze arabe, turche, indiane ed occidentali, ampliando notevolmente la gamma sonora del doholla ed arrivando ad un approccio allo strumento completamente originale. Ha all’attivo due cd a suo nome con Harmonia Mundi: Dialog (2005) e Neverland Fusion (2007).
Karsilama
ABDO/BUDA/ MARCONI

Karsilama

Nato dall’incontro causale ed estemporaneo dei chitarristi milanesi FABIO MARCONI e MANUEL BUDA ai quali si è presto aggiunto il musicista di origine Kurda, da anni residente in Italia ASHTI ABDO, il trio ABDO-BUDA-MARCONI è andato ben oltre il primo casuale incontro e dopo due anni di duro lavoro e diversi concerti insieme presenta il suo primo disco: Karsilama. Si tratta di un lavoro di cui i tre componenti vanno molto fieri perché in questa occasione hanno potuto realizzare con soddisfazione che la loro collaborazione, nata quasi per caso, ha creato un’alchimia umana e sonora che ha permesso ad ognuno di loro di tirare fuori il meglio di sé sia umanamente che musicalmente. E in questi anni il pubblico li ha seguiti condividendo emozioni e grande affetto. Il viaggio sonoro parte dall’ Azerbaijan, per proseguire nella parte orientale della penisola anatolica (Turchia) fino a bagnarsi nelle acque dell’Egeo e spingersi verso l’ovest toccando fra gli altri la Tunisia e l’Italia del sud, in un movimento spontaneo e naturale a significare l’omogeneità culturale di un mare, il Mediterraneo, che più che dividere ha unito. ASHTI ABDO Cantante, musicista e compositore curdo, è nato ad Aleppo e cresciuto ad Afrin. Si appassiona alla musica molto presto e trascorre l’infanzia tra le colline del suo villaggio, ascoltando le storie e le canzoni degli anziani. Impara a cantare ninne nanne e a suonare il tipico strumento curdo, il tembûr (saz). Trasferitosi in Italia dopo l’adolescenza, continua a suonare il tembûr da autodidatta, iniziando a esibirsi come artista solista. Nel 2012 si unisce ai Domo Emigrantes, portando nella band suoni e trame tipiche del Medio Oriente. L’incontro con il gruppo lo porterà a sua volta a conoscere e fare suoi strumenti e ritmi tipici del Sud Italia. Dal 2014 suona il saz, il mandolino e le percussioni nell’ensemble Piccola Banda Rebelde canta De André. Nel 2015 collabora anche con Angelo Petraglia e Francesco Forzani, (musicisti di Lodi,) creando Beja: la musica, il racconto, la guerra, un progetto di improvvisazione musicale basato su una traduzione personale dell’esperienza bellica. Nel 2018 vince il premio DoReMiFaSud, concorso che promuove l’integrazione e il dialogo fra culture musicale differenti. MANUEL BUDA Si diploma col massimo dei voti in chitarra classica al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e negli stessi anni si laurea in Fisica Teorica, per poi seguire il suo impulso di ricerca che lo vede fondere la formazione classica con esperienze che vanno dal klezmer al flamenco, al rock, al repertorio arabo. Nato in una famiglia metà ebraica e metà cristiana, con origini fra sud e centro Italia, da diversi anni si dedica particolarmente all’esplorazione delle sue radici ebraiche attraverso la musica, e alle reciproche influenze con altri repertori attorno al Mediterraneo. Questo percorso lo vede cofondatore del NefEsh Trio, con cui dal 2006 porta in scena in Europa e Israele composizioni frutto di queste ricerche. Nel 2008, poco più che venticinquenne, è fra i trenta musicisti invitati da Kuki Gallman a rappresentare le musiche dei cinque continenti all’Earth Festival di Laikipia (Kenya). Tiene regolarmente concerti e collabora con artisti quali Raiz, Giovanni Nuti, Monica Guerritore, Malika Ayane, ma anche registi come Ruggero Gabbai, per il quale trascrive e incide una versione di Adio Querida - celebre canzone popolare sefardita. FABIO MARCONI Dopo studi jazzistici presso l’Accademia Internazionale della Musica di Milano inizia un percorso di ricerca nell’ambito della world music. La musica dei Balcani in primo luogo, con Nema Problema Orchestra (2004) con la quale ha potuto esibirsi in vari Festival e club di tutta Europa. In particolare si è dedicato alla costruzione di un linguaggio personale ricco di elementi incontrati volgendo lo sguardo a mondi sonori extra-europei, specialmente il Medio Oriente. Nella collaborazione con Camilla Barbarito (2010) trova il pretesto per un approfondimento nelle più disparate direzioni, dal tango al fado, al flamenco, allo swing e alla bossanova, seguendo la cantante nella sua continua ricerca. È membro di Connections Trio, gruppo di stampo fortemente jazzistico nel quale collabora con il pianista turco Yigit Ozatalay, docente di piano composizione e arrangiamento presso l’Università della Musica di Istanbul. Nel 2015 inizia la collaborazione col celebre suonatore di tar Fakhraddin Gafarov, nel quartetto a suo nome, col quale incide l’album Uzunderè (Milano/Baku2017) interamente composto da musiche di origine Caucasica.
Cancionero
FORMOSA Ester & ELVA LUTZA

Cancionero

Il ritorno degli Elva Lutza (Nico Casu e Gianluca Dessì), questa volta in compagnia di una delle grandi interpreti della canzone catalana: la cantante e attrice Ester Formosa. Sulla scena da trent’anni, Ester vanta una discografia di sette titoli, alcuni con il grande chitarrista Toti Soler e altri con i testi di Jordi Guardans e del padre Felìu Formosa, probabilmente il più grande letterato vivente di lingua catalana . Ester è a suo agio su ogni genere musicale: dalla tradizione della sue terra e delle Baleari, alla reinterpretazione dei maggiori autori e poeti catalani (il che la colloca a pieno diritto nella corrente della Nova Cançò Català) alla revisitazione dei classici della letteratura per musica ispano-americana, alle divagazione in ambiti più jazzy. Dotata di registri che vanno dal contralto al soprano leggero e di un’intonazione impressionante, Ester Formosa è una delle voci più titolate di Catalogna, anche se deve il suo grande successo al teatro, soprattutto all’interpretazione del personaggio de La Canyi, con cui ha girato per anni in tutta la Spagna, nei maggiori teatri. Gli Elva Lutza sono una delle realtà più interessanti della musica in Sardegna: vincitori del premio Andrea Parodi nel 2011, hanno già pubblicato due dischi di buon successo di critica e pubblico; la loro musica è un inusuale mix di tradizione, improvvisazione di stampo jazz e canzone d’autore. Il progetto Ester Formosa/Elva Lutza vede ora la luce anche su disco, con un lavoro intitolato “Cancionero”: brani in catalano, in sardo, in castigliano e in antico sefardita Nel frattempo il trio si è esibito in importanti festival in Italia, Francia, (Festival del Teatro di Avignone), Inghilterra (per la rassegna “Listen to the World” a Londra), Spagna (a Barcellona, al Festival “Tradicionarius”) e, naturalmente, in Sardegna. Cancionero è, come dice il titolo, una raccolta di canzoni: in parte originali, scritte in sardo e in catalano da Elva Lutza per la sua voce, alcuni classici dalla penna di Lluis Llach e degli italiani Bruno Lauzi e Stefano Rosso (questi ultimi tradotti in catalano da Joan Casas Fuster, poeta e drammaturgo di fama mondiale, fino al folclore latino americano (il merengue “Acidito” e la classicissima “Cielito Lindo”) e ad alcune gemme tratte dal repertorio degli ebrei sefarditi, con il quale Ester è assai familiare. Tutti i brani sono arrangiati da Casu (che firma anche due brani originali) e Dessì e vedono fra gli ospiti Riccardo Tesi all’organetto, Bruno Piccinnu dei Cordas et Cannas alle percussioni e una sezione fiati. Il sound, fra tempi dispari, trombe di matrice popolare e chitarre versatili, è, ancora una volta, tipicamente Elva Lutza.
Distribuito da Felmay