Cantada
QUINTETTO NIGRA

Cantada

Il Quintetto Nigra è un gruppo vocale a cappella di formazione composita: al suo interno si combinano le voci sia di musicisti che hanno consolidato la loro esperienza nell’area della musica tradizionale, in gruppi attivi nella riscoperta e nella valorizzazione della musica piemontese, sia di musicisti che provengono dall’ambito della musica colta. Il nome del gruppo è un riconoscimento al canavesano Costantino Nigra (1818-1907), statista risorgimentale, ma anche letterato e studioso che per primo si dedicò alla raccolta e allo studio del patrimonio dei canti popolari piemontesi. Le contaminazioni fanno parte del DNA del Quintetto Nigra. In questo secondo lavoro, che fa seguito a “Sonno Fortunato”, vogliamo ribadire, tra il serio e il faceto, l’amore per la composizione polifonica, qui intessuta di dialoghi originali, accenni jazz, citazioni operistiche. CANTADA ha come fil rouge la riproposta di brani d’autore “in lingua”, più o meno conosciuti: da Carlin Porta e Devis Longo (Cantada), a Francesco Saettone (Ca da Rat), Giovanni D’Anzi (O mia bela Madunina), fino a citazioni di Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi: quest’ultimo, di certo, non lontano dalla musica popolare. Musica italiana e piemontese con alcune puntate “oltre confine” a raccontare amori, ideali, il trascorrere del tempo, la povertà, le gioie e i dolori della vita; temi sempre attuali e perfettamente comprensibili dalla nostra umana sensibilità. La varietà degli arrangiamenti rende l’ascolto coinvolgente, e musica e parola si fondono in un sapore quasi madrigalistico di grande impatto emotivo. CANTADA vanta inoltre due ospiti di pregio nonché cari amici: Ciacio Marchelli, la grande voce del Piemonte, esegue con noi la conosciutissima ballata che apre gli ascolti (La Pastora Fedele) e, in chiusura, un divertente brano (La Magna Danda) riambientato da Devis Longo in una ipotetica osteria piemontese, tra smorfie, lazzi, citazioni liriche e blues. Qui Ciacio duetta con Alberto Milesi, autorevole musicista ed ex Artista del coro del Teatro alla Scala, che per l’occasione si presta a interpretare un appassionato cantante dilettante. Alberto canta anche O mia bela Madunina, “inno nazionale” di Milano, un piccolo omaggio al nostro produttore discografico. La presenza di Ciacio e Alberto ci ha permesso di aggiungere colore alla nostra tavolozza timbrica, in un divertissement dedicato all’orecchio e al cuore: “Il concetto vi dissi, or ascoltate com’ egli è svolto. Andiam, incominciate!” ( R. Leoncavallo - Pagliacci, Prologo).
Trallalero Levantìn
Orchestra Bailam e Canterini Genovesi

Trallalero Levantìn

L’Orchestra Bailam, dopo l’acclamato album Galata, prosegue il proprio viaggio a ritroso nelle città levantine: Smirne, Salonicco, Istanbul, dove la presenza italo-genovese ebbe una notevole importanza. I levantini erano gli eredi dei mercanti genovesi e veneziani insediati fin dal XII secolo nei più importanti porti mediorientali e che, dal XVIII secolo, crearono un tessuto sociale cosmopolita, grazie ad un sistema di accordi socio-commerciali con l’Impero Ottomano. Il risultato fu la nascita di una cultura particolare, di origine europea e al contempo beneficiaria delle eredità cristiane anatoliche, ebraiche sefardite, bizantine ortodosse e ottomane musulmane : una realtà in cui greci, turchi, ebrei, arabi, italiani, armeni, inglesi, francesi e russi manterranno sempre un ponte che andò a interrompersi solo con le derive nazionaliste del ‘900. A fine ‘800 i levantini di origine genovese a Galata erano circa 7.000 e a Smirne 6000. Ancora oggi esiste una realtà culturale levantina molto attiva a Smirne e ad Istanbul, fatta di memoria ma anche di vitale presenza che è riuscita a mantenere un legame tra passato e presente. In questo contesto l’Orchestra Bailam e i Canterini Genovesi creano un dialogo tra la musica mediorientale ed il trallalero, straordinaria polivocalità tradizionale genovese, unica nel Mediterraneo. Un’invenzione artistica che è interscambio culturale all’interno del cammino della musica popolare: non solo tutela della tradizione, ma anche un punto di partenza per nuove aperture di crescita e di convivenza, un’innovazione che vuole diventare tradizione del domani. L’Orchestra Bailam nasce nel 1989 (festeggia ora 30 anni di attività) proponendo una personale miscela di musica klezmer, balcanica, greco-turca, araba , proprie composizioni ed affermandosi immediatamente sulla scena live con concerti molto dinamici, coinvolgenti e divertenti. Hanno musicato e recitato in diversi spettacoli teatrali (Butterfly Bazar, Moka Cabaret, Il mare negli occhi), hanno collaborato con i Cavalli Marci, hanno preso parte al film “Tandem” con Bizzarri & Kessisoglou ed intrapreso una incessante attività live in Italia, Francia, Germania, Spagna, Russia, Crimea, Siberia, Turchia. Vantano un’ampia discografia : “Mamma li turchi “(1991), “Bailamme” (2001), “Non occidentalizzarti” (2006), “Lengua Serpentina” (2007), “Harem Bailam” (2009), “Galata” (2013), “Taverne Cafè Aman e Tekès” (2016), quest’ultimo ai primi posti delle Top Charts iTunes in Germania, Francia e Australia. “Galata”, di cui “Trallalero Levantìn” è l’ideale prosecuzione, è stato premiato da ottime recensioni in tutto il mondo : “Disco del mese” (Blogfoolk), “Il disco che mancava nella musica popolare italiana” (Folk Bulletin), “… autentico caposaldo della musica tradizionale ...” (Linea Trad), “Da non perdere” (Il Secolo XIX), “Il trallalero da questa esperienza potrebbe veramente risorgere a nuova vita” (Storiadellamusica), “Turkey meets Genoa. Levantine Joy!” (fROOTS ), “Galata succeeds in being extremely clever and highly enjoyable.” (Songlines), “Une musique joyeuse et très riche, un territoire poétique inédit.” (TRAD), “Galata es ist mutig, gekonnt und äußerst kreativ. Ein grandioses Album!” (Folker).
Five Seasons
Birkin Tree

Five Seasons

Nove anni sono passati dalla uscita dell’ultimo lavoro discografico Virginia (Felmay fy 8164) e finalmente i BIRKIN TREE sono pronti per presentare il loro ultimo lavoro discografico FIVE SEASONS, il quinto per la precisione. Nel periodo intercorso i musicisti hanno ulteriormente approfondito lo studio, la ricerca e la riflessione sul linguaggio musicale della tradizione irlandese grazie alle intense collaborazioni di questi anni con musicisti dalla chiarissima fama come Martin Hayes , Mick O’Brien, Niamh Parsons, Caitlinn Nic Gowan ed Aoife Nì Briain . Ed è grazie alla particolare collaborazione avuta con Aoife che nasce questo ultimo album, che annovera la presenza di questo astro del violino irlandese in tutte le tracce del disco. La violinista ha lavorato come membro della band dando tutto il suo apporto musicale, inteso come riflessione, gusto e sensibilità, alla produzione di ogni traccia. Prende corpo quindi un disco dalla piena e profonda sonorità irlandese , dedicato sia al grande repertorio della musica strumentale sia alla grande magia del repertorio vocale. Il fantastico violino di Aoife si unisce al flauto traverso di Michel Balatti ed alle uilleann pipes di Fabio Rinaudo, tra momenti di assieme ed altri spazi dove i solisti possono esprimere al meglio il proprio modo di fare musica, nell’esecuzione di march, reel & jig legate tutte alla tradizione dell’Isola Verde. Ne risulta un suono molto coeso ed allo stesso tempo rispettoso del linguaggio e dello stile di ogni strumento. Unica composizione originale è uno slow waltz composto da Fabio dal titolo “ The Final Farewell”, un brano dolce ed evocativo. L’aspetto armonico e ritmico viene fornito principalmente dalla chitarra di Claudio De Angeli, coadiuvato in alcuni momenti dall’arpa di Elena Spotti e dal bodhran di Ivan Berto. Il mondo del canto viene presentato dall’incantevole voce di Laura Torterolo, che con il suo tono dolce ed evocativo interpreta con pieno rispetto dello stile irlandese cinque bellissime canzoni. In due la ascolterete duettare con Giorgio Profetto, pilastro dei Birkin Tree dei tempi di “A Cheap Present”. Un particolare momento di grande fascino è il canto “May Morning Dew”, imparato dal grande Mick O’ Brien (favoloso piper e padre di Aoife), basato su uno stretto dialogo musicale tra le meravigliose presenze femminili della band. Un disco dove l’amore per la musica irlandese si esprime attraverso diversi racconti, colori ed atmosfere cercando di rendere partecipe chi lo ascolta, con la speranza che possa condividere con i musicisti la ricchezza e la profondità di questo affascinante repertorio musicale.
Odissea
BANDADRIATICA

Odissea

ODISSEA è il nuovo progetto discografico che esplora a fondo le sonorità d’ispirazione nordafricana, che la band ha iniziato a frequentare da qualche tempo. L’ispirazione nata dalla frequentazione dei tanti artisti incontrati nel periplo musicale dei concerti e delle feste, si è arricchita di una ricerca approfondita e di ascolti mirati e ha portato all’accostamento del suono della sezione fiati e dell’organetto, che evocano il Sud e i Balcani, alle ritmiche gnawa e a una sinuosa chitarra elettrica di ispirazione ‘sahariana’. I testi originali raccontano il viaggio, affiancando mito e attualità per raccontare le storie dei migranti (come nei brani Odissea e Migrante), in forma ironica (L’idea) o poetica (Stella della notte). L’Odissea di Ulisse viene traposta nella figura del migrante, che solca i mari per ritrovare se stesso o per poter migliorare la propria condizione di vita. Da sempre il Mediterraneo è il mare dei ritorni e le assonanze attorno alle quali orbita la poetica della BandAdriatica lo dimostrano a pieno: suoni provenienti da Paesi apparentemente lontani, si mescolano e svelano la propria origine comune, la musica viaggia contemporaneamente in avanti, sospinta dalla sperimentazione e a ritroso nel tempo, alla ricerca della propria identità.
Distribuito da Felmay
Putiferio
EPIFANI Mimmo

Putiferio

Mimmo Epifani è considerato un personaggio particolare, sia come performer sia per le innovazioni e tecniche di improvvisazione applicate ai suoi strumenti: il mandolino e la mandola. Tra queste la tecnica della mandola alla “barbiere”, così chiamata perché veniva insegnata agli allievi in un salone da barbiere a San Vito dei Normanni (in Puglia) da Costantino Vita, barbiere e musicista, e da Peppu D’Augusta, direttore di orchestrine che suonavano la pizzica (danza terapeutica del Salento detta anche Ballo di San Vito). Putiferio è una nuova e appassionata proposta di musica meridionale, fra tarante e suoni di barberia nello stile dell’inimitabile autore e mandolinista Mimmo Epifani. Uno sguardo allegro e sensibile, pieno di tradizione e partecipe delle sonorità contemporanee, grazie alla presenza del musicista e sound engineer Francesco Santalucia, coautore di molti brani. Musica per ballare e per ricordare. La presenza “dall’alto” del Maestro Antonio Infantino (recentemente scomparso) è palese nelle parole e nelle intenzioni di coloro che hanno realizzato Putiferio: A te maestro de li tarant, a te maestro di tutti quant, a te Maestro de li tarant, mo sta suene pi li santi.
Distribuito da Felmay
Tales Of Indian Sarod
PRADEEP BAROT / RICCARDO BATTAGLIA / FEDERICO SANESI

Tales Of Indian Sarod

Lo strumento centrale di questo cd, come evidenziato fin dal titolo, è il Sarod, oggi uno degli strumenti classici più popolari in India del Nord. Il suono bello e dolce di questo liuto senza tasti, di origine centroasiatica può essere morbido e vellutato, ma anche potente, energico e percussivo. Il Sarod deve la sua forma moderna a Allauddhin Khan, musicista leggendario che più di chiunque altro ha dato forma alla musica strumentale indiana nel corso del XX° secolo. Nella musica indiana, un raga è un racconto musicale, l'esplorazione di un universo melodico e il modo per un artista di esprimersi poeticamente attraverso la musica improvvisata. E' la principale forma di musica classica al giorno d'oggi, costituita da diverse parti: Alap (lenta introduzione), jor (un'evoluzione del Alap, con una scansione ritmica (tala) più evidente), un gat (composizione e improvvisazione) lento, seguito da un gat più veloce. I tre raga presentati nel CD, Bageshri, Abhogi e Kafi, sono raga della notte, basati sul Kafi Thaat, una scala molto diffusa nella musica Hindustani (lo stile classico dell’India del Nord), simile al modo Dorico del sistema occidentale. Ogni raga ha un modo unico e specifico di trattare le note della scala, le composizioni e l’improvvisazione, generando così emozioni e stati d’animo diversi nell’ascoltatore. PRADEEP BAROT da più di quarant’anni studia con la leggendaria Smt. Annapurna Devi, figura cardine della musica dell’India del Nord. Pradeep, è un importante esponente del Gharana (scuola) Maihar. RICCARDO BATTAGLIA polistrumentista e compositore, studia con Padeep Barot dal 2001. Ha suonato in varie parti del mondo, tenendo corsi di pratica strumentale, composizione e ricerca. Oltre alle diverse esibizioni internazionali, svolge continuativamente un’intensa attività didattica . FEDERICO SANESI Allievo di tabla del Maestro indiano Pandit Sankha Chatterjee da oltre vent’anni e di percussioni con I. Savoia, E. Lucchini e D. Searcy, ha suonato e registrato con molti fra i migliori musicisti indiani, fra cui Hariprasad Chaurasia, Ritwik Sanyal, Shujaat Husain Khan, Supriyo Dutta e in ambito contemporaneo/jazzistico, con Dino Saluzzi, Vincenzo Zitello e Stephen James, paolo Paolo Fresu, John Taylor, Maria Pia De Vito, Fabrio D Andrè. Ivano Fossati, Oltre all’attività di performer, Federico Sanesi insegna tabla al Conservatorio di Vicenza.
The Taan trio Live at Easy Nuts Lab
Alberto N. A Turra

The Taan trio Live at Easy Nuts Lab

Nuovo album di ALBERTO N.A. TURRA, qui alla guida di THE TAAN TRIO, con un live registrato in un’unica session lo scorso 23 dicembre al Easy Nuts Lab di Roberto Zanisi. L’album condensa il progetto musicale sviluppato nel lungo tour che nel corso di tutto il 2018 ha portato i tre musicisti (Alberto N.A.Turra, William Nicastro, Stefano Grasso) ad esibirsi nelle situazioni musicali più diverse in tutta la penisola, e negli Stati Uniti, con oltre cinquanta concerti. Con questo nuovo lavoro TURRA riesce a dare testimonianza tangibile della profondità che l’indagine di questo trio ha raggiunto sui temi dell’improvvisazione, del sincretismo tra i linguaggi delle culture e le rispettive avanguardie; della contemporaneità delle stesse, dell’interplay e della ritualità. Tutte queste modalità rappresentano il cuore della riflessione e del fare musica di ALBERTO N.A. TURRA, sin dal disco Azimuth (Felmay 2015) per arrivare a It Is Preferable...(Felmay2017) passando per Spiritsongs con Shanir Blumenkranz e Brian Marsella (Setola Di Maiale 2016). Nello studio di registrazione e spazio artistico multidisciplinare di Roberto Zanisi, l’Easy Nuts Lab, Maurizio Nardini e lo stesso Zanisi si sono adoperati affinché le registrazioni live fossero del miglior livello possibile. Il risultato è questo disco che TURRA descrive come “il necessario tributo e ringraziamento al talento, alla cura e alla sensibilità che i due produttori hanno speso nel rileggere, prova dopo prova, concerto dopo concerto, una musica che mai avrei creduto si potesse scolpire e trasfigurare fino al punto di tale intensità”. In questo senso si possono rintracciare nell’ascolto echi di due pietre miliari del suonare in trio: il trio Frisell/Driscol/Baron e il disco Bright Size Life di Metheny/Pastorius/Moses, con l’aggiunta di un certo uso dell’elettronica, che unita alla trasversalità della scrittura e dell’improvvisazione, insieme a una massiccia dose di jazz-core-attitude, restituiscono un’esperienza sonora di forte impatto fisico ed emotivo e per questo, appunto, rituale. Questo CD, come il precedente It is Preferable Not To Travel With A Dead Man (Felmay, Chant Records 2017), è stato realizzato in collaborazione con l’etichetta digitale newyorchese Chant Records, e preceduto da un tour nell’area di New York. ALBERTO N.A. TURRA chitarrista, compositore e arrangiatore si muove sulla scena musicale italiana da oltre dieci anni. Da tempo alterna l'attività di chitarrista on stage con molti e diversificati progetti (Shanir Blumenkranz, Roy Paci - Corleone, Pierpaolo Capovilla, Giovanni Venosta, e Diego Mancino, solo per citarne alcuni) a quella di compositore per il cinema, per il teatro e per la danza contemporanea. Gli ultimi anni sono stati molto prolifici per TURRA, soprattutto per quanto riguarda la musica per immagini in movimento, sia essa a uso cinematografico, teatrale o di balletto. In particolare ricordiamo il docu-fiction di Francesco Fei Giovanni Segantini: ritorno alla natura, interpretato da Filippo Timi, e The Origins Of Music dei registi messicani Daniel Arvizu e Sam Madrigal.
Sentimento Popolare
CAMILLA BARBARITO

Sentimento Popolare

Questo album, afferma CAMILLA BARBARITO, è l’esito di anni di concerti capillari che hanno irrorato Milano e altri luoghi nelle sue zone ‘liberate’, ovvero in quelle sacche di ossigeno della cultura alternativa popolata dalle persone in cerca di un fatto artistico non troppo addomesticato. E non c’è niente di più bello di un uditorio composto di teste pensanti dal cuore disponibile! Via via nel tempo il perimetro dei luoghi dove portare il nostro spettacolo si è allargato moltissimo, permettendoci di incontrare molte più persone, ma sempre cercando con rigore quel momento autentico. Ed è anche l’esito della felice famiglia fatta di tanti musicisti a cui possiamo fare riferimento. Il progetto si articola in modo molto libero passando tra frammenti ed elaborazioni musicali di vari paesi, continenti e contesti. Il comune denominatore è quello del “Sud” del mondo e della valorizzazione della cultura di estrazione popolare. Lontanissimo dagli approcci filologici e rivendicativa di una matrice non anglofona. Si aprono dunque scenari diversi tra America Latina (tr.1,6) Grecia (tr.3,5,11) Est Europa (tr.12) Italia del sud (tr.8,10,13) Francia (tr.4) un omaggio a Nino Rota, magistrale connettore di mondi tra cultura popolare nostrana e scrittura compositiva; un brano anti-colonialista senegalese mescolato con il canto degli spiriti eroici di Yukio Mishima, un valzer originale per le parole della mistica spagnola Santa Teresa d’Avila, e una canzone del repertorio di Mina rubato da un’esibizione en travesti. Sentimento Popolare è un disco che vuole essere il meno possibile ammiccante e a modo suo anche un pò grunge, ma diversamente da molte espressioni contemporanee occidentali, rifiuta il tema esistenzialista e individuale a favore di uno sprigionamento condiviso di energie tratte dalla tavolozza dei colori primari delle emozioni. Il suo segno naturalmente è determinato da una scelta vocale precisa, figlia di un’urgenza espressiva e identitaria molto radicale, che volge lo sguardo deferente ai molti interpreti spesso anonimi della musica tradizionale e popolare. CAMILLA BARBARITO , classe 1978, è una cantante e performer milanese che si è formata attraverso un percorso variegato di teatro sperimentale e canto, grazie anche ad alcune giovanili tournée nell’ Africa Sub-Sahariana e la conseguente scoperta delle culture extra-europee. Collabora con numerosi ensemble musicali e porta avanti una propria originale ricerca nell’ambito della musica popolare mediterranea, ispirandosi alle sonorità balcaniche, al fado portoghese, alla musica rebetika greca, al tango argentino e alla musica Rom. Parallelamente vive molte esperienze sia come attrice di teatro che come vocal-performer all’interno di spettacoli e concerti di natura sperimentale e improvvisativa. Ha lavorato tra gli altri con Vladimir Denissenkov, Ivana Monti, Jovica Jovic, Paolo Rossi, Roberta Torre, AGON, Teatro delle Moire, Duccio Bellugi del Theatre du Soleil, Nema Problema Orkestar e Musicamorfosi, oltre a numerosi altri protagonisti della scena musicale milanese contemporanea. E’ spesso ospite della trasmissione Piazza Verdi di Rai Radio Tre. E’ l’ideatrice del personaggio Nina Madù, che insieme alla band Le Reliquie Commestibili si è fatto apprezzare in ambito indipendente. Insieme a Fabio Marconi è direttrice artistica della rassegna musicale La Cura di Dioniso per Van-Ghè Ambulatorio d’Arte.
Eremitaggi
BAROVERO Fabio

Eremitaggi

Il terzo disco solista di FABIO BAROVERO si compone di 10 brani tessuti con materiale elettronico e archi di contrabbasso e violino. L’album è stato registrato durante il 2018 nello studio Verosound, l’atelier musicale voluto e realizzato da Fabio Barovero su di un lembo di terra circondato dal fiume Dora, alle porte di Torino. Le tracce, che l’autore definisce «Eremitaggi», ovvero azioni creative attraverso cui «allontanarsi da tutto per avvicinarsi al tutto», nascono dal bisogno di ottenere una musica vicina al versante sacro dell’esistenza, che dispensi pietas sulla vita consumata, sui luoghi e sui beni scomparsi o in progressivo abbandono. «Nell’epoca dell’apparente azzeramento delle distanze», dichiara Barovero, «attraverso la solitudine e il linguaggio sensibile delle proprie emozioni e del proprio dolore, ci si ritira dal mondo per poi vederlo meglio» . In questo ritrarsi, che è ambizione, ricerca musicale ed emotiva, ci si inoltra fino a trovare la versione più intima e assoluta di se stessi. Il luogo che questo disco invita ad esplorare attraverso i 10 eremitaggi è quello di un genere che si potrebbe definire di musica classica-elettronica-cinematica, per le influenze del compositore, autore negli ultimi anni anche di diverse colonne sonore per il cinema, e per gli apporti dei musicisti Federico Marchesano (contrabbasso) e Simone Rossetti Bazzaro (violini). «Nella realizzazione di questo lavoro, ho cercato di costruire un’ambientazione sacra in cui portare la mia musica. Mi sono allontanato come farebbe un eremita, figura che mi sembra lontana dalla contemporaneità, ma che sento a me vicina. Utopica forse. E’ così profondamente necessario per me che ci si allontani dal mondo iper connesso, dall’ossigeno sintetico, e che ci si metta sulle orme di una ricerca vitale per scoprirci più selvatici» FABIO BAROVERO lavora per il cinema, la televisione, la radio e il teatro. Al suo attivo ha centinaia tra spettacoli, concerti, sonorizzazioni, allestimenti, e vanta la partecipazione come compositore, musicista e produttore, a decine di progetti discografici in ambito italiano e internazionale. Come membro fondatore della storica band torinese Mau Mau, è autore di 10 album che sono stati portati in tour con migliaia di concerti, festival europei, compilazioni, colonne sonore. Tra le molte collaborazioni, si ricordano quelle con Africa Unite, La Crus, Ivano Fossati, Vinicio Capossela, Arthur H, Cristina Zavalloni. E’ coautore, produttore ed esecutore delle musiche di tutti gli album di Saba Anglana, pubblicati in 60 Paesi. E’ ideatore, produttore e autore del progetto Banda Ionica, di cui curò l’avventura discografica che ha portato al successo il revival del genere bandistico in Europa e nel mondo. Vince il nastro d’argento per le musiche del film La Febbre di Alessandro D’Alatri e il “Carlo Savina Music Award” per la colonna sonora di “Dopo Mezzanotte”, film di grande successo di Davide Ferrario. Compone la colonna sonora per l’allestimento del tour mondiale della mostra Off Brodway, dell’agenzia Magnum Photos. Pubblica a proprio nome, come solista, tre album: Preghiere (2003) in cui fonda una personalissima estetica musicale tra elettronica e partiture orchestrali, avvalendosi anche di registrazioni sul campo (voci di persone che praticano hatha yoga sulla spiaggia di Bombay, i lamenti di un funerale a Luanda, rituali dedicati alla Madonna di Guadalupe in Chapas). Sweet Limbo (2010), un album denso di suggestioni e visioni in cui BAROVERO disegna un luogo immaginario delle possibilità infinite, affrancato dall’assillo delle categorie e delle appartenenze, un elogio laico al libero territorio dell’anima. Eremitaggi (2018), è il suo nuovo lavoro discografico.
Moon Night
GUO GAN

Moon Night

La musica cinese oggi molto probabilmente non sarebbe quella che è se non ci fosse stato Liu Tian Hua. Nel corso della lunga storia della Cina, la musica è sempre stata parte integrante della società. Molto prima della nascita della musica classica occidentale, molto prima che l'Occidente sviluppasse un modo per annotare la musica stessa e molto prima che anche in Occidente ci fosse uno studio sistematico della materia, i cinesi avevano scritto trattati sull’argomento e avevano costituito un dipartimento apposito per studiare questa disciplina nelle scuole e negli atenei di cui rimangono tracce negli scritti di insigni studiosi. Con il declino della dinastia Qing, del XIX e XX secolo, tuttavia, la musica cinese precipitò in un abisso. Il declino della musica di corte relegò ai soli artisti di strada e ai pochi strumentisti che eseguivano musica per riti e cerimonie religiose, il ruolo di unici musicisti professionisti ormai rimasti. Si trattava di lavori poco prestigiosi che venivano solitamente riservati ai componenti dei livelli più bassi della società. Dopo l’abolizione degli esami imperiali in Cina, Liu Tian Hua ebbe l'opportunità di ricevere un'educazione musicale occidentale studiando l’uso del violino e della tromba, già da allora intuendo quanto fosse importante per la sua formazione e per lo sviluppo della musica nel suo Paese, lo studio della musica e degli strumenti cinesi e dell’ erhu in particolare. Per approfondire la conoscenza della musica tradizionale imparò a suonare l'erhu e il pipa dai musicisti religiosi e dagli artisti di strada. L'erhu era stato fino a quel momento considerato uno strumento molto importante nella musica cinese anche se prevalentemente utilizzato come strumento di accompagnamento. È solo nelle mani di Liu Tian Hua che da strumento di accompagnamento diviene strumento solista. Convinto dell’importanza di preservare e sviluppare la musica cinese attraverso l’educazione, Liu Tian Hua ha lasciato molti scritti su questo argomento e grazie anche alla propria esperienza educativa, ha individuato nuovi metodi per insegnare la musica tradizionale cinese che in quel periodo stava rischiando di venire pericolosamente dimenticata. In questa nuova registrazione, Moon Night, il sesto CD che GUO GAN incide per Felmay, il grande virtuoso omaggia Liu Tian Hua eseguendo dieci composizioni per solo erhu del grande maestro. GUO GAN, maestro dell’Erhu (violino cinese a due corde di origine centro asiatica) fattosi ambasciatore del suo strumento nel mondo, ci ha negli anni abituato ad incontri inconsueti ed inaspettati. Ricordiamo, fra gli ultimi quello con gli strumenti rari e sconosciuti nelle mani di LOUP BARROW (fy 8228) e il meraviglioso connubio con il suonatore di balafon ALY KEITA (fy 8243). Nato a Shenyang, in Cina, in una famiglia di artisti, GUO GAN si è avvicinato fin da bambino alla musica. All'età di quattro anni, ha iniziato con il padre Guo Junming (famoso maestro cinese dello strumento) ad imparare l'arte dell’erhu, antico strumento a corde. Nel 2001, GUO GAN si è trasferito a Parigi per estendere le sue esperienze musicali e ampliare la sua conoscenza delle percussioni con il professor Marc Vives Querol. Da allora, ha fatto conoscere la musica cinese al mondo occidentale, collaborando con molti artisti di fama: Lang Lang, Hans Zimmer, Gabrel Yared, Yvan Cassar, Didier Lockwood, Jean-François Zygel e molti altri. L'artista ha anche partecipato alla registrazione delle colonne sonore di molti film. Nell’ aprile 2016 GUO GAN è stato insignito col titolo di Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere dall'Ambasciata di Francia in Cina, per il suo contributo allo sviluppo degli scambi culturali e la creazione di nuovi ambiti di incontro fra musicisti francesi e cinesi. Con più di duemila concerti al suo attivo, GUO GAN ed il suo elegante virtuosismo hanno traghettato l'erhu dalla tradizione cinese ad una condivisione con le altre culture musicali del mondo collaborando fra gli altri con Jan Garbarek, Cheick Tidiane Seck, Rokia Traoré, Tiken Jah Fakoly, Amadou e Mariam Bagayogo, Aly Keita, Habib Koité e molti altri.
Air sculptures
TIZIANO TONONI & The Ornettians

Air sculptures

Air Sculptures completa la una trilogia di lavori di TIZIANO TONONI dedicati alla musica di Ornette Coleman, iniziata nel 2004 (Peace Warriors, Black Saint) proseguita nel 2006 (Forgotten Children/Black Saint) e che si conclude con questo omaggio a Free Jazz (Atlantic, 1960). La suite Air Sculptures, scritta per nove musicisti, non a caso dura esattamente 37.03 minuti (la durata esatta della versione ufficiale dell’incisione di Coleman) e vede all’opera un doppio quartetto, in omaggio alla grande composizione/improvvisazione del doppio quartetto di Coleman, che nel dicembre 1960 scrisse una delle pagine più innovative della storia non solo del jazz, ma di tutta la musica del ‘900. A corredo di tutto questo, una serie di brani di Ornette Coleman del suo periodo in quartetto, reinterpretati in formazioni più piccole, tratte dal nonetto, per cercare di rendere più attuale la grande lezione che il sassofonista di Fort Worth ci ha lasciato in eredità, auspicandosi che la sua musica potesse diventare veicolo affinché altri la utilizzassero per poter dire una parola originale e propria. Nato a Milano nel 1956, TIZIANO TONONI inizia a suonare la batteria da autodidatta in gruppi rock e dalla metà degli anni ‘70 si avvicina progressivamente al jazz nelle sue diverse forme. Nel 1978 incontra il percussionista americano Andrew Cyrille, con cui inizia a studiare a New York e successivamente, a varie riprese, sia negli Stati Uniti che in Europa. Nel 1979 entra alla “Civica Scuola di Musica” di Milano dove studia sotto la guida di David Lee Searcy, primo timpanista dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Nel 1981 torna a New York per studiare con Bob Moses e nello stesso anno fonda con il sassofonista Daniele Cavallanti il gruppo Nexus, formazione che si fa conoscere in Italia e in Europa attraverso la partecipazione a concerti, rassegne e festival internazionali. TIZIANO TONONI è membro fondatore dell’Italian Instabile Orchestra, con cui ha suonato nei maggiori festival internazionali, e di Nexus, ha inciso per le etichette ECM, Enja, Leo Records, Black Saint, Soul Note, Splasc(h), Red Record e LongSong ed ha vinto numerosi premi della critica, nazionali ed internazionali. Ha suonato e/o registrato con Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Roberto Ottaviano, Dino Betti Van Der Noot, Giancarlo Schiaffini, Enrico Rava, Muhal Richard Abrams, Pierre Favre, David Friedman, Dave Liebman, Jean Jacques Avenel, Oliver Johnson, Maggie Nicols, Andrew Cyrille, Barre Phillips, Mark Dresser, Ray Anderson, Steve Lacy, Dewey Redman, Tony Scott, William Parker, Cecil Taylor, Glenn Ferris, Mark Dresser, Herb Robertson, Steve Swell, Joe Fonda, Jaimoe, Roswell Rudd. Ha vinto con due lavori a proprio nome – “Awake Nu A / A Tribute To Don Cherry” e “We Did It, We Did It (Rahsaan & The None”) – entrambi su etichetta Splasc(h) Records, le edizioni del TOP JAZZ 1996 e 2001
Entomology2
BANDAKADABRA

Entomology2

Normalmente funziona così. Una band entra in studio, registra il disco e poi parte per il tour. Ecco, la BANDAKADABRA, da anni, fa esattamente il contrario. Prima partono in tour e poi, quando pensano che i brani siano maturi, entrano in studio per registrarli. A quel punto, però, immancabilmente cominciano a sentire la mancanza degli spettatori. In fondo, la BANDAKADABRA è sempre stata visceralmente una live band: sono abituati a esibirsi dal vivo, lo hanno fatto un numero esorbitante di volte e le reazioni del pubblico sono diventate ormai parte integrante della loro musica. Rispetto a Entomology vol.I (Felmay 2015), è cambiato il sound complessivo del gruppo mentre la formazione è rimasta sostanzialmente la stessa: sette fiati, un rullante e una grancassa. Anche il repertorio presenta alcune novità. Innanzi tutto due brani cantati: Jump, Jive an' Wail di Louis Prima e una cover “ironica” di With a Little Help from my Friends. Infine Sushi Candy, l'unico pezzo completamente originale. Le sonorità dell'Est Europa, vecchio marchio di fabbrica del gruppo, fanno capolino solo in My Crash, un mush up che riprende la hit dei Propellerheads e la mescola alle melodie e ai ritmi balcanici. Il resto del disco attraversa le atmosfere della musica latino-americana, dello swing e del rock-steady. A ciò si sono aggiunte le migliaia di chilometri fatte in furgone, le tantissime persone incontrate in giro per l'Europa nel corso degli ultimi anni. E poi, l'entusiasmo. L'entusiasmo di chi continua a pensare che una band per esistere debba soprattutto suonare dal vivo. Sembra un'affermazione banale ma pensandoci bene, forse, oggi non lo è più. Nata a Torino, la BANDAKADABRA vanta una frenetica attività live che l'ha portata a esibirsi sia in Italia che nel resto d'Europa e a guadagnarsi una crescente attenzione da parte degli appassionati, soprattutto grazie a una riuscita combinazione di musica e cabaret, e alla capacità di proporre uno spettacolo capace di conquistare qualsiasi tipo di pubblico. Negli anni inoltre la BANDAKADABRA ha avuto modo di dialogare creativamente in veste di backing band e di dividere il palco con artisti provenienti da generi diversi: Vinicio Capossela (Quando la banda passò, 2015), il poeta Guido Catalano, Samuel (Subsonica) (TourinTurin, 2017; Dove Scappi brano inciso per la colonna sonora del film Una Vita Spericolata di Marco Ponti, 2018; Docufilm Samuel – il codice della bellezza, 2018) e il rapper Willie Peyote (Festival Proxima, 2017). Dall'Edinburgh Jazz & Blues Festival a Chalon dans le rues (Francia) , passando per Jazz sous le pommiers, Udin Jazz e Premio Tenco, solo negli ultimi quattro anni la BANDAKADABRA si è esibita in centinaia di concerti in tutta Europa, tra manifestazioni musicali, teatri e rassegne di strada, affermandosi come una realtà artistica unica nel suo genere.
Funfara
BANDA OSIRIS

Funfara

In questo progetto discografico, (per la prima volta quasi esclusivamente strumentale) la BANDA OSIRIS affronta il linguaggio prettamente Bandistico tradizional-popolare italiano che ha influenzato molta della musica del nostro Paese (da Nino Rota in giù o in su se preferite). Un linguaggio sul quale i membri stessi della banda si sono formati e che hanno cercato di modernizzare e attualizzare trasformandolo in una sorta di colonna sonora. La narrazione di un ideale racconto immaginario, suscettibile di libere associazioni a immagini e scene per uno spettacolo o per un film. Non poteva mancare, nella realizzazione di questo fatidico album, lo storico brano della banda Caterpillar, sigla dell’omonima trasmissione radiofonica, dove già nel 1998 venivano mischiati riff techno, musica bandistica, assoli mediterraneo balcanici e disco music. Si aggiungono poi una versione totalmente reinventata di Bella Ciao, (Oggi un giorno del ’44) un altro brano strumentale, quasi un sirtaki, e due canzoni, una ambientalista un po’ satirica (Acquedotto Oleodotto) e un’altra (Noi siamo le canzoni) che racconta le vicissitudini delle canzoni di serie B, quelle sempre scartate, accantonate, in altre parole un canto di rivendicazione! Il tutto condito con lo spirito sempre brillante di questo inossidabile quartetto che celebra con Funfara i quasi quarant’anni di attività. La BANDA OSIRIS è un gruppo nato nel 1980 che privilegia la teatralità della musica, soprattutto mischiandola con la comicità, e la cui maggiore forza è data proprio dal momento live. Per questo le registrazioni dei loro lavori si possono contare sulle dita di una mano. In questo disco sono state raccolte composizioni originali registrate assieme alla banda di Filiano (Basilicata) dove il connubio fra le sonorità corrisponde molto al loro spirito: un suono popolare, onesto, grezzo e potente ma al tempo stesso melodico e lirico. Con la Banda di Cavenago e Agrate in Brianza, dalla parte opposta dell’Italia, hanno infine registrato la parte più “canora” del repertorio. L’ambiziosa idea che ha guidato la concezione di questo lavoro è stata quella di creare un nuovo repertorio o meglio, un nuovo modo di considerare il repertorio “da banda”, una tradizione tutta italiana, innestandola su una modalità di scrittura più moderna e attuale.
Distribuito da Felmay
Passionate Voice
Supriyo Dutta - Federico Sanesi

Passionate Voice

Un nuovo titolo ad arricchire la sezione del canto classico dell’India del Nord (Hindustani) del nostro catalogo che già prevede maestri leggendari come Bade Ghulam Ali Khan, Mallickarjun Mansur, Ustad Fayaz Khan, Balamurali Krishna, insieme ad artisti di nuova generazione come Sangeeta Bandiopadhyay e Anupama Bhagwat. SUPRIYO DUTTA, cantante Hindustani di Calcutta, con questo album ci offre un saggio le proprie capacità canore nello stile classico khayal, e nelle forme semi classiche come tarana e dadra. Accompagnato da FEDERICO SANESI alle tabla, insieme ad un piccolo ensemble di strumentisti indiani, la voce ed il talento di SUPRIYO sono tali da coinvolgere l’ascoltatore in un mondo di emozioni che rimanda al suo stesso leggendario maestro Ustad Ameer Khan. Conosciuto ed apprezzato performer dello stile classico Hindustani SUPRIYO DUTTA ha visto la sua popolarità crescere, nel corso della sua carriera, non solo in India, ma anche e sempre di più fra gli estimatori della musica indiana di diversi paesi europei come Italia, Germania e Francia, così come negli Stati Uniti e in Australia. Nel suo repertorio SUPRIYO include vari stili come Khayal, Tarana, Thumri, Bhajan e Sufi, ed è particolarmente abile nel creare composizioni originali usando i vari stili della world music. Proveniente da una famiglia di grandi amanti della musica, SUPRIYO DUTTA è stato iniziato al canto fin dalla tenera età di cinque anni sotto la guida di Shri Bidhan Mitra. Successivamente allievo di Pandit Ramkrishna Basu (a sua volta discepolo del leggendario Ustad Ameer Khan), ha proseguito gli studi sotto la guida di Vidushi Subhra Guha . Dotato di una potenza vocale fuori dal comune e guidato da una innata passione per la musica e una particolare sensibilità per la ricerca, SUPRIYO DUTTA è stato accolto da grandi consensi di pubblico e di critica ed ha conseguito riconoscimenti e premi prestigiosi sia in India che all’estero. FEDERICO SANESI Allievo di tabla del Maestro indiano Pandit Sankha Chatterjee da oltre vent’anni e di percussioni con I.Savoia, E. Lucchini e D. Searcy, ha suonato e registrato con molti fra i migliori musicisti indiani, fra cui Hariprasad Chaurasia, Ritwik Sanyal, Shujaat Husain Khan, Supriyo Dutta e in ambito contemporaneo/jazzistico, con Dino Saluzzi, Vincenzo Zitello e Stephen James, paolo Paolo Fresu, John Taylor, Maria Pia De Vito, Fabrio D Andrè e Ivano Fossati. Oltre all’attività di performer, Federico Sanesi insegna tabla al Conservatorio di Vicenza. Con FEDERICO SANESI Felmay ha prodotto precedentemente alcuni CD che lo hanno visto accompagnare importanti musicisti indiani come Shujaat Husain Khan (fy 8176), Pradeep Barot (fy 8251) e l’americano Stephen James (fy 8024) di jazz.Enzo Favata e Dino Saluzzi ( fy 7001) e world Vincenzo Zitello fy 8035
Truco Blues
FRANCISCO

Truco Blues

“Abbiamo provato a descrivere musicalmente un viaggio. Un viaggio, non necessariamente avvenuto. Un viaggio alla ricerca di nuovi spazi da occupare. Un volersi sentire parte di qualcosa pur mantenendosi diversi, agire attraverso l’istinto, il pensiero o il gesto. Questo album ne è il risultato.” Francisco è un nuovo progetto che nasce dalla collaborazione tra Fabrizio Barale e Fabio Martino. La lunga e vivace carriera dei due musicisti piemontesi già membri degli Yo Yo Mundi, (oltre a numerose collaborazioni importanti come quella con Ivano Fossati), trova oggi nuovo slancio ed energia grazie alla realizzazione di questa prima produzione. Perchè il titolo Truco Blues? Il Truco è un gioco di carte molto popolare nell’America del Sud ed è stato importato in Italia dai viaggiatori di inizio secolo scorso. Fino a qualche anno fa nelle osterie del Basso Piemonte – di cui Barale e Martino sono originari – era abitudine che gli anziani passassero i pomeriggi giocando al Truco e, cosa assai bizzarra, si parlassero in spagnolo per indicare i punti o le “mosse”. Quegli stessi giocatori erano, un tempo, stati migranti, uomini e donne partiti e poi tornati dalle Americhe. Alcuni di essi con qualche piccola fortuna, la maggior parte senza un soldo, un mazzo di carte in tasca ed una lingua nuova da ricordare. La narrazione di questa vicenda ci rimanda ad una atmosfera blues (inteso come quel sentimento di malinconia, di rassegnazione ma anche di voglia di rivalsa). Da tutto ciò nasce il titolo di questo lavoro e l'intenzione di “dipingere” musiche per viaggiatori. Truco Blues è un ricco quadro musicale, libero nella forma, che brilla anche grazie ad una serie di fortunati incroci artistici, alle contaminazioni e alle collaborazioni con alcuni amici musicisti. Guido Guglielminetti suona il basso, Lillo Fossati la batteria, Ismael Outtarà la voce di “Afro Talk”, Animor, che appare in “Fiore di Seta”, le voci multi-lingue di “Magnifico”, Fabrizio Pagella alla recitazione, la sezione fiati e la voce di Cerno dei The Vad Vuc ed altri ancora. Chitarra e fisarmonica si incontrano in questo progetto in cui la parte strumentale fa da ossatura alle liriche, affidate alla penna dello stesso Barale, delineando la forma di 12 tracce, di cui 7 cantate, 3 con recitati e 3 strumentali. I protagonisti di Truco Blues sono dunque il trattenere il fiato, il pazientare, il pensiero, l’ascolto, l’ombra ma anche tutti i suoi contrari. Si ha la sensazione, ascoltando il disco, di doversi fermare anche solo per quell’attimo, di doversi scostare dal flusso continuo e travolgente delle cose. Di concedersi una breve pausa per poi riprendere il passo. Buon ascolto.
Distribuito da Felmay
Gravure
BALARÙ

Gravure

BALARU’: in piemontese chi ama ballare. Dopo anni in giro per l’Italia e l’Europa, impegnati a riproporre la musica da ballo tradizionale con diverse formazioni, quattro musicisti hanno deciso di unire le forze in un nuovo progetto comune. Andrea Beltrando, Francesco Cavallero, Andrea Lopomo e Ilario Olivetti, i BALARU’, si sono posti l’obiettivo di riproporre, all’interno del panorama Balfolk europeo, le danze tradizionali della loro terra. Dal settembre 2015 è partito quindi un periodo di lavoro fatto di ricerca sul campo, sbobinamento di vecchie registrazioni e soprattutto arrangiamento delle antiche melodie popolari, in modo da riproporre un repertorio tradizionale importante e spesso semisconosciuto, presentato con arrangiamenti moderni ed alcune composizioni originali. Sono così confluiti nel progetto alcuni brani tratti da diverse aree del Piemonte (Val Chisone, Canavese, Val Varaita, Roero, Valli di Lanzo, ecc) ed alcune composizioni inedite (L'amore è.., Il Profeta, L'aiga verd, Crepuscolar) riarrangiate in modo da essere ballabili non solo come danze piemontesi, ma anche nell’ ambito del più vasto balfolk francese ed europeo. Dopo altri due anni di concerti e stage, è sorto il bisogno di lasciare traccia del percorso fatto, continuando sul solco (da cui il titolo del disco, Gravure, che in piemontese significa "incisione, intaglio") del lavoro fatto dai tanti ricercatori che dagli anni '60 ad oggi ci hanno restituito melodie e canzoni meravigliose, strappandole letteralmente all'oblio. La speranza è quella di aver dato nuova linfa a queste melodie, affinché vengano ancora cantate e ballate nelle feste, da questa e dalle prossime generazioni.
Orfeo Incantastorie
SIMEONI Raffaello

Orfeo Incantastorie

Ogni giorno cerco una luce, un’ombra, e intreccio queste mie mani erranti prendendo dal mondo colori e melodie, li accosto tra loro, mescolo e compongo le tinte che si trasformano in storie, suoni e canti, ma anche rocce, alberi e animali fantastici. Raffaello Simeoni Uno dei maggiori compositori e interpreti italiani di canto popolare, instancabile autore, ricercatore e rielaboratore di materiali tradizionali della Sabina, Raffaello Simeoni torna con il nuovo progetto Orfeo Incantastorie. Simeoni riparte dall’antica tradizione popolare di questa parte dell’Italia profondamente segnata da echi di cultura francescana: canti di viaggio e pellegrinaggio, storie di incontri fantastici immersi in ambienti naturali di straordinaria bellezza sono i motivi con cui costruisce una trama narrativa di struggente commozione poetica. La sua potente voce canta come un moderno Orfeo invocazioni alla Madre natura, richiami agli animali, canzoni d’amore, ninna nanne, canti a braccio, generando una trama narrativa che scuote, affascina e trascina il pubblico in un dipinto immaginario. A proposito: le illustrazioni (in copertina e altrove) sono realizzate da lui stesso.
Distribuito da Felmay
A fuoco lento
LA BANDA DELLA RICETTA

A fuoco lento

C’è da divertirsi ascoltando il curioso repertorio di questo nuovo gruppo al femminile. Ma c’è anche da assaporare tanto che alla fine si può affermare “buono, questo spettacolo”. (Music In) “La musica è il cibo dell’amore”, ricorda Shakespeare, ma è vero pure che il cibo è la musica della vita. Questo filo rosso è fortemente seguito dalle musiciste che danno vita a un nuovo originale progetto di Clara Graziano - La Banda della Ricetta – nel quale si canta del buon cibo in un repertorio accattivante, unico e divertente, con arrangiamenti particolari dove sono presenti influenze di diversi linguaggi musicali: musica klezmer, saltate di musica circense, spruzzate di jazz. I sapori e i saperi musicali del disco e dello spettacolo vengono sia dal repertorio folk della tradizione popolare italiana, sia da brani portati al successo da alcuni grandi interpreti come Domenico Modugno (La cicoria e ‘O cafè) e Caterina Bueno (Fagioli ‘olle ‘otenne), e da tanti altri pezzi originali.
Distribuito da Felmay
3
PAOLI Gino & REA Danilo

3

Gino Paoli è una leggenda della canzone d'autore italiana. Nella sua lunga carriera, iniziata negli anni '60, ha interpretato dischi memorabili e molte hits. Danilo Rea è uno dei migliori pianisti jazz italiani. "3" è il loro nuovo album dedicato alla canzone francese. Sempre attenti a nuovi stimoli ed esperienze, Paoli e Rea aprono un nuovo capitolo della loro avventura musicale : dopo "Due come noi che..."(2012) e "Napoli con amore" (2013), "3" è il terzo album del fortunato duo che si è formato nel 2011 per incidere "Un incontro in jazz". In questo nuovo album, dopo il songbook americano e napoletano, i due musicisti decidono di interpretare il repertorio della chanson francaise, brani di immortali autori della musica di tutti i tempi come Charles Trenet, Jacques Breil, Gilbert Becaud, Serge Gainsbourg e Léo Ferré.
Distribuito da Felmay
Lantias
LEDDA Elena

Lantias

"Làntias" è il nuovo progetto discografico di Elena Ledda, il risultato di preziose sinergie e collaborazioni che ben definiscono un percorso artistico che unisce la Sardegna al resto del mondo. L'album include 12 brani ispirati alle complesse vicende umane che caratterizzano la società all'alba del terzo millennio. Un album intenso nel quale parole e musica viaggiano attraverso gli intricati tempi attuali, senza perdere il legame con le proprie radici. Storie forti dei nostri tempi che raccontano gli innocenti di ogni parte del mondo in Ses andau e De arrùbiu, le tragedie dei migranti nei nostri mari e le sabbie del deserto in Cantu Luxis e Arenas, la violenza che esplode tra uomo e donna in Bèni. Argomenti che non possono non toccare le corde di un artista che sente la necessità di fare del suo lavoro un mezzo di comunicazione, attraverso il quale tentare di convergere emozioni, riflessioni e qualche speranza (Làntias). L'album non omette suoni e colori musicali che vanno dalla religiosità popolare alla semplicità delle melodie contadine, dalle filastrocche agli affascinanti strumenti tradizionali ed acustici. Suoni e colori maneggiati da un gruppo di eccellenti musicisti che accompagna Elena da molto tempo e da alcuni ospiti d'eccezione. Senza dimenticare tre splendide canzoni d'amore tratte dal songbook di Antonio Placer, Bianca D'Aponte e l'andina "Ojos Azules".
Distribuito da Felmay
Öte
Ali Fuat Aydin / Cenk Güray

Öte

Tanburi Cemil Bey 1873- 1916), compositore e virtuoso polistrumentista, visse e produsse musica nel periodo tardo ottomano, periodo caratterizzato da una particolare vivacità e varietà culturale, sviluppatasi come naturale evoluzione della vita ottomana di quei tempi. Questo ambiente di straordinaria diversificazione sociale era creato non solo dagli abitanti di Istanbul, con le loro diverse etnie e religioni, ma ha anche e soprattutto attraverso gli scambi culturali che avvenivano tra loro e quanti si recavano nella capitale dalle diverse regioni dell'Impero Ottomano e dalle altre parti del mondo, specialmente dall'Europa . Le composizioni realizzate ad Istanbul da Tanburi Cemil Bey rispecchiano perfettamente l'atmosfera culturale di quel periodo. Una cultura musicale sostenuta dalla tradizione classica, diffusa in tutta la città, ma arricchita sia dalle fiorenti tradizioni musicali delle comunità di turchi, curdi, greci, Armeni ed ebrei, che dalla tradizione classica europea già presente in maniera consistente. Tanburi Cemil Bey è stato in grado di combinare tutte queste tradizioni nella sua musica e utilizzare questi diversi elementi in uno stile assolutamente personale. Le sue ampie e sfaccettate capacità hanno rafforzato il patrimonio delle tradizioni musicali del passato Ottomano , tramandato da tempi antichissimi, e allo stesso tempo influenzato il suo sviluppo futuro. Questo CD è dedicato alla figura di TANBURI CEMIL BEY, all’eredità da lui lasciata nel panorama musicale tradizionale dell’Anatolia attraverso le sue performance, le sue composizioni e gli scritti teorici, per riconoscere l’enorme contributo che egli ha dato alla musica tradizionale turca di oggi. Ali Fuat Aydin, suonatore di bağlama, uno strumento a corde tipico della musica tradizionale turca, è nato nel 1973 nella Turchia occidentale e si è laureato in ingegneria nel 1998 all'Università di Izmir. Dopo la laurea ha continuato a tenere lezioni di bağlama. Negli anni ha contributo a creare un'ampia raccolta di brani della sua regione natale, concentrandosi in particolare sui ağır (lenti) zeybeks oltre a dedicarsi con passione all'attività concertistica. I suoi articoli su argomenti musicali, principalmente sulla musica turca, sono stati pubblicati su varie riviste. Ha inoltre presentato articoli per conferenze tenutesi all'estero. Nel frattempo, ha anche realizzato molte registrazioni in studio, tenuto concerti e contribuito a programmi radiofonici e televisivi sia come musicista che come ricercatore. CENK GÜRAY, nato a Ankara, si è laureato in ingegneria proseguendo al tempo stesso gli studi musicologici. Ha pubblicato recentemente uno dei più completi testi di studi teorici sulla musica turca; collabora e guida alcuni gruppi di etno jazz con cui si è esibito in diversi paesi europei ed è membro del DEM Trio, con cui ha registrato il CD, The Fountain (felmay records, 2008). Suona inoltre in duo con Ali Fuat Aydin, con cui ha registrato il CD Bir (felmay 2011) ed ha appena pubblicato una sua tesi sulla musica liturgica in Turchia per la quale ha realizzato anche un triplo CD che raccoglie il vasto repertorio di musiche a carattere religioso diffuse sulla penisola anatolica.
Such a Moon, the thief pauses to sing
PEPPE FRANA CHRISTOS BARBAS

Such a Moon, the thief pauses to sing

Il Makam è il sistema modale ottomano, la forma in cui si articolano i sistemi musicali delle tradizioni di corte e devozionali di una vasta area che si estende dal Maghreb fino all’Asia Centrale. La tradizione musicale ottomana affonda le sue radici agli albori dell’impero (XIII sec.) e, pur in continua osmosi con le musiche del mondo arabo e persiano, viene consegnata al presente in una forma sorprendentemente omogenea e coerente alle sue origini. Il Makam è una scala modale che include in sé un preciso viaggio melodico (Seyir) e una propria atmosfera modale che i musicisti e compositori di sette secoli hanno fedelmente riproposto nelle loro creazioni, indipendentemente dall’estro del singolo, dalle arditezze e genialità compositive, dalle mode stilistiche che hanno attraversato le varie epoche storiche dell’impero ottomano. Il greco CHRISTOS BARBAS (flauto diritto, ney) e l’italiano PEPPE FRANA (oud, lavta) si sono incontrati nel 2008 nell’ambito dei seminari musicali Labyrinth, a Creta, da studenti di ney e oud, con un background musicale occidentale. Grazie alla frequentazione di maestri come Ross Daly, Omer Erdogdular, Ahmet Erdogdular, Yurdal Tokcan e altri hanno potuto approfondire lo studio e la conoscenza del Makam ottomano. Con Such a Moon, the thief pauses to sing, primo lavoro discografico in duo, PEPPE FRANA e CHRISTOS BARBAS, quasi come due ladri incantati dalla luna, si fermano a cantare la loro estasi con dieci composizioni originali nello stile del Makam ottomano e improvvisazioni introduttive (Taksim). Grazie alla loro abilità tecnica e alla grande espressività spirituale, i due musicisti hanno la capacità di rendere attuali, accessibili ed emotivamente coinvolgenti le tradizioni orientali a noi prossime. PEPPE FRANA, nato a Salerno nel 1986, fin da ragazzo si appassiona al rock d’oltreoceano e oltremanica, cimentandosi nello studio della chitarra elettrica. Ventenne, viene folgorato dall’interesse per le musiche modali extraeuropee attraverso la musica di Ross Daly e intraprende lo studio dell’oud turco e di altri cordofoni a plettro in frequenti viaggi in Grecia e in Turchia, frequenta alcuni tra i più rinomati maestri: Yurdal Tokcan, Omer Erdogdular, Murat Aydemir, Daud Khan Sadozai e Ross Daly stesso. Collabora stabilmente con molteplici artisti e progetti musicali nell’ambito della musica antica,orientale ed extracolta tra cui : Ensemble Micrologus, Ensemble Calixtinus, Ensemble Exaquier, LaContraclau, Cantsiléna, Ensemble Bahar, Mosè Chiavoni, Radiodervish, Vinicio Capossela, svolgendo una intensa attività concertistica nei più prestigiosi festival italiani ed internazionali. CHRISTOS BARBAS inizia gli studi musicali in tenera età: ney con O. Erdogdular e M.Skoulios, kaval con N. Nedyalkov, flauto dolce con K.Papazoglou e B.Bohm, teoria musicale occidentale con N. Solomonidis e V.Kitsos, pianoforte, violoncello e musica Bizantina con P.Neohoritis, bansuri e musica hindustana con S.Sunders e N.Magriel, shaukhachi con K.Day, mbir con L.Wengara Magaya. Ottiene un diploma in musicologia dall'accademia d'arte dell'Aristotele presso l’Università di Salonicco e un diploma in etnomusicologia dalla School of Oriental and African Studies (SOAS), Università di Londra. E' compositore, interprete, performer e didatta. E' stato docente ordinario di ney presso la University of Macedonia (Department of Music Science & Art) a Salonicco.

Low & Loud
STÀLTERI Arturo

Low & Loud

Il titolo può essere tradotto come Piano e Forte, anche se in inglese low indica soprattutto il termine basso, in tutte le sue accezioni (come volume basso o bassa frequenza). Questo particolare vocabolo non è stato scelto né usato per caso: nel disco, infatti, il pianista romano ha voluto porre l’attenzione su quelle frequenze che nascono dopo aver utilizzato ogni singolo tasto dello strumento, creando altri suoni ben evidenziati nel cd grazie ad un attento lavoro di post produzione. Dodici tracce, otto dello stesso STÀLTERI, e quattro omaggi ad altri compositori, in un cd in cui convivono più fonti di ispirazione, dalla passione per la Terra di Mezzo di J. R. R. Tolkien (Un Viaggio Inaspettato), al mondo celtico e dell’infanzia raccontati in The Quiet Road To The Sea (a lullaby), passando attraverso il mai sopito amore per il Natale di Christmas Day, senza dimenticare l’ossessione del compositore per il passare inesorabile del tempo, che ci trascina vorticosamente con sé senza lasciarci via d’uscita (La Vertigine Del Tempo), fino a giungere ai confini con altri mondi (Another Land). L’artista omaggia inoltre J.S. Bach, improvvisando sul celebre corale Wachet Auf, Ruft Uns Die Stimme, e rivisita alla sua maniera Lady Jane dei Rolling Stones, uno dei brani più “classicheggianti” della band inglese, che comprende infatti nella sua versione originale strumenti come il clavicembalo e il dulcimer. Si rivolge poi al Rino Gaetano di Gapito Malteni Il Ferroviere, in ricordo della sua collaborazione con l’indimenticabile cantautore calabrese avvenuta negli anni settanta (suoi il pianoforte e le tastiere de Ma il cielo è sempre più blu e dei successivi album Mio fratello è figlio unico e Aida). Per questa sua rilettura Arturo ha addirittura scomodato Fryderyk Chopin, inserendo nel brano un momento dallo Studio In Fa Minore Op.10 N°9. L’album si chiude con la rielaborazione per tre pianoforti del celebre Canone In Re Maggiore di Johann Pachelbel, scritto alla fine del ‘600, in origine per tre violini e basso continuo. Suona piano, suona forte, ma suona. Libera il tuo inconscio. (Arturo Stàlteri da “The Low&Loud Chronicles”)
By The River
Simone NOBILI

By The River

E’ lungo la riva del fiume, immerso nel silenzio, nella natura e nella tranquillità, lontano dai rumori e dalle frenesie della città, che sono nati molti dei brani di By the river, il primo cd da solista del chitarrista marchigiano SIMONE NOBILI, che li ha concepiti nella sua casa immersa tra le colline dell'entroterra pesarese. Quasi a fare da contraltare a queste atmosfere bucoliche, a queste tracce se ne sono aggiunte altre che sono invece state composte nell’ambiente totalmente urbano. Simone ha iniziato a suonare la chitarra sin da bambino ed è da sempre affascinato dalla musica nelle sue molteplici sfaccettature. La produzione di un disco finalmente a proprio nome, dopo diverse esperienze collettive, nasce dal desiderio di lasciare una testimonianza concreta di quella che è stata, e continua ad essere, il motore trainante della propria esistenza: la musica! Nella produzione di By The River, nel quale volutamente prevale un'atmosfera acustica, dove le chitarre folk e classiche sono accompagnate da contrabbasso e batteria (ad eccezione dell'ultimo brano che è una versione elettrica della title track), Simone è circondato da un collaudato gruppo di amici musicisti virtuosi e sensibili: Massimo Ferri, Giacomo Dominici e Daniele di Gregorio. Quello che ne é uscito è un disco difficilmente catalogabile sotto uno stile unico. Jazz, ma non solo, qualche sfumatura pop e fingerpicking e altro ancora; molteplici sono le influenze che vi si possono ravvisare (Pat Metheny, Keith Jarrett, James Taylor, Pino Daniele) in altre parole tutte le passioni e i riferimenti musicali che Simone ha voluto esplorare con questo lavoro, sintetizzandoli in uno stile personale. SIMONE NOBILI è nato a Pesaro nel 1967 e suona la chitarra dall’età di 7 anni . Ha studiato chitarra classica al Conservatorio “G. Rossini”di Pesaro. Esperto nell’uso dell’effettistica e della tecnologia MIDI applicata alla chitarra, ha lavorato per tre anni come progettista e dimostratore ufficiale della Oberheim alle fiere di Los Angeles, Nashville e Francoforte. Ha suonato negli USA con il batterista Bernard Purdie (Aretha Franklin, Steely Dan), con i tastieristi Patrick Moratz (Doobie Brothers, Yes), Steve Conn (Linda Ronsdat, Mary Chapin Carpenter), Delmar Brown (Jaco Pastorius). Nel 2005 ha costituito il New Vibes Trio con Daniele Di Gregorio (marimba) e Marco Pacassoni (vibrafono) formazione con la quale ha partecipato a Fano Jazz By The Sea aprendo il concerto di John Scofield e successivamente ad altri festival jazz nazionali ed internazionali. Nel 2011 partecipa al San Marino Jazz Festival con Roberto Monti e Alessandra Bosco in un progetto dedicato alla musica di Pat Metheney aprendo il concerto del chitarrista americano Mike Stern. Nel 2012 partecipa nuovamente al San Marino Jazz Festival con il sassofonista Stefano Bedetti e la cantante Monica Giorgetti.
It Is Preferable Not To Travel With A Dead Man
TURRA N.A. Alberto

It Is Preferable Not To Travel With A Dead Man

Quinto lavoro solista di ALBERTO N.A. TURRA, un album live estratto dal tour promozionale di Filmworks (Felmay 2017), presentato lo scorso ottobre in con un concerto a New York nell’ambito del festival organizzato dalla Chant Records, che coproduce il CD sia in termini di genere che in termini di intestazione. Felmay che negli ultimi anni ha sviluppato con TURRA una collaborazione continuativa, ha pensato che sarebbe stato opportuno lasciare una testimonianza registrata di quella particolare esperienza. Non nuovo a registrazioni live, Spiritsongs (BLUMENKRANZ-TURRA-MARSELLA-QUAGLIARELLA) Nippon Eldorado Kabarett (GIOVANNI VENOSTA & SONATA ISLANDS), Dynamite On Stage! (MAMUD BAND), TURRA ci ha abituato alla pubblicazione di live di grande prontezza improvvisativa, tecnica e poetica, ma in questo album si aggiunge una fragilità e una pressione che soltanto la perfomance in solo può restituire. Si ascoltano brani originali estratti dal repertorio del compositore e due cover tratte dal repertorio soul americano, rimandi a Marc Ribot, al Neil Young di Dead Man (film che, proiettato ovunque, ha accompagnato tutto il tour), strappi free-bop, free-rock, divagazioni “Friselliane” stratificate a sostegno di un lirismo che con agio si muove tra Stevie Ray Vaughan, Jim Hall, Pete Cosey, Vernon Reid e Jef Lee Johnson. Il supporto del contrabbassista genovese RICCARDO BARBERA in due brani fa lievitare la forza comunicativa a livelli non comuni. ALBERTO N.A. TURRA chitarrista, compositore e arrangiatore si muove sulla scena musicale italiana da oltre dieci anni. Da tempo alterna l'attività di chitarrista on stage con molti e diversificati progetti (Shanir Blumenkranz, Roy Paci-Corleone, Pierpaolo Capovilla, Giovanni Venosta, e Diego Mancino, solo per citarne alcuni) a quella di compositore per il cinema, per il teatro e per la danza contemporanea. Gli ultimi anni sono stati molto prolifici per TURRA, soprattutto per quanto riguarda la musica per immagini in movimento, sia essa a uso cinematografico, teatrale o di balletto. In particolare ricordiamo il docu-fiction di Francesco Fei Giovanni Segantini: ritorno alla natura, interpretato da Filippo Timi, e The Origins Of Music dei registi messicani Daniel Arvizu e Sam Madrigal.
Siamo qui a cantar la Stéla
PICCOLA BANDA DI CORNAMUSE

Siamo qui a cantar la Stéla

Il suono avvolgente delle cornamuse evoca immediatamente lo spirito e l’atmosfera del Natale. I repertori tradizionali legati a questo periodo dell’anno hanno ampia diffusione in tutta Europa e vengono ben esemplificati in questo album che prende il titolo da una canzone di questua natalizia del Veneto e dallo spettacolo che il gruppo propone nel periodo natalizio. Siamo qui a cantar la Stéla si apre con una suite strumentale del Bourbonnais francese, brani raccolti a fine ‘800 che facevano parte del repertorio dei ragazzi che giravano di casa in casa per la questua nel periodo dell’Avvento, tematica che li accomuna ai due brani italiani presenti nel cd : Siamo qui a cantar la Stéla , un canto del rito della Stella in provincia di Vicenza, e Piva, piva che veniva suonato in Lombardia dai suonatori di “baghet”, la cornamusa delle valli bergamasche. Anche gli altri noël del cd sono legati alla questua natalizia, i loro testi si trovavano nelle Bibles des Noëls, pubblicazioni diffuse in Francia a partire dal XV secolo con testi da cantare su arie popolari e utilizzate dai cantori per raccogliere cibo, legna per il camino e qualche moneta. Le due carol inglesi presenti nel cd sono See amid the winter’s snow, inno sacro composto alla fine dell’800, e Halsway Carol, dedicata al solstizio d’inverno, composta nel 2011 da Nigel Eaton, famoso ghirondista già componente di Blowzabella e collaboratore di Jimmy Page & Robert Plant e Peter Gabriel. Chiude il cd Zapovedi Blazenstv (The Beatitudes), del compositore russo Vladimir Martynov, (sono le nove Beatitudini del Vangelo secondo Matteo), all’origine scritto per coro ma che si adatta benissimo ad essere eseguito con le cornamuse del centro Francia. La Piccola Banda di Cornamuse nasce nel 2012 attorno ad uno strumento musicale che ha visto una rinascita che va oltre i confini della sua regione di appartenenza ed una diffusione a livello europeo in costante crescita: la “musette”, cornamusa del centro Francia. Al contrario della “Highland Bagpipe” (la cornamusa scozzese), la “musette” non ha una tradizione bandistica, tanto meno militare, ma si presta maggiormente ad arrangiamenti in polifonia grazie alle differenti taglie di questo strumento. La Piccola Banda di Cornamuse, composta da una decina di musicisti provenienti dal nord-ovest d’Italia e dal Canton Ticino (Svizzera), è su questo gioco polifonico che basa il suo sound in un repertorio che spazia da quello specifico delle cornamuse del centro Francia a musiche della tradizione scandinava, italiana e inglese, integrato da composizioni originali per “musette” e adattamenti di brani provenienti da altri mondi musicali. In Siamo qui a cantar la Stéla le polifonie delle cornamuse vengono impreziosite dalla voce di Caterina Sangineto, dall’ulteriore apporto delle armonie di Marc Novara all’organo da chiesa e Hammond, dall’inserimento di altri strumenti popolari quali ocarine, flauti e chalumeau, e sintetizzatori suonati da un sequencer.
Rebelde
ACQUARAGIA DROM

Rebelde

Un nuovo originalissimo progetto guidato da Erasmo Treglia che vede insieme artisti storici della scena world italiana: l’acclamata band gitana di Acquaragia Drom e Mimmo Epifani, eccezionale virtuoso pugliese di mandola “da barbiere”. “Rebelde” è una speciale raccolta musicale nello stile degli Acquaragia Drom che contiene nuove composizioni ed anche alcuni brani sorprendenti, per scelta e arrangiamento, della storia musicale del nostro paese. Tutti insieme in una vera e propria avventura sonora che parla la lingua nomade, che attraversa le frontiere riuscendo ad arrivare in ogni angolo del mondo. “Rebelde” è infatti anche una rivoluzione dei generi musicali che si traduce in un animato spettacolo che mette insieme “Bella Ciao” e “L’Italiano” di Toto Cotugno, swing manouche e pizziche rom salentine, “Lo Straniero” di Georges Moustaki e un unza unza napoletano. Da cantare e ballare insieme, tutti invitati a un matrimonio zingaro dal sapore italianissimo. A questa grande festa musicale partecipano alcuni ospiti di eccezione come Mannarino, Tonino Carotone, Theodoro Melissinopoulos, DJ Click, Paul Fantazie. Da non perdere!
Distribuito da Felmay
The Dark Side Of The Mandolin
MANDOL'IN PROGRESS

The Dark Side Of The Mandolin

Un gesto di amore e riconoscenza, questo è quello che semplicemente vuole essere il progetto “The Dark Side Of The Mandolin”, amore e riconoscenza verso un disco che ha rappresentato una svolta fondamentale nella musica del ‘900, cosa che non ha necessità di essere argomentata. Amore e riconoscenza espressa da musicisti i quali hanno eletto a proprio mezzo espressivo il mandolino, in maniera inusuale ed in quale modo in controtendenza, ma che attraverso esso vogliono esprimere la propria attualissima e impellente urgenza di comunicazione artistica. Ne risulta una parafrasi scarnificata all’osso : tre soli strumenti, madolino mandola e mandoloncello, coprendo tutta la gamma di frequenze che la famiglia dei plettri offre, danno fondo alle risorse tecniche ed a tutti gli strattagemmi sonori per rendere non solo una rilettura mandolinistica del capolavoro dei Pink Floyd, ma soprattutto una rielaborazione in chiave psichedelica e progressiv del linguaggio dei mandolini. Mauro Squillante, mandolinista, è considerato uno specialista negli strumenti antichi a plettro sul cui repertorio, organologia e prassi esecutiva conduce una costante attività di ricerca. Diplomato presso il conservatorio Pollini di Padova, svolge una intensa attività concertistica in tutto il mondo con innumerevoli ensemble di fama internazionale, tiene conferenze e masterclass in Italia, Londra e Ungheria. Svolge attività presso i più prestigiosi Enti Lirici Italiani ed ha inciso dischi per le più qualificate etichette discografiche del mondo. E’ presidente dell’Accademia Mandolinistica Napoletana e docente di mandolino a Bari, Salerno e Vienna. Gaetano (Gaio) Ariani viene ammesso alla classe di mandolino del Conservatorio di Bari a soli 11 anni, si diploma con 10 e lode e poi si esibisce con l’ Orchestra a plettro del Conservatorio “N. Piccinni” in numerosi concerti nazionali ed internazionali. La sua carriera prosegue classificandosi Primo Assoluto al “IV Concorso Nazionale N. Van Westerhout”, eseguendo L’Otello di Verdi al Teatro Petruzzelli di Bari e al Teatro Verdi di Pisa, tour con il quartetto Hator Plectrum Quartet tra Kazakistan, Kyrgyzstan e Turkmenistan esibendosi come solista con l’orchestra nazionale giovanile. Insegna mandolino al Liceo Musicale di Monopoli (BA). Valerio Fusillo, madolinista pugliese dallo stile eclettico, si appassiona a questo strumento fin da piccolo grazie agli insegnamenti di un esperto musicista locale. Dopo il diploma al Coservatorio di Bari, la sua tecnica ed il suo stile si perfezionano con prestigiosi corsi accademici e suonando in orchestre cameristiche in Italia e all’Estero. L’amore per l’improvvisazione lo porta ad approfondire gli studi di jazz anche presso il “Berklee College of Music”. Ha suonato per artisti come Roberto De Simone e Peppe Barra ed ha realizzato registrazioni radiofoniche e discografiche di musica popolare, musica da camera e jazz sperimentale.
Denominazione d'Origine Popolare
I VIOLINI DI SANTA VITTORIA

Denominazione d'Origine Popolare

Nei primi decenni dell'Ottocento si diffondono nelle campagne emiliane nuovi balli di origine popolare. Sono il valzer, la mazurca, la polca. Musiche che arrivano da lontano e che subito si diffondono innestando le loro melodie, i ritmi, e soprattutto un nuovo modo di fare musica, sul tronco di una cultura arcaica e contadina. Nasce il liscio e a Santa Vittoria (RE) questa nuova tradizione musicale prende la forma di un fenomeno unico nel suo genere. Si suona con gli strumenti ad arco, in piccoli gruppi orchestrali di cinque elementi che prendono vita quasi in ogni famiglia. A fine Ottocento questo piccolo borgo assume i contorni della leggenda, diventando nell’immaginazione degli uomini della bassa Il Paese dei Cento Violini. I Violini di Santa Vittoria sono gli unici rappresentanti di questa memoria musicale. Nascono nel 2001, come parte di un più ampio progetto di recupero storico del ballo liscio reggiano. Perché Denominazione d'Origine Popolare? Prima di tutto perché questo disco è l’opera di un gruppo di musicisti accademici che affermano con orgoglio la loro scelta popolare. In secondo luogo, perché i brani presentati sono intimamente legati al territorio e alla sua identità. Le musiche dei Bagnoli e dei Carpi svelano indirettamente la vita terribile dei braccianti reggiani. Quella condizione sociale disperata che ha imposto alle donne e agli uomini di Santa Vittoria una via d’uscita rivoluzionaria e gentile al tempo stesso. Le narrazioni a corredo delle musiche snodano la trama di questa vicenda, in una sorta di omaggio ai filòs di stalla. Ed infine, l'ultima ragione è anche la più importante, l’alfa e l’omega del progetto. Denominazione d'Origine Popolare è un disco interamente finanziato dal popolo, cioè dal pubblico. Persone in carne, ossa, e sentimenti, che hanno voluto testimoniare attraverso piccoli - grandi gesti di generosità un affetto e una stima non dovuti. Adesso, mentre un nuovo inizio si profila all’orizzonte, possiamo dirlo con ancora più forza di prima: la storia dei musicisti braccianti di Santa Vittoria è appena ricominciata.
Distribuito da Felmay
Nightbreed, Blue Tales
VILLANI Lucio

Nightbreed, Blue Tales

Già presente in alcune produzioni della nostra etichetta inserito in progetti diversi (Orchestra Cocò e Scaramanouche), LUCIO VILLANI torna questa volta con un progetto in solo. Un album di canzoni alla ricerca di silenzio e intimità. Suoni essenziali e contrappunti tra contrabbasso e voce in un'esibizione non solista, ma solitaria. L’intento è quello di raccontare, con rispetto, le storie e gli stati d'animo che il blues ci suggerisce. Spirituals, classici, ballate, work-songs e canzoni originali, alla ricerca di quello che viene nascosto tra le pieghe delle parole, il risultato di una selezione trasversale fra autori spesso anche non prettamente blues. Pensando alla storia e raccontando storie. Primo CD, della serie in solo, Nightbreed, Blue Tales, è un disco da ascoltare di notte. Un volo solitario che racconta storie attraverso il blues. Un contrabbasso, una voce e un'ora di canzoni così sperando che anche il vostro tempo si dilati, LUCIO VILLANI vi invita nella sua notte, fatta da ritmi e sussurri, per diventare complici e trovare la vicinanza in un'oscurità rassicurante. Unico e intimo ospite, MARCO PANDOLFI con la sua armonica. LUCIO VILLANI contrabbassista e amante del blues, attraverso gli anni ha la fortuna di attraversare l'Europa e registrare dischi al fianco di grandi musicisti, tra cui, Sugar Ray Norcia, Mark Du Fresne, Junior Watson, Mitch Woods, Maurizio Pugno, Richard- Ray Farrell, Gordon Beadle, Lynwood Slim, Igor Prado, Luke Winslow-King, Enrico Crivellaro, Marco Pandolfi.