Afghan Rubab with Songbirds
Rahim Khushnawaz

Afghan Rubab with Songbirds

Un CD particolare che presenta le registrazioni di uno dei più grandi maestri di rubab afgano: USTAD RAHIM KHUSHNAWAZ, effettuate nella sua casa di Herat, (Afghanistan Occidentale) da Veronica Doubleday, sua amica e studiosa di canto, in occasione di un suo soggiorno nel 1994 quando si recò presso di lui per conoscere e studiare alcuni canti tradizionali del repertorio di Herat. Il rubab è lo strumento nazionale dell'Afghanistan. Attraverso queste registrazioni si respira la piacevole atmosfera rilassata della casa di Rahim, con la sua musica, i suoni dei suoi figli, il mormorio occasionale di conversazioni sussurrate e, in particolare, il canto armonioso dei suoi due canarini. Il canto degli uccelli è molto apprezzato in Afghanistan e queste registrazioni uniche offrono un'occasione privilegiata di partecipare alla straordinaria interazione espressiva venutasi a creare fra il maestro di rubab e il canto dei suoi uccelli. Le 12 tracce del CD presentano versioni strumentali di canzoni popolari tradizionali degli anni ’50-’70, in puro stile Herati; alcuni brani sono per rubab solo, mentre in altri è accompagnato dalle percussioni suonate da musicisti professionisti, che si recavano in visita alla sua casa. Il CD contiene un libretto, in inglese, di 16 pagine che presenta dettagliatamente brani e musicisti. Superato l’iniziale effetto di straniamento, l’ascoltatore può immergersi nell’atmosfera particolare di una casa afgana negli anni precedenti il regime talebano e comprendere a fondo quale fosse, a quei tempi, la serenità che caratterizzava la vita di quei luoghi. Ustad RAHIM KHUSHNAWAZ (1947-2011) proveniva da una famiglia di musicisti professionisti della città di Herat. Il nonno paterno era suonatore di tabla ed il padre, Ustad Amir Jan Khushnawaz, un cantante molto importante. Rivelatosi un talento eccezionale fin dalla tenera età, ben presto Rahim venne ufficialmente riconosciuto come il miglior suonatore di Rubab in Herat. Il suo stile tipicamente lirico e meditativo rifletteva la sua natura sensibile e modesta e ancor più l’amore per la tradizione musicale popolare della sua città. Nel 1995 Rahim fece il suo debutto europeo al Theatre de la Ville di Parigi. Successivamente, con l'avvento della rigida censura musicale sotto il regime dei talebani, fu costretto ad emigrare a Meshhed, nell'Iran orientale, diventando immediatamente una figura di rilievo nella scena musicale locale. Tuttavia, nonostante la non facile situazione afgana, decise di ritornare nel suo Paese desiderando vivere i suoi ultimi anni nella sua città natale, l’amata Herat, tornando ad occupare la vecchia casa vicina alla grande moschea cittadina. Da insegnante generoso e disponibile quale era, riceveva i suoi studenti in una piccola stanza al piano superiore della casa. Fino agli ultimi giorni prima della morte, dopo aver dedicato la vita interamente alla musica, anche se debole e malato, ha continuato a suonare in occasione di matrimoni.
Soundcity
SALETTI Stefano & Banda Ikona

Soundcity

«Il Mediterraneo... sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate. Strade e città. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e... ». Jean-Claude Izzo “Marinai perduti” Come scriveva Italo Calvino “Le città invisibili” sono metafora e simbolo della complessità e del disordine della realtà. Ora “Le città di frontiera” di Stefano Saletti ci riportano musica e suoni di quella complessità attraverso tutta la loro ricchezza di echi, voci e strumenti. Una visione multipla su luoghi feriti e dolenti ma che pulsano suoni tenuti in vita dalla dignità dei loro popoli. Un disco che riscopre la forza più profonda della tradizione musicale attraverso un intenso sguardo d’autore” Felice Liperi (La Repubblica) “Sono partito dalle registrazioni che in questi anni ho fatto in giro nelle tante città di frontiera del Mediterraneo: Lampedusa, Istanbul, Tangeri, Lisbona, Jaffa, Sarajevo, Ventotene... Suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori, cantanti di strada che mi hanno ispirato melodie, testi, ritmi. Come sempre nelle mie composizioni uso il Sabir, la lingua del mare, insieme al turco, all'arabo, al francese, allo spagnolo, al napoletano, allo swahili, al rumeno, al macedone per raccontare la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le “strade” del Mediterraneo. Infine, essendo cresciuta, non è più una Piccola Banda Ikona, ma la Banda Ikona, un insieme di splendidi amici e musicisti con i quali condivido questo viaggio in musica”. Stefano Saletti
Distribuito da Felmay
In 'sta via
TOMBESI Roberto

In 'sta via

Roberto Tombesi è uno degli storici protagonisti del folk revival italiano. Architetto, etnomusicologo, insegnante, organettista, polistrumentista e cantante, nel 1981 ha fondato col fratello Giancarlo lo storico ensemble Calicanto contribuendo a livello internazionale a diffondere e rivitalizzare la musica di tradizione e di ispirazione veneta e nord adriatica. Ha pubblicato numerosi CD e libri ed è stato invitato nei più importanti festival internazionali tra cui lo Smithsonian Folklife Festival di Washington del 2002 diretto da Yo Yo Ma. Ideatore, promotore e direttore artistico di innumerevoli festival, progetti ed eventi culturali (tra cui il festival Ande Bali e Cante di Rovigo e l’Orchestra Popolare delle Dolomiti), in occasione dei 35 anni di attività musicale (1981-2016), ha recentemente pubblicato il CD IN ‘STA VIA interamente dedicato all'organetto e alle danze tradizionali venete raccolte e diffuse in una vita di ricerche e di concerti. Con questo progetto Roberto si rimette nuovamente in cammino attraverso un nuovo lavoro che esce a suo nome, anche se ad accompagnarlo ci sono una decina di ottimi musicisti tra i quali spiccano quelli storici di CALICANTO (il figlio Alessandro in particolare che ha collaborato alla direzione artistica e ai missaggi) che in questa occasione lo lasciano andare un po' in avanti nell'esplorazione, nell'analisi dei repertori e nella sintesi della ricerca etnomusicale. Il CD IN 'STA VIA sintetizza infatti un personale e organico percorso artistico caratterizzato da una costante attenzione verso le radici della tradizione che tuttavia mai rinuncia ad un ponte ed una tensione creativa verso la contemporaneità. Il CD è composto da 32 danze tradizionali raccolte in numerosi anni di ricerche nelle aree dolomitiche e lagunari che vengono qui arrangiate e restituite alla fruizione coreutica e all'ascolto con raffinata ed elegante sobrietà.
Distribuito da Felmay
Tabulae - Canti della Settimana Santa / Chants of Holy Easter Week
COMPAGNIA SACCO DI CERIANA

Tabulae - Canti della Settimana Santa / Chants of Holy Easter Week

La Compagnia Sacco è il testimone vivente del canto polifonico tradizionale di Ceriana (Imperia) ed è nata nel 1926 su iniziativa di un gruppo di amici e cantori legati alle tradizioni del paese. In questa antica tradizione vocale è la forte presenza del bordone, voce che crea una struttura di basso continuo. Il canto è introdotto dal baritono (seconda voce) al quale si unisce la voce del tenore (prima voce) più alta ed acuta. I bassi accompagnano e sostengono i solisti. La polifonia che emerge, sostenuta dalla bellezza dei canti, produce grandi emozioni ed un naturale armonia vocale. I canti profani sono quasi tutti in dialetto cerianese, mentre quelli sacri sono in lingua latina. La Compagnia Sacco presenta in questo album la raccolta completa dei canti eseguiti dalle confraternite di Ceriana in occasione dei riti della Settimana Santa. Le confraternite fioriscono nel Ponente Ligure già alla fine del 1200 in occasione del primo Giubileo. Esse si sviluppano ulteriormente nel 1400 sotto l’impulso di Papa Bonifacio IX e del domenicano spagnolo Vincenzo Ferrer. Nel ‘600 nacque la Compagnia della Misericordia per assistere i condannati a morte ed altre confraternite votate all'assistenza ospedaliera. Queste divennero dei veri e propri centri di potere fuori dall’'autorità vescovile, costituendo, in passato, la vera spina dorsale delle tradizioni ecclesiali di Liguria. A Ceriana ancora oggi sono attive tre confraternite ed una compagnia, ciascuna distinta per il colore della cappa o della mantellina (“u tabarin”). Nel ricco panorama di canti tradizionali polifonici di Ceriana, i canti della Settimana Santa assumono una valenza speciale e sono intonati dai confratelli il Giovedì e Venerdì Santo sia in chiesa, sia all’aperto sui sagrati, sia durante le processioni. Questi antichissimi canti non mancano mai di suscitare sentimenti di viva emozione e profonda spiritualità. Anche se una informale formazione fu registrata da Alan Lomax nel 1954, la storia della Compagnia Sacco si apre ufficialmente con l’esordio al Piccolo Teatro di Milano del 1966/67 per Ronconi, Leydi e Strehler in occasione di una rassegna di canto tradizionale. Nell’arco dei suoi 90 anni di storia, la Compagnia Sacco è stata l’ambasciatrice nel mondo della bellezza del canto “a bordone” di Ceriana : da citare il viaggio negli Stati Uniti del 1975, i concerti nelle principali Capitali Europee, le tournées in Serbia, Tunisia e Lituania. Ed ancora oggi la Compagnia Sacco rimane uno degli esempi più autentici ed emozionanti della polivocalità tradizionale italiana, un patrimonio inestimabile.
Taverne, Café Amán e Tekés
ORCHESTRA BAILAM

Taverne, Café Amán e Tekés

Questo viaggio tra le musiche mediorientali suonate nei locali d’intrattenimento a cavallo tra ‘800 e ‘900 nasce dal desiderio di condividere con il pubblico le fonti d’ispirazione musicale dell’Orchestra Bailam, ma soprattutto dalla volontà di ricordare come la collaborazione dei popoli abbia generato una ricchezza culturale senza confini. Il secolare Impero Ottomano, grazie ad un’organizzazione sociale multietnica e multireligiosa, fu il vero collante tra le etnie del territorio mediorientale. Turchi, greci, armeni, arabi, ebrei, zingari, seppure al servizio del Sultano, collaborarono tra loro creando una duratura multiculturalità attenta allo studio delle arti. Così mentre alla corte del Sultano e nei monasteri Sufi si coltivavano gli studi della poesia, della musica colta e della musica sacra, nei centri urbani come Istanbul, Smirne, Aleppo, Salonicco, Atene, Alessandria, erano attivi luoghi d’intrattenimento dove il linguaggio musicale era raffinato, ma al tempo stesso diretto e accessibile a tutti: le Taverne, i Cafè Amàn e le Tekès. In questi locali si dà voce alla koinè mediorientale ottomana e a ciò che il suo disfacimento ha causato : milioni di profughi civili esiliati forzatamente. Una storia di popoli in movimento che oggi più che mai è attuale e ci appartiene. L’album ricrea l’affascinante ambiente musicale di fine/inizio secolo scorrendo brani della tradizione ottomana, turca, greca, zingara, armena, sefardita, araba. La scelta di tradurre ed eseguire la maggior parte delle canzoni in lingua italiana è un’idea coraggiosa ed originale, per favorire un ascolto senza barriere linguistiche ed una piena comprensione dei testi. L’Orchestra Bailam nasce nel 1989 proponendo una personale miscela di musica klezmer, balcanica, greco-turca, araba , proprie composizioni ed affermandosi immediatamente sulla scena live con concerti molto dinamici, coinvolgenti e divertenti. Hanno musicato e recitato in diversi spettacoli teatrali (Butterfly Bazar, Moka Cabaret, Il mare negli occhi), hanno collaborato con i Cavalli Marci, hanno preso parte al film “Tandem” con Bizzarri & Kessisoglou ed intrapreso una incessante attività live non solo in Italia ma anche in Francia, Germania, Spagna, Russia, Crimea, Siberia, Turchia. Vantano un’ampia discografia : “Mamma li turchi “(1991), “Bailamme” (2001), “Non occidentalizzarti” (2006), “Lengua Serpentina” (2007), “Harem Bailam” (2009) fino a “Galata” (2013) con la Compagnia di Canto Trallalero, quest’ultimo accolto con enorme entusiasmo dalla critica nazionale ed internazionale.
Evidenti tracce di felicita'
YO YO MUNDI

Evidenti tracce di felicita'

IN QUESTI TEMPI DI CRISI NIENTE È PIÙ TRASGRESSIVO DELLA FELICITÀ. Ecco finalmente il nuovo album degli Yo Yo Mundi intitolato Evidenti tracce di felicità. Torna, a cinque anni dal fortunato Munfrâ, il gruppo piemontese che colora la scena della musica e della canzone d'autore italiana da oltre venticinque anni. Si suona con gli occhi chiusi, si sogna con le orecchie aperte, cantano gli Yo Yo Mundi, in una delle canzoni di questo album, e meglio di così non si potrebbe spiegare la genesi dello stesso: un disco suonato, sognato e desiderato. Si tratta di dodici brani caratterizzati da un suono ancora diverso e, in qualche modo, più evoluto rispetto ai lavori precedenti: un disco profondamente acustico, solo a tratti lievemente elettrico, realizzato privilegiando suoni analogici e valvolari, registrato senza l’ausilio di suoni elettronici. Il filo invisibile, ma resistente, che unisce i racconti e le storie delle singole canzoni, è la prova dell’esistenza di una felicità possibile. Infatti, canzone dopo canzone, o meglio, briciola dopo briciola, come nella favola di Pollicino, ne ritroviamo le tracce che via via si fanno più evidenti. Così le dodici storie, che in fondo sono tutte canzoni d’amore, rendono omaggio alla vita e all’incontro , per affermare l’esistenza della felicità. Non si tratta, però, di una ricerca a tutti i costi della felicità: è solo il desiderio di segnalare in questi tempi pieni di superficialità, violenza ed egoismo, una strada possibile affinché le nostre vite non vengano contagiate da questo clima devastante e dalla tendenza al disincanto. L’invito è ad andare controcorrente, facendo scelte differenti, non artefatte, che offrano speranza, curiosità, voglia di futuro, felicità assortite. Se in ogni lacrima c’è una poesia in ogni sorriso ci sarà una rivoluzione. Gli ospiti che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo album sono tutti artisti vicini al gruppo monferrino da Chiara Giacobbe, violinista, che è diventata a tutti gli effetti il sesto YYM, Paolo Bonfanti che ha suonato chitarra e dobro, Simone Lombardo che ha seminato cornamuse, ghironde, flauti in diverse canzoni fino a Gino Capogna, Betti Zambruno, Alan Brunetta, Federica Addari, Andrea Negruzzo, Ludovica Valori, Rino Garzia, Marta Wingu, ma le partecipazioni di Gianni Maroccolo (Ex CSI ed ex produttore artistico degli YYM), Cristina Nico – rispettivamente al basso e alla voce in Cuore Femmina - e di Anna Maria Stasi (CFF), voce solista in Chiedilo alle nuvole, meritano una segnalazione speciale. Prodotto artisticamente da Paolo Enrico Archetti Maestri con la collaborazione di Eugenio Merico, l’album è stato registrato e missato da Dario Mecca Aleina nello studio Suoni & Fulmini di Rivalta Bormida. Ideazione grafica, illustrazioni e fotografie sono di Ivano A. Antonazzo.
Galanìas
ACTORES ALIDOS

Galanìas

"Con “Galanìas” in Sardegna si intendono le cose belle e preziose. Ed è alla preziosità culturale del canto delle donne sarde che il quintetto Actores Alidos, guidato da Valeria Pilia, dedica il suo progetto musicale.Un progetto che nasce dalla passione e dall’impegno di ricerca, dal rispetto della tradizione e dal bisogno di scrutare l’orizzonte." (Gianfranco Angei) Il canto della donna, apprezzato per la sua bellezza armonica e interpretativa e soprattutto per il ruolo sociale prezioso che ricopriva nella comunità, accompagna tutte le fasi della vita, dalla nascita alla morte. Le donne sarde non cantavano per esigenza di esibizione ma per profonde necessità: cullare il sonno dei bambini, celebrare i riti religiosi, proteggere dalle malattie, accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio, ma anche per dare ritmo ai loro lavori, scacciare la paura della solitudine, divertire i bimbi, evocare amori appassionati e alleggerire il loro lavoro quotidiano con versi scherzosi. Gli arrangiamenti polifonici di Valeria Pilia, sono eseguiti a cappella dalle cinque voci e talvolta vengono impreziositi dalle sonorità di vari strumenti tradizionali o di semplici oggetti di lavoro domestico. Per impreziosire ulteriormente questo lavoro, Galanìas si avvale della partecipazione di alcuni importanti ospiti e amici: Sainkho Namtchylak, Ambrogio Sparagna, Tenores di Bitti, Raffaello Simeoni, Redi Hasa e Orlando Mascia. Il loro importante contributo e le loro particolari sonorità vocali e strumentali, hanno dato un respiro ancor più originale ai suoni e ai canti di Actores Alidos che così ancor di più raccontano di un’isola musicale viva e curiosa.
Distribuito da Felmay
Concier di testa
ORCHESTRA POPOLARE DELLE DOLOMITI

Concier di testa

L’Orchestra Popolare Delle Dolomiti e questo loro disco Concier di testa, nascono da un meticoloso lavoro di ricerca e di documentazione sul repertorio, in gran parte inedito, legato al territorio delle Dolomiti, una delle zone di montagna più belle al mondo che l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Sempre in equilibrio tra le atmosfere del ballo antico, gli episodi narrativi o lirici, e i ritmi delle feste popolari che animavano le vallate alpine delle Dolomiti, il CD sa emozionare l’ascoltatore attingendo ad un ampio spettro di colori e timbri sonori, valorizzati da arrangiamenti originali, ma sempre rispettosi delle fonti. Una proposta accattivante e poetica che dal vivo sa essere molto coinvolgente e divertente, per qualsiasi pubblico. I brani, in buona parte, sono stati arrangiati a partire dai preziosi manoscritti trovati a Borca di Cadore, qualche anno fa, e pubblicati nel volume di R. Tombesi, F. Ganassin e T. Luison : Ballabili antichi per violino o mandolino, un repertorio dalle Dolomiti del primo ‘900 (ed. Nota, Udine 2012). Ma il CD è arricchito anche da altri motivi sia strumentali che cantati, legati ai diversi territori e a diverse tematiche. E non mancano i classici del repertorio montanaro, come “la Pastora”, o d’autore come l’intenso “Stelutis Alpinis” in lingua friulana. Complessivamente possiamo ascoltare oltre trenta differenti melodie, proposte in forma di suite, con denominazioni in alcuni casi curiose (concier di testa, berlingozza, pia, bettina, etc.) in altri più note come per il valzer, la manfrina, la quadriglia, la villotta, il varsovien, la sottis o la gavotta. L’ensemble si compone di circa venti musicisti e nasce dall’incontro di gruppi musicali e da singoli musicisti del Triveneto: Abies alba (Trentino), Al Tei (Belluno), Bandabrian (Veneto), Calicanto (Veneto), Compagnia del fil de fer (Trentino), Mideando string quintet (Veneto), Pasui (Alto Adige/Südtirol), Quartetto Neuma (Trentino), Zephiros (Veneto). La composizione dell’Orchestra presenta una sezione di plettri (mandolini, mandole, chitarre), una sezione di archi (violini, violoncelli e contrabbasso), una sezione di fiati (traverso, ottavino, schwegelpfeife, cornamuse, flauti dritti, ocarine), arpa, zither, organetto diatonico, armonium, percussioni tradizionali e domestiche. Una considerazione speciale per le voci: in prima fila come protagoniste quelle femminili, intense e raffinate, mentre gli interventi maschili rimandano ad una modalità di canto a voce libera come si faceva un tempo in tutto l’Arco Alpino. Molteplice è l’idea che muove l’Orchestra : ridare dignità culturale ed estetica ai repertori di musica e danza dell'area alpina ; sostenere quella rete di appassionati (ricercatori, musicisti e ballerini) che da decenni operano sul territorio nella conservazione e nella riproposta di repertori tradizionali in chiave moderna ; rivitalizzare la pratica dei balli tradizionali a partire dai gruppi che si occupano di ballo folk. Il CD è corredato da un corposo booklet di circa 100 pagine con splendide immagini in bianco e nero, con esaurienti note esplicative dei brani, testi delle canzoni ed interventi, saggi e commenti di Marcella Morandini, Pietro Bianchi, Carmine Ragozzino, Antonio Carlini, Roberto Tombesi, Guglielmo Pinna, Francesco Ganassin, Modesto Brian e Domenico Zamboni. Testi e note in italiano, inglese e tedesco. Concier di testa è un modo di dire cadorino traducibile con “sale in zucca” o “testa fina” ma anche un sottinteso consiglio ad aver giudizio.
Distribuito da Felmay
La musique traditionnelle du comté de Nice
AAVV - A cura di Michel Bianco

La musique traditionnelle du comté de Nice

Distribuito da Felmay
In sciô ton
LA SQUADRA

In sciô ton

Distribuito da Felmay
Novaera
CUNCORDU e TENORE de OROSEI

Novaera

Distribuito da Felmay
Minafric
MINAFRA Pino

Minafric

Distribuito da Felmay
Populaj Kantoj
MASSIMO FERRANTE

Populaj Kantoj

Al suo quarto CD per la nostra etichetta, ecco una nuova prova discografica di Massimo Ferrante che prosegue nel suo impegno di ricerca e riproposta della realtà musicale e sociale dell’Italia meridionale, con particolare attenzione a Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Accompagnato da un gruppo di validissimi musicisti e dalla sua fedele dodici corde, ancora una volta Ferrante dà prova di una vocalità originale, vigorosa ed appassionata, che rende al meglio l’anima della musica mediterranea. Populaj Kantoj è il titolo di una piccola, preziosa antologia della canzone popolare del Sud Italia, un viaggio attraverso regioni e tradizioni, narrato anche in Esperanto per esprimere il desiderio e insieme l’utopia di una umanità capace di comunicare con una sola lingua. La traversata della Calabria inizia con un canto per voce sola, ripreso da un lavoro di Goffredo Plastino, continua con una canzone i cui versi sono attribuiti al brigante Mimmo Strafaci, rievoca le occupazioni delle terre in Calabria rivisitando una canzone di Otello Profazio, presenta con una nuova veste una suadente serenata di Savelli e una briosa tarantella di Acri, e recupera una inedita tarantella Calabro-Lucana, raccolta dall’autore a Tortora. Il passaggio in Sicilia si compie con una ninna nanna di Giuseppe Ganduscio conosciuta nella versione di Rosa Balistreri, una ballata di Vincenzo Lo Iacono che racconta l'eccidio di Bronte del 1860, un canto che narra di chi è costretto a rubare per dar da mangiare ai propri figli, noto nell’interpretazione di Nonò Salamone, un’altra ninna nanna registrata sul campo da Alan Lomax e Diego Carpitella e una delicata canzone natalizia tradizionale. Il percorso prosegue in Puglia con un omaggio a Matteo Salvatore, ripropone una versione della celeberrima Tarantella del Gargano, e approda in Campania con i versi scritti dal comitato mogli degli operai Fiat di Pomigliano D'Arco insieme ad Angelo De Falco dei Zezi, sulla melodia di una canzone di Edith Piaf, per concludersi con una struggente serenata, e infine con un beffardo canto di cantina dell'avellinese. Un album denso di umori antichi e insieme attuali, che affonda le radici nella tradizione storica ma eleva i gesti e i sentimenti, le vicende e gli usi di piccole comunità della civiltà contadina del Sud Italia a emozioni e valori universali.
Nippon Eldorado Kabarett
VENOSTA Giovanni & SONATA ISLANDS

Nippon Eldorado Kabarett

In Giappone (Nippon) le avanguardie musicali in ambito non classico e non prettamente jazzistico cominciano ad affermarsi intorno all'inizio degli anni '80, per proseguire con fulgore nel decennio successivo, sconfinando con decisione nel terzo millennio. E' a partire da quegli anni che i voracissimi giapponesi riescono ad avere un accesso sempre più completo rispetto a ciò che accade in Occidente, cominciando a rivisitare i numerosi stimoli "esterni" attraverso una personalissima estetica. Personale perché insulare, quindi "isolata", proveniente da un Paese mai invaso da nessun altro popolo per secoli e secoli, dove però gli artisti, soprattutto a partire dall'immediato dopoguerra, avevano già dato prova di assimilazione, sintesi e restituzione delle tendenze europee prima, e americane poi. Questo progetto vuole dar luce a un repertorio in Italia ancora nascosto (Eldorado), pieno di suggestioni melodiche e stilistiche anche piuttosto immediate, spesso dotate di sottile ironia e grande solarità. Si chiama SONATA ISLANDS il quintetto d'eccezione fondato da Emilio Galante composto da due noti compositori di estrazione classica (Emilio Galante al flauto ed elettronica e Giovanni Venosta alle tastiere), coadiuvato da uno dei più eclettici chitarristi italiani (Alberto Turra) e da una ritmica tellurica (William Nicastro al basso e Sergio Quagliarella alla batteria). Ospite e vera guest star del quintetto è Sarah Stride, una delle voci più interessanti e versatili del recente panorama rock italiano, che per l'occasione si cimenta con interpretazioni in idioma originale, fondendo sonorità attuali con il canto tradizionale del Paese del Sol Levante, il tutto condito da un atteggiamento quasi esistenzialista e disincantato (Kabarett), tipico anch'esso delle esibizioni dei gruppi nipponici in questo ambito. Vengono proposti brani degli After Dinner di Haco, di Kiyohiko Senba & the Haniwa All Stars, e dei Wha Ha Ha (con Mishio Ogawa), alcuni di essi dedicati a elaborazioni di repertorio Chindon'ya, ovvero alla musica dei musicisti di strada, nata verso la fine del XIX secolo a Osaka. Nel cd vengono presentati brani tratti da un repertorio che si colloca grosso modo negli anni '80 e ’90.
Voci di trincea
BARABAN

Voci di trincea

Coerentemente con l’attenzione che Barabàn rivolge da sempre ai temi sociali, il CD - così come la performance "live" - rilegge la Grande Guerra dalla parte dei soldati più umili, di quelli che, provenienti da zone rurali e generalmente privi di particolari specializzazioni, finivano in prima linea. Registrato tra il 2004 e il 2015 in Italia, Svizzera e Germania, talvolta anche in luoghi cari alla memoria della Grande Guerra, come le pendici del Pasubio, l'album inanella canzoni - in gran parte di protesta - divenute il simbolo dell'assurdità della guerra e del dolore che il lungo conflitto '15 - '18 ha portato in tutte le case italiane e di gran parte dell'Europa. Il canto, spesso, era per i soldati un’occasione di legame e la maggior parte delle canzoni della Guerra ’15-18 sono infatti in lingua italiana proprio per poter essere condivise da tutti, così come i pochi balli, Valzer o Polche, eseguiti da improvvisate orchestrine formate da quelli che riuscirono a portare al fronte una chitarra, un mandolino o un violino. I canti della guerra, poi, sono stati riportati a casa direttamente dai soldati, o creati dai cantastorie, diffusi e replicati dalle donne nelle risaie o nelle filande. In molti casi si tratta di vecchie ballate, con testi modificati per adattarli alla propria condizione e alle proprie battaglie, spesso ramificatisi in tante versioni quante erano le brigate dove circolavano. Rari, invece, i canti in cui la protesta assume forma consapevole. Alcuni di questi, raccolti negli anni Sessanta durante le ricerche sul canto sociale e altri documentati da Aurelio Citelli e Giuliano Grasso negli anni Ottanta, sono ancora oggi eseguiti da coloro che operano per la conservazione della memoria, impegnati a sottolinearne la diversità e la specificità rispetto al grande serbatoio costituito dal repertorio dei cori alpini dove guerra, escursionismo e folklore si mescolano in uno stile ormai parte integrante di alcune culture regionali. Cento anni dopo, molte di queste canzoni, con il loro carico di dolore, rabbia e speranza, serbano intatto tutto il loro valore storico e di testimonianza, e Voci di trincea attesta come il popolo, pur non avendo voluto la guerra, l’abbia però fortemente, e tristemente, cantata.
Azimuth
TURRA Alberto

Azimuth

Terzo disco di Turbogolfer Duo (s), progetto artistico del chitarrista milanese Alberto Turra, già attivo in realtà musicali molto diverse fra loro (Roy Paci-Corleone, Mamud Band, Giovanni Venosta, Kabikoff , Piepaolo Capovilla) e che con questo CD compie un ulteriore passo avanti nella ricerca della trasversalità fra stili, contenuti e significati nel contesto della musica improvvisata jazz, post-rock, avantgarde e free form. Come nei primi due dischi, Secret of a perfect golf swing e Lamentazioni per la Piave, rimane la decisa intenzione di creare un percorso che in Azimuth si sviluppa attraverso l’indagine del binomio chitarra/batteria e della ritualità legata ai punti cardinali, tema centrale in tutte le culture vicine ai percorsi iniziatico/spirituali (druidici, yogici, sciamanici, ..). Il suono del disco prende la sua ispirazione da luoghi sonori molto distanti tra loro. Ecco quindi atmosfere vicine al Frisell più folk e intimo affiancate alle violente sonorità dei Ruins o dei Mogwai. Dalla rilettura del Ben Allison più brillante, passando attraverso lo Steve Coleman più funk e polimetrico, fino al Coltrane di A Love Supreme. Incontriamo una ninna nanna berbera vicina a brani di scrittura etno-prog. il tutto riletto, scritto e arrangiato secondo le regole del suonare in duo, canoni perfettamente descritti in progetti come Melhiana (Brad Meldau, Mark Guiliana), il duo Blade/Muthspiel, o gli Cheval de Frise, solo per citarne alcuni. da segnalare che nella registrazione i batteristi coinvolti sono sei. Il repertorio è composto da sei brani originali titolati con il nome del batterista a cui ognuno è dedicato, a cui si aggiungono sei cover in cui si rilevano titoli illustri, da Resolution di Coltrane a Fire di Hendrix passando per la meravigliosa Platypus di Ben Allison o la celebre Ederlezi, fino a Wights Waits For Weights di Steve Coleman. Ogni batterista è identificato con un punto cardinale in forza della necessità di orientarsi/centrarsi nel senso sopra accennato ma anche, più prosaicamente, dal punto di vista dell’immaginazione dell’ascoltatore.

Stundai
LIGURIANI

Stundai

Dopo il fortunato “Suoni dai mondi liguri” del 2011, i Liguriani presentano il loro secondo album “Stundai”, fermi nel proposito di dare sempre più voce alla musica della loro Liguria, che ritraggono musicalmente con energia ed intimità, festa ed elegia. I Liguri sono di carattere chiuso per l'asprezza e la parsimonia del loro territorio, ma aperti per via di quel Mediterraneo "inevitabile" che hanno di fronte. Gente che canta quando lavora in mare e che balla la sera sull’Appennino, la schiena esausta del lavoro su una terra ingrata. Uomini che intonano le storie della propria quotidianità e quelle imparate chissà dove, forse da qualcuno sbarcato dal mare o in fuga sulle “Vie del Sale” della montagna. Questa è la Liguria che i Liguriani raccontano in questo “Stundai”. Dieci tracce che raccolgono materiale tratto dal canto narrativo, le canzoni e le danze delle Quattro Province, i canti di guerra, i manoscritti musicali del Duomo di Genova. Come un colpo d’occhio dal mare verso la costa, i Liguriani dipingono l’universo multiforme della tradizione, raccogliendolo in un sound personale e inconfondibile, arricchendolo con propri arrangiamenti e alcune originali composizioni. I Liguriani sono un supergruppo : ciascuno dei componenti della formazione è un importante individualità nell’ambito della musica tradizionale italiana e contribuisce con la propria abilità alla riuscita di un sound tanto dirompente nelle danze quanto evocativo nei brani più intimi o cantati. Forti di un live act di grandissimo impatto, i Liguriani si sono esibiti con successo in Spagna, Svizzera, Regno Unito, Belgio, Germania e Repubblica Ceca. Nel gennaio 2012 il gruppo si è esibito a Glasgow, in Scozia, all’interno di Celtic Connections, il più prestigioso festival europeo dedicato alle musiche di matrice celtica. Dal 2011 al 2014 il gruppo ha tenuto più di 70 concerti in Germania, partecipando ad alcuni delle più prestigiose rassegne e festivals (Rudolstadt Folk Festival, Rheingau Musikfestival, WDR Folk Konzerte Koln), ovunque con grandi consensi di pubblico e di critica. La musica dei Liguriani è stata trasmessa da Rai Radio 3 (concerto live alla Stanza della Musica), ABC Australia, CBC Canada, RTVES Spagna, WDR Koln, Bayerische Rundfunk, HR2O.
Mazel Tov!
LES NUAGES ENSEMBLE

Mazel Tov!

Intitolato Mazel Tov!, intercalare dal significato universale e beneaugurante, ecco il secondo CD firmato LES NUAGES ENSEMBLE, nuovo prezioso traguardo di un cammino attraverso i variegati e tortuosi percorsi della musica klezmer. Tredici tracce che confermano la piena maturità del progetto, caratterizzato da un approccio al genere fatto di rigore e semplicità, sapienza tecnica e coraggio. Mazel Tov! comprende una summa di brani ispirati alla tradizione musicale Aschenazita, ma consente poi evasioni in territori altri, rispettando filologicamente l’assunto di “musica errante”. Le quattro musiciste, all'ottavo anno di attività in questo genere, propongono una loro versione del klezmer, unendo il gusto e un'impronta femminile alla passione nella ricerca di originali arrangiamenti e modalità che ormai caratterizzano il loro stile. Preziosi gli interventi delle voci cantanti e narranti: Oxana Mochenet diventa protagonista in alcune canzoni yiddish, colorando i brani con i toni caldi della sua voce dolce, ma decisa; Eugenio Allegri, attore di prosa assai noto nel panorama teatrale italiano, con accenti quasi provocanti riesce a rendere visibile una scenografia ideale, mentre ci racconta uno stralcio dal Cantico delle Creature. Un album intrigante, seducente e insolito. Quasi il riflesso del carattere e delle peculiarità del quartetto femminile torinese. LES NUAGES ENSEMBLE sono nate nel 2007, dall’unione di quattro musiciste provenienti da percorsi professionali eterogenei. Dopo aver conseguito il Diploma in Conservatorio, hanno vissuto esperienze musicali nel panorama del folk irlandese, scozzese e svedese, in formazioni bandistiche, nell’etno-world music nonché in ambito classico e orchestrale. Significative le collaborazioni in reading e spettacoli teatrali. Nel percorso formativo delle componenti del gruppo, fondamentali sono stati gli studi svolti presso il Conservatorio Charles Munch di Parigi, dove hanno preso parte a un corso di specializzazione in musica klezmer, in seguito al quale è maturata la decisione di creare un gruppo di sole donne nell’intento di incrementare la presenza femminile in un ambito musicale ancora frequentato quasi esclusivamente da uomini. L’obiettivo era quello di unire le competenze musicali derivanti da una formazione classica alla pratica di un genere basato su una tradizione prevalentemente popolare, con l’intenzione di approfondire lo studio della storia, dello spirito e della cultura ebraica. Accomunate dalla passione per le melodie accattivanti, coinvolgenti e caratteristiche della musica klezmer, LES NUAGES ENSEMBLE desiderano contribuire ad ampliare la diffusione di questo genere, relativamente poco conosciuto in Italia. Nel 2011 hanno pubblicato il loro primo cd Appartenenze cui segue ora Mazel Tov! per l'etichetta Felmay.
Ye Katama Hod
SABA ANGLANA

Ye Katama Hod

Cresce come in un videogioco il mondo, cresce l’Africa, crescono le sue metropoli. Cresce il centro in cui è stato pensato e concepito questo lavoro: Addis Ababa, con i suoi numerosi palazzi in costruzione, che, tra ponteggi e colate, assomigliano a gabbie di legno in cui battono cuori di vetro e cemento. La capitale d’Etiopia è storicamente luogo di grande elaborazione musicale e di tenace etiopizzazione delle influenze straniere attraverso il costante riferimento all’impianto tradizionale delle scale pentatoniche: nel disco si spazia dall’ Ambassel alla Tizita, e ancora all’ Anchihoye, per citare le più importanti. E si scava in esse con strumenti occidentali, in chiave acustica. Contrabbasso, batteria, fisarmonica e talvolta la viola. Un impianto quanto più essenziale e in equilibrio tra i mondi, che generi in nove tracce una colonna sonora intima, personale a quest’epoca planetaria di crescita, di travaso dalla tradizione allo sviluppo globale, che tutto travolge, omologa e rischia di mettere in pericolo. Una musica per scovare e rivelare l’elemento umano, il sentimento che si solleva, difende la sua diversità, il suo diritto a raccontarsi e resistere. Le tracce di Ye katama hod corrono lungo la nostalgia dei luoghi e delle tradizioni che il progresso rischia di cancellare (Tizita), raccontano del problema della mancata appartenenza (Abebech) e la difficoltà di riconoscere se stessi (Ma Celin Karo); la conseguente somatizzazione individuale (Gabriel), la perdita e la riacquisizione dell’innocenza (Makaan Yara); l’esorcismo allegro nella necessità di accogliere gli eventi trasfiguranti della vita, anche quelli più dolorosi (Orod), come fatti naturali (Roob), come malattie che hanno bisogno di una cura (Tarekegn). A tutto questo si oppone una reazione (Zarraf) che si genera proprio lì, nel ventre della città. SABA ANGLANA nasce a Mogadiscio, da padre italiano e madre etiope. Si laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte all’Università di Roma “La Sapienza”. Lavora come attrice, doppiatrice e cantante in produzioni teatrali e televisive, sviluppando progetti discografici in ambito internazionale. Nel2008 esce in tutto il mondo per l’etichetta inglese World Music Network il suo album di debutto come cantautrice Jidka – (The Line) i cui brani sono inseriti in raccolte internazionali con cantanti come Sally Nyolo e Miriam Makeba. Negli anni successivi Saba pubblica altri due dischi. In Biyo - Water is Love (2010) l’artista racconta l’acqua e le problematiche mondiali legate al suo sfruttamento: AMREF Italia la sceglie come sua testimonial per campagne mediatiche. Nel 2012, a seguito di un lungo viaggio come ambasciatrice dell’organizzazione umanitaria, pubblica Life Changanyisha (La vita ci mescola). SABA consegue nello stesso anno il premio Anima per la sezione musica insieme a Niccolò Fabi, con il quale si esibisce in tour dal vivo. Nel 2014 l’artista porta in scena, come protagonista, il monologo (di cui è anche autrice) Mogadishow in cartellone per il Teatro Stabile di Torino. SABA ANGLANA lavora anche come autrice e conduttrice radiofonica per diversi programmi nelle reti RAI.
The Kite
GUO GAN & LOUP BARROW

The Kite

Inedito e inaspettato incontro fra la tradizione millenaria dell’erhu (violino cinese a due corde) di GUO GAN e gli strumenti rari e sconosciuti, di recentissima invenzione, nelle mani di LOUP BARROW. Strumenti misteriosi, a volte persino più esotici del cinese erhu, e fonti di sonorità ancestrali, ricche di fascinazioni contemporanee capaci di contestualizzare in modo unico non solo le composizioni originali, ma anche i brani classici della tradizione cinese. Il programma del CD comprende infatti un repertorio che spazia dai tipici brani impressionistici della tradizione classica cinese a brani originali composti dai due artisti. Si ascolti la nuova versione misteriosa e a tratti un po’ inquietante della classica cavalcata (brano 7) dal repertorio di GUO GAN. Si tratta di un brano che propone un’eccezionale prova di virtuosismo per erhu, qui riletto fra suoni ancestrali e misteriose evocazioni di spazi siderali creando una musica ricca di spunti visivi. Evocazioni profonde che creano un contatto emotivo con l’ascoltatore accompagnandolo in territori immaginifici profondi e misteriosi, ricchi di echi classici (brano1) e contemporanei. GUO GAN ha iniziato a studiare l’erhu con il padre Guo Jun Ming, rinomato virtuoso di questo strumento. Nel 2000, si è trasferito in Francia per studiare e conseguire il Master presso la Scuola Nazionale di Musica di Fresnes a Parigi. Durante questo periodo, ha fondato il gruppo “Dragon Jazz” la prima jazz band cinese a Parigi. Nel corso della sua ricca carriera ha lavorato con molti musicisti e artisti in diverse parti del mondo, viaggiando in più di 70 paesi. Ha suonato in circa 2000 concerti ed è apparso in più di 40 album. Si è esibito in molte importanti sale da concerto, come Carnegie Hall e Lincoln Hall di New York, Chicago Symphony Hall, Royal Music Hall a Ginevra, Paris City Hall e Palais des Congrès a Parigi e molti altri. Ha suonato con molti importanti musicisti, quali Lang Lang, Yvan Cassar, Didier Lockwood e Jean François Zygel. In particolare suoi concerti con Lang Lang in Europa e negli Stati Uniti non solo sono stati altamente apprezzati e lodati dai media, ma gli hanno anche guadagnato una consistente popolarità tra gli appassionati di musica di tutto il mondo. Ha inoltre al suo attivo partecipazioni a progetti musicali in ambito world, classico, jazz, con compagnie di danza e operistiche. Programmi televisivi e radiofonici hanno condotte interviste e trasmesso programmi su GUO GAN, riferendosi a lui come il maestro delle due corde (erhu). Agli occhi dei media francesi, è diventato sinonimo del erhu cinese. Musicista, compositore, manipolatore di suoni, autore e cantante, il violinista per formazione LOUP BARROW è anche curioso collezionista di strumenti strani e rari (come Hammered Dulcimer, Hang, Din Pah, e chromatic Mbira Cristal Baschet, Glass Harp) che usa per tradurre in musica e in maniera semplice emozioni in realtà molto complesse. Un modo molto diretto per raggiungere un pubblico attento e sempre più vasto che viene subito coinvolto in un viaggio introspettivo da questa specie di artigiano sonoro che tesse armoniose e indecifrabili melodie ispirate dal suo mondo interiore. Negli anni LOUP BARROW ha collaborato fra gli altri con: Thomas Bloch, (Tom Waits, Radiohead, Gorillaz…); Pauline Haas, harp (French classical music awards 2012…); Sebastien Leon Agneessens (The Conference of the Birds, Golden Horns…); Manu Delago, hang, drums (Bjork…); Nadishana Vladiswar, multi-instrumentalist (Hadouk Trio, Steve Shean); Dominique A, french singer and composer (Winner French music awards 2013); Serge Teyssot-Gay, guitarist (Noir Désir, Saul Williams…); Olivier Melano, (Miossec…); Guo Gan,(Lang Lang, Didier Lockwood, Ibrahim Maalouf..); David Kuckhermann (Omar Faruk Tekbilek, Dead Can Dance… Le atipiche esperienze della sua carriera artistica hanno dato a LOUP BARROW la capacità di adattarsi e trovarsi a suo agio in diversi stili musicali, mentre la sua calda e profonda musicalità, si è posta al servizio di sonorità e atmosfere inusuali e che crea grazie ai suoi particolari strumenti.
Entomology
BANDAKADABRA

Entomology

Questo disco è l'immagine più fedele di BANDAKADABRA oggi. Si tratta di un ritratto sonoro, opera di Giulio Piola e di Fabio Barovero nelle rispettive vesti di arrangiatore e di produttore artistico, e come tutti i ritratti presenta un soggetto che si staglia in primo piano fra tante altre figure in sottofondo. In questo affresco animato si possono intravedere le forme quasi indistinte degli Aster, siamo nel 1943, intenti a suonare la musica degli alleati ai microfoni della prima radio libera italiana: Radio Sardegna. Si tratta di quattro ragazzi sardi e un piemontese, Ferdinando, buon violinista e cantante. Nel dopoguerra, in un’Italia che si prepara al boom economico, li ritroviamo a Torino dove hanno cambiato il loro nome in Fred Buscaglione e i suoi Asternovas. Eccoli nella città fabbrica, dove prendono vita bulli e pupe, gangster dal cuore tenero che circolano in Thunderbird di color rosa. Fra le altre figure che si agitano in questo sfondo ecco il regista Emir Kusturica e il musicista Goran Bregovic con la sua Wedding and Funeral Orchestra. Qui siamo invece negli anni 90, dopo la guerra nei Balcani, in un poema epico di musicisti-eroi pronti a imbracciare gli strumenti appena posati i kalashnikov. Feste sfrenate e gare di fanfare guidate dalle trombe e alimentate a slivovitz. Un’altra immagine si distingue fra le altre. Si tratta di Giuliano Palma e The Bluebeaters, una delle formazioni simbolo della breve rinascita artistica italiana post tangentopoli. Ed ecco infine una banda di paese, di quelle con il gonfalone in testa, che fa parte della miriade di formazioni municipali diffuse in tutto il mondo a partire dalla fine dell’Ottocento. Proprio quelle che suonano marciando per strada e accompagnano i momenti importanti delle collettività. Questo è lo sfondo e forse non si tratta che di brandelli di storia contemporanea, delle sue piccole e grandi battaglie e delle musiche dei suoi vincitori e vinti. Osservando ora l’immagine in primo piano ecco sfilare la BANDAKADABRA guidata dal suo capo, Gipo Di Napoli, il tipetto che suona la grancassa. Nelle bande, la cassa è il colpo di cannone che fa partire il combattimento. È quella che dice: “Ecco! Siamo un gruppo che sta suonando ed è il momento di muoversi!”. Man mano che i componenti passano in rassegna possiamo giocare ad indovinare i nomi degli strumenti: i fiati, i legni, gli ottoni. Ogni banda che si rispetti ha una divisa. La divisa della BANDAKADABRA omaggia proprio l'arte di tutti quegli amici che le stanno alle spalle fondendo lo stile balkan, completo nero e camicia bianca, a quello anni ‘50 da club. A volte, guardando la BANDAKADABRA ritornano alla mente i leggendari Harlem Hellfighters, il primo battaglione da combattimento composto da afroamericani che combatté in Francia durante la prima guerra mondiale portando insieme alle armi la propria musica. Quei soldati musicisti guidati da James Reese Europe importarono il ragtime in Europa ed entrarono a far parte della storia del jazz. Questa presentazione non può che concludersi con l'ascolto di Entomology, per gustare lo stile di un gruppo dal sapore di strada, di popolo e di storia, così coinvolgente da trasformare ogni occasione in una festa e la sua musica in un perenne invito al ballo.
Inna Different Stylee
ROSAPAEDA

Inna Different Stylee

Il nuovo lavoro discografico di ROSAPAEDA offre una nuova elaborazione della sua ricerca musicale e del suo patrimonio artistico. Il cd racchiude nel suo titolo l’attuale percorso dell’artista che esplora con nuovi occhi il suo background musicale. La fonte di ispirazione è il reggae, di cui ROSAPAEDA è stata una pioniera negli anni ’90 come cantante e bassista dei Different Stylee. Dunque ROSAPAEDA torna alle origini con una visione musicale personale e contaminata, offrendo una gamma di influenze mescolate sapientemente dalla direzione artistica di Eddi “Xedrom” Romano, musicista, compositore ed arrangiatore dei brani, insieme a DENNIS BOVELL, padre del reggae londinese, che ha curato i mixaggi, gli arrangiamenti e la super visione in studio. Si torna al reggae nella sua ispirazione più impegnata: il reggae della consapevolezza, che fa muovere il corpo e la mente, che pulsa ritmicamente e che porta il marchio dell’artista, e del suo stile sempre originale. In Inna Different Stylee ROSAPAEDA canta di donne. Ne canta le sofferenze, le difficoltà relazionali e la forza innovatrice. Anche questa è una scelta importante, un contributo ulteriore per una visione di liberazione e di pace. Intorno a questo progetto ROSAPAEDA convoglia interesse ed energie avvalendosi della collaborazione di alcuni autori pugliesi, che scrivono le liriche di brani intensi come Aliena, Femmene, Tardi ormai, Se. Il cd è composto da 8 brani originali in varie lingue, dall’italiano allo spagnolo, dall’ inglese ai dialetti pugliesi. Degne di nota una rielaborazione de Lu bene mio” del cantautore pugliese Matteo Salvatore e una dub version di Voglio stare di più curata da Dennis Bovell ed Amedeo Vox. Il risultato è un cd fresco con idee musicali originali, che si articola in un percorso diverso in ogni brano offrendo un saggio della complessità dell’artista e della sinergia nata intorno a questo progetto. E’ la visione di ROSAPAEDA, è il suo reggae da ascoltare, ballare, condividere. E’ il messaggio accorato di una donna e di una artista, delicato e passionale. Ancora una volta ROSAPAEDA lascia la sua traccia. Rosapaeda nasce artisticamente nel ‘83 con un progetto pioniere sul reggae, primo in Italia, fondando i Different Stylee, band di caratura internazionale in attività per 9 anni. La sua carriera poi evolve con una personale ricerca rivolta alle radici del suo sud di cui esplora ritmi e melodie creando un mix passionale che spazia dalla pura tradizione popolare, al dub ,ai ritmi tribali. I suoi quattro albums, come le sue esibizioni live, trovano sempre un grande coinvolgimento di pubblico ed entusiasmo della critica,
Il Fiume e la Montagna
YUAN DENG

Il Fiume e la Montagna

Il programma del CD comprende brani classici della tradizione cinese, presentati in versione per solo gu zheng, con un repertorio che spazia dai tipici brani impressionistici della musica classica cinese, ispirati da fenomeni naturali e/o da scene di vita quotidiana, fino a trascinanti suite tratte dai repertori della musica folk delle minoranze etniche del Paese. Come Dance of the Yao People che illustra lo spirito proprio delle comunità rurali di tutto il mondo mentre celebra con canti e danze un universale inno alla vita. Il gu zheng (anticamente zheng), In base alla classificazione degli strumenti musicali ampiamente in uso oggi, è una cetra, vale a dire uno strumento costituito esclusivamente da una cassa di risonanza piatta e corde. Le cetre da tavolo sono molto comuni e ampiamente diffuse nelle culture musicali nell’Asia orientale, in un’area che comprende Cina, Corea e Giappone e si tratta di strumenti molto simili fra loro. Fra le varie ricordiamo oltre al gu zheng cinese, noto anche semplicemente come zheng, il gayageum coreano e il koto giapponese, tutti con caratteristiche comuni. Il modello standard è costituito da ponti mobili e corde che vengono pizzicate con le dita della mano destra. Le dimensioni dello zheng variano dai 120 a 170 cm di lunghezza, i ponticelli sono mobili e vengono spostati per variare l’accordatura dello strumento. Le corde che originariamente erano di seta, oggi sono più comunemente in acciaio e nylon. Dalla metà del ventesimo secolo si è iniziato a fabbricare strumenti con 18, 21 e 25 corde, ma la versione a 21 corde resta la più comunemente usata. Le corde vuote sono accordate in scala pentatonica semitonale, pertanto lo strumento a 21 corde ha quattro ottave complete. Nella tecnica tradizionale, solo la mano destra dell'esecutore pizzicava le corde, mentre la mano sinistra veniva utilizzata per applicare pressione e rilasciare le corde cambiando l’altezza del suono e producendo il vibrato e altre sonorità simili, mentre nella tecnica contemporanea anche la mano sinistra può pizzicare le corde. Il gu zheng ha una storia di oltre 2500 anni. Antiche leggende cinesi e testi letterari frequentemente attribuiscono a personaggi famosi o a figure mitiche l’invenzione di questo strumento. Concerti di zheng sono documentati nel Shiji (Registro della storia) il più antico testo ufficiale cinese risalente al terzo secolo AC. YUANG DENG è nata in Cina dove ha iniziato lo studio del suo strumento all’età di sei anni conseguendo il più alto diploma per musicisti non professionisti. Dopo il diploma si è laureata in ingegneria in Italia dove si è trasferita e ora risiede. Negli ultimi anni ha svolto un’attività concertistica sia in Italia che in Cina.
Scottish Music (Special edition + bonus CD)
AAVV

Scottish Music (Special edition + bonus CD)

Mistral
LA FRONTERA

Mistral

La frontera, nel Medioevo, era il nome dato al confine reale e metaforico fra il mondo cristiano e quello arabo. Oggi, LA FRONTERA è un ensemble di musicisti che da dodici anni svolge un intenso studio delle tradizioni musicali del Mediterraneo alimentando un proprio repertorio in continua evoluzione con brani originali e classici delle tradizioni flamenco, araba, ottomana, andalusa e sefardita. Il quartetto si distingue per il suo caratteristico sound: fisarmonica, chitarra e voce flamenca, viola e violino, percussioni, suoni acustici che creano una miscela unica e inconfondibile. I concerti de LA FRONTERA sono un’affascinante esperienza sonora caratterizzata dalla forte presenza scenica della fisarmonicista e cantante francese Miranda Cortes, il pathos della chitarra flamenco di Michele Pucci, la viola e il violino del cantaor flamenco Michele Sguotti, le variegate percussioni di Lorenzo Abu Gasperoni, il cui ingresso, avvenuto nel 2012, ha arricchito ulteriormente il sound del gruppo creando nuove possibilità espressive. Mistral, la nuova produzione discografica, è il frutto di tre anni di intenso lavoro ed è la naturale evoluzione dei tre album precedenti: La musica dei Popoli (2001), Mar Bianco (2004) e Ferme tes yeux (2008). Lo scopo è la creazione di una identità sonora personale, in cui composizioni originali e brani tradizionali ispirati dalla musica arabo-andalusa nata fra i secoli IX ed XV durante l'occupazione araba dell'Andalusia nell’estremo sud della Spagna, si fondono in un coinvolgente continuum sonoro.
Babilonia
BANDADRIATICA

Babilonia

Babilonia è il quarto lavoro discografico di BandAdriatica, prodotto da Finisterre e promosso con il sostegno di Puglia Sounds Recording. L’ensemble salentino, guidato dalla voce e dall’organetto di Claudio Prima, negli ultimi anni ha centrato la sua ricerca sulle affascinanti musiche delle due sponde del Mare Adriatico. In questo disco, ancora una volta sorprendente per il risultato di sonorità nuove, il gruppo spinge il suo sguardo fino alla Turchia, al Libano, all’Armenia. La BandAdriatica veleggia sempre più verso Oriente, per individuare i tratti comuni delle diverse tradizioni e, come di consueto, per riscrivere la musica tradizionale, attraverso numerosi brani inediti nei testi e nelle musiche. E così l’Adriatico, il grande mare nascosto, da sempre Babilonia di lingue e culture, viene svelato da questi musicisti che conoscono tante delle sue rotte possibili. E da quella Babele di suoni che arrivano dalle sue sponde, attraverso fonemi ancestrali e nuove sillabe musicali, Bandadriatica cerca di creare un nuovo dialogo tra le diverse tradizioni, mantenendo forte il ritmo. “Siamo di fronte a un interessante progetto che integra magnificamente radici e nuove composizioni, e che dimostra come la musica possa facilmente sfondare le barriere nazionali e linguistiche.” Michael Hingston (Folk Roots)
Distribuito da Felmay
L'Italia in lungo e in largo
MARINI Giovanna con BRESCHI Francesca

L'Italia in lungo e in largo

Giovanna Marini, accompagnata dalla splendida
voce di Francesca Breschi, ha reinterpretato e inciso ventuno canzoni per questo disco antologico e “storico”, nel quale ha raccolto alcuni dei brani più noti della sua vasta e articolata produzione musicale. Ecco allora il “Lamento per la morte di Pasolini” ma anche “I treni per Reggio Calabria”, “Ragazzo gentile”, “Io vorrei” e tanti pezzi in quell’originale e antesignano stile rap che la Marini ha messo in pratica sin dagli anni Sessanta. Il repertorio si completa con alcuni brani di autori molto apprezzati nella musica popolare italiana, come Fausto Amodei, Matteo Salvatore e Caterina Bueno. Un disco che cattura l’emozione e racconta di un’Italia poetica e viva, “in lungo e in largo” come dichiara il titolo, attraverso una selezione di storie e canzoni che hanno assunto un carattere d’urgenza, da cantare e da ascoltare adesso! "Queste canzoni sono una parte importante della mia ampia produzione. In realtà non so se chiamarle canzoni, forse no. Sono dialoghi, ricordi, vicende che mi hanno colpito, idee che ne sono venute fuori. Percorrevo, e lo faccio ancora, l’Italia in lungo e in largo. E’ un paese ricco di storie tutte molto diverse, come la gente. E ne traevo tante emozioni e tante sorprese. Non mi viene di cantare e raccontare i fatti miei; preferisco raccontare i fatti degli altri che sento come miei." Giovanna Marini
Distribuito da Felmay
TAT / TAA
SACATECA TRIO

TAT / TAA

Il SACATECA TRIO composto da Gigi Faggi, Marco Di Meo e Riccardo Marongiu, musicisti che, oltre alle personali e nutrite attività concertistiche, da quindici anni trovano piacere nell’esibirsi assieme, in questa formazione atipica che suona una musica improvvisata di matrice jazzistica, influenzata dall’etnico e dal funk. Dal suo esordio, il 22 agosto 1997 in occasione della rassegna jazz di Novilara (Pesaro), il gruppo si è esibito in una nutrita serie di concerti. Il repertorio è costituito da brani originali, composti in gran parte dal chitarrista Marco Di Meo, e da cover di classici di diverse estrazione e tradizioni musicali -canzone, musica latina contaminazioni etniche- il tutto riletto in chiave jazzistica. La forza del SACATECA TRIO, è l’interplay, che dà ampio spazio all’immaginazione senza curarsi di rispettare le strutture tradizionali. Una sorta di magia ad altissimo tasso di improvvisazione creata dalla fiducia reciproca fra i componenti del gruppo e motore ispiratore nella comunicazione di emozioni e sensazioni al pubblico. La scelta di utilizzare tromba, chitarra e percussioni, strumenti che occupano idealmente i tre mondi che concorrono a creare una composizione musicale (melodia, armonia, ritmo), permette ai componenti del gruppo una grande libertà espressiva e di movimento.
Il sesto continente
LA BANDA DI PIAZZA CARICAMENTO

Il sesto continente

Nel 2007, a consacrazione della multi etnicità della città di Genova, prende forma un progetto artistico dai forti contenuti sociali che unisce stili musicali differenti, raccogliendo l’energia e il linguaggio delle tradizioni di giovani immigrati (anche di seconda generazione) per fonderli a slang e ritmi urbani. Ideata e diretta da Davide Ferrari (e prodotta da Echo Art), LA BANDA DI PIAZZA CARICAMENTO nasce come simbolo artistico della convivenza, della non violenza, della creatività e della metamorfosi culturale e si rivolge principalmente ai giovani under 30. Il repertorio è originale e parte dalle culture musicali di ogni partecipante. Ad oggi numerose le attività della Banda: il cd Babel Sound (2008),premiato da Amnesty International come miglior disco in Italia dedicato ai diritti degli immigrati e Nu Town (2010) che vede fra gli ospiti il Gruppo Spontaneo Trallallero (con cui viene nuovamente arrangiato e inciso il brano DOLCENERA di De Andre’). Tournée in Italia, Francia, Croazia, Svizzera, Bosnia. Progetti musicali e sociali nelle banlieue francesi come nelle scuole, nelle carceri, nelle piazze e nelle periferie delle nostre città.
Tarantelle e Canti Tradizionali delle Puglie Vol.2
MALICANTI

Tarantelle e Canti Tradizionali delle Puglie Vol.2

MALICANTI è un gruppo di musica tradizionale pugliese che concentra la sua attenzione su due aree specifiche della sua regione: il Salento e il Gargano. I repertori - tarantelle, pizziche, musica da festa, serenate, canti a la stisa - sono stati appresi grazie al rapporto diretto con i vecchi cantori e i suonatori tradizionali in una convivialità che ha permesso scambi intensi e profondi. Questo lavoro ricorda alcuni di questi maestri e racconta anche di tante collaborazioni con interpreti del canto popolare pugliese, attraverso registrazioni realizzate in casa o nel corso di feste tradizionali. Tarantelle e Canti Tradizionali delle Puglie VOL. 2 segue, dopo dieci anni, il VOL. 1. Cambiano i repertori, gli amici ospiti e le citazioni dei maestri, ma l'estetica della musica è rimasta sostanzialmente la stessa. In questi anni sono state approfondite le frequentazioni con le fonti di questa musica, i vecchi suonatori e cantori. Canti e musiche accompagnavano le scansioni stagionali delle società agro-pastorali e contemporaneamente riconfermavano innovando quei sistemi sociali millenari, che lentamente variavano di generazione in generazione.
Distribuito da Felmay